Didattica digitale: un progetto per la città

di Marcello Ciccarelli

I nostri studenti sono a casa, unici in tutta Europa a dimostrazione che qualcosa non funziona ai piani alti del M.P.I.
E i docenti ad affannarsi, intorno ad un monitor, per minimizzare il deficit di apprendimento. Il tutto in un clima di frustrazione perchè, oramai, sappiamo che la Didattica a Distanza (la famosa DaD) è solo una soluzione emergenziale. Ma è tutto da buttare via in attesa di tornare in presenza?  Qualcosa è entrato nella scuola, anche evidenziato in una recente video-conferenza indetta dall’Ass.re alla scuola Proietti sulla didattica digitale. Una video-conferenza che ci ha ricordato che siamo la patria di G. Gentile, di M. Montessori, di E. Castelnuovo, della scuola salesiana.

L’assessore alla Pubblica Istruzione Gianmarco Proietti

La DaD ha costretto i docenti ad affrontare metodologie proprie dell’eLearning (apprendimento con le tecnologie). E in cosa consistono? Nell’uso di ambienti informatici per la didattica.
L’ambiente eLearning crea una classe virtuale che permette di rivoluzionare il metodo dell’insegnamento/apprendimento basato sulla sequenza: lezione frontale-studio dello studente-valutazione del docente. In ambiente eLearning, il docente può depositare il materiale didattico informativo che lo studente studia, in questa prima fase da solo.
Poi, sempre nello stesso ambiente, lo studente può interagire con i suoi compagni o con forum di discussione o con lavoro di gruppo. Una sequenza che si può sviluppare sia a distanza sia in presenza, a scuola, in una classe-laboratorio.  E’ una pratica didattica più coinvolgente e, soprattutto, centrata su chi apprende, sui suoi tempi di apprendimento perchè ha il vantaggio di individualizzare i tempi di apprendimento.

Con il digitale si spezza il tempo unitario dell’apprendimento. E può aiutare anche la valutazione purchè le si assegni un ruolo differente da quello sanzionatorio

Infatti, una volta fissati gli obiettivi comuni da raggiungere, il docente può suddividere il percorso in segmenti superabili con un test di valutazione, meglio chiamato auto-valutazione. E’ un tipo di valutazione ‘formativa’ in quanto non fa media per la valutazione ‘sommativa’, quella finale.
Questa è solo lo step da superare per passare al gradino superiore. Fino all’apprendimento delle conoscenze necessarie per affrontare i problemi, il vero banco di prova della valutazione.                                              
Piace ricordare che questa modalità è praticata dalle aziende multinazionali per la formazione del loro personale. Una formazione che ha come fine la competenza di apprendere ad apprendere secondo quanto richiesto dal World Economic Forum nel suo ultimo Rapporto sul futuro del lavoro. 

Esistono nelle scuole della città, esperienze praticate e consolidate in questa direzione. Sono docenti che hanno compiuto aggiornamenti individuali.
Ebbene il Comune potrebbe andare oltre i suoi compiti istituzionali sulla scuola. Chiami questi docenti ed insieme elabori un centro pedagogico per estendere questa pratica didattica. A cominciare dalla costruzione di un’attitudine informatica. E non solo per i docenti, anche molti giovani hanno difficoltà ad andare di là di WhatsApp e Facebook.       

Latina può ben essere un avamposto di una nuova pedagogia. Impresa non facile ma possibile, per la cui estensione richiede interventi materiali e immateriali. E un centro pedagogico, inteso come collegamento fra i servizi del Comune e le scuole, sarebbe il giusto supporto a questa conversione dell’insegnamento/apprendimento.           

“Se non ora quando?” verrebbe da dire, riprendendo una frase cara al linguaggio femminista.

È questo il momento per inserire la didattica della Next Generation della città.

Altrimenti l’innovazione tecnologica creerà solo un’ulteriore aristocrazia, pur se digitale.

Marcello Ciccarelli, in pensione, attivo solo cerebralmente. Una volta docente e amministratore. Ancora appassionato di matematica e politica.

Pensieri per la Città – Un’Agorà per Latina è la nuova rubrica-contenitore della nostra rivista blog, LatinaCittà Aperta.
Abbiamo, infatti, voluto affiancare al nostro settimanale, che come sapete tratta di argomenti che potremmo un po’ pomposamente definire di “cultura generale”, uno spazio, un’agorà di riflessione e di approfondimento intergenerazionale su temi della città che ci ospita, Latina, non limitandoci ad essa.
Ci si propone di istituire qualcosa di vivo, un luogo di confronto e di approfondimento, gestito da giovani, donne e uomini, forze fresche e consolidate intelligenze, persuase che la partecipazione e il confronto siano i cardini della buona politica.

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