Tarallo e la mirabolante ciurma dei gastritici

Fu l’infermiere Boris Karloff ad indicare all’infuriato Tarallo il letto n° 17, uno dei sei giacigli della camera 212, che a vista si intuivano scomodissimi e mal rifatti, con coperte grigie a strisce bianche, che dovevano essere le stesse che coprivano i muli nelle impervie zone che furono teatro della Grande Guerra.
I due sgherri in camice, nonostante le fiere resistenze di Lallo, gli sequestrarono il cellulare.

“E’ la regola”, ghignarono soddisfatti.

Nessuno, pensò smarrito il nostro eroe, sapeva del suo ricovero coatto, nessuno in tempo di pandemia poteva venire a trovarlo e non poteva certo sperare in un rilascio celere da parte di un dottore pazzo che si chiamava Frangiflutti: era dunque isolato dal mondo!
Si guardò intorno.
Dei degenti che occupavano gli altri letti non si vedeva niente, si erano coperti fino alla testa, così alla vista di Tarallo si presentavano solo come dei mucchi di varia entità, celati sotto rudi e antiche coltri.

Muli nella Grande Guerra
Muli nella Grande Guerra

I comodini accanto ai letti ospitavano una disordinata rappresentanza di piccoli oggetti utili in quella situazione: vecchie posate, forbicine, pacchetti di fazzolettini, bottiglie d’acqua e mascherine che, a giudicare dai colori, mostravano una certa anzianità di servizio.
Lallo si rese conto di non avere alcun bagaglio e nessun genere di conforto: non poteva contare neppure su un pigiama, o su un paio di pantofole, e questa constatazione incrementò notevolmente la sua rabbia.
Borbottò irato una serie di imprecazioni torride, apprese molti anni prima durante un servizio per Radio Demenza, da Bepi Lavagna, capocamallo del porto di Genova.
Quando finalmente si placò, si accorse che da tutti i letti, da sotto quei mucchi di coperte, veniva un suono, qualcosa come un unico gemito, un lamento corale e continuo di sottofondo.
Tarallo sapeva di essere stato relegato in un girone difficile, quello dei gastritici, ma ora si rendeva conto anche delle conseguenze di una tale sistemazione: di solito questi infelici ospitano nelle trippe animali feroci che gliele artigliano anche quando sono a digiuno, ma che si scatenano sempre nel caso di ingerimento di alimenti, insomma, di un qualsivoglia boccone.

ospitano nelle trippe animali feroci

Colazioni, pranzi e cene, per loro, lungi dall’essere un piacere o un gradevole rito conviviale, si portano appresso una funebre scia di fuoco che gli griglia gli stomaci, oppure una nausea centrifugante che gli fa danzare i cibi ingeriti come panni dentro una lavatrice.
Il lamento, quindi, in loro aveva sostituito in gran parte ogni forma di espressione verbale, divenendo, tra l’altro, una via di comunicazione privilegiata tra simili: i gastritici, la scienza lo ha appurato da un pezzo, parlano tra loro modulando i guaiti.
Lunghi, brevi, con un timbro basso o con uno alto, col vibrato o la coda sonora: potevano essere mille i tipi di lamento, che andavano a costituire una sorta di linguaggio esclusivo, che i dolenti per cause trippesche, comprendevano perfettamente.

lamento

Rumorosi com’erano, fecero pensare a Lallo che poteva anche dimenticarsi di riuscire a dormire di notte.
Mentre si chiedeva se dovesse stendersi sul suo letto dal numero infausto, così com’era, cioè del tutto vestito, da uno dei mucchi, che corrispondeva al letto n° 19, venne fuori di colpo una testa riccia e argentata, ed una faccia costellata di rughe, che lo guardò con aria stralunata.
Pareva un centenario.

“(Ohiohioohiahiaiii): sei nuovo?(Ahioooo!)”, sospirò.
La testa si era dimostrata in qualche modo parlante, e dopo aver fiatato a sforzo, restò in attesa di una risposta.
E Lallo disse: “Appena arrivato, anzi, deportato contro la mia volontà: mi chiamo Lallo Tarallo”.
Il suo interlocutore, dopo la testa fece venir fuori il torso dalle coperte dei muli: naturalmente indossava una canottiera di lunga militanza, ombrata di sporco e chiazzata in più punti, che non riusciva certo a nascondere una magrezza malsana.
In quel corpo scheletrico solo lo stomaco sporgeva in un tondo gonfiore.
“(Ahiiii, ahiii,ohiiii ohhii): tanto piacere sono Nestore Faria ahiahiai, e sono qui da sette mesiii(ahia). C..c.. che tipo di gastritico sei tu-disse a fatica- (Ohiohioohi). Hai la dispepsia, l’inappetenza, i crampi? Tutt’e tre? Io c’ho pure la pirosi gastrica, (ohiii), lo stomaco mi farà la fine della carbonella (aahioo), me lo sento ”.

Nestore Faria
Nestore Faria

Tarallo, al quale nel frattempo era passato magicamente il mal di testa, impressionato, strizzò gli occhi e i denti come se sentisse lui il male dell’altro, poi, timidamente, quasi si vergognasse di star meglio di lui, rispose: “No, no signor Nestore, io non sono qui per una gastrite, mi hanno messo qui nonostante avessi solo un mal di testa…”
“Un mal di testa??!! E perché t’hanno portato qui? (Ohioiohi). L’unico che ricordo di aver visto qui che aveva problemi di testa era un tizio che, era pressappoco Pasqua, transitò dal girone dei megacolesterolici a quello dei picchiatelli. (Ahh che fuoco in questa trippa!!).
Comunque, tornando al tizio, mi ha detto Lotar, uno degli inservienti, quello un po’ in carne, che quel tale aveva accompagnato la figlia al un concerto di un certo… aspetta, come si chiamava, Bortolo, forse… no, non era lui… Ah sì, eccolo: si chiamava Biagio Antonacci, e dall’orrore, alla terza canzone gli si è fusa la testa, poveretto! (Ahiahiahia)… Non se n’è saputo più niente da che è finito nel girone dei picchiaintesta”
.

“Beh- disse Lallo- certe imprudenze si pagano…”

Mah io sono vecchio e queste cose non fanno per me- riprese il centenario Faria- e poi in questi posti da ragazzini, da mangiare si trovano solo panini con dentro salsicciacce condite con gli idrocarburi: roba da appiccare l’incendio di San Francisco all’interno delle mie sgualcite viscere, (ohiohiohi)…
Non so quanto rimarrai qui Lallo, ma anche se ora dormono (uno, secondo me, fa finta) ti voglio presentare gli altri quattro degenti della camerata.
Il letto 15 è occupato da Alfio Stecconi…(ohiohiohi che male)… scusa, dicevo Stecconi. E’ un rappresentante che ha l’esclusiva dei famosi “Salvalezz” i deodoranti per le ascelle palustri.
Una vita di pranzi irregolari in trattorie dai condimenti strabilianti, roba da far alzare i razzi, e si è appuntato sullo stomaco una megagastrite con tendenza ulcerosa.
Sintomi? (Ahiahiai!!) Diarrea, bruciori infernali, flatulenza contundente e un’alitosi da stendere un plotone di gurka nepalesi, gente avvezza a tutto….”

Alfio Stecconi
Alfio Stecconi

Tarallo gettò un’occhiata preoccupata verso il letto 15, ma Faria riprese a parlare.
Don Mariano Bistrot occupa il letto 16, è un brav’uomo ma, (ahiahiahio accidenti che dolore!) Dicevo che è un brav’uomo, ma è un po’ troppo lamentoso.
E’ parroco della parrocchia di San Buglione, (ohioohio), ed è incappato in una partita di vino da messa avariato, fatto non si sa con quali cartine tossiche, praticamente dei petardi in polvere: alla terza messa gli si è combusto lo stomaco ed è finito difilato qui. (Ahiocheccavolo!)“

“Accidenti- commentò Lallo, indegnamente divertito- un sacerdote vittima di uno scherzo…da prete!”

Don Mariano Bistrot
Don Mariano Bistrot

Nestore Faria disapprovò con un’occhiata rapida ma penetrante l’uscita di Tarallo, e proseguì:
“(Oddìo che male, ahiooo).
Nel letto 18 c’è Bellincione Schiamazzi, uomo che, come vedrai, nonostante nel 2020 abbia vinto il premio “Gastritico dell’Anno”, non mette su arie, si mantiene modesto.
Di giorno è mansueto, si lamenta appena, ma di notte diviene pericoloso.
Dal dopo cena in poi, visto che gode di un notevole appetito, ma non digerisce nemmeno l’acqua, il suo demone interno, sdegnato per l’arrivo di una coscia di pollo lesso o della minestrina con le stelline morte, si scatena, così Bellincione divide il tempo delle tenebre tra un russare da uomo del paleolitico e il ruggire da belva straziata per la atroce pirosi gastrica.

Bellincione Schiamazzi

Infine-concluse Faria- C’è il letto n° 20.
Nessuno di noi, però, conosce l’uomo che occupa quel letto: è arrivato poco prima di te, tutto intabarrato, tanto che non lo abbiamo visto in faccia, e si è subito messo a dormire.

Non direi che sia un gastritico di livello, perché si lamenta appena nel sonno, ma temo sia un famoso delinquente: Lotar ha farfugliato qualcosa in merito, ma va a sapere se è vero…(Ohiohiohiiii).

Il misterioso occupante del letto numero 20

Ora ci conosci quasi tutti Tarà.
Intanto preparati perché Frangiflutti, quel gran porco, verrà presto a farti la prima visita”.
Lallo restò un momento a pensare: visita o non visita, non l’aspettava nulla di buono, tra lo squallore del posto, la compagnia di poveracci con gli stomaci in fiamme e, forse di un criminale, e per finire, col rischio delle vendette del cugino del mellifluo Frangiflutti…
No, doveva cercare di rimanere il meno possibile in quella caricatura di ospedale.

Lallo Tarallo

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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