Fiducia

Questa parola per i meno giovani richiama una vecchia pubblicità di un’industria casearia. Il claim era “perché Galbani vuol dire fiducia” associato alla frase la fiducia è una cosa seria che si dà alle persone serie. Come una semplice affermazione interessata possa destare fiducia è uno dei misteri del marketing; sta di fatto che ancora oggi ce ne ricordiamo, e magari abbiamo comprato quei prodotti ingannati dal messaggio ripetuto migliaia di volte, forse anche perché ha un fondo di verità; limitatamente al richiamo alla serietà.

Johnny Dorelli, carosello 

Ognuno attribuisce alla fiducia la sua importanza e non è possibile fare a meno di fidarsi di qualcuno. La fiducia è un fiore raro e delicato, si fatica a farlo nascere e, quando si pensa di esserci riusciti, ecco che appassisce per una parola sbagliata, per un gesto, per un pettegolezzo, per una bugia o per un silenzio. Anche se la fiducia ammette più gradi, impossibile generalizzare: da quella cieca e assoluta in una persona o in un gruppo (partito politico, associazione o movimento, setta, religione) a una più puntuale e circoscritta (mi fido di quell’idraulico perché non mi ha mai fregato e pratica prezzi onesti).

Idraulico di fiducia

Nei film americani catastrofistici c’è sempre la scena in cui, nell’imminente scatenarsi della situazione di pericolo involontariamente tragicomico, il ragazzone protagonista guarda intensamente la sua bella e le chiede “ti fidi di me?”; rassicurato da un “sì” sussurrato con occhi sognanti, parte di corsa per seminare, nell’ordine: onda di tsunami alta dieci metri che si muove al rallentatore, tempesta di sabbia apocalittica, fiotti di lava che sgorgano dal sottosuolo, tornado con squali volanti a corredo, pioggia di meteoriti, raggi laser di astronavi aliene che non ci beccano neanche per sbaglio (mentre il nostro scopre che può abbatterle con uno spruzzo di lacca per capelli).

Il supereroe Omac

C’è un’evidente asimmetria in questa concezione della fiducia: chi la chiede si sente in posizione “superiore” rispetto a colui o coloro cui viene richiesta.
Nella vita di tutti i giorni capita anche quando non si trovano più argomenti che riescano a convincere l’interlocutore; allora ci si gioca l’ultima carta con un imperativo: “fidati!”. Come se la fiducia, al pari di amore e amicizia, ammettesse imperativi. Perché il confronto comporta mettersi in discussione, ricercare la condivisione affrontando la complessità con pazienza e disponibilità. Ecco allora che la scorciatoia della fiducia, girando la frittata e facendo appello alla fedeltà personale e non all’adesione a un’idea, appare irresistibile per chi ritiene di non avere tempo da perdere; assimilando di fatto il confronto a una perdita di tempo. 
Ci può anche essere una componente di presunzione, spesso in buona fede: chi chiede la fiducia ritiene di avere ottime ragioni, di aver visto giusto, è convinto che la sua soluzione sia l’unica possibile; se gli altri non lo capiscono o si ostinano a proporre altre strade, l’unica è fare appello alla fiducia.

Charlie Brown e la fiducia

L’”uomo di fiducia” diventa allora la testa di legno, quello che esegue quanto richiesto senza porsi domande né sollevare obiezioni. Fedele, appunto. Ma non leale, perché la lealtà comporta un riconoscersi ciascuno nell’altro, senza però perdere la propria individualità.
L’obiezione della persona leale non è mai malevola o ostruzionistica, ma è volta ad affrontare situazioni che vede come problematiche proponendo soluzioni che possono anche differire da quelle immaginate dall’altro, pur con lo stesso fine. Solo una sintesi condivisa può portare a percorsi migliori, cosa che non ci si può attendere dalle persone ottusamente fedeli.
E invece a volte tutto ciò che si discosta dall’ortodossia, dal pensiero che si vorrebbe unico, viene vissuto con fastidio, un intralcio al percorso prestabilito (a volte solo abbozzato, senza averne elaborato i passaggi essenziali). La persona leale ma critica rischia quindi di passare nella schiera dei nemici, per la logica manichea del “o con me o contro di me”.

Emilio Fido con Berlusconi

Il richiamo alla fiducia diventa in alcune situazioni implicitamente una dichiarazione di sfiducia. Pensiamo al caso della fiducia sui provvedimenti parlamentari: dovrebbe essere posta solo nei limitatissimi casi in cui il Governo si gioca la sua stessa sopravvivenza, per leggi considerate essenziali. Ciascuno, quando si trova all’opposizione, stigmatizza l’uso disinvolto di questo strumento previsto dai regolamenti parlamentari, salvo dimenticare i suoi buoni argomenti contrari quando va al Governo. Eppure la tentazione è troppo forte: con un colpo solo si cancellano gli emendamenti proposti dalle opposizioni e si mettono a tacere i malumori della maggioranza, che non può più tentare interventi di miglioramento: o così o sei fuori. Una palese dichiarazione di sfiducia in chi dovrebbe sostenerti, esorcizzata dalla richiesta di fiducia appunto.

SpongeBob

Come uscire da questo circolo vizioso e riacquistare fiducia?
Fiducia l’un l’altro e fiducia in un progetto comune, intendo.
Ci vorrebbero ascolto e pazienza da parte di tutti, essere caparbi e tenaci, non arrendersi di fronte alle evidenti difficoltà: fretta, complessità dei problemi, diffidenza prodotta dalle delusioni che ciascuno si porta dentro. Forse un segnale che ci siamo messi sulla strada giusta potrà intravedersi quando la bella del film, invece di accoccolarsi nelle forti braccia dell’eroe, alla richiesta di fiducia risponderà: 

e tu, ti fidi di me?

Tanto il vostro Erasmo dal Kurdistan vi doveva, senza nulla a pretendere.




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