Tutto si ricompone a Tarallopoli, parte 6

Una sorta di urlo collettivo accolse le prime note del brano di Euphrie, provocando un vasto ondeggiare tra le file del pubblico, una ola causata principalmente dalle minorettes che dopo la sfilata si erano piazzate a ridosso del palco, decise a non perdere un solo secondo di esibizione.
I nostri eroi vennero coinvolti nell’improvvida manovra, ne furono sballottati e per qualche attimo persero il contatto col suolo: Cleo svolazzava ridendo, agganciata alle braccia di Ducco, Consuelo scattava foto a mitraglia, mentre Afid, stretto dalle ragazzette, cercava unicamente di non perdere contatto con la banda.
In quel marasma tellurico lo stato igienico ed endocrinologico di Marzio Taruffi si rivelò ancora una volta un prezioso sussidio per la difesa della truppa.
Le incaute minorettes che si erano serrate addosso al gruppoTarallo, iniziarono a percepire un lezzo così prepotente e incisivo da non potersi descrivere, pentendosi subito della baldanza che le aveva messe in una situazione senza ritorno, visto che a loro volta erano state circondate e murate vive dal resto degli spettatori.

Qualcuna di esse, alla quale cominciava a disfarsi il naso, iniziò a frignare, indignata e spaventata come un branzino quando si accorge che il grasso vermetto addentato con gioia, nasconde l’amo fatale.
Taruffi in effetti sparava effluvi a pieno ritmo, come una puzzola gigante, così dopo qualche istante si registrarono i primi svenimenti tra i presenti.
In quel clima di concitazione Don Oronzo scelse il peggior momento per sgattaiolare fuori dalla sacrestia di Santa Abbondanziana Martire, e quel che vide lo spedì per direttissima nel novero di quelli che avevano perso i sensi.
In effetti la Santa, in arte Euphrie, ci stava dando dentro: frustrata per secoli dal suo ruolo di professionista del dolore, doveva aver studiato alla perfezione tutte le mossettine e gli ammiccamenti di Madonna, e le riproponeva ora con ammirabile verosimiglianza, tanto che ai piedi del palco si era creato un gruppo compatto di vittime dell’adolescenza, ragazze e ragazzi ormone, campioni di brufolosi estrema, che rispondevano urlando e gemendo ad ogni piccola provocazione erotica.

Adagiato bocconi accanto ad una minorettes che dava segni di risveglio, il povero Don Oronzo, ancora privo di sensi, mormorava frasi poco intellegibili, o almeno lo fece fino a quando Afid, irriducibile spirito pratico, non gli versò in faccia un bicchiere di gazzosa, rendendolo di colpo l’essere più frizzante dell’intero pubblico.
Il povero prete non fece in tempo a rizzarsi, spruzzando come un tricheco, che Euphrie, in ossequio ad una scelta di repertorio alquanto disinvolta, attaccò a cantare un’altra pietra miliare del repertorio di Miss Veronica Louise Ciccone:

“… Some boys try and some boys lie But I don’t let them play (no way)
Only boys that save their pennies Make my rainy day
‘Cause we are living in a material world
And I am a material girl
You know that we are living in a material world
And I am a material girl …”

“Alcuni ragazzi ci provano, altri mentono
ma io non li lascio giocare
Solo i ragazzi che salvano i loro risparmi
Possono risolvere i miei problemi
Perché stiamo vivendo in un mondo
materiale E io sono una ragazza materiale …”

“Quel… quel … quella coppia di ogive nucleari dorate, quel coso, sì, quel reggiseno: roba di quel tipo dovrebbe essere oggetto di accordo tra le superpotenze e bandita dal diritto internazionale”, lamentò Don Oronzo, sconfortato dall’agitarsi sbarazzino delle lucenti coppe eufroniane.

“Certo che le usa meglio della cantante stessa – intervenne Tarallo, scosso lui stesso da ciò che vedeva – come la tiriamo fuori ora che assapora il sapore del trionfo?”.
Lo spettacolo comunque andava avanti in un crescendo di caos musicale, ed Eufronia, pur cantando benissimo, prendeva un’aria sempre più caricaturale: sul palco si stavano accumulando svariati oggetti di ispirazione sacra che venivano utilizzati da ballerini da dopolavoro ed incorniciati in una aura pop paesana, che smorzava di parecchio l’effetto voluto, quello cioè di produrre un vero e proprio bombardamento di sensualità religiosa.
Della modesta resa della prestazione della martire non era affatto convinta però una persona nota in paese, un soggetto che per il percorso di vita fatto, veniva in qualche modo ritenuto un’autorità in materia di erotismo sincretico.
Poco distante dalla piazza, infatti, nello spazio discreto di una terrazza sufficientemente distante dal palco e ben protetto, quindi, dal buio residuo di quella serata abbacinante, si ergeva Gargarozzo Giarrettieris, detto “’O Professore dei porci”, tenendo puntate le lenti del suo potente binocolo sulla figura della cantante, valutandone minuziosamente ogni mossa.

Il maniaco Gargarozzo Giarrettieris

Quella specie di cannocchiale aveva frugato per anni l’intimità delle famiglie di Trottamonte: si poteva affermare senza tema di smentita che le grazie di generazioni di paesane erano note a ‘O Professore più che ai loro mariti.
La sua carriera di maniaco e guardone aveva avuto una sola battuta d’arresto quando, impegnato a recensire una doccia di Carmelina Tuttozucchero, di botto si era trovato alle spalle Cosimo Tritaferro, il marito della spiata, un uomo la cui brutalità era ben conosciuta, dentro e fuori del paese.
Svariati punti di sutura in faccia e qualche mese di galera non aveva smorzato però le pulsioni di Giarrettieris che, uscito pressochè indenne da quell’esperienza formativa, aveva ripreso in pieno le vecchie abitudini senza perdere un goccio del suo entusiasmo, consolidando anzi la sua fama ed il suo ruolo di maniaco sessuale ufficiale del paese.
“Niente male – pensò l’uomo del binocolo – è ancora un po’ grezza, ma si farà. Staremo a vedere nei prossimi concerti”.
Intanto, ancora immersi nel caos dell’esibizione della martire, i membri della banda Tarallo cercavano di stare uniti tra di loro all’interno del magma umano che li circondava.
Stavano appunto parlottando fittamente, più a gesti che a strilli peraltro, vista la confusione imperante, quando vennero raggiunti dal prelato che in precedenza aveva celebrato messa.
Si trattava di Monsignor Angiolo Missitalia, il protettore di quella che per poco era stata l’ala rivoluzionaria del Fogliaccio, l’uomo che in assenza di Frangiflutti, aveva consegnato il giornale a Tarallo & Co, imprimendo una svolta nella direzione del giornale.

Monsignor Angiolo Missitalia

Sappiamo bene che quella piccola rivoluzione, pur esaltando il prodotto in termini di vendite e credibilità, venne poi repressa con la restaurazione piena del vecchio organico, Direttore in testa.
“Miei cari – cinguettò il Monsignore dal viso infantile decorato da due belle guanciotte rosse – non è strano e significativo ritrovarci qui dopo tutta quella storia del giornale? Io sono ancora convinto della bontà dell’esperienza fatta in quei pochi mesi della vostra Direzione, anche se quell’appoggio mi costò caro.
Solo da poche settimane, infatti, sono rientrato da una missione forzata, un anno di assistenza ed esercizi spirituali a Nauru, una minuscola nazione insulare situata nell’Oceano Pacifico meridionale.
E’ l’isola più piccola del mondo e vanta una popolazione di appena 11.000 persone, tutte coinvolte nell’estrazione del fosforo e tutte mezzo imparentate tra loro.
Questa eccessiva vicinanza biologica, questo intreccio di sangue affine, mescolato all’infinito, rende per lo più vana l’influenza benefica del fosforo sui cervelli degli abitanti, la cui occupazione principale, da veri idioti, oltre a quella estrattiva, è la risata senza motivo, qualcosa di raggelante amici miei, se vista di persona e praticata su larga scala.

Ora sono nuovamente in gioco e se potrò vi appoggerò di nuovo con quel che resta della mia influenza: dopotutto so che la Proprietà del Fogliaccio si è appiccicata a Frangiflutti e ai suoi lecchini senza fidarsene troppo, tant’è che stanno per affiancargli quella vecchia canaglia viscida di Monsignor Louis Verafé”.
I tarallisti si guardarono in faccia, scoprendo l’uno nell’altro l’affluire del medesimo pensiero: bene l’appoggio prelatizio, ma non era certo il caso di scoprire le carte con Missitalia rivelando il piano del Disturbatore.
Fecero dunque finta di niente, ringraziando il religioso, e tornarono al chiacchiericcio su come incastrare Santa Eufronia al suo dipinto.
Fu proprio mentre le proposte di tutti andavano accavallandosi senza costrutto, che si accorsero di un personaggio che sulle prime non riuscirono a riconoscere.
Vestito da uomo d’affari con evidenti inserzioni pop, Afid si era nel frattempo trasformato: tra l’ottimo taglio dell’abito, un foulard millecolori che gli vorticava al collo ed un ingombrante paio di occhiali epoca anni Settanta, pareva un creativo sparato fuori a missile dalla Factory di Andy Wahrol.

Afid travestito da Hank Minnello

“Chi convincerà Euphrie a scendere da quel palco? – disse il falsario con un mezzo sorriso, mentre gli altri lo guardavano a bocca aperta – lo farò io, Hank Minnello, impresario di divi pop! Nulla si muove nel mondo della musica ed oltre, che io non lo sappia o voglia. Farò a Eufronia una proposta che non potrà rifiutare….”

Continua…

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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