Poesie a margine: “Domenica” di Nikifòros Vrettàkos

Domenica

Ero vestito bene oggi.
Sono uscito la mattina in città,
fasciato della tua anima. Ero perfino bello.
Mi ero lavato ieri sera con la
musica della tua voce – Tenevo
in mano la penna e dove
trovavo sole immergevo la punta
e scrivevo versi.

Nikifòros Vrettàkos

Nikifòros Vrettàkos poeta greco (Krokeès, Laconia 1911 – Atene 1991). Partecipò alla lotta di resistenza e visse in esilio durante la dittatura dei colonnelli. Dai toni crepuscolari delle prime raccolte, che appaiono pervase dall’ottimismo degli ideali pacifisti e umanitarî, la sua poesia ha adottato uno stile semplice e piano, atto a veicolare messaggi forti ed evidenti: ῾Οδοιπορία (“Itinerario”, 3 voll., 1972, comprensivi delle raccolte apparse tra il 1929 e il 1970); Διαμαρτυρία (“Protesta”, 1974); ᾿Απογευατινὸ ἡλιοτρόπιο (“Eliotropio pomeridiano”, 1977); Λειτουργία κάτω ἀπὸ τὴν ᾿Ακρόπολη (“Liturgia sotto l’Acropoli”, 1981). Ha raccontato l’amarezza dell’esilio nel romanzo autobiografico ᾿Οδύνη (“Dolore”, 1969)

Fresia Erésia è l’eteronimo dietro il quale si cela una poetessa eretica per vocazione, un animo sensibile che ha trovato libera espressione solo attraverso la scrittura poetica.
Pensare in versi sciolti è ciò che le riesce meglio: poesie, aforismi e suggestive metafore per lo più si perdono tra nuvole di pensieri e solo a volte si fermano sulla carta per restare.
Scoperta per caso da un anziano poeta che era in cerca della sua Musa, Fresia viene riconosciuta per alcuni versi giovanili come un talento naturale del genere “diamante grezzo non ancora lavorato”.
La poetessa è solita affermare però che il peggio che le potrebbe capitare sarebbe proprio di finire sfaccettata su commissione da un talent scout seriale, per questa ragione mantiene l’anonimato e non si mostra mai in pubblico.

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