Indagini di Proto collo per la banda Tarallo

Dopo aver appreso da Rapallo le ultime, clamorose novità sulle imprese del misterioso verniciatore, Tarallo pensò bene di andare a riferirle ad Omar Tressette, ben conoscendo il suo timore che l’imbrattatore solitario, il mirabolante fustigatore della sciatteria dell’abbigliamento estivo, potesse essere suo nipote Lisippo.
Bussò quindi alla porta della camera n°15, che oltre al grande intollerante, ospitava Abdhulafiah.

Fu appunto il suo amico, il consulente finanziario ambulante, ad aprirgli.
Oltre a pantaloni rigorosamente lunghi per non incappare in una interminabile filippica del suo compagno di stanza, e ad una sobria t shirt azzurrina, Abdhul indossava l’espressione ittica che gli si era innestata stabilmente in faccia dal giorno in cui i suoi occhi avevano incontrato le incantevoli grazie di Trudy Taruffi.

Abdhulafiah

Nulla, in quell’aria persa e melensa, ricordava più l’instancabile collettore di ghiotte anticipazioni finanziarie, le perle di saggezza ed intuito che erano state in grado di portare alcuni suoi clienti dalla condizione di pezzente biologico ad una che gli avrebbe permesso, se gli fosse girato di farlo, di dare le chiavi della propria automobile, un pezzo unico, al Sindaco di Chicago perché gliela parcheggiasse.
“Ah Lallo, giusto te – mormorò Abdhul trasognato – hai per caso visto la sorella di Taruffi? Sai con chi è in stanza?
Avremmo dovuto iscriverci ad una escursione alle Grotte del Farabutto, una serie di caverne qui intorno.
Sai, è una di quelle gite tutto compreso dove cercano di appiopparti dieci strepitosi contenitori per il radicchio, o set di coltelli per l’art food o per omicidi un po’ spettacolari, tanto affilati da fare l’aria a striscioline sottili, ma per il momento, dopo esserci sistemati in questa schif… pensione, io e Trudy non ci siamo ancora incontrati.
Eravamo senz’altro d’accordo nel partecipare a quella gita.
Pensa che in quelle grotte, nel 1991 un tizio dal temperamento originale, un astemio che pascolava armadilli, ritrovò per caso dei graffiti che, passati al vaglio degli esperti, oggi vengono considerati i primi passi nella storia delle illustrazioni pubblicitarie!
Mi hanno detto infatti che in quelle cavità ci sono disegni parietali che mostrano vari tipi di clave coi rispettivi prezzi in pietre levigate, e in un altro di quegli antri hanno ritrovato l’invito a cenare in una caverna-bettola, “Il mammuth commosso”, che secondo i paleontologi, era frequentatissima all’epoca di quelle pitture rupestri…

L’insegna rupestre de “Il Mammuth commosso”

Ma davvero non sai dirmi dove sia Trudy? ”.
Lo sguardo di Abdhul vagò liquido per l’aria.
La camera che lui e Omar occupavano, era stata riassettata sommariamente dalla solita inserviente della pensione, la gigantesca quanto stordita Desdemona, così erano rimaste in giro alcune cose che il precedente occupante di quella stanza, nella fretta di uscire, aveva dimenticato.
Sul letto vicino alla finestra Tressette, con un’aria interrogativa stampata in faccia, girava e rigirava tra le dita un libro, come se ne cercasse il verso.
Ogni tanto strabuzzava gli occhi, agitato da qualcosa che vi leggeva o vedeva.
Sembrava respinto ed attratto ad un tempo, ma continuava a rigirare senza sosta il volumetto, scrutandolo.
Tarallo si avvicinò, Tressette lo vide e, accigliatissimo, voltò il libro mettendo sotto il naso del giornalista una illustrazione e disse:
“Come accidenti si fa a pensare a posizioni del genere?
Se la facessi con mia moglie, poveretta, ci vorrebbero i pompieri per sbrogliare la matassa umana che inevitabilmente si creerebbe!
Anchilosi, artriti e cartilagini d’epoca ci muterebbero in una scultura di Tinguely: pezzi arruginiti e aggrovigliati tra loro, senza contare che se gliela proponessi, la mia signora chiamerebbe la neuro oppure il 666, il numero rosso per convocare una squadra di esorcisti di pronto intervento!”.

Tarallo capì che Omar aveva trovato in camera la copia del Kama Sutra di Eva Settedelizie, al secolo l’ex domatore di tigri Orso Maria Irsuti, testo ispiratore delle sue acrobazie erotiche col farmacista adultero di Strappoli, il Dott. Baldo Ria.
Sul margine dei fogli figuravano appunti scritti a matita, annotazioni personali del tenero domatore, cose come:
“Questa posizione è uno spettacolo: se la sciatica rimanesse sotto controllo, e le ginocchia dovessero rimettersi di botto in moto, sicuramente la proporrei a Ciccetto”.
Tarallo sbirciò l’illustrazione che aveva destato la perplessità di Tressette e nell’intimo sentì di non poter dar torto al bizzoso ometto: il disegno n° 32 mostrava infatti la cosiddetta posizione dello “Scorpione volante disarticolato”, nel quale l’uomo, volteggiandogli incontro, stando dritto su un trapezio da circo, deve raggiungere con precisione assoluta il punto G della donna mentre questa, sta in piedi su uno sgabellino giallo.
La partner, a sua volta sarà tutt’altro che passiva. Deve infatti essere completamente nuda, dando le spalle all’uomo volante e, mentre andrà scoprendo con gioia le possibilità di svago offerte dal punto G, dovrà anche essere in grado di preparare nel contempo un passabile caciucco alla livornese.

Caciucco alla livornese

“Coefficiente di difficoltà 10!– riconobbe Tarallo- non si scherza: è davvero impervia”.
Tressette apparve sempre più perplesso sulla redditività erotica della figura numero 32.
“E poi il caciucco neanche mi piace!” concluse infatti, archiviando definitivamente quella parte, a suo giudizio pericolosa, del celebre testo di ginnastica amatoria.
Lallo allora lo mise al corrente dell’ultima clamorosa azione dell’imbrattatore solitario e lo vide sobbalzare, portandosi la mano sulla testa, come a sorreggere un peso fattosi improvvisamente insostenibile.
“Dici che ne ha verniciati 22 in pochi minuti? Mio Dio, devo telefonare a Lisippo!”.
Uscì dalla stanza, veloce come una folata d’aria, mentre afferrava il cellulare per chiamare il nipote.
Tarallo e Abdhulafiah lo seguirono a ruota e attraversando il corridoio si imbatterono in Trudy Taruffi e Cleofe, che erano state sistemate nella stessa camera.
Ad Abdhul, al quale si erano piegate le gambe nel vederla, la bella Trudy apparve un po’ troppo colorita in volto: perfino nella penombra malsana del corridoio di quella sordida pensione, si notava che quell’incarnato incantevole era passato dal consueto color bianco candidissimo ad un rossore avvampante.
Questa vistosa metamorfosi della tinta nel bel volto di Trudy si doveva a qualche confidenza “tra donne” fattale da Cleofe, in vena di condividere con lei qualche pagina particolarmente pruriginosa della sua vita sentimentale: i capillari della ragazza non avevano ben retto alla descrizione dell’incontro di Cleofe a Smirne con due focosi gemelli turchi.

Trudy Taruffi

La piccola comitiva si ritrovò infine col resto della banda nella “hall”, se la si poteva chiamare così, della pensione.
Il Professor Cervellenstein, visibilmente sollevato, raccontò a tutti che aveva sentito al telefono Mastro Pippa, e lo aveva trovato felice.
Il marinaio ex onanista gli aveva confidato di essersi appena destato da un sostanzioso sogno erotico, riguardante un motore entrobordo diesel da otto/nove cavalli.
Era stata un’esperienza che a Mastro Pippa era parsa meravigliosa: si sentiva completamente appagato, soddisfatto al punto che nemmeno un techetechetè con Lina Volonghi, nel quale era incappato in tivvù, gli aveva fatto particolare effetto.
Il gruppo, impegnato in una fitta conversazione, aveva occupato le polverose e sgangherate poltrone dell’atrio e il solo Tressette percorreva i bui corridoi tentando di avere dal nipote Lisippo una confessione telefonica.
“Nonno, io sono un fan di quel tizio – gli stava spiegando l’imbalsamatore – se tu in passato fossi rimasto incastrato contro la tua volontà, in un locale dove si pratica il karaoke costiero, comprenderesti la mia stima per quell’eroe solitario!
“Ma non starai esagerando, non ti starai costruendo dei miti vuoti?”.
Così espresse la sua preoccupazione Nonno Omar, ma Lisippo fu pronto a replicare:
“Vorrei vedere te quando in una serata torrida, funestata da nugoli di zanzare, duecento persone indenni dal fardello del pensiero, ebbre e discinte, arrivano a strillare insieme “Tutto il resto è noia!”.
Ti vorrei proprio vedere: ti conosco, salteresti addosso al primo che ti capita azzanandogli il malleolo, altrochè se lo faresti!”.

Lisippo Tressette

E mentre Lisippo, pur mostrando di apprezzare le incursioni verniciatorie dell’imbrattatore, continuava a proclamarsi innocente, nella hall della pensione fece ingresso Mata, che precedeva un Ducco dall’aria scocciata.
“Vi devo raccontare qualcosa miei cari! -esordì la danzatrice olandese – qualcosa che potrebbe forse esserci utile.
Ero al supermercato a comprare una cassa di ricostituenti per Duccotto mio – il sagrestano alzò gli occhi al cielo, sbuffando – e mentre ero in fila per pagare, ascoltavo la conversazione tra le due signore che mi precedevano. Non so se ve l’ho detto, ma io sono di temperamento curioso e mi interessa tutto, davvero tutto, così ho sentito volentieri l’intero dialogo tra le due.
Non vi dirò di quando una delle due, la più giovane, mentre comprava un formaggio dall’odore potenzialmente letale disse all’altra che quell’ordigno alimentare era l’unica essenza al mondo in grado di coprire un po’ l’odore del marito, un lezzo che, secondo testimoni autorevoli, era pari a quello del Vieux Boulogne, il formaggio ritenuto il più puzzolente del mondo, che spande lo stesso odore del muflone di Cipro.

Il Vieux Boulogne, il formaggio più puzzolente del mondo

Le due signore – riprese Mata – hanno continuato così per un po’, disintegrando man mano che procedevano coi racconti dal vero, l’istituzione matrimoniale, poi quella più anziana ha confidato all’amica di ospitare in casa sua, già da tre giorni, un tipo stranissimo.
L’aveva raccattato per strada, raccontava, smarrito e vestito con una specie di armatura: sembrava un animale braccato e controllava di continuo di avere ancora la capoccia sul collo.
Lamentava anche di avere un cerchio in testa, ed in effetti sul capo gli stazionava una specie di aureola, scoppiettante di luce.
“Ma daii – ha reagito l’altra – com’è, carino ‘sto fatto? Magari questa è la volta che esci dalla tua lunga vedovanza!”
Poi le due signore, dopo avere acquistato una maschera di bellezza per gatti, sono uscite dal supermercato.
Vi dice qualcosa la descrizione che una di quelle ha fatto, del suo buffo ospite?”, concluse Mata con aria sorniona.
“Cazzo! Quello deve essere Proto!!”, urlò Abdhul, precedendo tutti gli altri .
.

Mata

Sotto il divertente pseudonimo di Lallo Tarallo si cela lo scrittore,  polemista satirico, storico della filosofia kirghiza e collezionista di barchette fatte con carta di quaderni Pigna, Lallo Tarallo.
Nato da qualche parte in un giorno di settembre a vostra scelta, si dedicò dapprima a studi classici, approfondendo soprattutto i nebulosi rapporti tra Sparta e Pontinia, poi, all’insaputa di tutti, lui stesso incluso, iniziò l’attività di scrittore.
Nel 2017, infilatoci da una muscolosa raccomandazione di uno zio piduista, entrò nella redazione del Fogliaccio Quotidiano, rimanendo però sempre pericolanti i suoi rapporti di lavoro e personali col Direttore, Ognissanti Frangiflutti.
Vinte mille difficoltà, è riuscito infine a conquistare Consuelo, una donna tanto bella da rischiarare il mondo, e a mettersi definitivamente calmo sul piano sentimentale.
Ha frequentazioni con soggetti migranti o bizzarri, o entrambe le cose, e da quando era feto è in cura con l’illustre Psicologo e clinico Samuel Cervellenstein.


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