Turbamenti

Alzi la mano chi non si è mai sentito turbato.
Ad alcune persone sensibili può accadere con una certa frequenza, mentre i più “tosti” si impegnano a non darlo a vedere.
Pensiamo ai turbamenti amorosi, che spesso si portano a complemento il tarlo della gelosia.
Ma anche chi si atteggiasse a “uomo (o donna) di mondo” difficilmente non sarebbe turbato se scoprisse il partner in atteggiamenti inequivocabili con un’altra persona.

Un tramonto, un viso amico, il trillo di una risata, un panorama, una frase, due occhi intensi, una voce, il primo incontro, una vertigine… sono molteplici le situazioni che ci espongono al turbamento.
Certo, anche in negativo: una scortesia, atteggiamenti minacciosi, prepotenza, violenza (anche solo verbale), auto incastrata in parcheggio dal solito furbo in doppia fila…

E poi arriva il giorno in cui uno stato d’animo diventa penalmente rilevante.
Perché il “grave turbamento” giustifica un potenziale eccesso di legittima difesa e, nella versione “tempesta emotiva”, assume il ruolo di attenuante in quello che una volta veniva chiamato “delitto passionale”.

Diventa allora essenziale stabilire quando il turbamento può essere qualificato come “grave”.
Al fine di disporre di un elemento dirimente per arrivare ad una giustizia più giusta e certa, un gruppo di scienziati (ingegneri, elettrotecnici, fisici, psichiatri, idraulici e imbianchini) ha lanciato il progetto per la realizzazione del Turbamentometro.
Si tratta di un sistema scientifico (e quindi oggettivo) di misurazione del grado di turbamento di una persona associato a determinati eventi standard. Già i primi studi hanno suggerito di limitarsi a prevedere una scala di misurazione a tre valori: lieve, medio e grave, che andarci di fino non serve a nessuno. 

Non appena l’indispensabile macchinario verrà testato e omologato dal Ministero di Grazia e Giustizia, ciascun bravo cittadino in possesso di armi, di qualunque tipo e comunque detenute, potrà farsi certificare il suo “stato di grave turbamento a prescindere”, da utilizzarsi alla bisogna.
Ad esempio, potrà esporre un cartello sull’ingresso di casa con copia della certificazione, acciocché l’eventuale malintenzionato conosca il rischio che corre nel violare l’altrui proprietà: dietro quella porta lo attende una persona con licenza di uccidere, proprio come James Bond.
Con buona pace del caro vecchio Cesare Beccaria.

Il problema è che la corsa al riarmo, come insegna la storia, provoca escalation difficilmente controllabili: anche il semplice topo di appartamento potrebbe dotarsi di un arsenale personale per la difesa, ancorché illegittima, della sua stessa vita.
Questa situazione, come si può facilmente intuire, è gravida di potenziali effetti indesiderati, soprattutto per quei cittadini che dovessero rivelarsi immuni dalla psicosi collettiva della giustizia fai da te e quindi scegliere di non armarsi.
Perché, come disse il saggio Clint Eastwood:

quando un uomo con la pistola incontra un uomo senza pistola, l’uomo senza pistola è un uomo morto”.

Ecco allora che se il pacifico signor Bertelli, sentendo rumori in cucina, lì si recasse a braccia alzate, intenzionato a dialogare col furfante per riportarlo sulla retta via, correrebbe il serio rischio di trovarsi impallinato da un adolescente terrorizzato, già equiparato a Pablo Escobar dalla nuova legge sulla lotta al narcotraffico per il suo vizietto di farsi le canne, che non ci sta proprio all’idea di beccarsi una schioppettata da un impiegato del catasto di mezza età con la panzetta.
Una questione di dignità.

Pablo Emilio Escobar, uno dei più noti e ricchi trafficanti di cocaina e marijuana della storia.

Probabilmente il Turbamentometro, se venisse ripetuta la prova a canna ancora fumante, andrebbe fuori scala nel malaugurato caso in cui un padre sparasse al figlio rincasato troppo tardi, senza avvisare; oppure al figlio del vicino che scavalca la rete di recinzione per recuperare il pallone. 
Eccesso di turbamento come attenuante assoluta o come conseguenza di un’azione scellerata dagli effetti irrimediabilmente nefasti?

È certo comunque che la nuova normativa sulla legittima difesa ha trovato fin da subito entusiasti sostenitori, non solo tra i maniaci intossicati dai cattivi pensieri, ma soprattutto tra i cumenda produttori di armi nell’operoso nord-ovest.
Già fiore all’occhiello del made in Italy nel mondo, con quei piccoli gioiellini che sono le mine antiuomo e con le forniture di armi a polizia e forze armate dei Paesi amici (senza però discriminare i nemici, a conferma di quanto si dice sull’odore dei soldi), gli armigeri hanno già iniziato i festeggiamenti, con colpi sparati in aria (o contro il primo immigrato che passa), per i nuovi record di fatturato sul mercato interno.

La mina antiuomo “Valmara 69” della Valsella, un fiore all’occhiello del Made in Italy nel mondo

Più efficaci della famigerata NRA (la National Rifle Association, lobby americana delle armi e grande sponsor dell’elezione di Trump), i nostri capitani dell’industria della morte hanno trovato nel Vicepremier con delega alla Paura l’interlocutore ideale, al quale non faranno mai mancare il proprio sostegno.
Se questo sostegno riuscisse anche ad agevolare la restituzione dei famosi 49 milioni fatti sparire nel nulla (soldi del contribuente, ricordiamolo) forse non tutto il male verrebbe per nuocere.

L’apertura dei nuovi mercati di beni di consumo per la sicurezza sembrerebbe la risposta migliore che i nuovi governanti sanno dare alla stagnazione economica.
Dai classici sacchetti di sabbia ai cavalli di frisia, la difesa passiva si arricchisce di un nuovo articolo: il giubbotto antiproiettile da notte.

Ingentilito dalla foderatura felpata, disponibile in vari colori e fantasie (orsacchiotti, cuoricini, luna e stelle o gattini), nei modelli migliori presenta una notevole riduzione degli spigoli e delle superfici rigide, per ridurre l’inevitabile disturbo del sonno; in abbinamento, simpatiche papaline in kevlar, complete di pon-pon ninja.
Intanto anche gli antifurti si modernizzano e, all’usuale modalità di allarme con chiamata di soccorso, si aggiungono elementi più “attivi”: elettrificazione ad alto voltaggio delle maniglie delle porte, trappole a pressione o a inciampo da guerriglia, piccole cariche esplosive azionate da cellule fotoelettriche, fino all’elegante ghigliottina wifi da finestra.

Dimenticare però di aver attivato uno di questi pregevoli strumenti di legittima difesa potrebbe causare esiti definitivi.

Insomma, non c’è limite alla fantasia, quando si tratta di difendere la proprietà. Anche se le statistiche su questo tipo di reati sono in calo da qualche anno. Ma la realtà conta meno di niente, quando si tratta di scatenare psicosi che portano consenso.

E allora, buona guerra a tutti.

Tanto il vostro Erasmo dal Kurdistan vi doveva, senza nulla a pretendere.

Erasmo dal Kurdistan è persona mutevole, con una spiccata tendenza alla tuttologia.
Vorrebbe affrontare la vita con leggerezza e ironia, ma raramente riesce a mantener fede a un impegno così arduo.
Scioccamente convinto di avere qualche dote letteraria (molto) nascosta, si prodiga nel vano tentativo di esternarla, con evidente scarsa fortuna.
Maniaco dell’editing e dell’interpunzione, segue un insano culto del punto e virgola (per tacere delle parentesi e delle amate virgole).
Tenta di tenere a bada una innata tendenza didascalica e quasi pedagogica pigiando sul pedale della satira di costume, ottenendo di comico solo il suo pio tentativo.
Il più delle volte si limita ad imbastire dimenticabili pipponi infarciti di luoghi comuni.



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