TROTTOLA la chiocciola #3

Ciao a tutti, sono Trottola
una piccola allegra chiocciola.
All’inizio non si sa,
ma leggendo le mie storie
qualcosa di super magico
ogni volta accadrà…

La bisbetica imbavata

A Milano a Parco Sempione
qualcosa c’è che richiama l’attenzione…
Nel laghetto un dì tranquillo
or si avverte un grande strillo
È la papera dal becco verde
Che borbotta e schiuma perde

È davvero una bisbetica
che s’arrabbia ed è frenetica
Tu fai questo, tu fai quello…
Sei uno scemo, sei un pivello!
Trottola che non la può sopportare
le altre papere sente lagnare
Con le antenne l’ha captata
Deve avere una strigliata!


Col monopattino si lancia
e sul becco poi le sgancia
la sua bava trasparente.
Sembra un nulla, ma è potente
E d’un tratto per magia
La perfidia vola via

E al suo posto sai che appare?
Una papera gioviale,
generosa e solidale
Così gentile è diventata
che da tutti viene amata
Cara Trottola, sei forte…
Anche ai cattivi dai una buona sorte!

Laura Martufi nasce a Latina, è laureata in Pedagogia, in Vigilanza Scolastica, diplomata in Computer Grafica e studia Arte Terapia.
Insegna Filosofia e Scienze Umane presso il Liceo “A. Manzoni” della provincia.
Frequenta scuole di pittura, ma è in gran parte autodidatta.
L’interesse per la Filosofia, la Psicologia e la Psicoanalisi la spingono inizialmente verso il Surrealismo. Il suo ambito espressivo si estende anche alla poesia e, recentemente, alla grafica con la mostra in Photoshop DeGenere.
Ha al suo attivo oltre sessanta esposizioni tra personali e collettive, che suscitano interesse di pubblico e di critica. realizza anche illustrazioni di romanzi, fiabe e racconti di Science fiction.
Ha inteso la sua pittura un Neoromanticismo metafisico, in riferimento al bisogno di metafisica dell’uomo odierno e alla rivalutazione del sentimento e delle emozioni; attualmente la sua ricerca è più rivolta ai temi sociali, esistenziali e dell’identità di genere.
In un’epoca nichilistico-materialistico-liquida, l’arte deve sempre fare ed affermare, non rinunciando altresì al bello e quindi rifuggendo dal produrre una “non – opera”.


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