Tarallo, Taruffi e la principessa Spampalon

Quando il sole era già alto e, tra la sporcizia dei finestrini e la schermatura della fitta vegetazione, giunse ad illuminare a macchie sparse l’abitacolo dello Scassabus, Taruffi finalmente si svegliò, emettendo uno sbadiglio così sonoro da mettere in allarme l’intera fauna selvatica della regione, leopardo nebuloso incluso.
Si rizzò, facendo cadere il pesantissimo cappottone e ristretto nella bizzarra tenuta che glorificava Drupi e Sandokan, iniziò una serie di stiracchiamenti che ebbero come principale effetto, quello di diffondere penetranti essenze taruffiane all’interno del bus.

Ganesh, che aveva già dato prova di possedere un odorato finissimo, saltò sul sedile di guida e iniziò a protestare:
“Tu non fare ginnasticamento signore Tharuff/ò, ginnasticamento sveglia tuo puzzamento e povero Ganesh sta vando fuoristradamentoso! Prego tu non stare puzzosone, prego..”
“Accidenti – esclamò Marzio allibito – se ho ben capito dice che sente una certa puzza: cavolo, quel dopobarba di Dorothea ancora si sente! Gesù, mi rincresce… ”, disse poi contrito, avvicinandosi all’autista.

Questi però lo bloccò subito, affrettandosi a strillare:
“Buono, buono! Tutto okeamente: perdonamento dato, ma tu restante lontanoso da povero me Ganesh!”
Devo dirlo alla mia bella di non comprare più quel boccione di “Smartbarb”, borbottò Taruffi, che subito dopo parve attratto dal finestrino sul quale si era spiaccicato il pasticcio di yak.

Sgranò gli occhi:
“Toh, una riproduzione di Pollock! Col buio non l’avevo notata! Mai avrei pensato di trovare roba simile in Nepai… ma tu pens…”
“E’ la mia carne Marzio, calmati. Questo tipo guidava come un pazzo così il piatto è volato via e il contenuto è finito contro quel finestrino”.

“Ma tu guarda che cosa… – insistette però Taruffi assorto, continuando ad analizzare “l’opera” – è interessantissimo, perché in fondo il procedimento è un po’ lo stesso che seguiva Pollock, no?”

Tarallo non riuscì a replicare nulla alle teorie artistiche del compagno perché un’improvvisa frenata mancò poco che sbattesse a terra entrambi: lo Scassabus, alzando una imponente colonna di polvere, si era fermato in uno spiazzo.
Ganesh, senza minimamente impressionarsi per le piroette dei due giornalisti, mollò il volante e scese dal bus.
Si guardò intorno più volte, seccato: aveva l’aria di chi ha un appuntamento e constata l’impuntualità dell’altro.
Un profluvio di parolette incomprensibili gli uscì di bocca mentre camminava avanti e indietro, nervosamente, nello spazio di un misero paio di metri.
Fece un evidente sforzo per dominarsi, poi, rivolto a Lallo e Marzio disse, in tono di scusa:
“Me non fare capimento per tardaggio di Hari Gurung, lui normally puntualoso! Voi signori Thatall/ò e Tharuff/ò non pote facere seguimento con bus per strada altosa e ruzzolona: serve carrettamento per arrivaggio Putalibazar. Noi aspettantemente”.
Lallo a quel punto borbottò a Taruffi:
“Chissà quanto ci toccherà aspettare qui nel nulla. Figurati che accidenti di trattore avranno messo a disposizione per fare il “carrettamento” fino a destinazione: povere ossa nostre, sarà un mezzo agricolo del primo Novecento! Maledetto quel verme viscido di Frangiflutti!”

Senza fermarsi a fare un po’ di conversazione su quel tema, a quel punto l’amico puzzosone partì sparato a chiedere subito spiegazioni a Ganesh:
“Che modello di trattore è quello che stiamo aspettando, mio caro?”
Il nepalese contrasse il viso in una smorfia strana, prendendo un’espressione molto sorpresa:
“Trattore? Cosa trattore? Tu ancora burlista, eh? No, esso doesn’t come. Carrettamento viene con Hari Gurung, guidista molto ben linguacciuto vostro idiomo, e con Savitri e Parvati, due boviniste femmine, per tirare voi nella carrettola su su per strada altosa e ruzzolona; io già feci dicimento per voi, ma voi scarsi ascoltisti”.
Fu così chiaro ai due amici che erano in attesa di due vacche lentissime, che tiravano un carretto preistorico che aveva a cassetta un altro inteprete di valore: tanto valeva aspettare Godot..
Trascorse infatti un’ora intera, la cui possibile noia fu evitata dall’ascolto di un vasto repertorio di versi di animali della giungla nepalese, suoni che andavano dal chiacchiericcio isterico di presunte scimmiette agli stridii assordanti di uccelli sconosciuti, fino al ruggito, basso e raccapricciante di un grosso felino, roba da far tremare il suolo.
“Cazzo Tarà – sfuggì a Taruffi, che era quasi sbiancato a sentirlo – q.. quello d.deve essere il famoso leopardo n..nebuloso! Dà i brividi…”

Ganesh che lo aveva sentito, fu pronto a rispondere:
“Sì, potrebbe stando leopardo strillante: tutti fanno chiamamento “nebuloso” per suo pelliccio fatto a nubole, tanta nubole, belissime nubole. Ma tu fai calmamento perché – e si rivolse a Marzio – tu meglio puzzoloso di ello: ello sta di nasamento delicante, così fa sentimento di tua puzzolonità superiorissima e scappa forte”.
“Visto Tarù – rise Lallo – fai scappare le belve con la tua orrenda pu.. – si riprese in tempo – col dopobarba..”.
Dopo questo siparietto, aspettarono ancora un po’ in un ozio preoccupato, poi sentirono arrivare da lontano un canto, uno strano canto accompagnato dai rumori ritmici e lamentosi di ruote che cigolavano a contatto con lo sterrato sassoso.
La voce del cantante era educata e melodiosa e mano a mano che si avvicinava il motivo della canzone si faceva più distinto: le parole. il testo di quella melodia, ora lo si riusciva a capire, erano modulate in un italiano un po’ strano e dolce:

“Eh eh eh eh eh eh
Eh eh eh eh eh eh
Nooo, quest’anno al mare non andrò
con te sulla spiaggia, con te sulla spiaggia
Nooo l’altranno visto come andò
con te sulla spiaggia, con te sulla spiaggia non ci stoo…

Tarallo e Taruffi ebbero appena il tempo di guardarsi in faccia, mandibola a terra, basiti, che da un dosso della stradaccia apparvero prima le corna e poi tutto il resto, di due potenti bovidi, che trascinavano un carretto malmesso con su un nepalese, più o meno dell’età di Ganesh, dall’aspetto svampito e dal sorriso indolente e sterminato:
“Eccomi qua, ecco l’arrivamento di Hari vostro, vi porterò a ballare nella rotonda sul mare con la Principessa Spampalon: quanto è bella lei tu mamma non lo sai. Tutti si sono innamorati di lei, anche me stesso, come ho fatto non so, un tuffo dove l’acqua è più blù, niente di più, ma nella mente c’è tanta, tanta voglia di lei.
Voglio vederla danzare la graziosa Principessa Spampalon, che gira intorno alla stanza mentre si danza, danza.

Aishwarya, la graziosa Principessa Spampalon

Ma mi raccomando: nessuno può dire cosa questa a Padron Spampalon, nemmeno ‘sti giovinotti de ‘sta Roma bella!…”
Inutile dire che dopo questa mitragliata di parole le mandibole dei due italiani rimasero dov’erano, cioè molto, molto in basso.
Ganesh, accorgendosi dello smarrimento di Lallo e Marzio, procedette senza indugio alle presentazioni ufficiali:
“Questo stando signor Hari Gurung, lui grando carrettista che farà vostro trasportamento fino al bellissimo albergamento “Yak Festoso”.
Lui molto bravo linguacciuto, passionario di Italia e di canzonamenti italici: sa tutti canzonamenti di voi.
Staretamente benonissimo con ello. Io faccio salutamento per ora, fate alzamenti su carrettola per partenzamento subitaneo”.

Hari Gurung e il suo potente mezzo

E fece ciao ciao con la manina, andandosi poi a rimettere alla guida dello Scassabus.
Taruffi, intanto, esitava perplesso dinanzi alle corna delle vacche: gli parevano quasi delle parenti di Frangiflutti che ultimamente sfoggiava pure lui un bel paio di corna.
Le dichiarazioni d’amore del guidacornute, avevano fatto breccia nell’animo semplice del cronista puzzolone, provocandogli una gran curiosità di conoscere la famosa Principessa Spampalon.
Lallo aveva invece notato sul fianco di una delle due, una rasatura particolare che componeva una scritta, un altro motto del monarca veneto, evidentemente:

“Co no guen é pi polenta, le é bone anca le cróstole”.*

Bene – si risolse poi a dire al sorridente Hari – allora si parte, con la sua “carrettola”, no?
Il carrettiere, invece di ripondere, si schiarì la gola, sputò in terra con gran schifo dei due giornalisti, poi, attaccò a cantare:

“Chariot
Chariot
Se verrai con meee
sul mio carro tra le nuvoleee,
più avanti del caldo del sol,
sull’ultima stella lassù,
s
e
verrai.

Tu vivrai con meee
in un’isola fantasticaaa
e un mondo vedrai di lassù,
un mondo nascosto nel blu,
tutto nuovo p
er teee.

La terra, la terra, la terra
sarà senza frontiere,
la terra, la terra ci porterà fortuna,
la luna, la luna per noi sarà il domani,
se m’ami, se m’ami…..”

*Quando non c’è più polenta son buone anche le croste.

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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