A_SOCIAL

Nell’ormai lontano 1997 in America nacque il primo Social.
Si chiamava “SixDegrees”. In realtà nessuno all’epoca lo avrebbe definito così, perché la parola “Social Network” verrà coniata solo nel 2003 grazie al debutto di altri due importanti canali di comunicazione digitale: “LinkedIN”, più orientato al mondo del lavoro, e “America Friendster”, che si estinse per non essere riuscito a supportare una valanga di iscrizioni.
A sopperire a questa carenza ci pensò poi MySpace, che offriva maggiore velocità e spazio libero dedicato ai propri iscritti.
A febbraio del 2004 apparve dal nulla un diciannovenne che assieme alle grandi marche di dispositivi tecnologici di comunicazione, avrebbe cambiato per sempre la nostra maniera di vivere e di interagire: Mark Zuckerberg, che presentò la sua creatura:

“The Facebook”.

All’inizio Facebook non aveva le tante opzioni alle quali siamo abituati ora, come la possibilità di caricare foto e filmati, o quella di “taggare” (quanti tremendi neologismi…) persone e luoghi: la sua funzione iniziale era prevalentemente un’altra.
Il motto del nuovo social, infatti, era:

«Facebook ti aiuta a connetterti e a rimanere in contatto con le persone della tua vita.»

In effetti molti di noi per quella via hanno ritrovato vecchi amici e riattivato conoscenze che altrimenti sarebbero rimaste nel dimenticatoio.
A distanza di due anni nacque “Twitter”, famoso per i suoi messaggi veloci, i tweet appunto, e via via molti altri.

Dalle poche migliaia di iscritti al Facebook delle origini, il 24 agosto 2015, per la prima volta, il network registrò un miliardo di utenti connessi nell’arco della giornata
Un miliardo di utenti su un numero complessivo di abitanti della terra di 7 miliardi: è una cifra che fa veramente impallidire e che fa capire quale sia l’importanza, nel bene e nel male, di questo fenomeno.

il valore in soldoni di Facebook:

Nel 2009: 3,7 mld di dollari;
Nel 2010: 14 mld;
Nel 2011: 50 mld:
Nel 2017, dopo aver acquisito Instagram, WhatsApp e Oculus VR (un’azienda produttrice di visori per realtà virtuale) Facebook supera in valore totale di mercato i 500 mld di dollari.

Ormai è inutile negarlo, la maggior parte di noi controlla messaggi e fotografie sul proprio cellulare o computer con una frequenza nettamente superiore rispetto a quella di appena pochi anni fa.
Basta guardarsi attorno per vedere ragazzi ed adulti con gli occhi incollati al proprio cellulare, completamente estraniati da tutto quello che avviene attorno a loro.
Questo nuovo comportamento, da un lato ha fornito un motivo per realizzare studi più approfonditi sulle nuove relazioni umane e comportamentali, dall’altro ha suggerito una maggiore attenzione alla prevenzione agli incidenti morali o materiali che questi atteggiamenti possono arrecare.

Molto eloquente è, ad esempio, il video, davvero impressionante, realizzato dalla polizia di Losanna, in Svizzera, per sensibilizzare i cittadini sui rischi legati all’uso degli smartphone mentre si cammina in strada.

Una nuova forma di ansia sociale si è poi presentata alla ribalta ingigantendosi proprio in questi ultimi anni con la connessione h24.
Si può dire che sia la malattia del nostro secolo, ossessionato dalle comunicazioni e dal massiccio bombardamento di immagini.
Questa forma di ansia viene definita con un acronimo:

“FOMO”

Fear Of Missing Out, ossia paura di essere tagliati fuori, di essere esclusi o non essere accettati.

Hai controllato Facebook, Instagram o Twitter negli ultimi cinque minuti?
Sicuramente avrai notato che tutti, tranne te, si stanno divertendo un mondo. Basta guardare: c’è chi pubblica le magnifiche foto della sua vacanza; sei appena stato invitato ad un evento al quale sai già di non poter partecipare; ti scorrono davanti foto di succulentissimi cibi filtrate da Instagram; i tuoi amici scrivono post su quanto si sono divertiti “quella sera” che tu te ne stavi rintanato a casa appiccicato al computer.

Non basta? No: tutte le coppie sui social sono belle e si amano alla follia.

Insomma tutti sono allegri, felici spensierati e questa massa di informazioni finisce per generare in alcuni la cosiddetta FOMO, la “paura di non vivere al meglio”, come invece, immancabilmente, fanno gli altri.
Secondo il sociologo Andrew Przybylski dell’università di Oxford, grande esperto dell’argomento, la FOMO si manifesta soprattutto tra i più giovani ed è legata a bassi livelli di autostima e alla necessità di cercare approvazione negli altri.

Naturalmente l’abuso di questi mezzi comunicativi porta molto spesso ed essere sopraffatti, a perdere il lume della ragione o a comportarsi in maniera deprecabile, come vediamo spesso in quei filmati postati sui social che mostrano scene di violenza anche gravi, candidamente riprese dal fulminato di turno.
E’ di pochi anni fa la foto di quel ragazzo che di fronte ad un incidente ferroviario grave, non ha trovato niente di meglio da fare se non scattarsi un selfie, stando ben attento ad inquadrare anche la povera donna finita sotto ad un treno.

Come conseguenza di questo sovraffollamento e delle manie autobiografistiche collettive, anche la polizia, i giornalisti d’inchiesta ed i malintenzionati trovano infinite tracce utilizzabili, immagini e prove di reati proprio sui profili social.

Dire che Facebook abbia fatto un ottimo lavoro a livello di schedatura globale è ancora dire poco:

l’Interpol ringrazia.

Col suo progetto, realizzato nel 2016 con i “Void Pacific Choir”, il musicista statunitense Moby ci ha sbattuto in piena faccia questo bellissimo e tristissimo videoclip: “Are You Lost in the World Like Me?”, realizzato in bianco e nero con le animazioni di Steve Cutts che si ispirano ai cartoni animati degli anni 30/40 dei fratelli Fleischer, ideatori di Betty Boop.
E’ un monito senza speranze sul rischio dell’estraniazione di massa provocata dai social, qualcosa che ci ripete ancora che anche l’uso della più utile tecnologia deve essere filtrato dalla cultura, da ciò che insomma ci tiene ancora agganciati, seppur con sempre minor forza,

al nostro senso di umanità.

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