Campo Largo

di Amedeo Contifatti

La costituzione del “campo largo” progressista sembra unanimemente indicata come imprescindibile, una sorta di formula magica dal vago sapore ideologico, la panacea per superare ogni difficoltà e filare dritti verso la vittoria, o almeno provarci. Ma siamo certi che, soprattutto a livello locale, sia un abito buono per tutte le stagioni?

Le fusioni a freddo in politica non hanno mai portato grande fortuna, e qui da noi l’alleanza tra PD e LBC sembra più forzata che in altre situazioni comunque risultate fallimentari. I politici che si atteggiano a esperti crescono a pane e ipocrisia, essendo abituati a passare dagli insulti agli abbracci, o dalle promesse di fedeltà eterna ai tradimenti più efferati, senza batter ciglio (e senza vergogna). Ma per l’elettorato non è lo stesso, soprattutto in quanto ciascuno ha sofferto sulla propria pelle i torti, veri o presunti, subiti dalla sua parte politica nel corso del tempo.

Mi parrebbe fuorviante avallare l’idea che i due elettorati dei principali, ma solo potenziali, aderenti al “campo largo” per le prossime amministrative cittadine siano sommabili; probabilmente ci troviamo nel tipico caso in cui 2+2 non fa 4, ma 3 scarso. Del resto, si raccoglie quel che si semina e se per tutta la consiliatura si è esercitata un’opposizione indistinguibile da quella della destra, proporre oggi appelli alla fratellanza pare fuori tempo massimo. Per la verità c’è stato un breve periodo di tentato avvicinamento, durato il tempo che l’odore delle poltrone da agguantare ha impiegato a svanire.

E che l’ostilità sia reciproca lo si capisce chiaramente dal tormentone sulle primarie, muro di carta velina che neanche prova a mascherare l’aperta ostilità verso il primo cittadino uscente, nonché sciocco tentativo di scaricabarile dalle gambe molto corte. Anche perché di eccezioni alle primarie se ne sono contate e se ne conteranno ancora parecchie; in epoca di pandemia, poi… Ma la tentazione della botte piena con la moglie ubriaca è sempre forte in chi cerca scorciatoie con scarsa fantasia: conquistarsi l’elettorato LBC senza avere tra i piedi il suo leader.

Nel 2016, al primo turno, la somma dei consensi raccolti dai candidati a sindaco provenienti dal big bang del fu centrodestra vincente (ben 6 candidati) aveva di poco superato il 50%, parecchio di più la sommatoria dei voti di lista, persi col voto disgiunto. Tra questi, anche i voti raccolti con metodi che oggi sono al vaglio della magistratura. In ogni caso, è sui voti al candidato sindaco che si misura la vittoria o meno.

Nel 2021 una simile diaspora appare improbabile, almeno tra i tre partiti più rappresentativi. E se da un lato i consensi di Forza Italia paiono in caduta libera, anche per gli abbandoni e i cambi di casacca all’interno dello stesso gruppo consiliare, è facile prevedere una crescita della Lega, anche se l’onda lunga nazionale sembra ormai già esaurita. Pertanto, non sembra velleitaria l’idea che, correndo uniti con un candidato sindaco condiviso, la vittoria al primo turno della destra (che di centro ha ormai ben poco) possa essere alla portata, come del resto già avvenuto nei precedenti quattro appuntamenti elettorali, prima della nascita di LBC. Né appare sensato aspettarsi un altro regalo come nel 2016: le forze economiche che sostengono quello schieramento non possono permettersi di passare altri 5 anni senza referenti nell’amministrazione che li favoriscano. Concessioni e progetti di finanza a perdere (per l’amministrazione), oltre alla spregiudicatezza nell’urbanistica, sono stati il marchio di fabbrica di quello che, per i pochi beneficiari, è stato il periodo d’oro.

Di fronte a questo scenario, l’obiettivo che l’area progressista può ragionevolmente darsi è quello di raggiungere il ballottaggio. Per provarci, non servono formule magiche ma raccogliere il massimo dei consensi possibile sottraendoli al campo avverso. Differenziare le proposte elettorali aiuterebbe a dare alternative per attrarre il voto di coloro che patiscono idiosincrasie per l’uno o per l’altro dei due contendenti (LBC e PD), senza impiccarsi alle sacre formule. Sappiamo che poi il ballottaggio non è il secondo tempo della stessa partita, ma una partita nuova che si gioca su presupposti diversi, dove contano sia l’astensione sia lo “sdebitamento” già avvenuto al primo turno, con la preferenza.

Se poi si presentassero nella competizione elettorale altre forze moderate e conservatrici che non si riconoscono nel sistema che ha (mal)governato per oltre vent’anni, la possibilità di ballottaggio diventerebbe quasi certezza. Una prima avvisaglia si è già avuta con l’annunciata candidatura a sindaco di una consigliera comunale fuoriuscita da Forza Italia; solo il tempo ci dirà se possa trattarsi di una mera manovra negoziale di riposizionamento, per sondare possibili controproposte. Inoltre, da tempo si paventa il ritorno in scena, direttamente o con propri fedelissimi, del vecchio sindaco “tradito” da una trasmissione satirica; si sa che, anche con scarse possibilità di successo, si può trovare soddisfazione togliendosi un po’ di sassi dalle scarpe.

Anche i partiti minori potrebbero contribuire al raggiungimento dell’obiettivo ballottaggio, purché non vadano a ripararsi sotto l’ombrello del candidato di destra. Tra questi potrebbe ricomprendersi anche il movimento 5 stelle, il cui “marchio” ha perso gran parte del suo lustro passato e per di più, a livello locale, sconta la scarsa rappresentatività e visibilità dei suoi attivisti.

Qualora si raggiungesse l’obiettivo del ballottaggio, saranno gli elettori a indicare chi, nell’area progressista, dovrà sfidare il candidato di destra, come già avvenuto nel 2016. Il primo turno sostituirà in modo naturale le amate (da alcuni) primarie.

Insomma, a mio modo di vedere LBC e PD realizzerebbero una meritoria operazione verità chiarendo quanto prima che il loro matrimonio elettorale non si può celebrare, evitandoci lo stucchevole teatrino dell’attribuzione di colpe, semplicemente perché non esistono le condizioni base per una proficua alleanza basata sul reciproco rispetto; ma soprattutto perché, a conti fatti, neanche conviene.

Amedeo Contifatti – dietro questo nom de plume si cela un arido ragioniere con un’insana fede per i fatti e loro interazioni; un vetero-illuminista fuori tempo e fuori luogo.


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Un commento su “Campo Largo

  1. Le formule e i teoremi in politica non valgono. Meno ancora dopo l’accelerazione data dalla sconfitta di Renzi con il referendum e prima ancora dal fragoroso ingresso del M5S in parlamento e dai continui autogol della destra FDI e lega che in fatto di covid non ne hanno indovinato una nemmeno per sbaglio. Il quadro politico può cambiare improvvisamente come succede appunto da qualche anno. Che il pd si autodefinisca “progressista” mi fa molto sorridere in modo amaro vedendone la politica fino a Renzi a livello nazionale e con le due ultime maggioranze alla Pisana. Come già ho scritto, la vittoria di LBC, nel 2016, è stata originata da una serie di fatti e di situazioni che non si possono ignorare in vista delle prossime elezioni. La storia del 1993 si è ripetuta nel 2016, così come le successive elezioni del 1997 dovrebbero avere insegnato ad LBC come muoversi e quali errori non ripetere. Leggendo le dichiarazioni mi sembra che LBC trascuri sia l’uno che l’altro insegnamento. Diverso il discorso del pd che, derivando da alleanza democratica, popolari, margherita e Ds poi diventati Pd, alle elezioni di Latina non ne ha indovinata una e il quadro frammentato del partito sembra far presagire che non ci sarà facilmente un partito unito, forte e coeso nemmeno questa volta. La storia della destra insegna che, se si dovesse presentare con un unico candidato non avrà la tenuta che ha avuto solo Coletta dopo Finestra. In altre parole, qualora dovesse vincere con lo stesso schema, non riuscirà nemmeno questa volta ad arrivare a fine legislatura. A Coletta e ad LBC, questa volta, non basterà contare sugli errori degli avversari e sulle loro divisioni. Con l’attuale quadro è ipotizzabile che ci sarà un ballottaggio con i candidati che raggiungeranno il 25-30%, sicuramente non la maggioranza al primo turno. E’ per questo che, secondo me, se LBC vuole rivincere le elezioni deve puntare a come allargare gli elettori nel ballottaggio, quindi parlare a quei cittadini (di qualsiasi forza politica) che non si identificano con chi in passato poteva essere identificato come forza oggetto delle varie inchieste o semplicemente che possono essere ritenute vicine o facilitatori o cavalli di troia di queste forze

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