La corrida

Chi, favorito dall’anagrafe, non si è imbattuto nella versione radiofonica del programma “La corrida” (in onda dal 1968 al 1977), ideato e condotto dal grande Corrado, ne conoscerà forse la trasposizione televisiva, iniziata nel 1986 e proseguita, con qualche pausa, fino allo scorso anno.
In entrambi i casi, sottotitolo del programma era “dilettanti allo sbaraglio”.
Dovrei rivolgermi a qualche esperto per capire come mai, sempre più spesso, quando mi imbatto nelle troppo frequenti esternazioni governative mi viene in mente questa trasmissione.
Proverò a chiedere all’amico Lallo di rimediarmi un appuntamento col Prof. Cervellenstein.

Il professor Cervellenstein
Il professor Cervellenstein

Uno degli ultimi casi – per me eclatante – è stato quando il Vicepremier Ridens ha sollecitato l’Olanda a ricevere i migranti imbarcati sulla Sea Watch 3, in quanto salvati da una nave battente bandiera olandese. Sulla base di questo singolare assunto il caso Diciotti non si sarebbe dovuto neanche porre: nave della Guardia Costiera italiana, battente bandiera… (un aiutino, è tricolore a bande verticali); mica una ONG “complice” degli scafisti, bensì una nave istituzionale.
E allora perché le persone a bordo sono state lasciate lì a frollare per giorni?

Le motivazioni di quello che ha tutta l’aria di essere un autogoal, purtroppo passato quasi inosservato, possono essere a mio avviso tre:

  1. Nell’ansia da battuta da bar (oramai la modalità principe della comunicazione istituzionale) si dice la prima cosa che salta in mente, senza porsi alcun problema di coerenza né tantomeno di logica;
  2. Acclarata la scarsa memoria del popolo bue, si può dire tutto e il suo contrario fidando sulle amnesie collettive;
  3. Per difetti personali della memoria, dovendo esternare quotidianamente e quindi dimenticando le esternazioni precedenti (effettivamente dimenticabili) ci scappa la contraddizione.
il Vicepremier Ridens nel suo classico sorriso di forma a 32 denti

Il Vicepremier si trova in ottima compagnia in questa sagra del voltafaccia e dei salti logici. Dibba, l’uomo di lotta che dovrebbe compensare la paludosità del suo dioscuro di governo, ha prima orgogliosamente dichiarato che l’immunità è un obbrobrio e Salvini va processato (proprio per il caso Diciotti); poi, due giorni dopo, ha detto che no, che la responsabilità è dell’intero Governo (come sostenuto anche da quello che passa per essere il Primo Ministro, come si chiama?… coso), facendo finta di non sapere che la responsabilità penale è sempre personale.

Coso

E così i pentastellati, che da almeno due legislature si battono contro privilegi, immunità e impunità della casta, una volta divenuti casta loro stessi cambiano agilmente idea e si accomodano secondo convenienza. Chissà cosa ne pensa l’elettorato turlupinato.

Ad evitare queste emicranie ai propri sostenitori (che ad elaborare un pensiero autonomo si fa una certa fatica e potrebbe anche nuocere alla salute) alcuni provocatori avanzano l’ipotesi che in giunta per le autorizzazioni il Movimento possa dare il via libera al processo, per tenere sulla corda il Vicepremier con delega alla paura fino al voto del Parlamento, da far slittare a ridosso delle europee (per dare una spintarella ai sondaggi). Strategie sopraffine che a confronto Andreotti sembra un boy scout.

Giulio Andreotti

Ma anche il Vicepremier ganassa, quello di “molti nemici molto onore”, “me ne frego”, “che mi processino pure”, quando qualcuno gli ha spiegato che ha buone probabilità di uscire dal processo con le ossa rotte ha fatto marcia indietro.
E allora ecco che “Lui” ha agito nell’interesse del Paese, per difenderlo (da una manciata di persone stremate e in stato di necessità) e per difenderci. La solita sbobba di frasi fatte, come se la presunta e autoproclamata ragion di stato potesse superare le leggi vigenti.
Come se l’autodichiarazione di buone intenzioni si potesse sostituire al giudizio di un potere indipendente, come avviene in tutte le (odiate?) democrazie liberali.
L’uomo dalle mille uniformi alza allora il tono e, dimentico della dichiarata volontà di farsi processare (che aveva tratto in inganno pure il suo compare di governo), minaccia la crisi se il Parlamento non gli tutela le terga.

Alcuni travestimenti del nostro vicepremier realizzati, random, con il popolare gioco online “Salvinification”

In questi giorni, per fare un altro esempio, è stata certificata l’entrata del Paese in recessione “tecnica” (due trimestri consecutivi con crescita del PIL negativa); non esattamente il boom economico annunciato sempre da quel Vicepremier a trentadue denti.
Ha dovuto riconoscerlo persino il Primo Ministro – coso – (fino a rettifica o abiura), sostenendo però che nella seconda metà dell’anno l’economia volerà alta come una poiana (senza un accenno al come e su quali basi: dettagli assolutamente trascurabili).

La poiana di coso

La seconda metà dell’anno, cioè dopo le elezioni europee: 
non è che ci vogliono prendere per il naso? 
Con queste ottimistiche previsioni si nega la necessità, e anche solo la possibilità, di dover ricorrere ad una manovra correttiva.
La storia ci insegna che le probabilità di ricorso a una manovra correttiva sono direttamente proporzionali al numero di dichiarazioni che ne negano la necessità; diciamo quindi che siamo ormai alla quasi certezza di una stangata estiva o, al più tardi, autunnale (se il Governo gialloverde sopravvive al test elettorale).

Chiudo questo breve excursus con la selva di “no” che hanno da sempre accompagnato (si potrebbe dire costituito) la linea politica dei pentastellati: no vax, no trivelle, no xylella, no Tap, no Tav, no Qui, Quo e Qua; in pratica, la pulsione del Nimby elevata a sistema.

Da sinistra: Qui, Qua e Quo

Una volta arrivati al Governo, però, bisogna fare i conti con la realtà e con le conseguenze di tutti quei “no”.
Il venire a più miti consigli ha come contropartita l’accusa di tradimento che alcuni dei militanti più fedeli e ortodossi (educati al no senza se e senza ma) non possono che sollevare coerentemente (almeno quelli che conoscono il significato di questa parola).
E allora ecco che si difende la linea del Piave della Tav, con il ministero di Toninelli (persona dalla proverbiale indipendenza di giudizio) che fa trapelare notizie di esito assolutamente negativo dell’analisi costi-benefici; analisi, guarda a volte il caso, elaborata dal “comitato dei saggi” nominato dal ministero stesso (tutti pregiudizialmente e notoriamente contrari alla Tav, salvo uno solo, a rappresentare la classica foglia di fico).

Foglia di fico

Annunci che però non vengono seguiti dai dettagli dell’analisi stessa, affinché si rimanga sul generico e ci si schieri per pregiudizi ideologici.
Che poi i numeri sono maledetti: se li hai tirati per la giacchetta va a finire che si vede; queste valutazioni, se costruite per portare al risultato voluto, corrono infatti il rischio di avere le gambette corte e di essere facilmente confutate.

Esempio di gambette corte

È con un principio di colite che mi tocca concordare col Vicepremier cattivo, quando ricorda che nel famoso “contratto” si sospendeva il giudizio sulla Tav in attesa dell’esito dell’analisi costi-benefici e che ora è arrivato il momento di confrontarsi su quei risultati senza tabù.
Pensare che l’entusiasta dichiarazione dell’ineffabile Ministro Toninelli (che ha anche precisato di non essere interessato ad andare a Lione, neppure in autobus) di esito largamente negativo della fantomatica analisi sia sufficiente a chiudere la partita, come se si trattasse di un’autodichiarazione al catasto, ribadisce ancora una volta l’assoluta inadeguatezza di certi personaggi assurti a sorpresa (anche loro stessa) a ruoli di responsabilità nel governo del Paese. 

È tempo di dare la luce verde al giudizio del pubblico, come accadeva nella Corrida: pentole coi mestoli, trombette, campanacci, fischietti… tutto fa brodo, per far capire a quelle persone (in)capaci di tutto che non se ne può più.

Tanto il vostro Erasmo dal Kurdistan vi doveva, senza nulla a pretendere.



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