Soluzioni in vista per le Tarallo news

Non appena si attenuò la sorpresa per la sua improvvisa comparsa, Lello Rapallo, aspirante transfuga dagli orrori del Fogliaccio, venne accolto piuttosto bene.
Circondato dalla banda Tarallo, fu fatto sistemare sul mitico divano di casa Taruffi, quello sul quale abitualmente Marzio, da solo o con Dorotea Santonorè, ogni sera si spalmava come un formaggino, triturando etti di merendine tossiche e non perdendosi una sola puntata del discusso programma di Amadeus sulle vere identità di tizi eternamente sorridenti, anche quando si scopriva la loro attività di organizzatori di festini hard per vigili del fuoco.

Lallo confortò Rapallo, che si mostrava ancora piuttosto turbato e sudava come le fontane di paese, quelle col meccanismo rotto che, facendole eruttare perennemente, in un solo giorno sparano milioni di litri d’acqua alla faccia dei poveri africani.
Tutti guardavano il nuovo arrivato con un misto di solidarietà e curiosità: l’unico a mostrare una certa diffidenza era Afid, che pareva avere qualche pensiero in testa, e che ad un certo punto si piazzò davanti alla faccia dolente di Rapallo chiedendogli a bruciapelo:

Non è che tu sei quel tizio che tre anni fa spacciò un migliaio di pacchetti azionari finti della IdroSahel, facendo passare una immaginaria società con sede in uno dei peggiori deserti del mondo, per una realtà straordinaria nel settore delle condotte idriche? Che colpo fu quello! Riuscire a recuperare in tutta Italia mille coglioni, dei semianalfabeti da hit parade, convincendoli che la penuria d’acqua in alcune zone del nostro sud l’avrebbero risolta le sovrabbondanti forniture idriche del Sahara! Fantastico: non avrei saputo inventarne io stesso una migliore: se sei tu quel tizio, hai tutta la mia ammirazione amico. Spennandoli, hai ridotto di molto la gittata delle azioni di un’infinità di imbecilli: grazie a nome dell’Italia migliore!”

L’amministratore delegato della società fantasma Idrosahel visita gli impianti

Lello Rapallo, basito da quell’approccio inaspettato, si agitò, e sparando un litro di sudore in un minuto, riuscì solo a biascicare:

“M..mi scusi, m..ma..ma mi deve aver scambiato per un altro: io n..non sono mai stato in S..Sahel. Da quelle parti fa un po’ troppo caldo ed io, deve saperlo, soffro di un lieve problemino di regolazione termica, non potrei lavorare in posti simili”.

Omar Tressette, intanto, che non aveva mai conosciuto di persona l’ex Direttore, gli circolava intorno, strizzando gli occhi nel suo celebre sguardo indagatore, cercando pecche che non riuscì a trovare.
Constatò con soddisfazione che il soggetto non indossava felpe con stampati sù orridi loghi di inesistenti università americane, e notò anche, apprezzandolo silenziosamente, che non aveva ruotato la tazzina prima dell’ultimo sorso, quando gli era stato offerto il tremendo caffè di casa Taruffi.
Si trattava infatti di una miscela Moka di epoca imprecisata, tanto che i residui muffi di quella mistura riposavano indisturbati in una confezione di latta dipinta con motivi liberty riproducenti uomini coi baffi arricciati e languide signore dai grandi cappelli coi nastri al vento.
Dato che era ovviamente impensabile che indossasse gli orribili sandalacci teutonici in periodo invernale, Tressette controllò anche che non portasse scarpe inadeguate, magari quelle da trekking con le lucine annesse, poi, terminata l’ispezione, di colpo gli chiese:
“Lei fa del Nordic Walking?”

Rapallo, anche in quel caso rispose negativamente: “Che!!?? Non saprei neanche cosa sia quella roba: è vero che io ho una passione nordica, ma ha un altro nome, Greta, ed è un dono fatto dalla natura a noi bruti devastatori del pianeta. No, non faccio nulla del genere e non ne conosco le regole”.
“Ce n’è solo una di regola per quella scemenza in cui dei sottoccupati mentali riescono a camminare sui sassi con l’impiccio di racchette da neve ma in assenza di neve: essere appunto dei solenni coglioni, non trova?”
Qualcuno intorno tossicchiò imbarazzato, non il Professor Cervellenstein che in quell’affermazione così tranchant, notò subito il probabile insorgere di un’ennesima idiosincrasia nella mente del grande intollerante.
“Lasci stare Omar – gli disse, conciliante – chi le dice che il nordic walking non possa essere utile, oltre che divertente?
Me lo dice la logica, Professore, ci pensi: è un po’ come se un norvegese ai Caraibi si mettesse a nuotare con gli scarponi da montagna! Una stronzata, insomma.”
Cervellenstein fece con la mano il gesto di chi si riservava di approfondire l’argomento successivamente, da terapeuta, con Tressette steso a parlarne sul suo divano carnivoro, indossando le storiche vesti di suo primo paziente.

Omar Tressette

In qualche modo poi, tutti rassicurarono Lello Rapallo che sarebbe stato della partita, così si vide quel gran fabbricatore di liquidi incentivarne la produzione con dei significativi lacrimoni di commozione.
Un istante dopo, quell’uomo romantico, poggiata la foto incorniciata della Thunberg su un tavolino pieno, non si sa perchè, di chiodi, si immerse anche lui nelle discussioni operative.
Si fecero ancora una volta molte chiacchiere senza senso, culminate nella proposta di Mata di stabilire la sede del nuovo giornale in un tempio abbandonato, ma da ristrutturare.
Si trattava di un edificio di ispirazione orientaleggiante, sito su una brulla altura prossima al Centro Commerciale Consumelf (Consume Yourself), ed eretto negli anni Settanta da una setta buddista frazionista fondata dal Maestro di Saggezza Buth Clokh Pik, al secolo Calogero Spanò, e chiusa d’autorità per una storiaccia di balletti rosa, verdi e amaranto.

Il monastero buddista frazionista del Maestro di saggezza Buth Clokh Pik

Quando la gazzarra fu giunta all’apice e tutti si erano messi a parlare contemporaneamente, facendo assumere una faccia nauseata alla foto di Greta Thunberg, Tressette zittì tutti strillando:
“Basta! Io qualche idea l’ho verificata e ve la sottoporrò.
Posseggo da tempo un palazzo di tre piani in Via Ugo Chierichetti Marmotta: una volta ci tenevo le squadre anti Smart a vegetare tra un’azione e l’altra, poi, quando si scoprì che mio nipote Lisippo gli bucava le gomme gratis, io sciolsi il gruppo, così il palazzo, che tra l’altro è modernissimo e ben attrezzato informaticamente, restò inutilizzato.

A mio avviso, facendo alcuni minimi adattamenti, quell’edificio sarebbe la sede ideale per la redazione del nuovo giornale.

Palazzo Tressette in via Ugo Chierichetti Marmotta

Lallo ne sarebbe, come si è già detto, il Direttore responsabile, mentre Marzio Taruffi e Lello Rapallo, che ho ossevato non ruotare meritoriamente la tazzina di caffè, verrebbero nominati suoi vice.
Noialtri, più qualche altro cronista astuto, esperto di notizie interne ed internazionali, elementi, questi, da reperire sulla piazza, saremmo giornalisti e collaboratori del quotidiano, con compiti adatti al bagaglio di ciascuno.
Io scriverei i pezzi di costume; Abdhulafiah si occuperebbe della pagina finanziaria; Consuelo dovrebbe essere il nostro fotoreporter; il Professor Cervellenstein curerebbe la rubrica di Psicologia; Afid quella del “Saper Vivere”; Trudy e Mata Hari potrebbero metter mano al settore moda; la segretaria del Professore, Signorina Cleofe, esperta di rapporti umani risponderà alle domande delle lettrici ne “La posta del cuore” e Ducco, da sacrestano qual’è, potrebbe scrivere qualcosa sul “Santo del giorno.

La rubrica “La posta del Cuore” della Signorina Cleofe

Qualora il Professore me lo consentisse, potrei perfino chiedere a Mastro Pippa, l’onanista comandante del suo yacht, di inventarsi una rubrica di cose marinare, posto che sia alfabetizzato il minimo che basta. In ogni caso, ci penserebbero poi dei correttori di bozze a sistemarne gli articoli.

Mastro Pippa, l’onanista comandante dello yacht del Professor Cervellenstein

Ovviamente reperiremo gli amministrativi tra le fila di alcuni miei impiegati che attualmente rubano la pagnotta scommettendo per tutto il giorno sugli esiti di partite di serie calcistiche minori, come ad esempio il derby lucano tra il San Costantino Albanese e il Guardia Perticara: li metteremmo così, per la prima volta nella loro vita, a confronto col concetto di lavoro, a loro noto finora quanto l’ingegneria aerospaziale.
Che ne dite, vi sembra buono il mio progetto?”
Un coro di approvazione si levò da tutti i presenti. I nodi principali dell’impresa sembravano sciolti.
Taruffi, che già si vedeva fregiarsi del titolo di Vicedirettore, si perse per un attimo in soavi fantasie manageriali, mentre Afid, segretamente, ghignò al pensiero che il nuovo giornale avrebbe potuto vantare il Vicedirettore più sporco e puzzolente del pianeta.
Fu stranamente Ducco, dopo quel primo momento di euforia collettiva, a rivolgere una domanda a Tressette:

“Chi si occuperà della sicurezza? Ci vorrà una sorveglianza attenta della sede, anche perché, da quello che si capisce, Frangiflutti e i suoi sono gente da tentarle tutte per far fuori un concorrente pericoloso del loro miserabile Fogliaccio”.

“In questi giorni ho pensato anche al problema che tu poni – replicò Omar al sagrestano con aria sorniona – ed ho individuato una figura di tale spessore in questo ambito, da essere in grado di garantire al quotidiano un’assoluta tranquillità. E’ lo stesso uomo che qualche tempo fa, in quel di Chicago, con un solo, minuscolo movimento di sopracciglia, sfaldò il tremendo, granitico boss Freddy Barracano, un violentatore seriale di leonesse, riducendolo alla consistenza di una confettura di prugne. Uno di voi già conosce quest’uomo, per gli altri costituirà una gradita sorpresa. Dovrebbe essere qui tra qualche istante”.

Il terribile gangster Freddy Barracano, meglio noto come “il violentatore di leonesse”

In effetti, pochi secondi dopo, Tressette, percepiti alcuni colpetti alla porta dell’appartamento taruffiano, andò ad aprirla ed introdusse il futuro Capo della Sicurezza dell’erigendo giornale.

“Hallo guys, belli guaglioni: come ve la passate?”,

disse semplicemente il nuovo arrivato.
Lallo Tarallo nel vederlo strabuzzò gli occhi sbalordito: il suo ex compagno di detenzione ospedaliera nel reparto del cugino folle di Frangiflutti, ovvero Mister Benny Syracuse, tutto sorrisi e cicatrici, era entrato nella stanza, e vedendolo, gli si era fatto incontro sprizzando la sua ispida cordialità da tutti i pori:

“Lallo, my old friend, come è splendidissimo ritrovarti!”

numero 20
Benny Syracuse

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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