Natale in casa Tarallo

Poco era rimasto del Natale, nemmeno i paesaggi innevati, nemmeno i loro notturni, scintillanti di luna negli spot, funzionavano più da suggestione umida nel cuore del grande mondo, ricattato da un cosino minuscolo quanto cattivo.
Si attendeva solo che passasse in fretta quella festività di distanze, di bollettini di guerra e di prescrizioni, scroscianti come cascate dall’eterno getto.

Solo i tipici ed insopportabili filmetti, le straviste commediole zuccherose, passate quotidianamente nelle tivvù, tentavano di incerottare il lesionato spirito natalizio.
In questo vuoto mal truccato, la notizia, prima appena sussurrata, dalle grandi ville dei vicini si era sparsa in città per strane vie.
Un fatto del genere, d’altronde, non era destinato ad uno strombazzamento indiscriminato: i protagonisti della questione erano persone più che schive, anzi, tale era la loro riservatezza che avrebbe potuto destare ammirazione e un pizzico di invidia anche nella dirigenza del Mossad.
Sta di fatto che qualche spiffero, però, si era mosso, portando in cima al suo soffio quel primo pettegolezzo, che, curiosamente, evitando le migliaia e migliaia di orecchie poco interessate di gente che non conosceva le persone coinvolte, aveva finito per raggiungere gente selezionata, qualcuno in grado, al contrario, di valutare, anche emotivamente, la portata dello strillo.

Era in effetti una notizia così inaspettata da essere in grado di sbalordire alcune persone, nonostante lo stupore fosse stato bandito dal mondo.
In quel tormentato dicembre, infatti, dopo quasi un anno di regno del crudele virus bitorzoluto, si era ormai talmente avvezzi alle anomalie, alle cattive notizie, ai comportamenti straimbecilli e alle balle lunari, che nulla ormai sembrava più anormale, iperbolico, fuori misura, nemmeno le cose più eclatanti.
Si era arrivati ad una tale assuefazione alle mostruosità e ai fatti impossibili, che Jovanotti avrebbe potuto cantare “Nessun dorma” a polmone dritto, ed in perfetta intonazione, senza che saltasse via una sola dentiera in un pubblico di vecchiette.
La crisi, spalmando sul paese una glassa di negatività, aveva pasticciato con tutto: coi progetti natalizi di mezzo mondo, con la disposizione dei posti a tavola, coi brindisi degli zii alticci, col flagello dei regali “utili”, con l’angoscia per la perdita del lavoro ed infine coi tormenti classici del periodo, consueti nelle persone sole o in quelle dalla psiche particolarmente sgualcita.
Il disagio si era insinuato come un serpente strisciante anche tra i clienti di Abdhulafiah, che pazientemente facevano la fila nell’angoletto dello sterminato parcheggio di un grande supermercato cittadino per avere i suggerimenti del miglior consulente finanziario ambulante che si fosse mai visto.
Non che fossero diminuiti, solo che, vedendo in genere ridotte le loro entrate, fino a quel momento mediamente cospicue, molti di essi si erano fatti più nervosi e, forse esagerando, stazionavano in una zona psicologica limitrofa alla disperazione.
Fu Zanzotto De Ofelis, un grossista di salumi in cartapesta per produzioni cinematografiche e televisive, a vuotare il sacco con Abdhulafiah.

Zanzotto De Ofelis

Il suo piagnucolio sugli affari declinanti aveva commosso il consulente che, a congruo prezzo, gli aveva sparato addosso una dritta da premio Oscar, una cosa talmente segreta che solo il suo rapporto diretto con l’imprenditore interessato gli aveva permesso di conoscere: la Bugnofarm, un’azienda medicinale quasi sconosciuta con sede a Morterone, 36 abitanti, il più piccolo paese d’Italia, stava sperimentando il primo vaccino globale.
I primi test, che già da cinque anni venivano effettuati sull’intera popolazione, avevano dato risultati entusiasmanti, al di la di ogni previsione, per quanto rosea fosse stata.
I quattro biologi e i due virologi dell’azienda, che lavoravano sul posto, si erano ormai integrati in quella piccolissima comunità, che inoculazione dopo inoculazione, analisi dopo analisi, conoscevano in tutti i suoi membri.
Uno di essi, anzi, il Dottor Otello Schiacciabuoi, virologo e studioso delle prestazioni dei virus di ceppo Sars sui cento metri piani, si era fidanzato con la nipote della titolare della locale panetteria Micca.
Nell’ultimo mese, un periodo che ovunque, fuori dalla cerchia di Morterone, era stato feralissimo per perdite causate dalla pandemia, si era invece osservato che nel campione di terreno che avevano prelevato dal giardinetto di Amedeo Tirinnanz, ex segretario scolastico novantottenne della Scuola Elementare “Giovanni Rana”, si erano evidenziati al microscopio mucchi di virus bitorzoluti, depressi e frignanti: non solo in nessuno degli abitanti, ma nemmeno tra i vermi di quel paese avevano trovato un solo organismo disposto ad accoglierli.

Veduta di Morterone

Prodigi di un vaccino che aveva effetto perfino sulla alitosi, sulla sciatica e sugli erpes ripugnanti che per oltre un millennio avevano afflitto le genti di Morterone, chiamate con sprezzo “grattuge” dai loro vicini di Strappoli di Sotto.
Dunque, acquistare ora delle azioni della Bugnofarm avrebbe presumibilmente fatto decollare il titolo alla medesima velocità straordinaria con la quale l’ex ministro Mattia Rozzini sparava scempiaggini.
Fu dunque assolutamente impagabile, la dritta di Abdhul a Zanzotto De Ofelis.
Quest’ultimo, una volta tranquillizzato sulle prospettive dei suoi investimenti, e solo allora, fu colto da un attacco di filosofite al sapor di disinteresse, tanto da dimenticare per un attimo la vile materia per fare un elogio dei valori più veri, un fervorino ispirato che concluse raccontando, con un ghigno soddisfatto, un episodio, a suo dire, emblematico, di certe priorità che riguardano la vita:
“A volte puoi essere ricco sfondato, ma non puoi avere l’essenziale: se lo perdi di vista ti scappa per sempre. Guardi, ad esempio al miliardario Omar Tressette, ne ha mai sentito parlare?”

Omar Tressette
Omar Tressette

Abdhulafiah, sorpreso, accennò di sì, senza andare oltre a spiegare, così quello riprese:
”Ricco plurisfondato, da sempre coltiva il peggio del suo caratteraccio insopportabile e, alla faccia di ciò che potrebbe fare con tutti quei soldi, si amareggia la vita e spreca tutto il suo tempo dandosi a detestare un mucchio incredibile di cose, le più varie e normali, e ad azzannare intere categorie di persone.
Le cose che approva a questo mondo, quelle che gli stanno bene, messe tutte insieme, prenderebbero lo spazio di un neutrino: lei Abdhulafiah ha presente quanto è grande un neutrino?”

Turbatissimo, il consulente farfugliò: “Non ne ho mai visto uno dal vero e se lo incontrassi dubito che lo riconoscerei, a meno che non si facesse avanti lui…”.
“Insomma – riprese De Ofelis – quel Tressette è il campione mondiale di intolleranza, un universo di rabbie e livore: quattro chiacchiere col suo fegato, poveretto lui, la commuoverebbero fino alle lacrime…”

Il grossista di salumi in cartapesta non poteva immaginare di aver scatenato un vivo allarme, anche perché non sapeva che Abdhulafiah fosse, per via tarallesca, in amicizia con Tressette, così, mentre il consulente si faceva sempre più preoccupato, De Ofelis proseguì imperterrito la sua arringa antitressette, sfornando il pettegolezzo finale, quello che mise definitivamente in agitazione il suo interlocutore:
“Beh, a dimostrazione che certe inclinazioni caratteriali si pagano, ho saputo in questi giorni che dopo quarant’anni di matrimonio, un menage del quale peraltro nessuno si era mai accorto, men che meno lui e sua moglie, Omar Tressette è stato piantato clamorosamente, e proprio alla vigilia di Natale!”
“??!!!”

“Sì: piantato in asso dalla moglie senza troppe cerimonie.
E’ successo di punto in bianco, discretamente e lui proprio non se lo aspettava: c’è da pensare che la signora Tressette, sconosciuta a tutti, fosse ancor più sconosciuta a suo marito Omar.
Si può immaginare facilmente che la disgraziata fosse per lui solo un orecchio, il terminale più usato in cui quel pazzo integralista che lei aveva avuto l’idea marzolina di sposare, riversava le sue folli concioni.
Figuratevi cosa poteva essere la sua vita, povera donna, spesa ad ascoltare a tutte le ore le pazzesche requisitorie del marito contro le cose più banali di questo mondo, anzi, contro quasi tutto il mondo!

La signora Ines Bariloni Tressette

Mi hanno detto, ad esempio, che per un certo periodo si era fissato su una cosa davvero assurda: trovava incongruo e fastidioso che a messa si scambiasse il segno della pace con degli estranei.
Ritenendolo poco educato, una smanceria ipocrita, insomma, si recava apposta a tutte le messe, tutte dico, ed arrivato il momento topico sfilava veloce la manina, come nel famoso scherzo, ed impartiva strillando una sua lezione di galateo ai poveretti che gli avevano teso la loro!
Una volta un tizio è svenuto, un’altra volta una signora di una certa età è scoppiata a piangere a dirotto, un’altra ancora un energumeno gli ha tirato la panca in testa ed infine gli è capitato perfino di fare a botte col prete.
Col fatto poi che è pieno di soldi, se l’è sempre cavata con poco, casca sempre in piedi.
Sua moglie poverina, nel frattempo taceva e ascoltava, ascoltava, ascoltava..
Poi, inaspettatamente, qualcosa si è mosso in lei: ha cercato una sua vita.
Ha conosciuto questo Warner, o Wormer, un nome così insomma, un settantenne con qualche velleità amatoriale residua e i capelli d’un brutto nero rossiccio tinto, campione provinciale seniores di bocce in acqua.
Questo tipo è un po’ burino, certo, ma ha alle spalle un vero e proprio cimitero di donne anziane, tutte sedotte, alla faccia della tintura per capelli. Lui le porta a ballare.
Lei se ne è invaghita.

Warner, campione provinciale seniores di bocce in acqua

I due si vedevano alle pomeridiane del club “El Coguaro” il locale gestito dal famoso maestro di balli etnici Ciro Duarte.
Lei, la signora Ines, non aveva mai provato a coinvolgere il marito in questa faccenda del merengue, perché Tressette, manco a dirlo, detestava anche i balli latinoamericani.

Il famoso maestro di balli etnici Ciro Duarte

La poveraccia, poi, non doveva nemmeno inventare scuse per andarci, tanto lui nemmeno si accorgeva delle sue assenze: aveva sempre altro da fare, pezzi di umanità da infastidire a morte.
Da che c’è la pandemia, poi, e lo si poteva facilmente immaginare, lui è sempre in giro a presidiare strade e piazze per denunciare assembramenti o attaccar briga con chi non porta la mascherina o la mette male.
E’ severissimo, figurarsi, e un giorno è stato sentito urlacchiare ad un tale, che se si è stronzi, anche da soli si fa assembramento!!

Ogni santo giorno provoca almeno tre risse.
Lei lo ha mollato, e glielo ha anche detto in faccia, ma lui era distratto a controllar mascherine dalla finestra e per almeno un paio di giorni non se n’è accorto.
Ora lo voglio vedere a Natale, solo come un cane, posto che non abbia qualcosa pure contro il Natale!
Il figlio starà a casa sua con la moglie Clara, che, ben riodiata, odia il suocero; Lisippo, il nipote, sta per andare a Kuala Lamphur per uno stage di perfezionamento in imbalsamazione di grilli talpa, così, con tutti i soldi che si ritrova, Tressette rimarrà solo come uno svizzero in Uzbekistan, e ne dovrebbe essere anche soddisfatto: incarnerà il suo ideale di cittadino anticenone dei divieti natalizi”.

Lisippo Tressette

Abdhulafiah, sbigottito dalla notizia appresa, si sbrigò a congedare Zanzotto De Ofelis, diede ancora due o tre consigli distratti ad altrettanti clienti, poi, sinceramente accorato per la situazione di Omar, si affrettò a chiamare Lallo.
Si doveva far qualcosa per il vecchio talebano.
Tarallo gli rispose subito, chissà, forse un presentimento.
L’assedio al Fogliaccio in quei giorni proseguiva stancamente in attesa delle truppe di rinforzo.
I questurini promessi a Monsignor Missitalia si facevano ancora attendere.
Rapallo, l’altro presunto libertador del giornale, attendato al Bar Becue, giocava a briscola con Padre Cienfuegos, sempre pronto ad incazzarsi.
In vista del Natale, niente neve, poche slitte negli spot, tutto lasciava pensare ad una tregua in quel conflitto tra due mondi dell’informazione e della Chiesa, un armistizio natalizio, come si usa, appunto, in guerra.
Dall’interno della redazione Frangiflutti, elmo in testa, faceva comunque uscire ogni giorno il quotidiano, una schifezza illegibile riempita solo dalle dichiarazioni di svariati esponenti del Partito Vichingo.

Frangiflutti, i direttore del Fogliaccio Quotidiano

Pubblicava di tutto, il Direttore, purché provenisse da quella parte politica, perfino qualche ricetta di cucina gallese.
Intanto, solo per tenerli impegnati prima della resa dei conti, aveva smistato i sette preti assaltatori di Gladio Maria a smaltire l’esorbitante numero degli annunci erotici arretrati, provocando turbamenti inimmaginabili in quella sorta di monaci guerrieri: l’avesse visti Don Lidio!
Intanto Lallo si agitava e si immalinconiva per via del racconto di Abdhul:
“Ma noo, non è possibile! Scaricato dalla moglie!!??
Oddio, io sapevo che era sposato, naturalmente, ma avevo capito che lo fosse solo lievemente.

Non ho mai visto la moglie, in effetti, e lui del resto non ne parlava mai, né l’ha mai portata alle nostre riunioni.
Credevo comunque nella sua esistenza, avevo fede che ci fosse perché una volta me ne aveva parlato: diceva che l’amava.
Forse solo il Professor Cervellenstein, che lo ha in cura, sa qualcosa di questa storia: bisogna sentirlo con urgenza, non possiamo lasciar solo Tressette a Natale!
Quello è il tipo che per il nervoso è capace di farsi arrivare due o tremila dosi di vaccino nuovo di zecca dalle farmaceutiche, di metter su una squadra di infermieri nerboruti e di inocularlo in notturna ai no vax più convinti, oppure di noleggiare un Canadair per scaricare migliaia di cd di musica sacra sul club “El Coguaro” e sui suoi frequentatori, ex moglie compresa.
Qualche anno fa lo fece con la discoteca “Fashionsex”, piazzandovi all’entrata dei gorilla che consegnavano gratis alla folla di ragazzine e fighetti il cd di canti gregoriani “Visitatio Sepulchri!

Non ti dico le crisi di panico di qualcuno di quegli adolescenti: sembrava che avessero visto il diavolo, si contorcevano come code di lucertola tagliate!
Sai che ti dico? Ora chiamo Cervellenstein: che pensi lui a qualcosa per tirar su il povero Tressette!
Tu stai con Trudy a Natale? Ah beh, già, tu non lo festeggi. Ah, comunque stai con lei perché profuma l’aria al mondo?
Beh, fantastico, mi fa piacere: lo fa anche Consuelo, oltre al fatto delle luci.
D’accordo comunque, ti farò sapere”.

decorazione di natale

SPAZIO INTERVALLO CON IMMAGINI DI PACE: BAMBINI GRAZIOSAMENTE IMPIGIAMATI CHE SCARTANO REGALI; NONNI CHE SORRIDONO E SALUTANO DA SCHERMI LONTANI; BABBO NATALE CHE VENDE LA SLITTA AI DIRIGENTI DI AMAZON, E RENNE IN SCATOLA SUGLI SCAFFALI DEI SUPERMERCATI DI ROVANIEMI, IN LAPPONIA….

decorazione di natale

Qualche giorno dopo, la sera della vigilia, la graziosa casa di Tarallo era stata addobbata in modo particolare.
Non c’era l’albero di Natale, né il presepio, niente mazzi di vischio o angioletti dalle lunghe trombe appesi in giro.
Solo una unica trovata: una delle pareti della sala, la stanza più grande della casa, era coperta da un buon numero di schermi, alcuni dei quali sovrapposti.
La tavola era stata imbandita con straordinario gusto: una perfezione di toni, di colori, di abbinamenti, e dello splendido vasellame.
Il menù studiato da Consuelo ricalcava in pieno i gusti dell’ospite, spifferati a lei e Lallo dalle soffiate del suo poco ortodosso psicoterapeuta:

Spaghetti con vongole veraci, il famoso mollusco Tapes Decussatus dell’Adriatico
Ossobuco di manzo con piselli secondo la rinomata ricetta dell’Osteria “Lo Spurcelent” di Monza;
Zuppa imperiale inglese, su ricetta del Ristorante Addis Abeba a ……

Alcuni rari esemplari di Tapes Decussatus dell’Adriatico

Quando, unico invitato della coppia Tarallo/Consuelo in quella sobria vigilia di pandemia, Omar Tressette entrò nella loro casa, si guardò intorno e pareva stranamente commosso, fatto più che sorprendente in un personaggio della sua grinta.
“Ho portato un piccolo presente” – disse, un po’ teso, consegnando a Consuelo, che pareva più raggiante e premurosa del solito, una busta che rivelò contenere un abbonamento per due per l’intera stagione sinfonica della Scala, biglietti aerei compresi.
Durante la cena, molto gradita, Omar parlò poco.
Lallo fece di tutto per distrarlo: raccontò del giornale, gli parlò dei retroscena del conflitto per prenderne il controllo, delle forze in campo, del viscido Frangiflutti e via ancora.
Poi, a mezzanotte in punto, a sorpresa, si accesero simultaneamente gli schermi che campeggiavano in sala:
un attimo solo ed eccoli tutti presenti e sorridenti, dalle loro case a quella di Tarallo!

Abdhulafiah con Trudy Taruffi, Afid il falsario, che oltre ai resti di un cotechino che avrebbe dovuto essergli proibito, teneva ancora sul tavolo qualche kit taroccato per tamponi creativi; il Professor Cervellenstein con Brigida, una opulenta e sensuale virologa; la Signora Cleofe con vertiginoso decolletè secolare, un toy boy dall’aria particolarmente stupida e l’immancabile sigaretta in mano.
Completavano quei collegamenti Marzio Taruffi, con un tovagliolo dalle macchie multicolori e gli avanzi di un disgustoso pasticcio fatto con dieci tipi diversi di snacks ed infine Ducco, in linea dalla sagrestia della chiesa di Santa Abbondanziana Martire a Strappoli di Sotto.
Allacciata a lui, languidissima, Mata Hari, dal lungo bocchino della sigaretta mandava soffi di fumo a forma di labbra, di bacio.

Gli auguri furono piuttosto chiassosi, indirizzati con particolare calore a Omar Tressette, ma lui, che odiava il chiasso, da loro era disposto a sopportare un po’ di tutto, anche quella forte sovraeccitazione amicale.
Ma pareva un altro, non reagiva.
Fu allora che il Professor Cervellenstein, rotto quello stallo di imbarazzo, prese la situazione in mano e direttamente gli chiese :
“Come sta Tressette, si è ripreso? Sta meglio?”
A quel punto si fece silenzio.

Il professor Cervellenstein
Il professor Cervellenstein

Il velo era stato squarciato: ormai Omar sapeva che tutti sapevano, mentre, muta, saliva la tensione.
Gli amici paventarono un crollo nervoso di quell’uomo abbandonato.
Omar, serissimo, guardò in faccia tutti negli schermi, poi inaspettatamente gli si aprì in volto uno dei suoi sorrisi da dritto: uno squarcio di luce.
Poi semplicemente disse:

“L’ho denunciata!

Ho denunciato lei, tutti i frequentatori del Club “El Coguaro” e la proprietà di quel locale per:

  • a) rumori molestissimissimi;
  • b) attentato alla salute mentale collettiva;
  • c) pubblica esecuzione di danze contundenti
  • d) attentato alla salute pubblica per spaccio di cibo secolare avariato;
  • e) attentato alla salute pubica mediante strofinamenti illegali.

Un urlo di giubilo ed una risata generale testimoniarono che gli amici erano stati del tutto rassicurati: scaricato o no che fosse, Omar era sempre Omar.
I calici nelle rispettive case si alzarono in un brindisi.
La breve e sottile tregua del Natale, forse utile, soprattutto in quell’anno ferale, al resto del mondo, alla loro amicizia non sarebbe stata mai indispensabile.


AUGURI A TUTTI GLI INTOLLERANTI DEL MONDO: ANCHE NEL NUOVO ANNO SARA’ MOLTO, MA MOLTO, IL LAVORO DA FARE

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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