Erasmo risponde

La nostra rubrica di risposte alla corrispondenza ricevuta dai nostri graditi lettori*.

Caro Erasmo,
ho letto qualcuno dei tuoi stucchevoli articoli.
Mi sembra chiaro che appartieni alla schiera dei buonisti che lascerebbero le porte aperte all’invasione. Visto che apparentemente ti presti al dialogo, mi piacerebbe capire i motivi che ti spingono ad odiare così tanto il tuo Paese.

Perché non credo che tu non ti accorga della gravità della situazione.
Ormai siamo colonizzati, non si può uscire di casa e stare tranquilli. Per bene che vada, vengono a chiedere l’elemosina, perché non si accontentano di tutti i soldi che già gli regaliamo. E noi italiani a fare i salti mortali per unire il pranzo con la cena.

Ma non vedi quanti sono, come se ne vanno in giro sulle loro biciclette rubate belli sfacciati? Spacciano, sporcano la città, insidiano le nostre donne, tra loro sono risse continue; in pratica delle bestie.
E ci somigliano pure, alle bestie, come giustamente ha detto quel deputato…

E ancora non basta, ne vogliamo far arrivare altri. Perché non te li porti a casa tua e li lasci lì a bivaccare a tue spese? Siamo il Paese con più immigrati d’Europa, il costo è insostenibile.
Cosa farai quando imporranno il velo alle nostre donne, quando ti impediranno di bere vino?

Bisogna fermarli prima che sia troppo tardi, prima che la nostra storia, la nostra religione e le nostre tradizioni vengano spazzate via. Ad ogni costo, fossero anche le cannonate: mica li invitiamo noi a salire sulle carrette del mare.
Voglio proprio leggere cosa rispondi, nemico del Popolo Italiano.

Benito Giussano

 

 

Caro Benito,
hai messo in fila una tale sequela di luoghi comuni che mi fai dubitare della tua reale esistenza. Pure il nome che ti sei scelto. Sembra più una provocazione, tanto per ridere un po’.

Invece c’è veramente poco da ridere, perché la semina dell’odio e delle false informazioni sta creando un clima irrespirabile.
Potrei risponderti punto su punto, contrapponendo dati, statistiche, situazioni reali alle tue narrazioni allucinate.
Ma so che a te, e a quelli come te, della realtà non interessa niente.
Vale la percezione personale della realtà, come ha detto il Vicepremier (non quello delegato alla paura, l’altro, quello che ride sempre) e la percezione, indotta da una campagna mediatica becera e senza scrupoli, spesso è quella che hai sommariamente descritto.

In genere ci si aggiungono fatti personali, diretti o di riporto, quasi sempre di molto dubbia autenticità: ti ringrazio per avermelo risparmiato.
E dai fattarelli si passa alle più infami generalizzazioni, che fanno il paio con quelle di cui noi, popolo “superiore”, siamo stati e siamo ancora vittime: italiani mafiosi, corrotti, pigri e via di queste scempiaggini.
Di fronte a queste manifestazioni di intolleranza e di assenza di empatia rimango senza parole, e invece è proprio di parole che ci sarebbe bisogno. Contrapporre una narrazione positiva, storie di accoglienza e di integrazione, storie di riscatto e di crescita.
Insomma storie di vita, opposte alle storie di morte che vorreste farci passare come “giuste”.

Con tutta evidenza è saltato il tappo della vergogna, per cui tutti quei cattivi pensieri razzisti e xenofobi, che ciascuno tentava di non esprimere rendendosi conto della loro bruttezza, ora sono sdoganati dai social e dalle tv, sponsorizzati dai nostri “nuovi” politici.
Voi cattivisti senza se e senza ma vi sentite in maggioranza, non avete timore di alcuna sputtanata per le minchiate che dite, osate spingervi ad attaccare il Papa, pur professandovi difensori della fede.
Non c’è logica da seguire né coerenza da mantenere: vale tutto, in questa guerra contro la società tollerante e plurale che avete unilateralmente dichiarato. Che poi è la sfida contro la tradizione della vecchia Europa, figlia della tragedia delle guerre mondiali.
La tradizione, il feticcio cui dite di richiamarvi. Mentre volete solo spostare la lancetta indietro, ricreare le condizioni che a quelle guerre hanno portato.

C’è un gran bisogno di un risveglio, della presa di coscienza che questa china porta verso il baratro. Della riaffermazione dei fondamentali che ci consentono di riconoscerci umani. L’indifferenza è complice, occorre opporsi a tutto questo prima che sia troppo tardi. Con l’arma della parola, l’unica che noi buonisti abbiamo a disposizione.
Buona vita a te, Benito, e che la gioia di vivere attenui l’odio e la paura che ti opprimono.

Erasmo dal Kurdistan

 

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