Sailing 4, grandi manovre

Il “Complesso di Edipo” proseguiva placido la sua navigazione, anche se, in accordo col vivace moto ondoso, a bordo fluttuava qualche inquietudine
Il Professor Cervellenstein, ad esempio, allertato da Taruffi su una possibile ricaduta del suo motorista nelle vecchie e sfrenate abitudini autoerotiche, preoccupatissimo, si diede a cercarlo per ogni anfratto del suo modernissimo yacht.

La sua ricerca, e non poteva che essere quella la condotta di uno psicologo, procedeva tuttavia con una certa discrezione, per non causare sceneggiate che turbassero i suoi ospiti o mettessero troppa ansia e sensi di colpa a Mastro Pippa, una volta che si fosse visto scoperto.

Il Prof. Cervellenstein a bordo del “Complesso di Edipo”

A sentire Taruffi erano passate ore da che il più che maturo marinaio era scomparso.
Lo psicologo nel corso della sua perlustrazione, ad un certo momento passò dinanzi alla zona panoramica in cui la sua segretaria ottantenne, la vistosa Cleofe, prendeva il sole nudissima, fumando quanto il comignolo di una vaporiera.
“Ah Professore caro – lo accolse la donna con un sorriso sterminato – per caso la sta rincorrendo il fisco? Mi pare così trafelato e di passo performante!”
“Eh, giusto te Cleofe! – e Cervellenstein, esasperato, scoccò uno sguardo corrucciato alle esplicite nudità dell’anziana segretaria – mi avete mandato in fumo trent’anni di lavoro, tu e il tuo nudo integrale!
Non trovo più Mastro Pippa e sospetto che dopo averti vista, si sia appartato da qualche parte a sfogare bassi istinti sopiti per un mucchio di tempo, maledizione!
Sarà stressatissimo: per lui deve essere stato come alzare il coperchio di un sarcofago egizio e vedere la mummia sollevarsi insieme a una nuvola di polvere muffita!”.
“Che le devo dire Professore – replicò Cleofe con una nota civettuola nella voce – non si arrabbi con me per le bave di quel vecchiaccio.
Che colpa ne ho io?
Ho visto, sa, come mi guardava: mi son sentita spogliare anche se ero nuda! M’ha fatto una risonanza erotica, mi scandagliava il pancreas!

Mi fissava più o meno come il gigantesco San Bernardo di mia cugina Tersicore, Piscopo, guarda i biscotti al midollino e salvia prodotti dalla Bravodog Italia!
Concentrato e sbavacchiante: ecco lo sguardo che mi scoccava quel vecchio sporcaccione!
Si era proprio incantato, non è riuscito a muoversi per un bel pezzo, prima che io gli riscaldassi le orecchie a urli!
E’ scappato tenendosi il ferrovecchio.
D’altronde Professore, io non posso farci nulla: questo è l’effetto che ho sempre fatto agli uomini, soprattutto a quelli timidi e porci insieme…”.
“D’accordo, d’accordo, evidentemente le tue grazie mature hanno nuovamente spostato la libido del poveraccio: dai motori, dove ero riuscito brillantemente a piazzarla io, è tornata a bramare qualsiasi essere umano femminile in vena di respirare, che è appunto il luogo psichico nel quale l’hai appena ricollocata tu. Non ci voleva”.
“Professore, la sua frase potrebbe risultare offensiva: faccio ben altro che respirare, IO, come vede ho ben altri numeri, che cavolo…!!”.
“Sì, giusto, scusami tanto, ma ora ti devo lasciare, continuo a cercare”.
Contemporaneamente, ignari di tutto questo trambusto, Abdhulafiah e l’incantevole Trudy Taruffi, sdraiati su due lettini da riposo piazzati ai bordi della piscinetta, continuavano a portarsi avanti in quell’annusarsi reciproco che, se dava molto alla testa al cottissimo consulente, cominciava ad intrigare la ragazza, mai stanca di ascoltare rocambolesche storie di industria e finanza.
Lui, felice, parlava, parlava. “Ti ho mai raccontato la faccenda di Jeremiah Brioches?”:
“No, dai Abdhul, racconta”.

Trudy Taruffi

“Beh, la storia è più o meno questa.
Il nonno di Jeremiah, Alphonse Brioches, era l’erede di una stirpe di produttori e commercianti caseari che da generazioni gestivano un negozio di formaggi d’epoca ad Audruicq, nell’Alta Francia.
L’imprenditore si avvaleva della fondamentale collaborazione dell’amata moglie Charlotte.
I formaggi dei Brioches non erano roba per tutti i palati: la lunghissima stagionatura (secoli, a volte), faceva sì che il loro sapore fosse decisamente forte, come del resto il loro aspetto, dai colori inconsueti, e come l’aspro odore che emanavano, inebriante per i nasi fini degli intenditori, letale per quelli meno avvezzi a certe raffinatezze esplosive.
Il paese, piuttosto piccolo, circa tremila abitanti all’epoca dei fatti, ovvero nell’ultimo scorcio dell’Ottocento, non forniva però un plafond di clientela sufficiente a tirare avanti l’azienda.
I Brioches quindi, da secoli avevano sviluppato un commercio privilegiato con la Gran Bretagna, patria del Cheddar e dello Stilton.

Alphonse Brioches e la moglie Charlotte

Quella nazione era un luogo in cui i formaggi venivano prodotti in gran numero, ma al sapore presentavano una caratteristica terrosità che spingeva gli indigeni a provare la ricchezza pruriginosa delle creazioni francesi e ad affrontare spese ingenti per rifornirsene.
Ecco perché, non appena potevano considerare conclusa con successo la stagionatura di un loro Caprice d’Inferne o di un Roquetrestresfort, maturata in antri fondi e senza luce, ad un tasso di umidità così alto da far venire i reumi ad un branzino, quei valenti commercianti procedevano al rito dell’Exposition Nasale.
Cinque o sei forme di ciascun tipo di quei formaggi pluristagionati, venivano tirate via dalla grotta in cui avevano vissuto la loro infanzia, la maturità e la lunga e venerabile vecchiaia, per essere esposti all’aria, trasportati su una carretta nel punto più alto della collina che circondava Audruicq.
L’intera popolazione del paese trovava riparo controvento, nel dosso alle spalle dei formaggi, per evitare di essere investita e flagellata dal loro fortissimo aroma.
A quel punto il gioco dei venti faceva il resto.
Audruicq non era distante dalla costa, così, varcati a tutta birra i confini francesi, le straordinarie puzze dei formaggi, solcata la Manica a caval di vento, andavano a colonizzare le narici britanniche, dopo averne stese diverse centinaia di quelle troppo vicine al punto di primo impatto.

Il temibile Pètard de Dieu

Era una forma di marketing aereo, primordiale ma molto convincente: le donne inglesi cercavano in ogni maniera di trattenere i loro uomini, impazziti dal desiderio caseario, eccitato a morte da quelle puzze seducenti.
Alcuni, i più esagitati, si buttavano a mare e tentavano incongruamente di raggiungere a nuoto la Francia, illudendosi di poter fare ritorno in patria stando seduti su imbarcazioni essenziali, fatte di forme di formaggio legate a zattera.
Tanti affogarono in mare in quel modo col loro carico, tanto che per mesi dopo ogni evento luttuoso, si pescavano pesci che sapevano di formaggio.
Questo commercio ebbe fine al tempo dell’ultima guerra mondiale, quando la Francia occupata inalberava la bandiera del collaborazionismo, incarnato dal regime di Vichy.
Gli inglesi, sofferenti e bombardati, si fecero un punto d’onore nel boicottare i pur amatissimi caci francesi e tutti tennero fede a questo giuramento d’onore, soprattutto quelli che in cantina avevano grosse scorte di Caprice d’Inferne o di Pètard de Dieu.
Fu a quel punto che, vedendo poche chance di sopravvivenza del suo antico mestiere, Cordonbleu Brioches, figlio di Alphonse, decise di tentare la sorte emigrando in America.
Nel 1943 Cordonbleu si imbarcò sul “Tete de Zizou”, un bastimento celebre perché il suo comandante Cedric Nostradamour si dilettava a far profezie con le quali divertiva le giovani signore del ponte superiore, quello dei ricchi…”

Vita di società a bordo del “Tete de Zizou”

“Scommetto che il poverissimo Cordonbleu sul piroscafo incontrò una ragazza ricca e che, mentre la nave schivava la collezione completa degli iceberg oceanici erranti, tra loro scoppiò l’amore”, non si trattenne dal dire Trudy, ipnotizzata dalla storia.
“No, niente del genere, anche se quel disgraziato effettivamente viaggiava nella stiva, in compagnia di quattro forme dei suoi formaggi di famiglia dai quali non voleva separarsi: il Caprice d’Inferne, il Pètard de Dieu, il Roquetrestresfort ed un Camembert Toxiques.
Viaggiava da solo perché il robusto aroma che si sprigionava dal suo bagaglio aveva costretto gli uomini ammassati con lui nella stiva a cercare di sopravvivere altrove e a dormire appesi alle vele.
Quei formaggi si erano dimostrati così forti da costringere perfino i topi di bordo, scandalizzati e nauseati dal lezzo, ad un suicidio di massa.
Sbarcato a Baltimore, Brioches figlio condusse per quattro anni la dura vita dello scaricatore di porto.
Annoiatissimo, pieno di nostalgie e con la schiena a serpentina per i troppi pesi portati, si decise a levare le tende, così dalla East Coast raggiunse il Texas, stabilendosì a Midland, una delle capitali dell’estrazione del petrolio.

Il giovane Cordonbleu Brioches all’epoca del suo arrivo a Midland

Coi risparmi accumulati mise su un modesto locale di cucina francese, “L’Oignon Heureux”, “La Cipolla Felice”, intorno al quale radunò una modesta, ma affezionata clientela.
La sua cucina che secondo la tradizione di famiglia era assai aromatica e ultrasaporita, veniva penalizzata dalla posizione della città, posta accanto ai terminal della principale attività locale.
L’odore acre del petrolio impregnava ogni cosa, e questa presenza ossessiva, se da un lato contribuiva alla prosperità di Midland, dall’altro rendeva gli abitanti stessi degli scarti di lavorazione degli idrocarburi.
Cordonbleu Brioches, nonostante tutto, tenne duro col suo localino, anche se non poteva aspirare a grandi riconoscimenti materiali e morali: quel posto d’inferno, come si evinceva dalle abitudini dei suoi poco eleganti abitanti, si adattava più a rozze grigliate che ad una cucina più elaborata.
Il matrimonio con un’altra immigrata francese, Armelle Caramelle, gli portò conforto morale ed aiuto materiale, oltre, naturalmente, a fornirlo anche di un erede, Jeremiah, chiamato così per lasciargli preventivamente un’assoluta libertà di sacramentare e lamentarsi a suo piacimento.

Madame Armelle Caramelle, moglie di Cordonbleu Brioches

Nel frattempo, le quattro forme di formaggio portate da Audruicq riposavano da anni in una grotta che Cordonbleu aveva scoperto per caso, occultandone poi l’ingresso con pietre e rami.
Quell’insediamento caseario aveva immediatamente sconvolto l’ecosistema della grotta: nei giorni successivi alla messa a dimora dei caci francesi, un naturalista, se fosse stato in loco, avrebbe potuto assistere ad un fenomeno inconsueto: una processione di animali inviperiti che abbandonavano quel ricovero.
Tra queste bestiole emigranti per il puzzo, avrebbe notato scorpioni depressi, un armadillo brillo, formiche isteriche ed una lucertola cornuta che, già incazzata per le sue questioni familiari, pareva del tutto fuori di sé.

Il tempo passò veloce e Cordonbleu e Armelle si ritirarono a vita privata, trovando finalmente un po’ di tempo per coltivare le proprie passioni: Armelle imboccò la via del pugilato dilettantistico e Cordonbleu si fece notare come abilissimo ricamatore a tombolo.
A quel punto toccò al giovane Jeremiah prendere le redini del locale.
Il ragazzo, che era di temperamento meno paziente di quello di suo padre, solo per un paio di anni riuscì a tollerare che il puzzo petrolifero gli umiliasse quotidianamente i piatti.
Così, nauseato dagli odori acri e puteolenti che per ventiquattr’ore al giorno uscivano dai pozzi petroliferi, coprendo ogni altro aroma, compreso quello, amabile, dei suoi manicaretti, Jeremiah Brioches si mise in testa di sfidare l’industria estrattiva texana in un duello di lezzi.

Jeremiah Brioches

“Il prossimo 20 Agosto 1967, producendo un puzzo apocalittico, mai sentito in millenni di storia, coprirò quello arrogante del petrolio, annientandolo!”.

Questo Jeremiah proclamò alla stampa, creando un’attesa spasmodica per il giorno dell’evento, che nella fantasia dei texani venne visto come quello “del giudizio”.
George Arthur Bordellansky, un petroliere di origine polacca, scommise tre milioni di dollari di allora, che la puzza francese non ce l’avrebbe fatta contro quella idrocarburesca texana.
Naturalmente l‘ultimo dei Brioches contava sul segreto di famiglia, su quei formaggi fortissimi che tra il periodo europeo e quello americano, avevano ormai raggiunto i due secoli di stagionatura, pronti a liberare all’occorrenza un afrore insostenibile per qualsiasi naso.

Il micidiale Caprice d’Inferne

Annunciato dai titoloni dei giornali locali, venne infine il giorno del giudizio.
Era una giornata coperta, caratterizzata da un vento forte e caldo.
Una folla di persone, quasi tutta la popolazione di Midland, si accalcava intorno alla famosa collina.
I più prudenti si erano alzati la bandana su naso e bocca per proteggerli.
All’ora stabilita Jeremiah Brioches liberò l’ingresso della grotta.
L’ultima volta che suo padre lo aveva fatto, per controllare la stagionatura, molti anni prima, erano bastati pochi minuti di esposizione del luogo al fuoriuscente odore del Caprice d’Inferne e degli altri caci, per far sì che un possente cactus saguaro si mettesse a cantare “Casta diva”, la celebre aria dalla “Norma” di Vincenzo Bellini.
Quando Jeremiah, in cima alla collina spazzata dal vento bruciante, alzò le braccia, tenendo levata in alto la forma del Pètard de Dieu, come Mosè fece con le tavole della legge, successe il finimondo.

L’odore del petrolio fu cancellato all’istante e per anni ancora dalla zona.
Fu una popolazione di albini, tali infatti erano divenuti tutti quelli di Midland, quella che per giorni e giorni lavorò a riparare i danni causati dalla impressionante, biblica, piaga della Strapuzza, danni causati in massima parte dalla fuga incontrollata dei presenti, che tutto travolse.
L’unico personaggio che sopravvisse, del tutto illeso, a quell’uragano puzzolente, fu un ometto coi baffi e i dentoni sporgenti, che commentò: “Fortino, ma appetitoso l’odorino di questo formaggetto!”.
Si scoprì poi che era Stuart Stewart, un immigrato inglese, pronipote di quei clienti albionici della famiglia Brioches, che da Oltremanica facevano pazzie per i loro formaggi.
Il petroliere fu costretto a staccare l’assegno promesso e Jeremiah, divenuto di botto ricco, mise su una catena di ristoranti ed organizzò per sua madre il Primo Campionato Mondiale di Boxe per Casalinghe.”….

Il petroliere George Arthur Bordellansky

Trudy era silenziosa, solo il suo sorriso tradiva l’entusiasmo per la storia narrata da Abdhulafiah.
Qualcosa si muoveva, forse l’aria stessa che si frapponeva tra i due cominciava a farsi più leggera, ma proprio mentre l’improvviso silenzio prendeva un significato dolce, si sentì gracchiare la voce di Tressette:
“Ohèè, ciurma: qui si è aperto una specie di sgabuzzino e ne è venuto fuori quel vecchio marinaio. Correte che non si regge in piedi!”.
Cervellenstein fu il primo ad accorrere.
Aveva portato del cioccolato da far mangiare a Mastro Pippa, pensando che presumibilmente aveva fatto abuso delle sue energie.
Il vecchio stentò addirittura a masticare, borbottava piano: “Che bella donnina Professore, mi perdoni, mi perdoni”.
Poco distante dal luogo del ritrovamento di Mastro Pippa, sul volto della Signora Cleofe, stesa nuda a prender sole, si allargò un mezzo sorriso: “Sempre fatto questo agli uomini, IO”…

La signora Cleofe

Sotto il divertente pseudonimo di Lallo Tarallo si cela lo scrittore,  polemista satirico, storico della filosofia kirghiza e collezionista di barchette fatte con carta di quaderni Pigna, Lallo Tarallo.
Nato da qualche parte in un giorno di settembre a vostra scelta, si dedicò dapprima a studi classici, approfondendo soprattutto i nebulosi rapporti tra Sparta e Pontinia, poi, all’insaputa di tutti, lui stesso incluso, iniziò l’attività di scrittore.
Nel 2017, infilatoci da una muscolosa raccomandazione di uno zio piduista, entrò nella redazione del Fogliaccio Quotidiano, rimanendo però sempre pericolanti i suoi rapporti di lavoro e personali col Direttore, Ognissanti Frangiflutti.
Vinte mille difficoltà, è riuscito infine a conquistare Consuelo, una donna tanto bella da rischiarare il mondo, e a mettersi definitivamente calmo sul piano sentimentale.
Ha frequentazioni con soggetti migranti o bizzarri, o entrambe le cose, e da quando era feto è in cura con l’illustre Psicologo e clinico Samuel Cervellenstein.


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