Telemann e la Tafelmusik

Quando mangiamo fuori casa oggi, siamo solitamente bombardati un po’ ovunque, dalla cosiddetta “musica di sottofondo”.
Molto spesso i suoni non rimangono neppure troppo di sottofondo, visto che spesso, a causa del volume troppo alto, rendono quasi impossibile la conversazione tra amici al bar o quella tra commensali.
Tranne rari casi, oltretutto, si sorbiscono musiche di una pacchianeria e banalità che sconfortano, ognuna fotocopia dell’altra.
L’uso di accompagnare musicalmente la convivialità in genere, o il desinare in particolare, è comunque assai antico, e si può dire che sia nato con l’umanità: già i greci, gli ebrei ed i romani, infatti, erano soliti accompagnare i loro banchetti con esecuzioni musicali.
Dal medioevo ai giorni nostri questo tipo di musica ha spesso visto grandi musicisti che si sono cimentati a comporla.
L’esempio più celebre, tra quelli che ci sono pervenuti, di alta musica d’accompagnamento è senza dubbio la Tafelmusik, composta da Telemann.
Ai suoi tempi, o comunque poco prima che iniziasse a comporre, già esisteva una produzione elevata di “musica da tavola”.
Ne scrissero Johann Hermann Schein (Banchetto musicale, 1617) in Germania, Andreas Hammerschmidt e Ignaz Franz von Biber in Austria, e Giovan Battista Lully e Michel-Richard De Lalande in Francia, ma l’opera del musicista di cui parliamo, resta l’esempio migliore in materia.

Una lunga selezione di brani di Talemann – Tafelmusik –

Georg Philipp Telemann nacque a Magdeburgo il 14 marzo 1681 da un pastore luterano, la madre era figlia anche lei di un pastore.
Mentre suo fratello, seguendo le orme familiarti, intraprese la vita ecclesiastica, il nostro Georg scelse inmvece di fare il musicista.
Fu un percorso che ebbe non poche difficoltà in quanto rimase orfano di padre già all’età di quattro anni, e se è vero che sua madre gl’impartì un’istruzione completa, è altrettanto vero che tentò in tutti i modi di soffocare il suo talento. 

Lo affidò ad un precettore che, fedele all’impegno preso con la madre, eluse le enormi capacità musicali del ragazzo, e che fece in modo che il ragazzo continuasse lo studio al famoso Gimnasyum di Hildesheim.

Il rettore di quella scuola, però, comprese il talento di Telemann, facendogli studiare clavicembalo, organo, violino, flauto ed anche una specie di clarinetto, lo chalumeau. 

Georg Philipp Telemann (Georg Lichtensteger)

Dopo un certo periodo di tempo e di impegno, il rettore gli commissionò la messa in musica del poema “Singende Geographie”,  “Geografia cantante”, rimasta poi l’unica sua opera giovanile che ci sia pervenuta.
A partire da quel primo lavoro, riuscì ad entrare in contatto con teatri e istituzioni importanti, luoghi nei quali all’epoca si prediligeva il cosiddetto stile italiano, come quello di Caldara, Corelli e Steffani.

Terminati gli studi, Georg era ormai pronto per partire alla volta dell’università di Lipsia, destinato alla facoltà di giurisprudenza.
Non volle comunque gettar via “tutte le sue cose musicali”, come avrebbe voluto sua madre.
Già mentre stava recandosi a Lipsia, fece una deviazione per andare ad Halle per incontrare il famoso musicista Georg Friederich Haendel, più vecchio di lui di solo quattro anni.
Ne nacque un’amicizia che durò cinquant’anni. 

Georg Friederich Haendel

La madre intanto continuava a premere perché lui si dedicasse agli studi giurisprudenzali .
Fedele a tale impegno, Telemann s’iscrisse effettivamente a quella facoltà.
Alloggiava in un appartamento nel quale, proveniente da quello del suo vicino: “Sentivo continuamente musica d’ogni genere, che sebbene molto peggiore della mia, m’indusse di nuovo in tentazione”. 

Fu grazie ad un suo compagno di stanza, che vide una sua composizione, consigliandogli di farla eseguire nella Thomaskirchen, che il borgomastro nell’ascoltarla rimase così colpito che lo pregò di comporre qualcosa ogni 15 giorni.
Grazie a ciò Georg Philipp ottenne l’indipendenza economica e potè vivere senza il contributo allo studio che la madre gli inviava. 

Lei finalmente capì, benedicendolo, che quella della musica era la sua vera strada. 

Telemann tra le sue prime attività fondò un Collegium musicum insieme con altri musicisti, mettendo in scena anche suoi lavori, ed assunse la carica di Direttore dell’opera e di organista alla Neue Kirche.

Nel 1703 Haendel si trasferì da Halle ad Amburgo e la distanza limitò molto i loro incontri, precedentemente frequenti.
A Sorau, il conte von Promnitz, che manteneva una corte principesca in stile francese, costituì una Cappella Musicale alla cui direzione, l’anno seguente, volle Telemann.
Il musicista accettò e nell’occasione inventò una nuova forma di cantata che lo stesso Bach utilizzò poi nelle sue composizioni sacre.

Castello del Conte di Promnitz a Sorau

Viaggiando con il conte anche a Cracovia, dove assimilò i caratteri ritmici polacchi, Georg ebbe l’idea geniale di utilizzare nelle sue composizioni, alcuni strumenti inconsueti, come ad esempio un violino legato alla vita con una cinghia ed intonato ad una quinta superiore, o di introdurvi una specie di cornamusa locale.
Temendo tuttavia l’arrivo di una probabile guerra, lasciò Sorau per la corte ducale di Eisenach.

La targa in una via di Eisenach “In questa strada stava la casa dove, dal 1710 al 1712, ha vissuto Georg Philipp Telemann”

Il duca ascoltandolo eseguire una cantata nella chiesa di S.Giorgio, rimase tanto affascinato da affidargli la costituzione di una “Cappella alla Francese” dandogli anche l’incarico di Kappelmeister ed il compito di ingaggiare cantori e strumentisti.
A Eisenach, che ne era la patria, ebbe modo di conoscere Bach con cui strinse una tale amicizia che nel 1714 Johann Sebastian gli chiese di tenere a battesimo il figlio, Carl Philipp Emanuel, che un giorno ad Amburgo avrebbe preso il posto del padre.
Nel frattempo Teleman nel 1709 si era sposato, ma la moglie gli morì di parto l’anno successivo.

Johann Sebastian Bach

Dopo il msoggiorno ad Eisenach, decise di accettare diversi incarichi, in particolare il posto di Maestro di Cappella nella chiesa degli Scalzi di Francoforte, trasferendosi in quella città.  

Nel 1714 Georg sposò la figlia di un funzionario amministrativo e ottenne la cittadinanza di Francoforte.
La seconda moglie gli diede sette figli e due figlie, di questi però solo cinque maschi ed una femmina rimasero in vita.
La sua vita coniugale fu alquanto tormentata, tanto che la moglie lo abbandonò, derubandolo di una somma che secondo alcuni calcoli fatti, corrisponderebbe a più di 300 mila Euro odierni!
Sfortunato, come si è visto, con le donne, per risistemare le proprie finanze dovette comporre e lavorare con una fecondità infaticabile.

Nel 1719 lasciò Francoforte per Dresda in occasione delle nozze dell’arciduchessa d’Austria con Federico Augusto II, ed in quella città ebbe modo di ritrovare il suo amico Haendel, di ascoltare le musiche di Lotti e di incontrare il virtuoso violinista Pisendel.
Da Dresda, nel 1721, si spostò ad Amburgo accettando la prestigiosa posizione di Kantor

Il monumento a Telemann nella Piazza centrale di Zary in Polonia

Gestì qui ben cinque chiese ma aveva l’obbligo di produrre due cantate alla settimana, una nuova passione all’anno, più altre commissioni supplementari, da casa e dall’estero.
Paragonato a Bach che compose cinque passioni, Telemann risultava ultrafecondo visto che di sue ne contano almeno 46.
E se Bach compose cinque cicli festivi di Kirchenmusiken, Telemann ne produsse trentuno.
Haendel disse scherzosamente che Telemann “Potrebbe scrivere un pezzo di chiesa in otto parti con la stessa velocità con cui un altro avrebbe scritto una lettera”.

Viste le sempre crescenti necessità finanziarie, il musicista si candidò a Lipsia per il posto di Thomaskantor dopo la morte di Kuhnau, e a quel punto il Senato di Amburgo, pur di non perdere un tale talento, si affrettò ad aumentargli la retribuzione. 

Nel 1726 Telemann, sempre eclettico, studiò un nuovo metodo di stampa tipografica musicale inglese e lo perfezionò a tal punto che Handel volle pubblicare presso di lui una quarantina di opere.
Nell’autunno del 1737 arrivò a Parigi e vi rimase fino al maggio del 1738.
Il suo soggiorno si rivelò un vero trionfo, tanto che dovette concedere un bis dell’esecuzione del salmo “Deus judidum tuum” composto nel palazzo delle Tuileries.
Tornò quindi ad Amburgo ma ridusse la sua attività compositiva, indebolito al punto che dal 1750 fu il nipote a segnare sotto dettatura le correzioni sulle sue partiture.
In particolare il musicista cominciava ad accusare problemi di mobilità delle gambe ed una crescente debolezza della vista.

Georg Philipp Telemann chiuse gli occhi per sempre ad Amburgo il 25 giugno del 1767.

Telemann

Fu l’incontrastato dominatore della vita musicale tedesca della prima metà del Settecento e per l’ispirazione e la varietà della sua produzione ebbe un costante successo presso il pubblico del tempo. 

Misteriose circostanze fecero sì che successivamente il nome di Telemann venisse non solo a poco a poco dimenticato, ma anche ingiustamente svilito, come se in vita avesse goduto una fama sproporzionata.
Questo atteggiamento più che altro può considerarsi un’ingiustizia che venne costantemente perpetrata dai maggiori critici musicali ottocenteschi.

E’ accertato invece che Telemann ha goduto in vita non soltanto del successo del pubblico ma anche della più alta stima dei musicisti suoi contemporanei, a cominciare proprio da Johann Sebastian Bach.
Lo stimarono altrettanto Vivaldi, Haendel, Rameau e tanti altri validi artisti che sarebbe lungo citare.
Che tale stima avesse più di un fondamento vengono a dimostrarlo le sue composizioni, via via riportate alla luce, soprattutto nel corso degli ultimi trent’anni.

Telemann fu un compositore instancabile.
La sua produzione è sterminata e supera quella di Bach e Haendel messe insieme: 40 Opere, 12 cicli completi di Cantate e Mottetti (circa tremila pezzi in tutto), 46 Passioni, tante altre pagine sacre, e soprattutto centinaia di lavori orchestrali e da camera: concerti, suite e ouvertures all’italiana e alla francese.
Nei suoi lavori si dimostrò sempre curioso di tentare nuove strade, e rivelò anche una netta tendenza a creare una sorta di “musica a programma” ante litteram.
Compose pagine per giochi d’acqua oppure per scene di caccia.
In queste opere, in particolare, il compositore mostrava il vero volto d’interprete del gusto della sua epoca e la sua natura di animatore della vita musicale delle varie città in cui visse.

A mettere un po’ d’ordine nella copiosa produzione di Telemann, molta della quale è ancora oggi inedita e difficilmente databile, arriva ora l’edizione critica delle sue opere, intrapresa dalla «Gesellschaft der Musikforschung», pubblicata per i tipi del «Baerenreiter Verlag» di Kassel. 

Tale edizione critica è ora giunta al dodicesimo volume, il quale contiene, la prima parte della Tafelmusik («Musica da tavola»). 

E’ questa una delle due opere fondamentali edite da Telemann nel corso della sua vita, essendo l’altra la serie di 72 Cantate raccolte sotto il titolo ‘Der harmonische Gottesdienst’ («L’armonico servizio divino») e pubblicata nel 1725-26. 

Se questa monumentale opera rappresenta in certo senso la “summa” dell’arte di Telemann nel campo della musica sacra, altrettanto può dirsi, per quel che attiene alla musica strumentale, della Tafelmusik, che venne pubblicata in tre parti nel 1733.

Ciascuna delle tre parti comprende, in successione, una Ouverture con Suite per due strumenti solisti (due flauti nella prima parte, oboe e tromba nella seconda, due oboi nella terza), archi e basso continuo; un Quartetto per strumenti solisti e basso continuo; un Concerto per più strumenti solisti (flauto e violino nella prima parte, tre violini nella seconda, due corni nella terza); un trio per vari strumenti con il basso continuo; un pezzo per strumento solista ed infine una Conclusione nello stesso organico orchestrale e tonalità dell’Ouverture.

La firma di Telemann

La prima cosa che si rende evidente all’ascoltatore è la maestria con cui Telemann scriveva nei vari stili musicale dell’epoca: tedesco, italiano, francese, inglese e così via. Altrettanto inesauribile era la sua inventiva.

Quest’anno, chi voglia concedersi un sottofondo diverso per le feste in arrivo, qualche ora d’allegria meno urlata e più carezzevole, può concedersi, ascoltando la musica di Telemann, un’alternativa, la più musicalmente sontuosa che sia mai stata concepita.

Circa tre secoli fa, all’inizio del Settecento, come si è accennato, esisteva la prassi di suonare, durante le occasioni di ritrovo, la cosiddetta Tafelmusik, quella destinata cioè all’esecuzione durante i banchetti, soprattutto nelle dimore della nobiltà. 

Era ovviamente un repertorio di andamento scorrevole, squisitamente strumentale, una sorta di musica leggera dei tempi, ma non per questo priva di qualità compositiva. 

E il capolavoro assoluto di questa immensa e nascosta produzione artistica non poteva che essere opera del musicista più estroverso del suo tempo, il più sensibile ai diversi stili, quello più eclettico, capace di formarsi insieme alla scuola tedesca, francese e italiana: George Philipp Telemann, il contemporaneo di Bach e di Haendel, ma anche dei francesi François Couperin e Rameau, che fu uno dei maggiori protagonisti del repertorio tardo-barocco. 

La “Musique de Table”: è questo il titolo originale stampato sul frontespizio della partitura (scritta in francese, secondo la prassi dell’epoca) della sua più celebre raccolta di opere strumentali. Fu pubblicata in tre Parti e in tre differenti periodi di quell’anno, il 1733, in cui essa vide la luce ad Amburgo: la ricorrenza dell’Ascensione, la festa di San Michele Arcangelo e il Natale.

Tonino Panino è nato, o meglio è stato covato a Roma negli anni del boom italiano, cioè all’incirca a metà degli anni Cinquanta.
Già da piccolo amava a tal punto i suoi contemporanei che meditava di fondare un Erode Fun Club.
La faccenda si concretizzò solo qualche decennio dopo e Panino, insieme col collega Tarallo, venne nominato membro a vita del sodalizio, percorrendone per intero il cursus honorum.
Figlio unico, per buona sorte dei suoi mancati fratelli e sorelle, da piccolo non era molto studioso, preferendo trascorrere il suo tempo tra le braccia di Euterpe, piuttosto che a scuola, ascoltando musica e suonando: prima il pianoforte, poi il violino, quindi le percussioni e per ultimo il campanello di casa.
Senza musica non vivrebbe, lo sanno anche in casa, luogo nel quale è sottoposto giornalmente ad una flebo di gorgheggi melodici.
La sua musica preferita è il folk jazz sinfonico, ma non gli dispiace neppure la musica elettro-barocca da camera: comunque vista la sua spaventosa apertura mentale in campo musicale si può dire gli piacciano tutti i generi tranne i raga tibetani.
Non è una buona forchetta e non ama stare in tavola più di 35 secondi, e questo solo nel raro caso si senta di buon umore.
Ha la cordialità di un riccio arrabbiato ed è abitudinario al punto di non aver mai cambiato moglie.
Parla fluentemente un po’ di lingue tra cui l’uzbeco e il sezzese. 


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