Il gatto Mozart e il divertimento k.287

Parlare di musica di intrattenimento secondo le nostre attuali concezioni è riduttivo. sarebbe più corretto parlare di musica scritta per determinate occasioni.
Tutto questo non frenò mai autori come Haydn e Mozart che di questo genere fecero una palestra sperimentale per i lavori sinfonici e cameristici che avrebbero scritto negli anni.

Il termine “Divertimento” era un titolo, generale e polivalente, che nel Settecento descriveva un genere musicale privo di una forma prestabilita, comprendente un numero variabile di brani di carattere brillante, distinti da semplicità di scrittura e da una certa piacevolezza melodica.
Come altre forme analoghe: Serenata, Cassazione, Partita, Finalmusik, Nachtmusik, quel tipo di composizioni era destinato all’intrattenimento dell’ascoltatore, senza per questo sminuire la dignità artistica del brano.

Franz Joseph Haydn

Il termine era molto in uso in Austria: Franz Joseph Haydn lo impiegò con disinvoltura per oltre 150 composizioni, mentre Mozart ne fece un uso più particolareggiato.
la maggior parte dei suoi Divertimenti furono creati per occasioni specifiche, celebrazioni private che si svolgevano spesso all’aria aperta, come nel caso delle Serenate itineranti per strumenti a fiato (le Harmoniemusik) degli anni viennesi.
A volte il musicista si riferiva agli stessi brani come a delle “Cassazioni”, parola che sembra derivare da Gasse e dall’espressione dialettale Gassatim gehen: “andare per le viuzze”.

Wolfgang Amadeus Mozart

Contrariamente alle sue serenate orchestrali, i divertimenti da camera di Mozart non ebbero ufficialmente il titolo di “Nachtmusik”, ma vennero citati in tal modo varie volte dal compositore e da suo padre nella loro corrispondenza.
Fu così che Leopold Mozart chiamò i due Divertimenti K.247 e 287 la “Lodronische Nachtmusik”.

Mozart scrisse questi due pezzi su richiesta della contessa Antonia Lodron di Salisburgo per il suo onomastico, che fu festeggiato lo stesso il 13 giugno, in modo che non ci fosse nulla che potesse ostacolare uno spettacolo all’aperto.
Si trattava di opere veramente principesche, che nella loro formazione (archi e corni) e la struttura in sei parti seguivano la tradizione dei divertimenti austriaci.

Nel corso degli anni Settanta del XVIII secolo, la produzione di Mozart assunse tali specifiche sfaccettature da rendere in pratica impossibile una trattazione dettagliata sui generi serenata e divertimento: la prima forma musicale acquistò comunque con lui suggestioni sinfoniche sempre più spiccate, unite a caratteristiche concertanti.
Da alcune di esse Mozart tirerà, infatti fuori delle sinfonie vere e proprie; della seconda forma, il divertimento, accentuò invece i caratteri più cameristici e intimisti, frutto di una scrittura raffinatissima e di una debordante fantasia.

Dopo aver prodotto negli anni 1773 e ’74 alcuni dei suoi capolavori nel campo della Sinfonia (con le K. 183, 200, 201 e 202), Mozart, quasi avesse coscienza del risultato conseguito, lasciò riposare le opere di questo genere per circa quattro anni, una durata enorme di tempo nella breve vita di Mozart.  

Symphony N°25 KV 183 W A Mozart Mozarteum Salzbourg Orchestra

In questo periodo, trascorso a Salisburgo, si intensificarono le richieste di musiche d’occasione e Mozart compose quindi una quantità cospicua di Divertimenti, Cassazioni e Serenate, prima che il viaggio a Parigi, da lui fatto tra il 1777 e il 1778, lo riportasse al genere sinfonico più impegnativo.

Prima di questa svolta tuttavia Mozart, come era sua abitudine, portò alla perfezione il genere al quale stava lavorando, in questo caso quello della musica di intrattenimento, agendo all’interno stesso del genere, accettandone limiti, ma, rimanendovi dentro, trasfigurandoli in valori d’arte assoluti. 

Così con quattro lavori: K. 247, 251, 287 e 334, concepiti come Divertimenti, Mozart toccò una vetta che superava in bellezza ed in profondità di risultato, non poche Sinfonie precedenti e successive. 

Nell’angusto ambiente di Salisburgo era bastato il passaggio di una celebre concertista di pianoforte, M.lle Jeunehomme, perchè a Mozart si accendesse la fantasia, portandolo a creare, nel gennaio 1777, quel capolavoro che è il “Concerto per pianoforte e orchestra K. 271”, che ha al centro un Andantino in do minore che resta una delle pagine più cariche di drammaticità tra quelle scritte fino ad allora dal compositore. 

Mozart – Piano Concerto K 271 “Jeunehomme” – Sviatoslav Richter – Lorin Maazel – ORTF (1966)

Nello stesso periodo Mozart compose una coppia di opere: il “Divertimento K.287” e quello K.247, composto, come già detto, per festeggiare l’onomastico della contessa Maria Antonia Lodron, amica di famiglia, membro dell’aristocrazia di Salisburgo e, soprattutto, sorella dell’arcivescovo Hyeronimus Colloredo, che era anche il datore di lavoro dei due Mozart. 

Hieronymus Joseph Franz de Paula Colloredo von Wallsee und Mels

Dedicò inoltre alla contessa e alla sua famiglia il “Concerto per tre pianoforti, K.242”, in modo che ella potesse esibirsi con le sue due figlie, entrambe allieve di Mozart. 

I due divertimenti sono identici nella struttura ma la differenza principale tra essi è la dimensione, per via dei temi estesi e del movimento di variazione, presenti nel secondo lavoro, il k.287, che figurano in esso al posto dell’andante più breve che figura nel primo divertimento, il k.247.

Qualcosa dell’ampiezza di concezione che aveva il Concerto, passò nel Divertimento K. 287 che gli storici assegnano senza dubbi al giugno di quello stesso anno 1777.

La seconda Lodronische Nachtmusik è composta per un organico di soli archi più due corni.
In essa la scrittura si fa più trasparente: mentre si accentua la parte solistica del primo violino, nello stesso tempo però si definisce anche il ruolo degli altri strumenti ad arco che, se nei minuetti hanno una mera funzione di accompagnamento, negli altri movimenti realizzano una scrittura espressiva e fantasiosa che richiama la musica per quartetto d’archi.

Mozart – Divertimento in B-flat major, K.287 Vienna Chamber Ensemble

Si noti, a tal proposito, la sesta variazione dell’Andante, con la sua luminosa rete sonora in cui vi è completa interdipendenza tra le parti e nel quarto movimento, l’adagio, in cui il disegno palpitante delle viole getta un’ombra inquieta sul sereno secondo tema del movimento. 

L’altissimo pathos dell’Andante, con variazioni, che raggiungono l’acme strada facendo, determina inoltre una sorta di continuità melodica e armonica del pezzo, e a quel punto è sufficiente l’improvviso scarto del violino dal registro grave a quello acuto, per dischiudere nuovi orizzonti espressivi ai temi al di ogni possibile previsione dell’ascoltatore. Questo andante, che è perciò un unicum, contiene passaggi misteriosi e piuttosto pensierosi e termina in modo interrogativo, sottovoce.    

 Il manoscritto del lavoro, conservato a Berlino, reca l’indicazione Divertimento a 6 Stromenti; si tratta in pratica di un quartetto d’archi (violini primi e secondi, viole e bassi) e una coppia di corni, questi ultimi non sono in posizione di sudditanza ma si integrano agli archi soprattutto per necessità espressiva. 

Wyzewa e Saint-Foix nella loro monografia mozartiana indicano per quest’opera una fonte precisa d’ispirazione: un “Divertimento in si bemolle per quintetto d’archi” di Michael Haydn, fratello del grande Joseph, il maggior musicista che Mozart potesse incontrare a Salisburgo, un brano composto intorno al 1776

Mozart

Il confronto minuzioso che i due studiosi sviluppano tra i due lavori è illuminante per constatare la prodigiosa facoltà di assorbimento di Mozart: pur nella rispondenza di molti particolari formali, non sussistono infatti dubbi sulla vitalità autonoma e sullo stile inconfondibile del lavoro mozartiano.

Per i due musicologi

quest’opera appartiene ai capolavori più squisiti del salisburghese, con il suo mèlange incomparabile tra la passione giovanile e una elaborazione musicale di infinita bellezza e sapienza”.

Anche per Massimo Mila:

opere come queste non riescono più a contenersi nei limiti dello stile galante: la perfezione cristallina ormai raggiunta in questo genere di musica si rompe per una improvvisa estensione dell’orizzonte artistico”.

Questa volta Mozart ricorre a un canto popolare per il tema variato del secondo tempo: “Heissa, hurtig, ich bin Hans” (Heissa, svelta, sono Hans!) come ricorrerà ad un altro, famoso allora, nell’ultimo movimento: “Die Bauerin hat die Katze verlor’n” (la contadina ha perduto il gatto).
Non per questo Mozart indulge, nè mai lo farà, a melensaggini folcloristiche.

Il ricorso a questi temi ha una funzione espressiva, ma anche l’intento criptico di comunicare qualcosa ai suoi ascoltatori, un pubblico che avrà senz’altro sorriso riconoscendo i due canti, soprattutto il secondo.
La Bauerin però che gira nei giardini del palazzo Lodron e ha perduto il suo gatto non porta affatto gli zoccoli campagnoli, ma porta le eleganti vesti e scarpine delle dame settecentesche.

Proprio in quei giorni Mozart e il padre iniziarono a progettare un tour a Mannheim e a Parigi, tanto che Leopold presentò al vescovo Colloredo una domanda di licenza temporanea: era un obbligo per padre e figlio perché, dopotutto, i musicisti erano pur sempre poco più che dei semplici servitori.

Mozart suona il pianoforte accompagnato dal padre e dalla sorella

Viene da domandarsi se non fu un atto di cosciente malizia l’introduzione del tema del gatto nel finale del divertimento: chi se non Wolfgang voleva così tanto sentirsi perduto agli occhi della sua patria ingrata, che non sopportava più, e rendersi introvabile a tutti scappando via lontano!

L’ampiezza strutturale e tematica propria del “Concerto K. 287” trova ancora applicazione nel primo movimento del Divertimento, con l’introduzione di otto battute, movimento che fa un po’ da cappello, tanto che solo dopo di esso vengono enunciati i due temi principali.

Segue subito dopo il Tema con sei variazioni.
La prima di esse è quasi un a solo del primo violino, nella seconda lo strumento viene scortato dal secondo violino e dalla viola; la terza ha per protagonisti i corni.
la quarta variazione contempla un gioco imitativo dei due violini con la viola; nella quinta il tema è sottoposto a una trasformazione melodica. Nell’ultima di queste variazioni il primo violino riprende con forza l’iniziativa. 

Il primo Minuetto, secondo Wyzewa e Saint-Foix,

è forse la parte più sublime di tutta quest’opera perfetta. L’incanto leggero e sottile del ritmo di danza nel minuetto, dell’introduzione nel trio, delle modulazioni in sol minore, con la misteriosa espressione d’inquietudine nervosa e appassionata che questo tono ha in Mozart, pongono questi brani al livello dei minuetti dei capolavori sinfonici del 1774”.

Mozart: Divertimento No.15 In B Flat Major, K.287 – 3. Menuetto

Nell’Adagio seguente i corni tacciono perchè con l’uniformità di timbro si accentui l’interesse sul canto che il primo violino sviluppa indisturbato. 

Mozart: Divertimento No.15 In B Flat Major, K.287 – 4. Adagio

Il secondo Minuetto fa invece ampio ricorso alla tecnica dell’eco, gioco che qui ha una funzione rilassante di diversivo prima dell’intenso e impegnativo finale.

Mozart: Divertimento No.15 In B Flat Major, K.287 – 5. Menuetto

Il recitativo strumentale che all’improvviso compare all’inizio del finale, è forse il tratto più innovativo del lavoro, anticipando di vent’anni il Beethoven di uno dei “Quartetti op.18”, il sesto per la precisione, ed è spettacolare l’intrecciarsi di questo incipit drammatico con quello che possiamo chiamare “tema del gatto”.

Gli accenti patetici dell’incipit si scaricano nell‘Allegro molto che segue, formato da due temi principali e caratterizzato da uno sviluppo che supera per estensione persino quello del primo tempo, e di una serena coda.
Il finale dunque è di natura sinfonica e suona sia lirico che drammatico e vi si respira un non so che di già romantico.

Mozart: Divertimento No.15 In B Flat Major, K.287 – 6. Andante – Allegro molto

Mozart, consapevole di aver creato qualcosa degno di esser conosciuto musicalmente in tutta Europa, soprattutto fuori dall’angusto ambito salisburghese, durante il suo soggiorno dell’anno successivo a Monaco di Baviera farà ascoltare

i due divertimenti composti per la contessa Lodron e il rondò finale del divertimento k.251 scritto per il conte von Salern, primo direttore dei concerti e dell’opera”. 

Joseph Ferdinand von Salern

Non fu l’unica riproposizione di tali lavori, che Mozart con ogni evidenza prediligeva, suonando spesso la parte virtuosistica del primo° violino:

e tutti hanno fatto tanto d’occhi… come se fossi il miglior violinista d’Europa” scrisse il geniale musicista in una lettera.

Si resta confusi da tanta perfezione, e si deve condividere qui l’entusiasmo mostrato dal musicologo Alfred Einstein che parlando dei Divertimenti k.247, k.287 e k.334 disse:

“si potrebbero chiamare semplicemente quartetti d’archi con due corni, e devono essere considerate tra le prove più pure, gaie e introverse al tempo stesso, espressioni musicali di Mozart: Vi sono taluni che rinuncerebbero a un atto intero del Lohengrin…o anche a intere sinfonie romantiche per uno solo di questi pezzi, vero paradiso perduto della musica”!

Il musicologo Alfred Einstein

Lino Predel non è un latinense, è piuttosto un prodotto di importazione essendo nato ad Arcetri in Toscana il 30 febbraio 1960 da genitori parte toscani e parte nopei.
Fin da giovane ha dimostrato un estremo interesse per la storia, spinto al punto di laurearsi in scienze matematiche.
E’ felicemente sposato anche se la di lui consorte non è a conoscenza del fatto e rimane ferma nella sua convinzione che lui sia l’addetto alle riparazioni condominiali.
Fisicamente è il tipico italiano: basso e tarchiatello, ma biondo di capelli con occhi cerulei, ereditati da suo nonno che lavorava alla Cirio come schiaffeggiatore di pomodori ancora verdi.
Ama gli sport che necessitano di una forte tempra atletica come il rugby, l’hockey, il biliardo a 3 palle e gli scacchi.
Odia collezionare qualsiasi cosa, anche se da piccolo in verità accumulava mollette da stenditura. Quella collezione, però, si arenò per via delle rimostranze materne.
Ha avuto in cura vari psicologi che per anni hanno tentato inutilmente di raccapezzarsi su di lui.
Ama i ciccioli, il salame felino e l’orata solo se è certo che sia figlia unica.
Lo scrittore preferito è Sveva Modignani e il regista/attore di cui non perderebbe mai un film è Vincenzo Salemme.
Forsennato bevitore di caffè e fumatore pentito, ha pochissimi amici cui concede di sopportarlo. Conosce Lallo da un po’ di tempo al punto di ricordargli di portare con sé sempre le mentine…
Crede nella vita dopo la morte tranne che in certi stati dell’Asia, ama gli animali, generalmente ricambiato, ha giusto qualche problemino con i rinoceronti.


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