Specchietti per allodole

Senza dubbio all’attore e regista Luca Barbareschi non importa niente se viene più volte citato in questa campagna elettorale; in fondo sono trascorsi tanti anni da quel lontano 2007, quando ebbe il suo ultimo sfogo contro l’allora sindaco di Latina, che lo aveva voluto come direttore artistico del teatro D’Annunzio; che vuoi che interessi di ieri al Barbareschi, quando la sua carriera artistica ha proseguito per ben altri più soddisfacenti lidi?

L’ex sindaco Zaccheo oggi si attribuisce il successo di averlo portato a Latina, quale artista di caratura nazionale, considerato un fiore all’occhiello della sua Amministrazione; un nome famoso da spendere per impressionare i cittadini.
E’ pratica comune a un certo provincialismo quella di vantare amicizie importanti o farsi vedere in giro con personaggi famosi, come se ciò bastasse per uscire dall’isolamento culturale e illuminasse la scena di luce riflessa.

È chiaro che la vicenda, per un artista come Barbareschi, sia del tutto superata; anche per i cittadini di Latina il fatto in sé avrebbe poca rilevanza, se non fosse che il candidato sindaco della destra lo riporti all’attualità di questa campagna elettorale, citandolo in più occasioni nell’elenco dei suoi successi, omettendo però, forse per dimenticanza, una parte essenziale della vicenda, che immagino molti cittadini ricordino, perché in quegli anni riempiva le pagine dei giornali, con i toni di una polemica molto accesa. Se ne possono ricostruire facilmente alcuni passaggi avvalendosi di una semplice ricerca online, negli archivi di diverse pubblicazioni di allora (Parvapolis, Latina News 24, Latina Oggi), esposti in una luce tutt’altro che gloriosa.

Luca Barbareschi, attore e regista

In breve, Barbareschi se ne andò da Latina sbattendo la porta, esternando ovunque, senza mezzi termini, un giudizio pessimo sulla città e sulla sua Amministrazione; definì i Pontini “senza arte né parte”, nell’inerzia della fondazione Teatro.

Quest’ultima sappiamo che poi fallì lasciandosi dietro tanti debiti e, nonostante “gli anni fulgidi in cui apparentemente la Fondazione aveva grandi obiettivi, nei fatti era diventata anch’essa un collocamento per amici…” – fonte Latina Editoriale Oggi del 4/11/2015 – “Tra dichiarazioni scintillanti e promesse della realizzazione di un teatro stabile a Latina si arrivò alla fine del 2009 con una Fondazione svuotata, senza neppure un centesimo… Così, quando arriva la crisi politica del 2010, creata anche allora da Forza Italia e da Claudio Fazzone, il commissario che si insedia non può fare altro che preparare la liquidazione, cosa che avvenne a giugno del 2010…”

Detto ciò, mi chiedo, non sarebbe meglio tacere sulla vicenda, considerato il suo triste epilogo?

Tanto per ricordare il tenore delle dichiarazioni del Barbareschi di allora è sufficiente riprenderne alcuni stralci pubblicati, anche questi facilmente reperibili sul web:

«Adesso basta. Con chi credono di avere a che fare. Zaccheo la smetta di fare il politicante, è sparito dal giorno dopo la campagna elettorale. Mi chiamava ogni minuto quando gli servivo per i voti, adesso niente».

«Faccio teatro da trent’anni e non mi era mai capitata una cosa del genere. Con chi credete di avere a che fare? Non vi meritate nulla, siete degli irresponsabili. Non siete stati neanche in grado di trovare degli sponsor, niente, il vuoto assoluto… Zaccheo è un latitante da mesi».

Fonte: Latina 24ore.it 13/09/2007

«… la Fondazione teatro è rimasta qualcosa di virtuale, nonostante il sindaco si riempia la bocca con un progetto culturale di cui non conosce nulla».

«Non sono stati in grado di mettere fondi a bilancio, neanche di fare due telefonate per gli sponsor. Sa chi ci finanzierà il teatro per i ragazzi? Il Ministero con 500mila euro, grazie all’interessamento di Goffredo Bettini, che è un deputato Ds. Vede che la politica non c’entra, quando c’è voglia di fare».

«… Zaccheo faccia le cose serie e solide, se gli riesce, senza fare promesse che non è in grado di mantenere».

Fonte: Latina Oggi 13/09/2007

Voi parlereste con toni entusiastici di successi nella cultura, citando a riprova di ciò un personaggio famoso, di passaggio in questa città, che vi ha mosso pubblicamente simili accuse di incapacità e pressapochismo?

Sembra che ci si affidi a una rilettura dei fatti, narrati in modo parziale, e, probabilmente, a un concetto di cultura facilone, più di facciata che di sostanza, in base al quale attrarre nomi famosi dovrebbe essere sufficiente a entusiasmare una città, a rivitalizzarla. A parer mio invece tutta la storia ha dimostrato che non bastano nomi altisonanti, ma che servono una visione e un progetto culturale per portare dei risultati, prova ne è che, dimessosi Barbareschi, venne chiamato, e celebrato con altrettanta enfasi, Maurizio Costanzo, il quale abbandonò subito dopo, senza alcun risultato visibile, forse con meno clamore del suo predecessore, ma la sostanza resta la stessa.

Se questo non è soffrire di provincialismo, ditemi voi cos’é…

Gli artisti nominati non se ne abbiano a male per le citazioni di questo articolo; non è certo a causa dell’autore se, loro malgrado, sono stati utilizzati da specchietti per le allodole.

Fino a poco tempo fa mi sono nascosta dietro l’eteronimo di Nota Stonata, una introversa creatura nata in una piccola isola non segnata sulle carte geografiche che per una certa parte mi somiglia.
Sin da bambina si era dedicata alla collezione di messaggi in bottiglia che rinveniva sulla spiaggia dopo le mareggiate, molti dei quali contenevano proprio lettere d’amore disperate, confessioni appassionate o evocazioni visionarie.
Oggi torno a riprendere la parte di me che mancava, non per negazione o per bisogno di celarla, un po’ era per gioco un po’ perché a volte viene più facile non essere completamente sé o scegliere di sé quella parte che si vuole, alla bisogna.
Ci sono amici che hanno compreso questa scelta, chiamandola col nome proprio, una scelta identitaria, e io in fin dei conti ho deciso: mi tengo la scomodità di me e la nota stonata che sono, comunque, non si scappa, tentando di intonarmi almeno attraverso le parole che a volte mi vengono congeniali, e altre invece stanno pure strette, si indossano a fatica.
Nasco poeta, o forse no, non l’ho mai capito davvero, proseguo inventrice di mondi, ora invento sogni, come ebbe a dire qualcuno di più grande, ma a volte dentro ci sono verità; innegabilmente potranno corrispondervi o non corrispondervi affatto, ma si scrive per scrivere… e io scrivo, bene, male…
… forse.
Francesca Suale

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