Il Parlamento europeo a sostegno del Next Generation UE

di Mario Leone

“Ora occorrono nuove risorse proprie per coprire le sovvenzioni ai Paesi membri”

L’Unione europea ha risposto alla crisi economica dettata dalla pandemia di Covid-19 con strumenti diversi, dal sostegno della BCE all’acquisto di titoli pubblici sul mercato secondario; l’implementazione dell’intervento a sostegno dell’occupazione con SURE; la sospensione del Patto di stabilità (che ha permesso di deviare dall’obiettivo di medio termine di rientro del deficit dei Paesi dell’unione monetaria); alla deroga sulla compartecipazione al 100% per i finanziamenti europei nei vari programmi (che ha permesso di utilizzare i residui del precedente quadro finanziario pluriennale 2014-2020).
Un’altra azione, la più imponente per mole e per linee di intervento, però, è contenuta nel programma presentato dalla Commissione europea denominato Recovery plan che contiene una novità assoluta nel quadro finanziario pluriennale del nuovo settennato 2021-2027: il Next Generation EU.

E’ stato un processo lungo e tortuoso quello che ha condotto alle conclusioni del Consiglio europeo del 21 luglio scorso, un consiglio fiume che ha definitivamente lanciato il percorso per l’approvazione di uno strumento che consentirà ai Paesi UE di avere una dotazione utile per intervenire nelle proprie esigenze nazionali con 750 miliardi di euro distribuiti in sotto programmi ausiliari alle linee di bilancio dal 2021, e con un dispositivo temporaneo eccezionale denominato Recovery and Resilience facility, con una dotazione complessiva, tra prestiti e sovvenzioni, di 672,5 miliardi di euro di cui circa 209 miliardi destinati all’Italia (127,6 miliardi di euro in prestiti e 63,8 miliardi in sovvenzioni).

Come funzionerà il meccanismo? Come verranno reperite le risorse che alimenteranno il sostegno agli stati UE?

L’ammontare dei sussidi previsti nell’ambito dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility) è diviso in due tranche, pari rispettivamente al 70 per cento e al 30 per cento del totale: la prima tranche da impegnarsi negli anni 2021 e 2022; la seconda tranche entro la fine del 2023. I Piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR degli Stati membri) potranno essere presentati alla Commissione soltanto nel momento in cui il dispositivo entrerà in vigore, presumibilmente non prima del 1° gennaio 2021, ferma restando la data del 30 aprile 2021 come termine ultimo per la presentazione dei Piani. Negli orientamenti strategici approvati dalla Commissione europea il 17 settembre scorso, gli Stati membri sono stati incoraggiati a presentare i loro progetti preliminari di piani già a partire dal 15 ottobre 2020. La Commissione europea esprimerà le sue valutazioni entro 2 mesi, ai fini della proposta al Consiglio Ecofin del Piano nazionale. L’Ecofin dovrà approvare il piano a maggioranza qualificata entro 4 settimane dalla presentazione della proposta della Commissione europea.

Parlamento europeo
Consiglio europeo

Sono in corso i negoziati tra il Parlamento europeo e il Consiglio sul prossimo quadro finanziario pluriennale e sul nuovo strumento Next Generation EU, così da finalizzare con urgenza i lavori su tutti gli atti legislativi entro il 1º gennaio 2021. È fondamentale che, una volta adottata dal Consiglio, la decisione sulle risorse proprie sia approvata da tutti gli Stati membri prima che la Commissione possa iniziare ad assumere prestiti sul mercato per finanziare i programmi di Next Generation EU. La rapida messa in atto di Next Generation EU dipende, pertanto, in modo determinante da questa tempestiva approvazione.
Il Parlamento europeo si è impegnato sulle conclusioni della riunione straordinaria del Consiglio europeo del 21 luglio con la risoluzione del 23 luglio 2020 attivando un confronto con il Consiglio, ma la risoluzione più importante è quella del 16 settembre scorso (0220/2020) che torna e amplia la portata delle proposte sulle risorse proprie nell’ambito del piano di ripresa “Next Generation EU”.
Con il dibattito sulla risoluzione del 16 settembre i deputati hanno velocizzato la procedura votando il loro parere legislativo sulla decisione relativa al sistema delle risorse proprie. Questo voto consentirà al Consiglio UE di adottare rapidamente il sistema di risorse proprie e di avviare il processo di ratifica in 27 paesi dell’UE, così da poter lanciare il piano di ripresa al più presto.

I Presidenti (nell’ordine) del Consiglio europeo Charles Michel; del Parlamento europeo David Sassoli; della Commissione europea Ursula von der Leyen

Il parere è stato adottato con 455 voti favorevoli, 146 contrari e 88 astensioni.
Hanno votato a favore la maggioranza dei deputati dei gruppi che sostengono la Commissione presieduta da Ursula von der Leyen: S&D, PPE (ma con 23 astenuti, 15 contrari), Renew, Verdi/ALE nonché parte del GUE e i “non iscritti” (tra questi gli italiani del Movimento 5 Stelle Castaldo, Corrao, D’Amato, Evi, Isabella Adinolfi, Ferrara, Furore, Gemma, Giarrusso, Pedicini, Pignedoli, Rondinelli, Zullo).
Alcuni gruppi si sono divisi al momento del voto come quello degli euroscettici Conservatori e Riformisti (ECR): 3 favorevoli, 19 contrari e 39 astenuti (tra questi gli italiani Berlato, Fidanza, Fiocchi, Fitto, Procaccini, Stancanelli).
Ha votato contro l’intero gruppo euroscettico e nazionalista di Identità e Democrazia (ID) tra questi gli eurodeputati della Lega Matteo Adinolfi, Baldassarre, Basso, Bizzotto, Bonfrisco, Borchia, Campomenosi, Casanova, Ceccardi, Ciocca, Donato, Dreosto, Lizzi, Panza, Regimenti, Rinaldi, Sardone, Sofo, Tardino, Tovaglieri, Vuolo, Zambelli, Zanni.
Il correlatore, il portoghese José Manuel Fernandes (PPE) ha dichiarato:

“Oggi al Parlamento europeo è stata fatta la storia. Per 32 anni l’UE non ha avuto nuove risorse proprie. La Commissione europea non ha mai cercato di ottenere prestiti di questa entità sui mercati. Questa relazione apre la strada all’approvazione della decisione sulle risorse proprie da parte del Consiglio e al processo di ratifica nei parlamenti nazionali. Il tempo è un fattore essenziale per poter disporre del Fondo per la ripresa a partire dal 1° gennaio 2021. Cosa sta aspettando il Consiglio?”

Anche la correlatrice, la francese Valérie Hayer (RENEW) ha sottolineato:

“Ora faremo in modo che il debito venga ripagato da giganti della tecnologia, evasori fiscali, grandi inquinatori stranieri e altri che beneficiano del nostro mercato unico ma non contribuiscono in modo equo alla nostra prosperità e alla protezione del nostro pianeta”.

Il Consiglio non deve più tergiversare e superare gli ostacoli per l’avvio definitivo del Next Generation EU e approvare il percorso che porterà a nuove risorse proprie dell’UE.

Mario Leone, laureato in Giurisprudenza presso l’Università Sapienza di Roma in Scienza delle finanze (“Unione monetaria europea e sistema federale”), master in “Giurista di impresa” presso l’Università di Roma Tre e master in “Diritto tributario professionale” presso l’Università di Roma Tor Vergata. Funzionario della Direzione centrale servizi fiscali dell’Agenzia delle Entrate. Dal 1991 iscritto al Movimento Federalista Europeo, membro del Comitato federale e segretario del centro regionale del Lazio. Vicedirettore dell’Istituto di studi federalisti “Altiero Spinelli”. Ha pubblicato nel 2017 il volume “La mia solitaria fierezza” (editore Atlantide) e nel 2019 il X Quaderno di Ventotene “Dal Manifesto di Ventotene all’azione federalista nella Resistenza”.

Pensieri per la Città – Un’Agorà per Latina è la nuova rubrica-contenitore della nostra rivista blog, LatinaCittà Aperta.
Abbiamo, infatti, voluto affiancare al nostro settimanale, che come sapete tratta di argomenti che potremmo un po’ pomposamente definire di “cultura generale”, uno spazio, un’agorà di riflessione e di approfondimento intergenerazionale su temi della città che ci ospita, Latina, non limitandoci ad essa.
Ci si propone di istituire qualcosa di vivo, un luogo di confronto e di approfondimento, gestito da giovani, donne e uomini, forze fresche e consolidate intelligenze, persuase che la partecipazione e il confronto siano i cardini della buona politica.

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