Erasmo risponde

La nostra rubrica di risposte alla corrispondenza ricevuta dai nostri graditi lettori*.

Caro Erasmo,

nel tuo articolo “Fiducia” ti avventuri sul terreno della fedeltà, contrapponendola alla lealtà. Secondo me non hai considerato un aspetto di una certa importanza, non estraneo al concetto di fiducia che volevi trattare. Parlo della fedeltà coniugale e del rapporto di fiducia che deve (o almeno dovrebbe) intercorrere tra due persone che hanno liberamente deciso di condividere un progetto di vita.

Questa omissione o dimenticanza mi ricorda mia moglie: anche lei non si cura molto di questo principio, che evidentemente considera troppo astratto o forse estraneo alla sua natura. Le balle che riesce a mettere in piedi per godersi i suoi “momenti di libertà” sono degne di un romanzo d’appendice, senza però mai strafare e anzi facendo attenzione a mantenersi nel campo del plausibile.

Io faccio finta di niente, arrivando all’assurdo di apprezzare la sua accortezza: nessuna voce mi è giunta all’orecchio, fino ad ora. La volta in cui dovessi venire sbertucciato, non so proprio come reagirei. Forse come il Ciampa del Berretto a Sonagli o peggio, come la cronaca suggerisce di continuo. Tengo per me l’amarezza per i sotterfugi, le menzogne, il tradimento della fiducia, l’infedeltà, la mancanza di lealtà. Tutto insieme, che in un caso come questo non ci sono distinzioni o sfumature.

Hai per caso qualche unguento per lenire queste ferite?

Becco ma con dignità

Caro Becco,

da quanto scrivi è difficile farsi un’idea della situazione. Mi sembra di capire che la tua prima preoccupazione sia il giudizio della gente, anteponendolo alla tua amarezza per la situazione che si è venuta a creare. Non è chiaro se tu senta ancora lo stesso legame affettivo che provavi quando hai scelto (liberamente, come hai sottolineato) di condividere con tua moglie un progetto di vita. Forse è questo il punto essenziale.

La razionalità e quasi il distacco con cui descrivi il tuo problema mi fanno sospettare un sostanziale raffreddamento. Se il progetto comune si è interrotto, forse sarebbe opportuno formalizzarlo prendendo ciascuno la propria strada. Magari è proprio questo il messaggio che tua moglie vuole lanciarti, senza avere il coraggio di affrontare di petto un problema che emotivamente la coinvolge troppo.

I fatti di cronaca cui fai riferimento sono spesso generati da un malinteso senso di proprietà: se non puoi più essere mia non sarai di nessun altro. Il tuo caso invece si avvicina, in linea di principio, al vecchio delitto d’onore. Onore dell’uomo, naturalmente, che al tempo (neanche remoto) la donna non ne era titolare. Gli altri, la gente, la brutta figura: sono realmente queste le priorità? Fatevi una chiacchierata e chiaritevi su cosa volete fare da grandi, in modo civile e senza presunti obblighi da parte di nessuno. A volte il famoso periodo di pausa può far capire cosa si perde lasciandosi, con risultati imprevedibili. Senza drammi né sceneggiate, che civiltà ed equilibrio sono sempre buoni viatici per soluzioni positive. 

Mi scuso per questa risposta da posta del cuore, ma hai cominciato tu. Tienimi aggiornato. 

Erasmo dal Kurdistan

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