La Fisica Quotidiana: Quando si fanno meno figli

Il Tasso di Fecondità Totale (TFT) è il numero dei figli avuti da una donna nel corso della sua vita.
Questo numero dipende dal periodo di fertilità, che in tempi recenti si è esteso dai 30 anni tradizionali agli attuali 38 anni. Si tratta di valori medi stimati su scala globale.
Si possono fare calcoli teorici che dimostrano che in tale periodo si possano avere circa 24 nati vivi, cifra confermata da testimonianze storiche che parlano di donne che hanno avuto fino a 30 figli.
Di fatto i TFT di società che non praticano il controllo delle nascite sono molto più bassi, intorno ai 7 o 8 nati per donna, a causa della combinazione di fattori limitanti quali aborti spontanei, nati morti, sterilità.

Figura 1: Tasso di Fertilità nel Mondo

Dalla Fig. 1 si vede come si passi dai 7-8 nati delle zone verde scuro africane ai 2-1,5 delle zone rosse.
La transizione verso questa situazione è iniziata in tempi diversi, non solo tra regioni del mondo, ma anche tra nazione e nazione.
Per esempio, la Francia ha anticipato di molto l’Italia e il Giappone la Cina, la quale ultima ha dovuto eliminare la drastica misura di limitazione riproduttiva delle donne ad un solo figlio.
A parte il caso della Cina, i mutamenti naturali del TFT sono dovuti ad una serie di fattori concomitanti: graduale miglioramento degli standard di vita, la meccanizzazione del lavoro, l’industrializzazione e urbanizzazione di massa, il crescente coinvolgimento delle donne nella forza lavoro, i progressi nel campo dell’istruzione e della sanità universali, tassi di sopravvivenza sempre più elevati coperti da sistemi pensionistici garantiti dallo Stato.
Insomma, i progressi in campo economico, industriale e sociale hanno fatto perdere rilevanza ai nuovi nati, necessari per il lavoro, per l’assistenza ai vecchi e per la compensazione dell’alta mortalità infantile.
In Fig. 2 è riportato il profilo temporale del TFT in Italia. Si vede che oggi siamo al di sotto della soglia critica di 2, con una leggera tendenza a crescere nei prossimi sessanta anni!!

La soglia critica di 2 è il Tasso di Sostituzione, cioè il tasso di fecondazione che permette di mantenere la popolazione a livello stabile. In realtà il valore vero è intorno a 2,1, con quel decimale in più necessario a compensare la quota di popolazione femminile che non vivrà fino all’età fertile.
Notiamo che il passaggio da un alto tasso di fecondità all’attuale ci sono voluti circa 140 anni in Italia. Due secoli ha impiegato la Danimarca e 170 anni la Svezia. Nella Corea del Sud si è passati da 6 figli a meno di 2 in appena 30 anni. Il record di denatalità lo detiene l’Iran che dal 1976 al 2000 ha visto il suo tasso di fecondità crollare da 6,5 a meno di 2. (chissà se c’è una concausa politica, dal momento che il 1976 è l’anno in cui viene abbattuta la monarchia e instaurato il regime teocratico degli Ayatollah!).

Finora nessun paese è riuscito a frenare il calo della fecondità verso la soglia di sostituzione.
Nel 1950 il 40% della popolazione mondiale abitava in Paesi con tasso di fecondità intorno a 6.
Si stima che nel 2050 solo il 25% della popolazione mondiale vivrà in Paesi con tassi di fecondità superiori a 2, ma comunque inferiori a 6.
Se guardiamo i tassi di fecondità a livello regionale (vedi Fig. 1) vediamo che i più alti tassi si riscontrano in Africa e le proiezioni attuali dicono che nei prossimi 50 anni il 75% delle nascite mondiali saranno in Africa!
Non è assolutamente certo che lo sviluppo economico in Africa sarà in grado di assorbire gli imponenti flussi migratori verso l’esterno conseguenti a tali numeri tendenziali.

Un simile cambiamento demografico ha già avuto enormi conseguenze economiche e strategiche.
L’Europa ha perso di rilevanza, nel 1900 ospitava il 18% della popolazione mondiale; nel 2020 ospitava solo il 9,5%.
L’Asia ha acquistato rilevanza dato che essa ospita il 60% della popolazione mondiale.

Ma quale è il futuro dei Paesi che hanno tassi di fecondità inferiori a 2? Se i valori nazionali non scendono al di sotto di 1,7 si stimano buone possibilità di recupero nel futuro (è il caso di Francia e Svezia che erano a 1,8 nel 2019). Se invece i valori scendono al disotto di 1,7 allora le possibilità di inversione della tendenza appaiono sempre più improbabili: nel 2019 si è registrato il record negativo di 1,3 nascite per donna in Spagna, Italia, Romania, Giappone, Ucraina, Grecia e Croazia. Per questi Paesi, e molti altri sulla stessa strada (Fig. 3), il declino graduale della popolazione potrà avere implicazioni sociali, economiche e strategiche molto rilevanti.

Ad oggi nessuna politica governativa di sostegno alla natalità è stata capace di provocare un significativa inversione di rotta. L’unica soluzione logica allo spopolamento consisterebbe nell’adozione di politiche di apertura e gestione dell’immigrazione su larga scala (europea per esempio), ma appare sempre più difficile che questo accada.
Il pensiero sempre più dominante è invece di chiusura nella convinzione che mondi culturali diversi siano intraducibili, impermeabili e incomunicabili.
La storia delle cultura, della scienza, delle persone, dei popoli dimostra esattamente il contrario.
Le frontiere tra teorie scientifiche, discipline, epoche, culture, popoli, persone, sono terribilmente permeabili e il nostro sapere si nutre degli scambi attraverso questa permeabilità.
Anzi, il sapere è il risultato in continua evoluzione di questa fitta rete di scambi: confrontare, scambiare idee, imparare, costruire dalle differenze. Mescolare, non tenere separato.

Riferimento  bibliograficI:
LA FISICA SOTTO IL NASO – Andrea Frova. (Edizioni bestBUR)
CI SONO LUOGHI AL MONDO DOVE PIU’ CHE LE REGOLE E’ IMPORTANTE LA GENTILEZZA – Carlo Rovelli, edizioni Corriere della Sera

Luigi Catalani nasce a Norma (LT) nel 1946. Si laurea in Ingegneria Elettronica con indirizzo Calcolatori e Controlli Automatici nel 1975. E’ assunto da una società romana leader nel settore della Meccanottica di precisione occupandosi di progettazione elettronica e software di sistemi di Aereofotogrammetria per applicazioni cartografiche civili e militari. Nel 1980 è assunto da una primaria azienda Aerospaziale italiana come dirigente del reparto progettazione e sviluppo di apparati avionici di bordo per aerei ed elicotteri militari e civili. Nel 1988 passa alle dipendenze di una società romana leader nel settore dei sistemi di difesa avionica con l’incarico di Project Manager per diversi contratti internazionali per lo sviluppo e produzione di apparati destinati alle aeronautiche di Italia, Germania, UK e Spagna. Nel 2007,nella stessa società, conclude la sua carriera in qualità di Responsabile Commerciale degli stessi contratti.

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