Nuovi reati

 

Tra le varie riforme annunciate dal “Governo del cambiamento” c’è anche quella del Codice Penale, in particolare per estendere il concetto di legittima difesa. In pratica si potrà sparare ad una persona che si aggira intorno alla propria abitazione con fare sospetto, solo se anche il colore della pelle è sospetto.

Una vignetta di Staino

Oltre a questa importante riforma (di cui tutti noi sentiamo un gran bisogno), si va facendo strada l’idea di allargare l’intervento sui delitti e sulle pene ad altri campi, in particolare con l’introduzione nel codice di nuovi reati, in ossequio al mandato elettorale ricevuto.

 

Povertà

Dopo il decreto balconizio di abolizione della povertà, è necessario prevedere sanzioni per coloro che, proditoriamente, si ostinano a rimanere poveri. Naturalmente la condanna al carcere non può essere presa in considerazione, non tanto perché sproporzionata (concetto di nessuna rilevanza), quanto piuttosto per evitare che questi fannulloni si ritrovino con un tetto sulla testa e pasti caldi serviti quotidianamente; il tutto a spese dei cittadini che pagano le tasse o che, avendole evase prima, approfittano del condono per pagarne una piccola parte, alla faccia dei contribuenti onesti. 

Si tratterà pertanto di sanzioni amministrative, le care vecchie multe. Si parte da mille euro, con scaglioni a salire fino a ventimila in caso di recidiva. Così vediamo se non gli passa la voglia. Tolleranza zero, senza alcuna attenuante, come ad esempio la mancanza di mezzi economici per corrispondere la sanzione, perché la povertà è reato e quindi tale dichiarazione costituirebbe ammissione di colpevolezza.

Le associazioni attive nell’ambito della lotta alla povertà avranno tempo 6 mesi per modificare lo scopo associativo. Ad esempio la Caritas dovrà riconvertire le sue mense in ristoranti tipici; saranno ammessi anche prezzi popolari, purché sia chiaro che il fine non è caritatevole ma piuttosto che si persegue il sacro profitto, ancorché ridotto.

 

Manipolazione provvedimenti governativi

Il recente eclatante caso del decreto fiscale modificato da “manina” ignota rende urgente un intervento legislativo sul tema. È già la seconda volta nell’arco di un paio di mesi che questo arto in libertà entra in azione, e non si può procrastinare oltre. La ricostruzione più verosimile del triste evento narra che, nel viaggio lungo e periglioso verso il Quirinale, il decreto si sia smarrito nella foresta burocratica, e lì deve aver fatto un brutto incontro con il lupo dalle zampe grandi (“per abbracciarti meglio, decretino mio”). 

A seguito della pronta denuncia presentata in Procura (o solo annunciata?) dal Vicepremier Ridens, i RIS di Parma sono stati incaricati di effettuare analisi approfondite: DNA dell’inchiostro per risalire alla stampante madre; impronte digitali sul documento (che abbondano, quindi ci sarà da divertirsi); analisi al carbonio per stabilire il momento esatto in cui il “nuovo” documento è stato redatto; eventuali tracce biologiche (saliva di portaborse, forfora di parlamentare, cenere di sigaretta burocratica e altri possibili residui). Il risultato di tale accurata indagine sarà pronto per Natale. Del 2019. 

Nel frattempo verrà introdotto il reato specifico. Le sanzioni saranno variabili a seconda del colpevole: se burocrate, licenziamento immediato; se politico di opposizione, una gita in aereo stile Argentina di Videla; se politico di maggioranza, ma di colore verde, una ramanzina pubblica con divieto al Vicepremier con delega alla Paura di reagire per almeno una settimana (contando sul fatto che dopo si dimentica); se politico pentastellato, denuncia sulla piattaforma del MoVimento e sui social (in pratica una istigazione al linciaggio); se infine venisse provato che il responsabile è lo stesso Presidente della Repubblica, onde evitare la lunghezza dei procedimenti di impeachment, diretta facebook mentre, col cappello da somaro in testa, scrive cento volte alla lavagna “non lo faccio più”.



Umanità

Ormai, con la scusa della crisi umanitaria e dell’improvvido riconoscimento ai vari extracomunitari – invasori del patrio suolo – della qualifica di esseri umani, si boicottano leggi e si attacca il Governo del cambiamento, causando intollerabili disordini e gravi danni agli italiani. È tempo quindi di introdurre questa nuova norma, che mette al bando tutto ciò che fino ad oggi è stato definito come umanoumanità umanitario, fino all’Umanesimo

Va da sé che per le associazioni umanitarie varranno le stesse aggravanti delle associazioni a delinquere. Verrà prevista l’attenuante per atti umanitari a favore di cittadini italiani da sette generazioni, ma anche questi interventi non saranno benvisti, in quanto la povertà è stata abolita e quindi non se ne vede la motivazione; e poi il buonismo è un virus potenzialmente contagioso che va estirpato all’origine con massicce dosi di insulti da social.

Le sanzioni andranno dall’esposizione alla gogna mediatica all’esilio in Paesi particolarmente inospitali, in ossequio al principio “aiutiamoli a casa loro”. I più facinorosi dovranno raggiungere i Paesi di destinazione seguendo lo stesso percorso e con gli stessi mezzi usati dai corrispondenti immigrati per raggiungere l’Italia, inclusi attraversamento del deserto a piedi o in camion-fornaci, lager libici e carrette del mare inaffondabili come il Titanic.

E siamo solo all’inizio. Saranno sorvegliati speciali anche i potenziali reati di competenza, coerenza e fedeltà alla Costituzione.

Tutto in ossequio al volere del popolo sovrano.


Tanto il vostro Erasmo dal Kurdistan vi doveva, senza nulla a pretendere.


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