Tarallo nel girone ospedaliero

Il Pronto soccorso del “Santa Speranza Martire”, un inferno in terra, di solito si affollava come le stive delle navi dei negrieri, con gli ultimi arrivati che, gemendo per mali eterogenei, si arrampicavano sulle spalle dei primi arrivati, ai quali fornivano così uno spunto in più per dolersi.
In tempi di pandemia, invece, tutto era cambiato: ora gli aspiranti malati attendevano fuori dei locali, ben distanziati, formando una striscia di umanità lamentosa, lunga fino ai bordi delle trafficatissima strada che passava davanti all’ospedale.

Non era troppo insolito che qualcuno degli ultimi in fila, con poche speranze di essere visitato entro la scadenza del secolo, si facesse investire per passare avanti a tutti, scegliendo con cura il mezzo per non farsi troppo male.
Gettonatissime erano le apette a tre ruote che garantivano un impatto soft: al massimo potevano romperti un braccio o qualche cartilagine pleonastica.

fila al pronto soccorso

Al nostro Tarallo al suo arrivo quel mattino, bastò uno sguardo per capire che sarebbe stato visitato verso il tramonto, quando presumibilmente il suo mal di testa, cresciuto a dismisura, lo avrebbe indotto a cantare brani folkloristici macedoni.
Lallo non era il tipo classico dell’italiano furbastro che cerca espedienti per prevalicare il prossimo, così, con un sospiro che pareva un ruggito, si sistemò dietro uno che, temendo di essersi rotta una gamba durante una ruvida partita di Risiko, si era portato dietro una seggiolina e si reggeva l’arto, guardandolo come una madre guarda il cadavere del figlio.
Per far passare un po’ di tempo, Lallo chiamò Consuelo col telefono.

Consuelo
Consuelo

La straordinaria creatura, nel sentire del malanno del suo amato, si allarmò parecchio e, terminata la conversazione, si precipitò a raggiungere Tarallo, senza pensare alle possibili conseguenze di quell’atto.
Così, quando la ragazza arrivò, con l’aria preoccupata, ma col suo esagerato, abbacinante, splendore al massimo del fulgore, si verificò qualcosa di straordinario: il tizio davanti a Lallo, con un grido di giubilo si alzò, gettando via la sedia. Improvvisò una serie di vertiginose danze cosacche, poi, giubilante, annunciò che, dopo una vigorosa cura ingrassante, si sarebbe immediatamente iscritto al campionato giapponese di Sumo.
Mandò con la mano un bacio a Consuelo e filò via a tutta birra.
Non fu il solo al quale il potere della bellezza garantì una guarigione istantanea: in tutta la fila si videro persone piegate in due dal dolore che si rizzavano gaudenti, muti che cantavano il classico di Mary Poppins “Supercalifragilistichespiralidoso”, ciechi che vedevano anche le cimici dei letti e tizi con un forte mal di gola iscriversi a corsi per mangiatori di fuoco.

Consuelo e il miracolo dello zoppo che cammina
Consuelo e il miracolo dello zoppo che cammina

In una decina di minuti, per effetto di quelle guarigioni miracolose, la fila prima si diradò, poi si dissolse: Lallo rimase l’unico paziente in attesa.
Lui, avvezzo alla bellezza di Consuelo, non fruiva fisicamente di quel suo potere, ma godeva intimamente di tutte le doti della amata, alimentando un sentimento altrettanto forte, ma il suo mal di testa, insomma, permaneva.
Tranquillizzò Consuelo che era costretta a scappare perchè aveva da fare un servizio fotografico problematico per il matrimonio di una coppia di daltonici: l’avrebbe chiamata subito dopo esser stato visitato.
Entrò dunque nel Pronto Soccorso.
Fu accolto da due infermieri sordi e dall’aspetto truce, che, senza nemmeno farlo fiatare, lo immobilizzarono, gli tirarono via la maglietta e il giacchetto e gli applicarono gli elettrodi a pompetta per fare un elettrocardiogramma.

Tarallo, preso di sorpresa, non ebbe modo di reagire.
Naturalmente la cosa prese un po’ di tempo perché, come sogliono fare puntualmente, le pompette piazzate nel torace avevano poca presa per via del pelame pettorale e, sistematane una, l’altra cadeva come un birillo centrato dalla boccia.
Ci vollero quindici minuti di imprecazioni per mettere fine a quei crolli.
Fatta finalmente la strisciata, dopo averla sbirciata, uno degli infermieri, scuro in volto e con l’aria di rimproverarlo, disse a Tarallo:
“Lei sta benissimo!”
Passò poi la striscia al suo collega: “Guarda anche tu”.
E l’altro, quello che somigliava a Boris Karloff, ragliò:
“Praticamente un pesce: sano da far schifo!”.

L'infermiere Boris Karloff
L’infermiere Boris Karloff

Lallo, mezzo spogliato, trovò infine il modo di farsi sentire:
“Io sono qui per un forte mal di testa, non per fatti cardiaci”
I due si guardarono in faccia e poi:
“Poteva anche dirlo invece di farci perdere tempo! Se si tratta della sua zucca, evidentemente malfunzionante, ora le facciamo un prelievo, poi l’affidiamo al Dott. Frangiflutti che è di turno!”
“Cos… cosa? Perchè un prelievo? A me fa solo male la testa! E questo dottore è per caso parente del giornalista che è Direttore del Fogliaccio?”
“Il prelievo si fa a tutti, anche ai dissanguati: è il protocollo – rispose asciutto Boris Karloff – e sì, il Dottor Frangiflutti è il primo cugino del Direttore, quasi un fratello per lui: sono intimissimi, si confidano tutto”.
Tarallo per un attimo fu invaso dal terrore: come poteva mettersi nelle mani di un Frangiflutti che presumibilmente era al corrente dell’odio verso di lui, che divorava suo cugino?

Lallo Tarallo
Lallo Tarallo

Contando sulla diffusa ignoranza italica, e consigliato dalla sua abituale eccentricità, pensò subito di nascondere la sua identità, fornendo al medico le generalità di Edmondo De Amicis, poi ipotizzò una fuga, ma fu dissuaso dall’occhiuta vigilanza di quei due infermieri che parevano evasi da un film dell’orrore.
Scartata quella possibilità, si convinse solo a barare sul suo nome, fidandosi comunque della coscienza professionale del medico che lo avrebbe visitato.
Il tizio che irruppe nella stanza, alto e grosso, con degli occhiali spessi come le lenti di un telescopio, alimentò di molto la sua preoccupazione: il camice, mezzo sbottonato era sporco e costellato di macchioline rosse, lo stetoscopio gli pendeva come morto dall’orecchio destro.
Rivolgendosi all’attaccapanni, e strillando con una vocetta chioccia, il tipo latrò:
“Sono Il Dottor Frangiflutti, lei di che soffre? La vedo magrolino, disturbi gastrici forse?”
Tarallo picchiettò una mano sulla spalla del medico perchè si accorgesse di lui:
“Sono qui dottore, il mio stomaco è a posto ma ho un forte mal di testa. Le do la mia scheda”.

Il Dottor Frangiflutti
Il Dottor Frangiflutti

Con un filo d’ansia, Lallo mise letteralmente in mano al medico ipovedente la scheda che gli avevano dato gli infermieri del cosiddetto “primo soccorso”.
Fornendo il nome di Edmondo De Amicis, contava ovviamente sulle statistiche che riguardavano il grado di lettura in Italia, che la ponevano in zona retrocessione.
Frangiflutti cugino si piazzò letteralmente la scheda in faccia, quasi aderente agli occhi, per riuscire a leggerne il contenuto, poi rialzò la testa con un ghigno:
“Ahah, abbiamo qui nientemeno che Edmondo De Amicis!! Quale onore! E’ da quando ricoverai Pavarotti, che aveva ingoiato lo spazzolino da denti elettrico, che non visitavo una celebrità….”

Edmondo De Amicis
Edmondo De Amicis

Poi, con lo sguardo da esaltato, recitò

“Pronuncia sempre con riverenza questo nome – maestro – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo”

E aggiunse poi assumendo un tono minaccioso:

“Non sperar serenità nella tua vita, se avrai contristato tua madre.

Puntandogli addosso i suoi fondi di bottiglia, il medico, strillò:

“Il libro Cuore è il mio preferito, l’ho letto ventisette volte e lo conosco quasi a memoria!
Ho sul comodino il ritratto di De Amicis con la moglie (un orrore, a dire il vero, somigliava a Toto Cutugno) il giorno del matrimonio! Si rende conto?

Chi è lei? E perchè mi ha dato un nome falso?”

Lallo tentò di procurarsi un’espressione innocente e replicò:
Era solo uno scherzo, sa? Volevo astrarmi così dal terribile mal di testa che mi affligge…”.

“Bene, bene, ghignò il Dott. Frangiflutti che si era fatto consegnare da Lallo i documenti di identità: così lei è il famoso Tarallo e ha un bel male al capoccione, eh? Stabiliamo l’immediato ricovero: abbiamo posto solo nel giron…ops, nel reparto dei gastritici, si dovrà adattare”.

E consegnò Tarallo ai due sgherri che lo scortarono a destinazione…

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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