Il piano Montecristo per Tarallo

Mentre nella chiesa di Strappoli di Sotto si vivevano momenti concitati, seguiti allo svenimento del martire Proto, pescato da Monsignor Missitalia ad amoreggiare con Marilyn Monroe, il mattino successivo, in un luogo piuttosto lontano dal santo teatro di quegli avvenimenti turbinosi, e cioè nel severo studio del Professor Cervellenstein, il gruppo di aspiranti liberatori di Tarallo si interrogava su come riuscire a portarlo fuori del controllo del perfido Dott. Frangliflutti.

Gli amici di Lallo non potevano sapere che, grazie alle arti persuasive di Benny Syracuse, il medico era stato ammansito, ma ignoravano anche che, disgraziatamente, essendo lui andato via di testa, non era in grado di scrivere nè firmare alcunchè, figurarsi una lettera di dimissioni di un paziente.
Da Venanzione Sfilatini sotto tortura, avevano saputo pure i nomi dei compagni di camerata di Tarallo, e le loro caratteristiche, e l’attenzione era stata subito catalizzata dalla figura dell’ultracentenario e gastritico di lungo corso, Nestore Faria.
Al Professor Cervellenstein, sentendo quel nome, si era accesa una lampadina in testa, favorita da un’infanzia passata a divorare libri d’avventura, per ragazzi e non.
Una coincidenza straordinaria!
Ne “Il conte di Montecristo”, il protagonista, Edmond Dantes, riesce a fuggire dall’isola omonima, un carcere durissimo, sostituendosi al cadavere del decrepito Abate Faria, sapendo che, da defunto, sarebbe stato gettato in mare, oltre le mura di quella prigione.

Allo Psicologo sfuggì una esclamazione colorita, già usata una volta da un vescovo, che fece arrossire i due Taruffi: “Cazzacciolino!! Anche tra i compagni di Lallo c’e un Faria, e per di più stravecchissimo!”
L’osservazione del Professore provocò un moto unanime di stupore: chissà se quel Nestore era un discendente del famoso abate? Se lo chiesero spontaneamente.
A tutti non sfuggì comunque la difficoltà di riproporre il piano escogitato da Dumas nel romanzo, e questo per una serie di ragioni intuibili, la più evidente delle quali stava nel fatto che il Faria di Tarallo era, sì, un bel po’ gastritico, ma tutt’altro che defunto.
Scartata l’ipotesi di Tressette, sbrigativa come al solito, che, visto che il vecchio si ostinava a campare oltre un’età decente, aveva suggerito di tramutarcelo, in un defunto, usando un cuscino sfiatatore, si aprì un conciliabolo generale che decise diversamente.

Il Professor Cervellenstein

Sfilatini, la gola profonda, dopo essere stato costretto a cantare, era stato reso anche loro complice.
Come? Semplice: facendogli assaggiare ancora un po’ di Jovanotti, nella prima parte di una canzone di terrificante bruttezza e vuotaggine, e minacciandolo di fargli ascoltare anche la seconda strofa, quella in cui le stecche facevano addirittura ingorgo:

“Vai cofì ci ammazziamo
E quando torni facciamo fefta
Senza neffuno che ci lafci la tefta
No Vafco, no Vafco, io non ci cafco
No Vafco, no Vafco, io non ci cafco… “


Nessuno tra i calcanti la crosta terrestre, tranne i sordi, avrebbe potuto resistere ad uno strapazzo così brutale, e Sfilatini, già provatissimo, accettò subito di collaborare col piano di evasione progettato per Tarallo.

Due giorni dopo, di mattina presto, Venanzione accompagnava dunque, accreditandolo, un Afid, travestito con grande verosimiglianza da medico, all’interno dell’ospedale “Santa Speranza Martire”.
Naturalmente il falsario, che intendeva prendere servizio nel reparto di Medicina Interna, girone dei gastritici, si era fabbricato documenti incontestabili, che peccavano forse di qualche esagerazione:

Dott. Ofelio Stupazzoni, Medico Chirurgo,
Specializzato in gastroenterologia, gastroscopia, gastronomia, gastropodia e gastroliturgia.
Master conseguiti:
“Gastric and menthal effects of the lethal “Tunarelly alla Gricia”; University of Miami, 2006;¹
“Poetics, mysticism and ravages caused by the Mortadella”; M. I. T. di Santulussurgiu, 2010;²
“Gastric Juices and industrial carrots juices in bhurmese pathology”; Fah Rah Bhut Press, Rangoon 2018.³

Fornito di queste credenziali e della consueta faccia di culo, il sedicente Dott. Stupazzoni, supportato da Sfilatini, come se nulla fosse, si accreditò in segreteria e manifestò subito, con entusiasmo, l’intenzione di recarsi immediatamente in reparto per iniziare a lavorare.

Il Dott. Ofelio Stupazzoni/Afid

Quel medico dal colorito bruno, dal camice immacolato, dal taschino del quale spuntavano ben due stetoscopi, attorcigliati come serpentelli, destò un’ottima impressione nell’economo di segreteria, Gian Arturo Zuzzurelli.
Tanto zelo lavorativo non capitava spesso in un ospedale nel quale certi chirurghi interrompevano gli interventi per la irrinunciabile pausa caffé, lasciando i pazienti impudicamente a budella scoperte, o portandosi addirittura appresso in tasca, destinazione il bancone del bar, parti di essi appena eliminate.
Così il Dott. Afid/ Stupazzoni, mollato Sfilatini, filò via diretto verso il reparto Ipergastritici.
Appena arrivato prese contatto con un infermiere capo che lo sbalordì per l’impressionante somiglianza con Boris Karloff buonanima, un uomo dal viso inquietante e dai modi lentissimi.
Costui con la mano magrissima dall’indice lungo e adunco, gli indicò muto la stanza di Tarallo.
Afid si preparò al peggio: si aspettava di trovare Lallo in condizioni disperate, provato da giorni di torture, smagrito a causa dei letali polletti anemici degli ospedali o delle esangui minestrine che ti rifilano.
Invece il falso Dott. Stupazzoni si trovò a fare irruzione nel mezzo di una specie di raffinatissimo banchetto per gourmet, arrivando anzi, proprio mentre un tizio con la faccia piena di cicatrici, che pareva Al Capone, stava informando gli altri pazienti, tra cui un Lallo attentissimo, sul procedimento esatto col quale era stata cucinata la sua “Soupe gratinée à l’oignon”.

La Soupe gratinée à l’oignon

Ad Afid sfuggì un moto di sorpresa vedendo un tizio occhialutissimo, col camice da medico addosso, sistemato in una posa da cane fedele accanto al letto di quel tizio. Gli parve impossibile che quel povero demente fosse davvero l’orribile Dottor Frangiflutti, ma non vedeva chi altro avrebbe potuto essere.
Quando Tarallo, dal canto suo, vide arrivare il nuovo medico, strabuzzò gli occhi, ma bastò un’occhiata dello pseudo Stupazzoni per fargli capire che non doveva tradirlo in alcun modo.
Afid, sbalordito da quel che aveva trovato, avrebbe subito voluto condurre Lallo in corridoio, con una scusa qualsiasi, per parlargli, ma gli altri degenti non gliene diedero il tempo: sollevati dai consueti bruciori di stomaco in virtù dei magnifici piatti terapeutici, cucinati da Paul Jaccuse, cuoco dell’Estomac joyeux, tutti si erano messi a coltivare altri malanni, i più disparatissimi, per i quali cercarono subito le cure di quel dottore dall’aria così competente.
Così, Alfio Stecconi, il rappresentante, fu il primo a muoversi: quasi gli si attaccò alla manica, insistente come un venditore ambulante di calzini, lamentandosi di un fantomatico prolasso della rotula.
Sosteneva che quell’osso, precipitando, avrebbe provocato un rialzo del tallone, ora dislocato all’interno della piega di un ginocchio ormai privo di supporto.

Alfio Stecconi
Alfio Stecconi

Afid tenne i nervi a posto e, serissimo, si diede a tastare le zone interessate.
Poi chiamò in causa Boris Karloff, facendosi portare un martelletto di quelli che vengono usati per provare i riflessi.
Soppesò l’arnese sotto lo sguardo trepido di Stecconi, trovandolo inadeguato, e pregò così l’infermiere di recuperargli un mazzuolo da falegname.
Con quello, un utensile che giudicò di buona qualità e di ottimo peso, sferrò una mazzata improvvisa e tremenda sul ginocchio del rappresentante, che si innalzò di colpo, maestoso come un razzo in partenza, levando alti lai agli Dei del cielo, della terra, del mare e del commercio, ed in più, ad un pugnetto di innocenti santi di minor profilo.
“Bene – disse rassicurante Afid all’allibito Stecconi, che era appena riatterrato in preda a dolori indicibili – il riflesso c’è: escludo che lei abbia perso la rotula a causa di un prolasso. Semmai… forse… chissà… il tallone – proseguì pensoso – … che ne dice di controllare un po’ il tallone?”
“Nooooooo, grazie Dottore – riuscì a dire il rappresentante, terrorizzato – sento che va già meglio, sento che la rotula è tornata al suo posto: e cavolo se la sento!”.
E abbracciò protettivo la gamba martellata, che prometteva di dolergli atrocemente per il resto del millennio.
“Qualcun altro ha casi da presentarmi? “, disse poi Afid disinvolto, rivolgendosi agli altri pazienti.

Nessuno fiatò, naturalmente: anche Bellincione Schiamazzi evitò di parlare del suo gomito del tennista, venutogli di fresco, anche se non aveva mai maneggiato una racchetta in vita sua.
“Piuttosto: venga con me, signor …Tarallo, mi pare, giusto? Lei ha una cera che non mi piace”.
Così il Dottor Stupazzoni, prese a braccetto Lallo, e portatolo fuori della portata anche del più sottile orecchio, gli spiegò il progetto elaborato con gli amici per portarlo fuori di lì, il misterioso “Piano Montecristo”.
Per metterlo in atto avrebbero dovuto avere l’assenso del senescentissimo Faria: una polverina che Afid aveva recuperato da un veterinario radiato dall’ordine, aveva l’effetto di provocare una morte apparente nelle mucche di razza Pinzgauer per favorirne la razzia da parte di sedicenti addetti alla cremazione del bestiame.
Dopo due giorni di falso riposo eterno, le vacche si destavano di ottimo umore, sparando nel cosmo latte a volontà.

Mucche di razza Pinzgauer

Tarallo avrebbe dovuto sostituirsi al “cadavere” di Faria, che sarebbe stato pagato per fingersi morto.
Il punto cruciale di tutta la faccenda era dunque questo: avrebbe accettato lo stravecchio di ingollare la polverina? E quale sarebbe stato il suo prezzo?


Note:
¹ Effetti gastrici e mentali dei letali “Tonnarelli alla Gricia”
² Poetica, misticismo e danni causati dalla Mortadella
³ Succhi gastrici e succhi industriali di carote nella patologia birmana.

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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