Vita errabonda e fine misteriosa di mister Poe

                         

Edgar Allan Poe venne trovato delirante e in fin di vita a Baltimora il 3 ottobre del 1849, dopo diversi giorni in cui se ne erano perse le tracce.
Il 7 ottobre morì senza aver mai riacquistato pienamente coscienza.
Aveva solo quarant’anni e nella sua vita aveva sperimentato una serie di dolori capaci di piegare anche l’uomo più forte della terra.
Al funerale di Poe parteciparono meno di dieci persone: lo scrittore ormai era completamente solo e lontano da tutti, al punto che non si riuscirono a chiarire neppure le circostanze della sua morte.

L’unica cosa certa è che fu ritrovato in una città che non era quella nella quale avrebbe dovuto trovarsi.
Lo scrittore infatti stava andando a Philadelphia per una questione editoriale, ma fu visto invece a Baltimora nei pressi di un seggio elettorale durante le elezioni locali.
Pressoché incosciente, nel suo delirio continuava a ripetere ossessivamente il nome di un uomo: “Reynolds”, un riferimento che non si è mai potuto chiarire.

Tante ipotesi erano e sono ancor oggi possibili.

Edgar nacque il 19 gennaio 1809 a Boston, da David Poe, di origini irlandesi, e da Elizabeth Arnold, attori girovaghi di modeste condizioni.

Il padre abbandonò la famiglia quando Edgar era ancora piccolo, e quando dopo poco morì la madre, il bambino venne adottato in modo non ufficiale da John Allan, ricco mercante di origini scozzesi della Virginia, che commerciava una discreta varietà di prodotti tra cui il tabacco, stoffa, grano, pietra e schiavi.

Da questa sorta di adozione venne l’aggiunta del cognome Allan a quello suo originale.

Nel 1815 la famiglia Allan, insieme a Edgar, si trasferì in Gran Bretagna dove Poe frequentò per un breve periodo la scuola di grammatica presso Irvine, in Scozia, paese natale di John Allan, prima di ricongiungersi alla famiglia a Londra nel 1816.
Qui studiò in un collegio a Chelsea fino all’estate del 1817, poi proseguì la carriera scolastica presso la Manor House School del reverendo Bransby a Stoke Newington, a nord di Londra.

Da bambino rivelò un’eccezionale memoria.
La sua inclinazione esuberante per le rime gli valse presso i contemporanei l’appellativo di “jingle-man”, coniato dal grande poeta Emerson.
La sua esagerata passione per musica e poesia forse fu causa di uno squilibrio del sistema nervoso e della fragilità della sua esile fibra: a tal proposito, scrisse:

“Nella mia infanzia mostrai di avere ereditato questi caratteri di famiglia; discendo da una razza che si è sempre distinta per immaginazione e temperamento facilmente eccitabile…”

Edgar Allan Poe

A un certo punto la famiglia adottiva decise di tornare a Richmond negli Usa, nel 1820.

Nel 1826 si iscrisse all’università della Virginia dove però cominciò ad affiancare agli studi il gioco d’azzardo.

Essendosi indebitato in maniera inusitata, il patrigno si rifiutò di pagare al suo posto le somme dovute, obbligandolo inevitabilmente ad abbandonare gli studi e a cercarsi un lavoro per far fronte alle numerose spese e ai debiti da lui contratti giocando.

Da quel momento iniziarono fra lui e Allan delle incomprensioni tali da spingere il futuro scrittore ad abbandonare la casa per raggiungere Boston, e da lì arruolarsi nell’esercito.
Già attivo nello scrivere, nel 1827, pubblicò “Tamerlane and other poems”, firmandosi semplicemente “un bostoniano”, lavoro ispirato dal dramma di Marlowe.

Lasciò l’esercito due anni dopo nel 1829, anno in cui pubblicò il suo secondo libro, “Al Araaf, Tamerlano e poemi minori”.
Per qualche tempo si trasferì poi presso dei parenti a Baltimora.

Se anche oggi è difficile per un autore vivere solo di scrittura, nel pieno del XIX secolo la situazione era indubbiamente peggiore: l’assenza di una legge sul diritto d’autore costringeva gli scrittori a vendere la propria opera al migliore offerente, senza nemmeno avere il diritto di guadagnare una percentuale sulle copie vendute.

Edgar Allan Poe, quindi, nel corso della sua vita restò spesso senza un soldo in tasca, nonostante la qualità e la peculiarità delle sue opere gli conferissero una discreta celebrità.

Non a caso lo scrittore era conosciuto principalmente per la sua attività di critico, un critico talmente spietato e obiettivo da arrivare a stroncare persino una raccolta di poesie a cui aveva partecipato in prima persona inviando alcuni testi.
Fu parimenti editore e redattore scrupoloso per diversi periodici letterari.

Nel 1830 si iscrisse all’accademia militare di West Point, facendosi espellere quasi subito per aver disobbedito agli ordini e per aver tenuto una condotta tutt’altro che esemplare.

In questi anni Poe continuò a scrivere e nel 1832 arrivarono i primi successi come scrittore, riconoscimenti che, nel 1835, lo portarono ad ottenere la direzione del “Southern Literary Messenger” di Richmond.
Malgrado ciò fu licenziato nel giro di poche settimane in quanto sorpreso ubriaco dal proprietario del giornale.

In una lettera del settembre 1835, inviata a John Pendleton Kennedy, uno dei suoi pochi ammiratori, scrisse:

‘Sono in uno stato depressivo spirituale mai fino a ora avvertito. Mi sforzo invano sotto questa malinconia e credetemi, quando Vi dico che malgrado il miglioramento della mia condizione mi vedo sempre miserabile. Consolatemi Voi che lo potete e abbiate di me pietà perché io soffro in questa depressione di spirito che se prolungata, mi rovinerà…

Poco dopo, all’età di 27 anni, Edgar sposò sua cugina Virginia Clemm, non ancora quindicenne.
Fu questo un periodo nel quale pubblicò innumerevoli articoli, racconti e poesie, senza però ottenere mai dei guadagni che gli potessero dare, ora che era anche sposato, una sufficiente tranquillità economica e psicologica.

Virginia Clemm ed Edgar Allan Poe

Tra il 1837 e il 1838 scrisse “Storia di Arthur Gordon Pym”, romanzo che venne subito pubblicato ma che gli fruttò economicamente poco e niente.

In cerca di miglior fortuna decise infine di trasferirsi con la moglie a New York.

Dal 1939 al 1940 fu redattore del “Gentleman’s magazine”, contemporaneamente uscivano i suoi “Tales of the grotesque and arabesque”, che gli procurarono una fama notevole: solo quella, s’intende, i soldi che ne ricavò furono, come al solito, pochi.

Due anni più tardi le cattive condizioni di salute della moglie Virginia e le difficoltà lavorative, lo portarono con sempre maggior accanimento ad attaccarsi alla bottiglia e nonostante la pubblicazione di nuovi racconti, le sue condizioni economiche diventavano sempre più precarie.

In casa si risparmiava su tutto, dal cibo alla luce, fino al riscaldamento, tanto che la moglie, malata di tisi, per ottenere un po’ di calore corporeo teneva ininterrottamente in braccio la loro gatta, scherzosamente chiamata ‘Cat-terina’.

Le cose sembrarono migliorare quando nel 1845 Poe diventò prima redattore e poi proprietario del “Broadway Journal”.

La nuova reputazione raggiunta venne tuttavia compromessa da false accuse di plagio, che portarono Edgar verso una profonda depressione. Questo stato d’animo, unito alle consuete difficoltà economiche, lo portarono a cessare le pubblicazioni del suo giornale.

Trasferitosi a Fordham, seriamente malato ed in condizioni di povertà, continuò a pubblicare articoli e racconti pur non ottenendo mai una fama duratura in patria
Il suo nome invece cominciò a farsi notare in Europa, soprattutto in Francia, trovando in Baudelaire un esaltato ammiratore.

Il cottage di Poe a Fordham, New York

Nel 1847 la morte di Virginia segnò una pesante ricaduta della salute di Poe: l’estrema povertà in cui viveva lo costrinse addirittura a usare le lenzuola del corredo matrimoniale di Virginia come sudario per la moglie stessa.

La sua dedizione all’alcolismo raggiunse presto il punto di non ritorno, quel limite che, una volta varcato, lo portò, come abbiamo già detto, alla morte nell’ottobre 1849, anche se mai si è potuto accertare di cosa effettivamente Poe sia morto.

Pochi giorni prima, infatti, era stato visto aggirarsi in stato confusionale e con un pessimo aspetto fra i pub di Baltimora.

Delirante, indossava abiti logori, chiaramente non suoi, proprio lui che per tutta la vita, nonostante le gravi ristrettezze, si era sempre impegnato ad apparire impeccabile.
Raccolto da qualcuno, Poe fu condotto in un ospedale dove morì di lì a poco.

La causa della sua morte sarà oggetto di tante ipotesi, anche perché tutti i documenti ospedalieri andarono perduti.
Ci fu chi parlò di colera, chi di rabbia, ma anche di suicidio, visto che solo l’anno prima era stato salvato da un’overdose di laudano.
La causa che i medici ritennero più probabile fu l’abuso d’alcool.

Secondo alcuni studiosi di oggi lo scrittore sarebbe stato probabilmente vittima del “cooping”, un tipo di frode elettorale molto in voga all’epoca.

Consisteva in questo: agenti elettorali organizzati in vere e proprie bande rapivano delle persone non residenti e dopo averle drogate con narcotici mescolati ad alcol, le portavano in giro nei diversi seggi elettorali, facendoli votare più volte.
Una volta utilizzati così, e prima che fosse smaltita la sbronza, queste persone venivano abbandonate per strada.

Edgar Allan Poe, così per molti è passato alla storia come un alcolizzato e un consumatore abituale di droghe, anche se questo aspetto riguardò forse solo i suoi ultimissimi anni di vita.

La nomea di maledetto con cui Poe è passato alla storia, venne curiosamente ingigantita niente meno che dal suo esecutore letterario: Rufus Griswold.

Questi era un critico ed editore con cui Poe ebbe una lunga storia di dissapori, il quale, all’indomani della morte dello scrittore, scrisse un necrologio al veleno, con l’intento di infangarne la memoria, più che quello di commemorarlo.

Ma come molti maledetti, in fondo, Edgar era solamente un uomo terribilmente infelice e ormai solo.
Fu lui, comunque, lo scrittore americano che per primo sondò gli abissi della mente e dell’animo umano.

Se guarderai a lungo nell’abisso anche l’abisso vorrà guardare in te!”

Lino Predel non è un latinense, è piuttosto un prodotto di importazione essendo nato ad Arcetri in Toscana il 30 febbraio 1960 da genitori parte toscani e parte nopei.
Fin da giovane ha dimostrato un estremo interesse per la storia, spinto al punto di laurearsi in scienze matematiche.
E’ felicemente sposato anche se la di lui consorte non è a conoscenza del fatto e rimane ferma nella sua convinzione che lui sia l’addetto alle riparazioni condominiali.
Fisicamente è il tipico italiano: basso e tarchiatello, ma biondo di capelli con occhi cerulei, ereditati da suo nonno che lavorava alla Cirio come schiaffeggiatore di pomodori ancora verdi.
Ama gli sport che necessitano di una forte tempra atletica come il rugby, l’hockey, il biliardo a 3 palle e gli scacchi.
Odia collezionare qualsiasi cosa, anche se da piccolo in verità accumulava mollette da stenditura. Quella collezione, però, si arenò per via delle rimostranze materne.
Ha avuto in cura vari psicologi che per anni hanno tentato inutilmente di raccapezzarsi su di lui.
Ama i ciccioli, il salame felino e l’orata solo se è certo che sia figlia unica.
Lo scrittore preferito è Sveva Modignani e il regista/attore di cui non perderebbe mai un film è Vincenzo Salemme.
Forsennato bevitore di caffè e fumatore pentito, ha pochissimi amici cui concede di sopportarlo. Conosce Lallo da un po’ di tempo al punto di ricordargli di portare con sé sempre le mentine…
Crede nella vita dopo la morte tranne che in certi stati dell’Asia, ama gli animali, generalmente ricambiato, ha giusto qualche problemino con i rinoceronti.


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