Economia Circolare

In cosa consiste e quali sono i guadagni in termini economici e lavorativi.

Nei giorni appena trascorsi a Latina si è tenuto “Rinnova”, un’ interessante tre giorni di convegno sull’economia circolare che si sta facendo largo nel panorama delle New Economy.

 

Cos’è e cosa s’intende per Economia circolare?

E’ importante far chiarezza su cosa sia l’economia circolare: è un sistema economico in cui circolano idee di rigenerazione, di riciclo, di riuso pensato per potersi rigenerare da solo giocando con due tipi di flussi di materiali, quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.

Ponendosi come alternativa al classico modello lineare, l’economia circolare promuove una concezione diversa della produzione e del consumo di beni e servizi, che passa ad esempio per l’impiego di fonti energetiche rinnovabili, e mette al centro la diversità, in contrasto con l’omologazione e il consumismo cieco. E’ esplicito nei sostenitori dell’economia circolare una critica alla supremazia del denaro e della finanza, tanto da voler cambiare i parametri per misurare il PIL considerando meno i soldi e più altri valori, “circolari”, a 360 gradi.

Anche il termine stesso “economia circolare” deriva dai meccanismi presenti in alcuni organismi viventi in cui le sostanze nutrienti sono elaborate e utilizzate, per poi essere reimmesse nel ciclo sia biologico che tecnico. I sistemi economici secondo l’economia circolare, dovrebbero imitare questo concetto di “ciclo chiuso” o “rigenerativo”.

Tra i vari approcci specifici ci sono anche l’ecologia industriale e la blue economy, ne nasceranno e ne staranno già ora nascendo altri, l’idea in sé, dell’economia circolare, è nata nel 1976 quando spunta in una rapporto presentato alla Commissione europea, dal titolo “The Potential for Substituting Manpower for Energy” di Walter Stahel e Genevieve Reday. Le applicazioni pratiche dell’economia circolare fanno però capolino, concretamente, su sistemi moderni e su processi industriali, solo negli anni ’70.

 Quali gli obbiettivi dell’Economia circolare e in che settori si sviluppa?

I maggiori obiettivi dell’economia circolare sono l’estensione della vita dei prodotti, la produzione di beni di lunga durata, le attività di ricondizionamento e la riduzione della produzione di rifiuti: l’economia circolare mira a vendere servizi piuttosto che prodotti.

Secondo l’economia circolare i rifiuti sono “cibo”, sono nutrienti, quindi in un certo senso non esistono. Se intendiamo un prodotto come assemblamento di componenti biologici e tecnici, allora esso deve essere progettato in modo da inserirsi perfettamente all’interno di un ciclo dei materiali, progettato per lo smontaggio e ri-proposizione, senza produrre scarti.

I componenti biologici in una economia circolare devono essere atossici e poter essere semplicemente compostati. Quello tecnici polimeri, leghe e altri materiali artificiali – saranno a loro volta progettati per essere utilizzati di nuovo, con il minimo dispendio di energia.In un mondo in cui regna l’economia circolare si ragiona privilegiando logiche di modularità, versatilità e adattabilità, perché ciascun prodotto sia di più lunga durata, realizzato e ancora prima pensato per poter essere aggiornato, aggiustato, riparato.

 

In termini economici e lavorativi come si “traduce” l’economia circolare?

“Un passo importante che potrebbe portare allo sblocco di 50.000 nuovi posti di lavoro in tutta Europa nel settore della gestione dei rifiuti organici, aiuterà a raggiungere importanti obiettivi di riciclaggio e permetterà all’Italia di valorizzare quanto già fatto per posizionarsi come esempio dell’Economia Circolare in Europa”.  A sostenerlo è Massimo Centemero, direttore del Cic, Consorzio italiano compostatori, commentando l’approvazione da parte del Parlamento Europeo del pacchetto sull’Economia Circolare.

“Come Cic e in quanto rappresentanti dell’Italia all’interno dell’Ecn (European compost Nnetwork) – sottolinea Centemero- abbiamo seguito da vicino i lavori sulla Circular Economy promossi dalla Commissione Europea, portando la nostra esperienza e ponendo l’Italia come esempio per molti Paesi per quanto riguarda l’organizzazione della raccolta e la trasformazione e la valorizzazione dei rifiuti organici”.

Ora l’Italia dovrà lavorare per l’attuazione del pacchetto, ad esempio promuovendo il riciclo e attuando politiche di incentivazione dell’intera filiera e soprattutto dei prodotti della trasformazione del biowaste. Tra gli obiettivi previsti dall’accordo, c’è l’obbligo dal 2023 della raccolta differenziata dei rifiuti di materiali organici (“bio-waste”) da avviare al compostaggio e dal 2030 è previsto che vi sia un dimezzamento degli sprechi alimentari lungo la catena di produzione, distribuzione e consumo, con obiettivi di riduzione obbligatori che saranno fissati nel 2023.

I rifiuti organici costituiscono oltre un terzo dei rifiuti urbani in tutta Europa e sono una componente essenziale per raggiungere gli obiettivi di riciclaggio e messa in discarica di nuova adozione. In particolare – aggiunge Centemero – compostaggio e digestione anaerobica dei rifiuti organici producono materie prime seconde che la direttiva quadro sui rifiuti definisce come un’opportunità di innovazione e crescita”.

La trasformazione dei rifiuti organici in compost in Italia ha contribuito a stoccare nel terreno 600.000 t di sostanza organica e ha permesso di risparmiare 3,8 milioni di CO2 equivalente/anno rispetto all’avvio in discarica (dati 2016).

“Grazie ad una buona raccolta dell’organico e agli impianti di compostaggio facciamo sì che scarti organici e materiali biodegradabili tornino alla terra sotto forma di compost, fertilizzante e ammendante di origine naturale in grado di nutrire la terra in maniera sana ed ecosostenibile”, aggiunge Centemero.

È bene sempre sottolineare come la filiera di valorizzazione del biowaste creata in Italia sia presa ad esempio da diversi paesi europei e extraeuropei. L’elevata purezza merceologica (nelle città italiane è superiore al 95%), l’introduzione – primi in Europa – dei manufatti compostabili, l’efficienza impiantistica e la qualità del compost sono i principali elementi dell’eccellenza italiana in questo settore”.

 

 

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