Il campo largo e lo spettro delle primarie

di Giuseppe Pannone

Nel centrosinistra, o, se si vuole, nell’area progressista, la discussione intorno all’individuazione del prossimo candidato a sindaco del capoluogo pontino rischia di scivolare in una diatriba dai toni grotteschi, quasi autolesionistici. Il PD provinciale, sulla scia di un’impostazione dettata dal segretario regionale, per contrastare il rischio concreto di una riappropriazione dell’amministrazione comunale da parte del centrodestra, “apre” al c.d. campo largo, ma limitandosi a proporre la necessità di ricorrere alle primarie.

Il segretario regionale del PD nel Lazio Bruno Astorre

Ritengo che il Sindaco uscente abbia pienamente diritto a ricandidarsi, perché quello post 2016 è stato certamente un cambiamento di rotta per Latina; perché quel risultato non appartiene solo a LBC, ma ad un consenso diffuso, e non solo tra cittadini stanchi di un disastro durato 20 anni, ma tra elettori e simpatizzanti del centrosinistra, a partire dal Partito Democratico; perché è del tutto legittimo che il Primo Cittadino si riproponga, magari, cercando una coalizione più ampia e robusta; perché l’amministrazione attuale ha fatto certo meno di quanto ci si aspettava, ma più di quel che si vuol far credere.

Damiano Coletta

Il PD nell’ultimo periodo non ha dato certo prova di particolare vitalità. Il primo degli eletti ha scelto di indossare la casacca verde, il candidato a sindaco è  stato assorbito dalla funzione di consigliere regionale, mentre l’eletto nella sua lista ha poi scelto di sedere nel gruppo misto. Il partito di Zingaretti, che nella precedente consiliatura contava su 9 rappresentanti, di fatto ha avuto nell’assise comunale una sola consigliera molto attiva ma lasciata sostanzialmente sola e senza un concreto e vero partito. Peraltro, i risultati delle ultime tornate elettorali in provincia hanno visto un generale arretramento con un PD, mediamente al di sotto del 10% dei consensi!

E’ legittimo che il Partito Democratico voglia rivendicare la possibilità di guidare l’amministrazione comunale, ma limitarsi a proporre la sfida agitando lo spauracchio delle primarie è francamente sconsolante per una forza che oggi è alla guida del Paese e della Regione.

E’ vero, quello strumento è previsto dallo statuto, ma si tratta di una regola interna e comunque non esclusiva. Le primarie non sono lo scopo, ma uno strumento, servono a scegliere tra due opzioni ritenute parimenti rappresentative di una coalizione, di un programma e di una visione più ampi, non possono e non devono essere un pretesto o peggio una sfida a braccio di ferro. Peraltro, laddove il PD ha un sindaco uscente, ne chiede la conferma e non prende in considerazione di ricorrere alle primarie.

La domanda vera, cui l’area progressista pontina ha il dovere di rispondere, è:

quale visone propone ai cittadini pensando a Latina 2032?

Insomma, bisogna cambiar passo, magari limitandosi ad usare il buon senso, quello del “buon padre (o madre) di famiglia”, che di fronte alle difficoltà cerca di riordinare le idee, rinsaldare i rapporti, discutere e confrontarsi con i propri familiari, individuare le risorse disponibili e far leva sulle capacità, sfruttare le vocazioni. In sintesi, che cerca di progettare i successivi passi da compiere insieme, partendo da quel che si ha e da ciò che si condivide, avendone cura e utilizzandole al meglio. Per costruire il “campo largo” non solo è necessario capire qual è il campo, ma serve condividere cosa coltivare senza pensare solo al bisogno immediato, bisogna comprendere che i macchinari sono strumenti non obiettivi, occorre distribuire i ruoli coordinandoli senza individualismi.

Perché non si tratta solo di eleggere il Sindaco, ma di amministrare sempre meglio e con una visione chiara e concreta il bene comune.

Allora è molto più sensato, e strategicamente utile, contribuire a costruire, rafforzandolo davvero, il “campo largo”, partecipando alla composizione della squadra di governo ed entrandone a far parte, assumendo responsabilità dirette per un’amministrazione più concreta ed efficace. Ad esempio il PD potrebbe guidare alcuni assessorati, perché no, proponendo figure di primo piano come lo stesso segretario provinciale. Il contrario è perdersi in una rituale e sterile contrapposizione che porterà tutti divisi alle elezioni di primavera, rafforzando l’avversario in nome di uno sciocco individualismo e di un insensato orgoglio, insomma continuare a ripetere il passo del gambero, che sembra guardare in avanti,

ma in realtà arretra.

Giuseppe Pannone. Nato a Napoli nel 1964 sin dall’infanzia è residente a Latina, dove svolge la professione di avvocato civilista, occupandosi prevalentemente di diritto del lavoro. Sin da ragazzo in politica, come da tradizione familiare, è stato consigliere comunale e provinciale, occupandosi in particolare di cultura, ambiente e territorio.

Pensieri per la Città – Un’Agorà per Latina è la nuova rubrica-contenitore della nostra rivista blog, LatinaCittà Aperta.
Abbiamo, infatti, voluto affiancare al nostro settimanale, che come sapete tratta di argomenti che potremmo un po’ pomposamente definire di “cultura generale”, uno spazio, un’agorà di riflessione e di approfondimento intergenerazionale su temi della città che ci ospita, Latina, non limitandoci ad essa.
Ci si propone di istituire qualcosa di vivo, un luogo di confronto e di approfondimento, gestito da giovani, donne e uomini, forze fresche e consolidate intelligenze, persuase che la partecipazione e il confronto siano i cardini della buona politica.


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