Tarallo Beach. Parte prima

                                                         

La comitiva che dall’alto della terrazza dello stabilimento “La pinna ingioiellata” si affacciò a scrutare la sua spiaggia attrezzata, era così insolita nel panorama di quel litorale da dare vistosamente nell’occhio. 

Sembravano tutti un po’ impacciati, non avevano certo la banale baldanza ostentata dai bagnanti professionisti, quelli passati indenni, anzi irrobustiti, da decenni di lambade, macarene e da altri e più recenti orrori pseudotropicali.
Non possedevano lo sguardo fieramente ottuso di quelli con gli occhiali a specchio del momento, più costosi di un corso universitario, né il piglio compiaciuto di quelli mai imbarazzati per i loro bermuda accecanti, decorati con noci di cocco o foglie di palma. 

Il gruppetto di strani soggetti, invece, tipi palesemente fuori moda, si dispose lungo la ringhiera della terrazza: guardavano giù, esitanti, come per farsi un’idea della situazione e darsi coraggio prima di prenderla di petto e scendere a farsi arroventare i piedi dalla sabbia ed il cervello dal sole ,

L’uomo più maturo, quello che pareva guidarli, era un signore con gli occhialini tondi e una bella testa grigia, l’unico di essi a trasudare sicurezza e nonchalance.  

Registrò mentalmente ogni dettaglio di ciò che vedeva, poi dedicò un sorriso soddisfatto allo spettacolo che gli stendeva davanti e pensò: “Sì, questo sarà un buon test”.

Le file ordinate degli ombrelloni partivano dal bagnasciuga, andando poi a disporsi indietro fino a coprire l’intera area della spiaggia, lasciando libero giusto un piccolo spazio di passaggio a ridosso del fabbricato.

Due linee di graziose cabine bianche delimitavano ai suoi lati lo spazio di pertinenza dello stabilimento, che a destra confinava con la porzione di arenile occupata dall’altra struttura balneare, quella del “Pescecane vegano”, frequentato soprattutto da commercialisti, e a sinistra confinava col torrido mondo della spiaggia libera, un territorio folkloristico e pericoloso dove, sotto un sole ancora più cattivo e classista, si consumava ogni sorta di eccesso. 

Il celebre psicologo, Professor Cervellenstein, (sì perché era proprio lui il signore che appariva così a suo agio in quel frangente) chiese a Tarallo: “Ma la tua Consuelo? Non la porti con noi in spiaggia? Non la concedi alla vista di questo povero popolo arrostito?” 

Tarallo, che sopra un austero costume da bagno blu di trent’anni prima, ritrovato miracolosamente nel corso di una campagna di scavi in casa della madre, indossava una t-shirt con la scritta “RADICAL CHIC” orgogliosamente stampata sopra, rispose che la sua bella fidanzata stava parcheggiando l’auto e che li avrebbe raggiunti in pochi minuti. 

Il rumore di ferraglia pluritamponatasi, che arrivava dalla zona destinata al parcheggio, confermò che Consuelo era appunto apparsa e che l’abbacinamento che stava suscitando aveva già provocato scontri tra parecchi autisti, folgorati dalla sua magnificenza.
Erano piccoli incidenti che sarebbero però sfociati in una serie di estenuanti e feroci contestazioni sulle relative responsabilità, liti particolarmente logoranti da reggere ad una temperatura di trentotto grad
Lo strano gruppetto attese galantemente la ragazza. 

Signore piriformi nel frattempo si spalmavano instancabili strati e strati di grasse creme sui volti sudati. 

Dopo aver fornito ai propri figli tablets o cellulari farciti con cartoni animati stupidi e violenti, alcune mammine sexy, spalmate come margarina sui lettini da spiaggia, calavano le spalline dei reggiseni, ammiccando a qualche decorativo coglione che aveva speso l’inverno in palestre maleodoranti per nutrire la “tartaruga” che gli ornava le ferree trippe. 

Signori anziani dagli occhi lattiginosi e vuoti, in canottiera e calzoncini, percorrevano il bagnasciuga con le gambette candide e secche, tremolanti come meduse al vento, sorretti da badanti dal sorriso enigmatico e dalle forme generose, bersaglio di maschili sguardi roventi. 

Qualche criminale in licenza premio stava spargendo, a tutto volume, le note di “I’ t’avesse a accirere co’ ‘na carezza avvellutata”, l’ultima, iperglicemica canzone di Tony Burro, uno dei più apprezzati e letali neomelodici in circolazione.
Si diceva che si fosse fatto costruire una villa a forma di Rolex, con una piscina che pareva il Garda e la vasca per le anguille. 

Tony Burro, il terribile neomelodico

Abdhulafiah, che indossava occhiali scuri anni Cinquanta, calzoncini coloniali color sabbia e la  maglietta della Protezione Civile di Barletta, donatagli da un cliente, infastidito, investito da quelle note insopportabili, fu costretto ad interrompere la lettura dei listini di borsa sul suo quotidiano finanziario. 

Accanto a lui fece per tapparsi le orecchie Afid, che indossava una magnifica contraffazione di costume da bagno: un pezzo unico griffato con un piccolo coccosauro.
Attesero innervositi che la disgustosa melodia terminasse.

Fu a quel punto che Consuelo li raggiunse sulla terrazza. 

Il mare allora, in precedenza piatto come l’elettroencefalogramma di molti ministri, sembrò reagire alla sua comparsa: si sollevò al largo, increspandosi prima e impennandosi poi come un cavallo imbizzarrito. Tutto per un istante sembrò sospeso, poi, ad un tratto, l’immane massa liquida si distese in una corsa folle verso il litorale, tendendosi come a voler raggiungere, toccandola, quella donna meravigliosa.

Quell’abbondante scampolo di Mediterraneo si portò così appresso tutto ciò che vi stava immerso o che vi galleggiava sopra: cento bagnanti senza avere nemmeno il tempo di fare oohh, come i bambini rincitrulliti di Povia, si ritrovarono seduti ai tavoli del ristorante tipico “La cozza in amore”, e ancora scossi, ordinarono intanto gli antipasti, dopo una selvaggia cavalcata sui flutti di un paio di chilometri.

Svariati surfisti, scagliati in volo dall’onda anomala, si conficcarono con le loro tavole nel legno delle cabine e alcuni di loro vennero pure schiaffeggiati da certe signore anziane, sorprese mezze nude mentre si stavano cambiando il costume al loro interno. 

Un plotone di bagnini, abbronzati come reduci dalla Cayenna, provvide a risistemare le sdraio dopo averle recuperate un po’ovunque. 

Tutto tornò alla normalità in qualche minuto: si prendeva il sole distanti dall’acqua ma immersi nelle vacuità degli iPhone; i bambini, elettronici e muti, simulavano partite a pallone sui loro piccoli schermi.
Gli adulti maschi parlavano della campagna acquisti o criticavano le mosse della UE mentre insozzavano leggiadramente il lido con cartacce, plastica e cicche, e le signore, coi volti concentratissimi, senza guardarle in viso, chattavano con le vicine di ombrellone.

Tony Burro, evidentemente idolatrato da qualche bagnante sordo, rientrò in gioco con la sua sdolcinatissima “Pozza murì schiacciata da ‘no camiòn”. 

Non si capiva chi fosse il regista di quella digraziata recita collettiva.

Il Professor Cervellenstein, che portava splendidamente la sua autentica camicia hawaiana ed elegantissimi calzoncini da mare, costati il prezzo di almeno quattro sedute con facoltosi picchiatelli, si attardò per qualche minuto al telefono.

Staccata la comunicazione, l’illustre psicologo si rivolse a Tarallo. 

Il giornalista d’assalto, raggelato dal branco di disturbati che agli ordini di un nerboruto intellettuale da discoteca faceva Glam Dance all’altezza della prima secca, stava aggrappato a Consuelo come fosse un antidoto alle brutture balneari: Dio, quanto l’amava!!

Il Professore dunque gli disse: “Tra un po’ iniziamo l’esperimento. Tressette e Cacace stanno arrivando, ce li scaricano qui tra cinque minuti. Poi li sguinzaglieremo sul litorale lasciandoli interagire con questo ambiente insano. Io avrò preziose indicazioni sulle loro attuali condizioni psichiche, tu potresti addirittura scriverci su il pezzo della tua vita”. (continua…)

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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