Inno alla resilienza, patrimonio capitale dell’umanità

di Raffaella Anna Indaco e Maria Gabriella Taboga

“È il 5 marzo 2020 quando vengono chiuse le scuole di ogni ordine e grado. Io insegno al conservatorio di Frosinone dove ho la cattedra di pedagogia musicale e insegno psicologia della musica. Dopo pochissime ore di smarrimento, com’è nella mia natura e nella natura del mestiere che faccio, insegnare ad insegnare, in modo intuitivo mi rendo conto di non poter fare lezione a distanza come se nulla fosse, con lo stesso metodo che adottavo in classe e mi è sembrato giusto stimolare i miei studenti a soffermarci su quello che stava accadendo intorno a noi.”

A rispondere alle nostre domande è Luigia Berti, docente del Conservatorio di Frosinone e autrice del volume Insegnare musica in aula, a distanza, nell’emergenza edito da Rugginenti Gruppo editoriale Volontè & Co. Il libro è una raccolta di testimonianze di oltre mille tra insegnanti e studenti di musica, corredate di approfondimenti di pedagogia e metodologia musicale, di musicoterapia, sull’insegnamento della storia della musica, sulla music e-learning e sulla legislazione scolastica per scuole, università e conservatori.

Luigia Berti ci racconta che parte tutto dall’esigenza in cui si sono ritrovati moltissimi insegnanti all’indomani del lockdown e dell’avvio della DAD, tanto criticata, ma praticata, tra le molte perplessità. “Se cambia il mezzo deve cambiare anche il metodo”, questa una prima difficoltà riscontrata: a un mezzo differente non sempre si è applicato un nuovo metodo di insegnamento; difficoltà che diventa molto più complessa quando viene meno l’insegnamento in presenza e con esso le componenti relazionali ed empatiche che sono alla base del rapporto docente-studente.
La professoressa Berti usa un’espressione calzante per descrivere la prima fase del lavoro che molti insegnanti hanno portato avanti nei primi mesi del lockdown: DIDATTICA DELL’EMERGENZA. Ebbene sì, un esercito di insegnanti che senza i mezzi adeguati sono stati in grado di portare avanti la propria mission e, soprattutto, senza lasciare i propri studenti in un periodo complesso e inaspettato.

Luigia Berti

Ma qual è la genesi del libro? Si tratta di un lavoro complesso che si completa in appena 4 mesi – tempo record per la stesura di un volume – e che parte da uno studio sulla DAD e sulle testimonianze di moltissimi insegnanti. In che modo? Attraverso un questionario inizialmente destinato a 200-300 campioni e che si è concluso in un mese con 1143 risposte. Risultato inaspettato e che sorprende Luigia e i suoi studenti, incentivandoli a portare avanti l’ambizioso progetto di raccontare questo momento storico mentre lo stiamo vivendo.
Nel giro di un mese e mezzo Luigia Berti, alcuni colleghi e i suoi studenti sono arrivati a scrivere 500 pagine, studiando i dati del sondaggio e rielaborandoli fino a chiudere il libro il 24 luglio 2020.
Ci racconta che una grande soddisfazione è arrivata quando l’editore è stato contattato da Annalisa Spadolini e da Luigi Berlinguer che hanno voluto leggere in anteprima il libro e hanno deciso di elaborare una presentazione.
Tra i vari contributi di Luigia Berti e degli studenti ci sono capitoli curati dalle voci autorevoli di Roberto Caetani, musicoterapeuta; Antonio Caroccia, docente di Storia della musica e di Francesco Perri, compositore e direttore del Conservatorio di musica di Cosenza.

E qual è la morale che possiamo trarre da questa vicenda e dall’uso della DAD? Luigia Berti risponde con decisione alla nostra domanda: “Meglio poco che niente”, sottolineando i vantaggi della DAD che ha comunque portato all’apertura della fruibilità di molte fonti, la possibilità di condividere i materiali di studio, la possibilità di fruire delle lezioni senza dover necessariamente spostarsi geograficamente e a un’accelerata nel progresso informatico e tecnologico.

Tra le varie testimonianze raccolte dal sondaggio, alla base del volume, c’è anche la voce di studenti (Beatrice Bellò, Eleonora Caliciotti, Egidia Casciano, Sara Lani, Fausto Paniccia, Emanuela Roscioli) e docenti degli istituti a indirizzo musicale di Latina.  Qui hanno risposto poco meno di 100 persone, di cui un 40% tra i 50 e 60 anni, quindi docenti, per lo più donne (62%).
Tra le limitazioni maggiormente sofferte, emerse dal questionario emerge che le limitazioni maggiormente sofferte sono quelle socio-relazionali, mentre le emozioni maggiormente provate tra gli intervistati, confrontando l’inizio e la parte finale del lockdown, sono state: la paura, lo smarrimento, l’ansia; nella seconda fase invece , l’emozione più forte è stata la speranza con la fiducia. Tra le domande del questionario ci sono anche riflessioni sull’importanza della musica: circa il 60% ha affermato di aver ascoltato musica durante il lockdown spiegando motivandola come una fonte energia e allegria utile a tirare su il morale.
Questo spiegherebbe anche il fenomeno dei flashmob e delle iniziative musicali nate in quel periodo, confermando la musica come un bisogno antropologico e universale dell’uomo.

Un dato importante è fornito anche dal numero di docenti che a Latina hanno usato la DaD: quasi la totalità, il 98%. E tra questi l’83,78% risponde di averla utilizzata per mantenere un contatto con gli studenti, nonostante le difficoltà legate all’utilizzo degli strumenti.
Nonostante le difficoltà e le criticità riscontrate nell’impiego della DaD, il primo obiettivo che senz’altro si è già raggiunto è stato il balzo in avanti nell’aggiornamento. Ora è importante non sprecare questo progresso guadagnato: molti insegnanti infatti, hanno imparato a fare cose che non pensavano di essere in grado di fare. Questo è emerso dal sondaggio, come è altresì emerso il fatto che non ci sia un così grande divario tra studenti e insegnanti: nessuno ha trovato impossibile fare la DaD rispetto alle capacità tecnologiche. Come ci ricorda Luigia attraverso il motto inserito nel volume:

siamo resilienti e la resilienza è il patrimonio dell’umanità.

Mi chiamo Raffaella Anna Indaco, ho 26 anni, sono laureata in Lettere e sono un’editor freelance. Vivo le mie giornate viaggiando con i libri che leggo, edito, recensisco e facendo la pendolare tra Latina e Roma.
Scusate se sono prolissa, ma di breve ho solo l’altezza.

Mi chiamo Maria Gabriella Taboga, ho 22 anni e mi sono laureata in scienze politiche e relazioni internazionali. Nella vita leggo, molto; mangio, decisamente; studio, abbastanza; sono gattara, assai; sono femminista, sempre. Una escalation confusionaria di cose.

Pensieri per la Città – Un’Agorà per Latina è la nuova rubrica-contenitore della nostra rivista blog, LatinaCittà Aperta.
Abbiamo, infatti, voluto affiancare al nostro settimanale, che come sapete tratta di argomenti che potremmo un po’ pomposamente definire di “cultura generale”, uno spazio, un’agorà di riflessione e di approfondimento intergenerazionale su temi della città che ci ospita, Latina, non limitandoci ad essa.
Ci si propone di istituire qualcosa di vivo, un luogo di confronto e di approfondimento, gestito da giovani, donne e uomini, forze fresche e consolidate intelligenze, persuase che la partecipazione e il confronto siano i cardini della buona politica.


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