Venti di guerra per Tarallo

La redazione del Fogliaccio Quotidiano affrontava momenti di grande stress: si schieravano truppe per possibili scontri di potere, mentre un momentaneo girare a vuoto di altri piccoli eserciti lasciava presagire un rinvio della battaglia, di una resa dei conti che comunque ci sarebbe stata.

Eppure, mentre questi venti di guerra fermentavano nel pieno centro della città, in un altro luogo della stessa località, si viveva una situazione del tutto diversa, certamente più quieta, o almeno in apparenza.
Steso in tutta la sua lunghezza sul famoso divano dello studio del Professor Cervellenstein, l’ex condirettore del Fogliaccio, Lello Rapallo, già retrocesso a semplice redattore con vista sul bagno dei cronisti, raccoglieva le idee in seguito ad una precisa domanda dell’illustre psicologo.
Nonostante l’aiuto della celebre penombra offerta dalla casa, studiata apposta per favorire distensione, e al contempo, concentrazione, il giornalista stentava a rispondere.
Questa prolungata esitazione si doveva a un paio di motivi: era in parte dovuta al pudore del paziente, e in parte al morso di una delle proverbiali molle carnivore del divano di Cervellenstein, che non facevano mai complimenti con i propri ospiti, ma tendevano semmai ad avere con loro una conoscenza, per l’appunto, carnale.

Il Professor Cervellenstein nel suo studio

Dolore fisico e morale, insomma, bloccavano il paziente.
Non era semplice in ogni caso per un un uomo di quarantasei anni, pelato e non troppo attraente, titolare di due ascelle che da sole formavano un ecosistema ostile alle narici umane, confessare la passione per una ragazzina poco più che adolescente, anche se matura e combattiva al punto di essersi resa famosa in tutto il mondo.
Greta, maledizione, quanto gli mancava!

“Com’è iniziata questa faccenda?”,

gli aveva chiesto il Professore, richiudendosi poi in uno dei suoi tipici silenzi d’attesa, silenzi che riuscivano a dilatarsi nel tempo, indefinitamente, fino a che i pazienti non iniziavano a ululare come lupi o provavano a rispondere.
Si trattava di pause fatte ad arte, così dense da scatenare palpabile tensione e forte imbarazzo.

Lello Rapallo
Lello Rapallo

Il giornalista, sdraiato su quel divano aggressivo, e provato dal disagio, proprio in quel momento andava chiedendosi perché mai si fosse cacciato in una situazione del genere.
Da mesi, è bene dirlo, Rapallo si trovava in una condizione di profonda frustrazione.
Questo stato d’animo perturbato si doveva in primis al trattamento riprovevole al quale era sottoposto da Ognissanti Frangiflutti, da quando quell’uomo mellifluo era tornato ad essere il monarca assoluto del giornale.
Intanto lo aveva confinato nella Cayenna della redazione, ovvero l’imbuto terminale, la strozzatura delle pareti con la quale finiva il grande stanzone dei giornalisti.
Era luogo più di pena che di lavoro: lui stava vicino alla scrivania di Lallo Tarallo, altro illustre discriminato, e col suo tavolo veniva preso in un laccio sensoriale mortale, stretto tra lo scranno di Marzio Taruffi ed il trascuratissimo bagno dei cronisti, sfogo orrido e miasmatico della plebaglia redazionale.
Quell’inferno idraulico non aveva purtroppo nulla a che vedere con la splendida e superaccessoriata toilette dirigenziale, alla quale, nella sua veste di condirettore, aveva avuto libero accesso per un bel po’ di mesi e nella quale aveva trascorso momenti d’incanto.
Tra Taruffi, uomo anacquatico per eccellenza, ed i servizi antigienici dei cronisti, si può dire che lo sventurato Rapallo in quella redazione fosse una preda contesa da più malodori.

Al di la, comunque, della somma scomodità materiale con la quale ora doveva misurarsi, erano soprattutto le sofferenze morali e professionali a scavare dolorosamente il suo animo esacerbato: lui, ex direttore unico de “Il coraggio del rifiuto”, del “Corrierino delle massaie” e de ”L’Asparago felice”, oltre che, per un breve periodo, dello stesso Fogliaccio, poteva mai rassegnarsi ora a mettere in ordine alfabetico gli annunci della rubrica “Le nostre piccole inserzioni”?
Già, le piccole inserzioni…
Era uno spazio lascivo, situato nelle ultime due pagine del giornale, riservato in apparenza ai bambini, ai loro piccoli affari, agli scambi di giochi o fumetti tra i lettori in erba: vi si potevano trattare figurine rare o mettere in vendita vecchie bambole, ma non di rado ospitava annunci dal tono ampiamente ambiguo, a volte torbido.
Era un vero schifo, insomma, del quale Frangiflutti si rendeva perfettamente conto, ma che rendeva soldi, costellato com’era dalla pubblicità di oggetti di devozione.

Questo era il genere di cose di cui era incaricato di occuparsi Rapallo, e solo quando gli andava benone gli toccavano anche brevi pezzi di cronaca, magari, come era successo nel caso di quel doppio salvataggio di un gattino e di un coguaro sfuggiti ai padroni e finiti su alberi dai quali o non sapeva scendere (il primo) o sui quali si era piazzato in agguato attendendo prede umane (il secondo).
C’era di che demoralizzarsi.
Bisognava poi aggiungere a questo infelice momento professionale, il suo altrettanto caotico percorso sentimentale.
Il padre di Greta Thunberg, infatti, dopo aver intercettato almeno duecento messaggi d’amore di Rapallo, si era autoincaricato di sbrigare la sua corrispondenza, frapponendosi tra lei e un mondo sorprendentemente frequentato, fatto di moltissimi seguaci, di molti ammiratori, di altri innamorati sinceri, di un manipolo di stalkers irriducibili, di un congruo numero di malati di mente e di un certo assortimento di pervertiti.
Ora al povero ex condirettore del Fogliaccio, al posto di qualsiasi risposta alle sue missive adoranti, arrivava solo il giornaletto curato dal team della ragazza: l’ultimo numero, stampato in lingua svedese del Settecento, era interamente dedicato ad un’inchiesta sul rarissimo ratto arboricolo dalla cresta rossa, minacciato di estinzione.

“Allora? Si sente di dirmi qualcosa?”,

aveva insistito il Professor Cervellenstein già dieci minuti prima.
Così, Rapallo aveva finalmente parlato.
L’amore insano per la giovane e incazzosissima ambientalista- raccontò – era nato da qualche suo passaggio sulla poltrona dalla magica tecnologia, in grado di realizzare sogni iperrealistici a comando, la mitica Onyric, ora confinata nella sacrestia di una chiesa in un paesino di collina.
Fu questo che si decise infine a confessare Rapallo al Professor Cervellenstein, più gli altri suoi tormenti, bucando un silenzio che stava facendosi di pietra.
Venne tutto fuori alla rinfusa, in un fiotto liberatorio di confidenze, tanto denso e tumultuoso che lo psicologo stentò a segnarle, una dopo l’altra, sul suo taccuino.

Greta

Rapallo si sentì subito meglio e mentalmente ringraziò Lallo che si era comportato da amico.
Era stato Tarallo, infatti, a consigliare il suo assonante collega di affidarsi alle cure del grande terapeuta di origini ebraiche:

“Puoi fidarti Rapà, il Professore ti sbatterà la psiche come con un battipanni: tutto di te salterà fuori in un fitto pulviscolo di bizzarrie, di blocchi e di piccole follie che verranno poi da lui spazzolate con cura, una per una.
Starai meglio già con le prime cinque sedute, naturalmente al di là dei morsi alle tue chiappe del suo tremendo divano”.

E mentre Lello Rapallo, già molto più rilassato dopo lo sfogo, mostrava a Cervellenstein le foto rubate del primo dentino caduto a Greta Thunberg, nello stesso, preciso istante, mentre stava uscendo di casa, Lallo Tarallo ricevette una strana telefonata.

Lallo Tarallo

“Parlo col giornalista Tarallo?
Buongiorno caro figliuolo, noi due non ci conosciamo di persona, ma suo zio pidu.. suo zio…… dicevo, mi ha sempre parlato di lei con sincero affetto: sa, è eternamente preoccupato delle sue piccole faccende lavorative. Le vuole bene anche se non la comprende del tutto.
Lui l’ha sempre definita un “ sognatore venuto da non si sa dove cavolo”, e aggiungeva: “Mia sorella per tirar fuori mio nipote Lallo deve aver tradito Tarallo senior con un nullatenente di gran classe e talento, chissà, forse un poeta slovacco…”
Scusi la digressione, mi sono un po’ perso.
Mi presento: sono Monsignor Angiolo Missitalia, lei forse avrà sentito parlare di me in quanto buon conoscente della Proprietà del giornale sul quale lei, con tanta fatica, lo so, cerca di far pubblicare qualche suo bel pezzo ficcante, non è vero?
La disturbo perché mi sono giunte notizie un po’ allarmanti, di una occupazione “manu militari” della redazione da parte della milizia ecclesiastica del famigerato Don Lidio Balzani, un personaggio un po’ plateale, che credo sia molto legato al Card….., un alto collega che si trova in forte e dialettica contrapposizione col nostro caro e amatissimo Papa moralizzatore.
Mi permetto di essere del tutto sincero con lei perché mi son fatto l’idea che lei sia una persona che, ad onta di qualche tratto di deliziosa eccentricità, si è sempre appassionata alle vicende del nostro povero mondo contemporaneo, informandosene con impegno e coscienza, dimostrando inoltre un suo peculiare e originale istinto etico.
Le voglio confidare subito che il suo Direttore, il nostro prezioso Frangiflutti, per via di contatti accertati avuti col suo caporedattore e con l’On. Ciccibon, quel politico del partito vichingo, grassottello come i pacchetti di voti presi chissà dove, ha più di un timore di aver contratto il virus che tanto duramente sta mettendoci alla prova.
Si ha fondata ragione di credere, insomma, che il Dott. Frangiflutti possa essere stato contagiato.
Per l’esclusivo bene del giornale, com’è ovvio, gli andrebbe applicato il protocollo di sicurezza previsto in questi casi: quarantena ai domiciliari e tamponi a pioggia marzolina.
Il punto dolente è tuttavia questo: il nostro buon Direttore, in preda ad un inspiegabile timore di essere nuovamente, e stavolta perpetuamente, sostituito nel suo incarico, ha lanciato un s.o.s. all’ala più conservatrice di Nostra Madre Chiesa, ricevendone, pare, un sostegno tangibile, consistente in un drappello di sette preti assaltatori in assetto bellico, che ora presidiano con lui gli uffici del giornale.

Monsignor Angiolo Missitalia

Naturalmente, con un tale assembramento si è oltretutto amplificato il rischio che la vostra sede divenga l’attivo focolaio di almeno due virus, se al nostro piccolissimo nemico bugnato aggiungiamo il virus della scarsa obbedienza che si deve al nostro Santo Padre.
Ne deriverebbe un reale rischio per la città.
Visto un disguido in cui è purtroppo incappato il team che avrebbe dovuto prelevare il Direttore Frangiflutti per prendersi cura della sua salute, disguido che comporta la possibilità di un aggravamento del pericolo, mi sono permesso di fare una chiamata del tutto informale al Vicequestore della vostra città, che nella sua infinità cortesia, ha promesso di dare una mano a sbloccare questa crisi irragionevole.
In pratica la polizia sta andando ad accertare la reale situazione creatasi in loco ed occorrerebbe la presenza di qualcuno dei redattori del Fogliaccio in grado di fornirgli un piccolo appoggio logistico e costituire in un secondo momento un nucleo di giornalisti che possa mandare avanti il lavoro nel periodo di vacanza della direzione.
Ho subito pensato a Lei, caro Tarallo, quindi, e al nostro diletto Dottor Rapallo, già esperto nel ruolo direttivo.
Data l’urgenza che questa situazione pretende, ho provato quindi a chiamare anche lui, ma, strano a dirsi, temo che abbia il telefono spento.
Potrebbe usarmi la squisita cortesia di reperire lei il suo collega, avvertirlo della delicatezza e della decisione che occorrono?
Poi dovrebbe, insieme con lui, mettersi a disposizione del giornale, non appena la nostra forza pubblica sarà stata in grado di rimuovere questo nostro piccolo ostacolo.
Io comunque la ringrazio in anticipo e di cuore, per la disponibilità da Lei dimostrata nell’ascoltare un povero prete, preoccupato per il destino di una nota istituzione della carta stampata della diletta città di … e della sua salute pubblica.
La benedico”.

Senza parole per lo sbalordimento, era senza parole.
Mettersi insieme con Rapallo alla testa di una truppa di liberazione ispirata da forze papaline, composta da questurini armati ed entrare in Redazione come Castro e Guevara a Santiago de Cuba!!!
Era questo che voleva da lui quel gesuita?
Era questo che, da un momento all’altro, doveva fare?
Lallo restò per svariati secondi a bocca aperta e, ancor prima di rispondere al potente Monsignor Missitalia, o di cercare di ripescare Rapallo chiamando Cervellenstein, provò un forsennato desiderio di consultarsi con la sua saggia e splendente Consuelo.
Aveva un dannato bisogno di un suo consiglio.

Consuelo

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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