Questione Di Naso


Ho amato la letteratura per ragazzi da quando ho imparato a sillabare prima, e a leggere speditamente poi.
La mia fortuna è stata quella di poter attingere alla ricca biblioteca di chi mi aveva preceduta: cugini più grandi o zii che conservavano libri.

Libri belli fin dalle copertine cartonate, e bene illustrati, libri che rimanevano belli anche se ingialliti dal tempo, vissuti, sfogliati, percorsi e ripercorsi.

Una copiosa ricchezza di pagine che hanno intrattenuto e formato molti nella mia famiglia, e il loro effetto più apprezzabile è stato che, pur nella diversa personalità di ciascuno, tra noi si è formato il collante comune di una certa sensibilità per tutto ciò che è scritto, che sa di carta e di pensiero.

Tra i tanti volumi di questo lascito, che in parte si è andato via via dissolvendo passando di mano in mano nel corso degli anni o in conseguenza di qualche trasloco, uno di essi soprattutto, causò un incontro che per me divenne decisivo: “Cyrano di Bergerac”, l’opera teatrale di Edmond Rostand sul celebre poeta spadaccino.
Lo ricordo ancora, era un libro con la foderina grigio azzurrina telata, un oggetto misterioso che comparve un giorno nella libreria di casa, trasportato da chissà quale scambio tra parenti.
Era uso infatti farlo allora, quando occasionalmente si ripulivano ripostigli, mensole e scaffali delle stanze dei ragazzi, figli oramai cresciuti, maggiorenni e dediti ad altre letture.

Venni così in possesso di un rifacimento per ragazzi dell’invenzione letteraria che Rostand aveva dedicata ad un personaggio realmente vissuto nel diciassettesimo secolo: Savinien de Cyrano (1619-1655), più noto come Cyrano de Bergerac, le cui gesta di poeta spadaccino sono ancora oggi ricordate. E se pure esse avrebbero potuto perdersi nella distanza dei secoli, la loro forza fa si che vengano puntualmente rievocate e rinvigorite da nuovi rifacimenti teatrali, televisivi o cinematografici dell’opera che le celebra.
Persino alcuni famosi cantautori italiani le hanno cantate: Guccini con l’album “Cyrano” e Roberto Vecchioni con la canzone “Rossana Rossana”, dedicata alla donna amata dal grande personaggio.
Sin dalle prime pagine il mio fu un incontro col suo naso, con quella presenza tanto ingombrante sul suo volto da far trasalire nel notarlo il suo stesso padre, inducendolo ad una esclamazione non trattenuta

Di nasi ingombranti in letteratura ve ne sono diversi e la metafora del naso, con le implicazioni che un tale ingombro può scolpire nella psiche di un individuo, è stata ovviamente molto usata.
Come non ricordare il naso del Sig. Moscarda nel romanzo “Uno nessuno e centomila” di Pirandello o il naso di Pinocchio, forse quello più famoso al mondo, capace di rivelare, crescendo a dismisura, ogni possibile bugia. E Gogol poi, straordinario nel suo racconto grottesco intitolato appunto ”Il Naso”.
Sappiamo del resto che la stessa Storia nel suo lunghissimo percorso si è affollata di nasi importanti.

E’ noto che la fisiognomica, la pseudoscienza fondata nel Settecento da Lavater, stabiliva una relazione tra i tratti somatici e il temperamento delle persone.
Ne conseguirebbe che un simile legame si possa rintracciare nel rapporto tra i nasi e la personalità di chi li possiede, ma pur conoscendo e apprezzando diversi “nasoni”, da Dante Alighieri all’amato Gaber, non saprei assolutamente applicare ad alcuno di loro i misteriosi parametri di quella buffa disciplina.


E’ innegabile però, che nel caso di Cyrano il naso abbia giocato un ruolo chiave.
Il nostro eroe vive infatti dibattendosi tra opposti atteggiamenti: quello di un orgoglio illimitato, ostentato bellicosamente quanto fieramente a beneficio di terzi denigratori, e quello spietato e senza speranza che riservava a sé stesso.
Afflitto da una bruttezza che lo induce a confinarsi in una dolorosa solitudine, arriva a nascondere a Rossana il suo amore e nel tentativo generoso di perseguirne la felicità, arriverà al punto di lasciarla ad un altro uomo. Sarà Cristiano il prescelto, un giovane cadetto che, ricco di bellezza ma modesto nelle doti di spirito, costituisce il suo perfetto rovescio.
Regalandogli la sua poetica capacità espressiva, facendogli cioè da suggeritore,

Cyrano lo completerà, rendendolo perfetto agli occhi della amata.

Il cavaliere presta così le sue parole e recita sinceramente i suoi versi d’amore, ma lo fa per interposta persona, toccando il cuore di Rossana. Si cela dietro Cristiano pensando che sia la bellezza ad essere più degna di amore di quanto egli non sia:

“Un bacio – ma che cos’è poi un bacio? Un giuramento un po’ più
da vicino, una promessa più precisa, una confessione che cerca una
conferma, un punto rosa sulla i di «ti amo», un segreto soffiato in
bocca invece che all’orecchio, un frammento d’eternità che ronza come
l’ali d’un’ape, una comunione che sa di fiore, un modo di respirarsi
il cuore e di scambiarsi sulle labbra il sapore dell’anima…”

Sarà Cristiano a raccogliere quel bacio.
Lo devo confessare a questo punto: per quanto io l’abbia amato e ancora lo ami, non ho mai perdonato a Cyrano il fatto di avere così sottovalutato Rossana e tutto per una questione di “naso”!
Non l’ho perdonato anche se ho compreso che in quel naso si racchiudono tutte le possibili diversità del temperamento umano. La sua percezione di inadeguatezza stride davvero, e tanto, con la grandezza interiore e direi semmai che sarebbe giusto considerare una teoria che stabilisca tra loro misure inversamente proporzionali per valore.

È una storia d’amore che ha commosso tutti, è un fatto notissimo. Ma volendo tener fuori dal nostro discorso l’aspetto più emotivo, dobbiamo concludere che

Cyrano non incarna semplicemente la figura dell’eroe romantico,

ma anche e soprattutto quella di chi non scende mai a compromessi, animato, com’è, da una lealtà e fierezza tali da non lasciare spazio alla minima ipocrisia.
Se di lui si ricordano giustamente i versi d’amore, non si può però dimenticare la forza dirompente della sua libertà, svincolata da ogni legame con la convenienza personale e con ogni convenzione.
Disprezzando di adottare il compromesso come strumento sistematico per arrivare al successo, Cyrano rifugge ogni forma di menzogna.

Non potremo mai stabilire definitivamente se in lui l’altezza morale ed intellettuale sia stata esaltata o compressa dal ruolo del suo naso, ma dalla sua storia ricavo, tra tutti, l’insegnamento più importante:

non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te!

Forse…

Fino a poco tempo fa mi sono nascosta dietro l’eteronimo di Nota Stonata, una introversa creatura nata in una piccola isola non segnata sulle carte geografiche che per una certa parte mi somiglia.
Sin da bambina si era dedicata alla collezione di messaggi in bottiglia che rinveniva sulla spiaggia dopo le mareggiate, molti dei quali contenevano proprio lettere d’amore disperate, confessioni appassionate o evocazioni visionarie.
Oggi torno a riprendere la parte di me che mancava, non per negazione o per bisogno di celarla, un po’ era per gioco un po’ perché a volte viene più facile non essere completamente sé o scegliere di sé quella parte che si vuole, alla bisogna.
Ci sono amici che hanno compreso questa scelta, chiamandola col nome proprio, una scelta identitaria, e io in fin dei conti ho deciso: mi tengo la scomodità di me e la nota stonata che sono, comunque, non si scappa, tentando di intonarmi almeno attraverso le parole che a volte mi vengono congeniali, e altre invece stanno pure strette, si indossano a fatica.
Nasco poeta, o forse no, non l’ho mai capito davvero, proseguo inventrice di mondi, ora invento sogni, come ebbe a dire qualcuno di più grande, ma a volte dentro ci sono verità; innegabilmente potranno corrispondervi o non corrispondervi affatto, ma si scrive per scrivere… e io scrivo, bene, male…
… forse.
Francesca Suale


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Un commento su “Questione Di Naso

  1. Il romanzo di Cyrano offre molti spunti, dalla bellezza o mancata bellezza fisica, dall’amicizia, alla rinuncia, sacrificio e soprattutto alla bellezza interiore di un’anima che non è effimera. Gli altri racconti o romanzi sul naso o sull’aspetto fisico sono spesso allegorie e metafore che, per fortuna, non sempre la scienza o la fisiognomica spiegano. Cyrano in ogni caso ci ricorda che prima di rinunciare ad un sogno bisogna confrontarsi con questo e se si tratta di amore non bisogna mai decidere per l’altro/a. La bellezza fisica è spesso effimera, quello che invece dura sono la luce degli occhi e il calore di una persona che ci riscalda con un sorriso, una stretta di mano, ma soprattutto con quelle parole che ci fanno sentire unici. “NON SCRIVERE MAI NULLA CHE NON SIA NATO DAVVERO DENTRO DI TE!” è vero. Vale sempre… dalle tesi e ai compiti copiati, dai post o dai tweet, dalle proposte di legge, ai sentimenti… prima o poi si viene scoperti. Esprimere i propri sentimenti, senza ferire gli altri, senza esibizionismo, ci libera e soprattutto consente agli altri di volerci bene per quello che siamo

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