Nepal difficile per Tarallo e Taruffi

In qualche modo ne vennero fuori.
Tarallo, tenendo Taruffi letteralmente per la maglia, e deformando così Drupi, che si contrasse in una smorfia dolorosa, riuscì comunque a trascinarselo via, nonostante il fatto che lui, imprudentemente, seguitasse a voltarsi indietro per guardare la principessa Aishwarya con l’occhio umido di un pesce al tramonto.
La danzatrice, dal canto suo, che come Dorothea Santonorè, si era dimostrata di pasta fragile dinanzi al più che maschio fetore di Marzio, stando alle spalle di Ermenegildo Spampalon, lo ricambiava con sguardi di fuoco senza che il marito, ritto con le braccia poggiate sui fianchi, in posa mussoliniana, se ne accorgesse.

Ermenegildo Spampalon in posa mussoliniana

Dal nulla era poi ricomparso Ganesh, che ora li precedeva verso l’uscita del palazzo, ed un minuto prima che l’imprenditore monarca li congedasse, freddo come un vegano dinanzi ad un ossobuco, si erano rivisti anche gli uomini di colore, che subito si erano fatti scacciare in malo modo da Spampalon, guadagnandosi così la loro povera stozza:
“Ehii, valtri negher, fora dai coion, fora dae baete: sciò, sciò!!”
La loro guida, nonché pittoresco interprete, di solito frizzante e amabile, ora pareva nervoso e abbattuto e questo suo visibile stato d’animo contrastava coi canti a squarciagola di Hari, che era rimasto fuori col carretto e con le “boviniste femmine”, strilli appassionati che accolsero la truppa sul piazzale:

“Per quest′anno non cambiaree
Stessa spiaggia, stesso mare
Per poterti rivedere
Per tornare, per restare insieme a teee….”

Lallo si chiese quale oscura potenza del creato avesse messo in orbita le immortali melodie e gli intricati testi di Piero Focaccia*, scaraventandoli in Nepal come uno tsunami insieme con tanta altra musica italiana degli anni Sessanta.

Non riuscì che per pochi secondi a perdersi nelle spire di questi vaghi pensieri, perché lui e Taruffi, mentre risalivano sul carretto, attenti a non incornarsi da soli, furono investiti da un concitatissimo intervento di Ganesh, evidentemente preoccupato per l’umore di Spampalon dopo il loro incontro:
“Voi avete fatto causazione di terribilissimo colloquiamento con Paron Spampalon!
Facevate parlamenti troppissimi: lui ha sempre cara abitudinazione a tenere discorsamenti senza replicazionature, io vi avevo fatto già dicemento di ciò.
Avete fatto perfino difesazione dei negheri che lui tiene bravi per scacciamenti con spettacolatura: lui fa odiamento di loro coloritura, non dovevaste fare quella difesazione, orco can!
Ma cosa più tremendissima, voi avete regalato lodazione troppo calorifera di principessa moglie!
Paron Spampalon prende perdimento di capa quando si fa guardazione con molto troppissimo caloriferamento di Aishwarya: lui diventa estesamente gelosone. Io ho fatto vedimento di te, signor Marzio, e ho scoprito tuo occhio vagabondante con scintillamento libidinevole grande sulla bella formazione di signora danzerina Spampalon.

Ganesh

Ho sentito freddatura su tutto lo dorso quando ho avuto capizione che la principessa aveva fatto tubazione turbata con te, e ora faccio scommessamento con voi che paron farà preparature di grosso punizionaggio, per vendicazione gelosona.
Sono sicuroso di questa cosa, e farà colpizione pure di me, ohiohiohioi…”
Di tutto il discorso di Ganesh, il turbatissimo Taruffi aveva ritenuto una sola cosa, quella per la quale si illuminò di un sorriso beota, chiedendo concitatissimo al nepalese:
“Credi davvero che io le sia piaciuto, Ganesh? Davvero pensi che Suo Splendore abbia tubato, fatto tubazione con me? E’ così? Sìì? Dici che ho fatto colpo su quel ninnolo colmo di grazia?”
Lallo comprese subito che, in caso di risposta affermativa, Marzio sarebbe decollato come un bengala a Capodanno, e che ci sarebbe stato bisogno di un’intera brigata di pompieri per spegnere gli ardori incendiari che ne sarebbero derivati.
Si affrettò dunque ad anticipare Ganesh, tentando di tenere sotto controllo l’incombente questione taruffiana:
“Ma no mio caro, che vai a pensare: mettiti tranquillo, le danzatrici sorridono sempre.. E’ una specie di tecnica professionale, un po’ come capita a quelle che leggono le previsioni del tempo e che anche quando ti predicono che nella tua zona si scatenerà qualcosa di peggiore del Diluvio Universale e che sarebbe meglio costruirsi un’arca in dodici ore, ti indirizzano comunque dei sorrisoni esagerati, da disintegrargli le mascelle”.

“Tu dici, Lallo?”, chiese Taruffi, con lo sguardo afflosciato e dolorante di chi ha visto vincere un miliardo al tizio che ha comprato, venti secondi prima di te, lo stesso gratta e vinci che avresti chiesto tu.
“Ma sì – proseguì Tarallo – le ballerine sorridono un po’ a tutti.
Tra l’altro nel suo caso ci sarebbe il lievissimo problema del marito, uno che qui conta più di un re e che, vedi caso, possiede un carattere escrementizio, tanto per essere generosi, e non si fa mancare il modo di sbrigliarlo contro chiunque gli vada di traverso.
Già quel razzistone ti ha puntato per quella domanda sugli asini, e subito dopo ti ha messo nel mirino perché ti sei sbilanciato troppo con l’entusiasmo verso sua moglie, è chiaro? Salvati ossa, trippe e cartilagini amico mio!
Senza contare, poi, che se la tua Dorothea fosse qui e ti avesse controllato la salivazione durante la danza di Aiswarya, ti avrebbe già tirato addosso un tale cocktail di legnate da ridurti come Jovanotti massacra, una ad una, le note che vorrebbe ammansire”.

Marzio a quel punto dimostrò ancor di più quanto profondo fosse il suo stato di straniamento, perché chiese a Lallo, e non scherzava certo:
“Dorothea? Dorothea chi!!? Non conosco nessuna con questo nome buffo: altrimenti me ne ricorderei, eh!”.

Dorotea Santonorè

A quel punto Taralllo tacque, scoraggiato ed in preda a cupi presentimenti, concentrandosi solo su come avrebbe scritto la prima parte dell’intervista.
Hari, neanche a dirlo, dopo aver esaurito l’intera produzione musicale di Nicola di Bari, quasi avesse guardato nell’animo di Taruffi, aveva preso a canticchiare una datata canzoncina di Tony Renis e Annarita Spinaci:

“Quando dico che ti amo, credi a mee
È la pura sacrosanta veritààà
Fino a ieri sono stato uno che
S′era sempre divertito e niente più
Ma adesso noo
Non sono più cosììì
Questa volta giuro chee
È veramente amoreeee”

Il resto della giornata passò tutto sommato tranquillamente.
Lallo, rientrato in camera, approfittando del fatto che nessuno gli avesse fatto trovare acceso il televisore, riuscì a parlare con Consuelo, rimasta purtroppo in patria, che lo aggiornò sulla campagna elettorale residua in città, quella del ballottaggio, che, come i due esuli avevano immaginato, registrava ogni giorno nuovi record di servilismo giornalistico da parte del mellifluo Frangiflutti.
“E’ quasi impossibile farcela Lallo”, concluse scoraggiata la meravigliosa creatura congedandosi.
Tarallo, poi, mentre Taruffi, ridotto allo stato liquido dall’avvampare della sua improvvisa passione, scorreva come un rigagnolo nei paraggi dell’albergo, iniziò a consultare il suo taccuino e immaginando il disappunto atomico di Frangiflutti, stese un primo resoconto al vetriolo del loro approccio col truce Spampalon.
La storia dei “negher” assunti ad un tozzo di pane per farsi cacciare ad uzzo del despota, era molto ben riportata e satirizzata coi giusti accenti di sdegno.
Tarallo però, si rese conto di possedere solo una foto di Spampalon a corredo del testo, nemmeno ben riuscita, ed era l’unica che gli avesse scattato Marzio, misera cosa rispetto ai cento scatti e più che, non si sa come, dato il suo stato di eccitazione, il suo collega era riuscito a dedicare alla moglie del tiranno.

La principessa Aishwarya
La principessa Aishwarya

Il mattino susseguente, dopo un sonno costantemente minacciato dai vaneggiamenti amorosi di Taruffi, e dopo aver consumato di malavoglia la solita colazione a base di riso mònada, latte di yak e di ciò che per via dell’ora e del loro scarso appetito, sembrava un azzardato piatto di yak alla cacciatora, vennero raggiunti da un Ganesh, scuro in volto.
Teneva un fogliaccio in mano e lo guardava corrucciato.
A Lallo sembrò che si sforzasse di cambiare espressione quando, sorridendo artificiosamente e strillando come un Maneskin alla griglia, disse:
“Per Signore Taruffo esiste un grandissimo notiziamento! Paron Spampalon ha fatto per esso lui organizzamento di un grasso excursus turistoso in più magnificazionata terra nepalesa!!.
Signore Taruffo andrà a fare visitazione di Himalaia per fare scoprimento di bellissima ambientazione e di animali faunosi tipici, come il Lofoforo pennuto e il leopardo delle nevi.
Paron Spampalon, molto amabiloso, fa consigliamento di togliere il canotto e di fare indossazione di maglietta pesante…”

il Lofoforo pennuto e il leopardo delle nevi

Tarallo ebbe un moto di sorpresa: spalancò la bocca e stava per parlare, preoccupatissimo, ma venne anticipato subito da Ganesh: “Tu tranquillo, il signor Taruffo non sarà solo! Paron Spampalon ha fatto designazione di sua scorza: ha deciso che per suo protezionamento saranno viaggiosi con lui tutti i negher del palazzo!”….


*Piero Focaccia è stato un cantante italiano degli anni Sessanta, noto per aver avuto un grandissimo successo con un’unica canzone: “Stessa spiaggia, stesso mare”.

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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