La Chimica intorno a noi – #17- creme antietà

Lucrezia ha finito di fare la spesa, esce dal supermercato e si reca alla vicina farmacia per acquistare una crema antietà che le ha consigliato una sua amica e precisamente la “FILLER VENUS”.
Tornata a casa sistema la spesa e, con calma, si siede in salotto a leggere attentamente l’etichetta della crema.

Vi sono elencati 48 ingredienti. Per semplicità li analizzeremo suddividendoli in funzione della loro intrinseca attività:

  • EMOLLIENTI: 14 componenti, tra cui ciclopentasilossano ( un silicone molto volatile), glicerina, elaeis guineensis oil (olio di palma), linum usitatissimus oil (olio di lino), acacia senegal gum (gomma arabica) e cetil palmitato (forma un film grasso che riduce la perdita di acqua dallo strato corneo dell’epidermide).
  • EMULSIONANTI: 8 componenti, tra cui gliceril stearato (tensioattivo), sorbitan olivato (acido grasso contenuto nell’olio d’oliva) e lecitina di soia.
  • ANTIOSSIDANTI: 3 componenti: alaria esculenta extract (è un alga che combatte i radicali liberi e migliora il rinnovamento cellulare), tocoferolo (vitamina E) e ascorbil palmitato (composto chimico formato dall’unione di vitamina C e acido palmitico che è un acido grasso).
  • FILTRO ANTI UV B: etil esil metossi cinnamato (molecola di sintesi presente anche nelle creme solari).
  • UMETTANTI: 2 componenti: decilene glicol e butilene glicol (molecole di sintesi fortemente igroscopiche).
  • COLORANTI: 2 componenti: silicato di potassio-alluminio e titanio biossido (che danno la colorazione bianca).
  • CONSERVANTI: 5 componenti, tra cui acido citrico (quello dei limoni) e meti-etil parabeni.
  • PROFUMI: 10 componenti, tra cui alfa-isometil ionone (profumo di viola e fiori), linalolo (profumo di fiori speziati), citronellolo (profumo di rosa e geranio) e limonene (profumo di arancia); sono tutti prodotti di sintesi.

Oltre ai componenti sopra citati vi sono acqua, sodio idrossido e il ben noto ACIDO IALURONICO.

Molecole di Acido Ialuronico

Cos’è e a che cosa serve l’ACIDO IALURONICO?

L’acido ialuronico è naturalmente prodotto dal nostro organismo con l’obiettivo di mantenere l’idratazione e proteggere i tessuti. E’ componente essenziale dei tessuti connettivi dell’uomo e degli altri mammiferi. Presente nella nostra pelle favorisce la fisiologica produzione di collagene e, a livello superficiale, è in grado di formare una pellicola che impedisce la dispersione dell’acqua. Nel nostro corpo vi sono circa 15 grammi di acido ialuronico endogeno. La sua concentrazione nei tessuti corporei tende a diminuire con l’avanzare dell’età. A partire dai 25-30 anni l’epidermide appare più secca e disidratata e le prime rughe fanno la loro comparsa.

Dal punto di vista chimico l’acido ialuronico è un POLISACCARIDE cioè un polimero formato da tante molecole zuccherine unite insieme. E’ molto igroscopico: pensate che è in grado di trattenere una quantità di acqua MILLE volte superiore al suo peso raggiungendo quindi un elevato grado di idratazione. E’ un eccellente lubrificante (per es. nel liquido sinoviale delle articolazioni).

Vi sono tre tipi di acido ialuronico che differiscono per il loro PESO MOLECOLARE (detto in parole povere per la loro grandezza):

  • ALTO peso molecolare: si ferma sulla superficie dell’epidermide dove crea un film invisibile che limita l’evaporazione dell’acqua.
  • MEDIO peso molecolare: penetra un po’ più in profondità nell’epidermide fornendo alla pelle tutta l’acqua necessaria per mantenersi compatte ed elastica.
  • BASSO peso molecolare: penetra in profondità nell’epidermide favorendo la fisiologica produzione di collagene.

ATTENZIONE AD UNA BUFALA COMMERCIALE A TUTTI GLI EFFETTI

Alcuni prodotti a base di ACIDO IALURONICO sostengono di contenere concentrazioni elevate di questo principio attivo, ad esempio del 25%, 50% ed oltre.

Nei cosmetici l’ACIDO IALURONICO viene generalmente impiegato in un range di concentrazione compreso fra lo 0,1 e 2%.

Concentrazioni superiori al 2% conferiscono al sistema una viscosità tale da renderne difficoltosa la fuoriuscita dal flacone. La bufala dei cosmetici con concentrazioni elevate di ACIDO IALURONICO è palese, perché se quella fosse la reale concentrazione, il prodotto avrebbe una consistenza tra il BUDINO e una POLTIGLIA di CRISTALLI SOLIDI che renderebbero la preparazione inservibile.

LA CHIMICA IN VERSI

di Alberto Cavaliere

ZINCO

Non è mai libero, ma alcuni sali
di zinco abbondano fra i minerali:
da noi predomina la calamina.
Lo lavoravano già in India e in Cina,
son molti secoli; anzi, in passato,
stagno dell’Indie venne chiamato.
Oggi ricavasi lo zinco puro,
in forni appositi, dal suo solfuro,
o, con un metodo più generale,
in forni a muffola, da un minerale:
si forma l’ossido, che col carbone
lo zinco libera per riduzione.
Bianco azzurrognolo, quest’elemento
diventa duttile sol dopo i cento
ma ad ordinaria temperatura
è alquanto fragile per sua natura.
All’aria umida forma uno strato
sottile d’ossido e carbonato.
Al ferro s’applica comunemente,
perché da ruggine rimanga esente;
e nel telegrafo è, adoperato,
non ferro semplice, bensì zincato.
Fattore emerito Di leghe buone
per usi pratici, come l’ottone,
da solo è màcabro: con gran successo
le casse funebri si fan con esso.
L’ossido in polvere bianca c’è dato
quando riscaldasi il carbonato:
è la sua formula ZnO;
lo sciolgon gli acidi, ma l’acqua no.
S’impiega in pratica nella vernice
bianca, con esito molto felice;
e c’è il solfidrico che non l’attacca,
mentre il contrario fa con la biacca.
Un sal solubile che sia trattato
con soda caustica forma l’idrato:
ha reazion acida con certi idrati,
ossia con gli alcali forma zincati.
Quando il cloridrico in soluzione
lo zinco e l’ossido poi decompone,
bianco, solubile forma il cloruro,
che fonde in liquido limpido, puro.
Quando il solforico scioglie i metalli,
solfati origina spesso in cristalli;
e s’ha in analogo modo il solfato
di zinco: in ottica è adoperato.
Dirò per ultimo che c’è il solfuro
ch’è diffusissimo, ma non mai puro;
in altri termini esso è la blenda:
s’ottiene in genere quando si prenda
un sal solubile come il solfato,
e col solfidrico venga trattato.
Lo sciolgon gli acidi; quand’esso è puro,
è bianco, è l’unico bianco solfuro.
Chiudo il capitolo con qualche motto
ancor su un ultimo noto prodotto.
Ed è un sintetico sale: il fosfuro,
quasi metallico, d’aspetto scuro,
d’odor fosforico; forte veleno,
nei campi s’applica sotto il terreno,
ché il più benefico di tra i suoi scopi
è quello pratico d’ammazza-topi.

Fausto Bonifacio nasce a Milano nel 1951, si laurea in Chimica Pura nel 1975 e dopo un anno di servizio militare viene assunto, presso un’importante azienda farmaceutica milanese, con la mansione di operatore di laboratorio di ricerca.
Nel 1988 emigra, al contrario, nella città di Frosinone e prende servizio quale direttore della funzione Ricerca e Sviluppo di una nota azienda chimico-farmaceutica operante nel settore della sintesi e produzione di principi attivi .
Nel 1998 viene assunto, con la qualifica di direttore Ricerca e Sviluppo, da una nota azienda chimico-farmaceutica situata nei pressi di Latina e ricopre inoltre lo stesso incarico nella consociata spagnola di tale azienda.
Nel 2004 emigra in toscana presso un’importante azienda chimico-farmaceutica dove ricopre la carica di direttore di stabilimento fino al 2013 quando cessa l’attività lavorativa godendosi poi la meritata pensione.
Attualmente vive e saltuariamente lavora a Latina.

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