Banda Tarallo sul pezzo!

“O cavolo, Benny!…”, riuscì a dire Tarallo, sbalordito, abbracciando il suo vecchio compagno di pena del reparto diabetici.
Subito dopo riprese la parola Tressette, come sempre piuttosto convulso, che la affidò immediatamente al nuovo venuto.
Syracuse si guardò intorno in cerca di un puntello per il discorso che aveva in mente di fare, poi si rassegnò a sgombrare uno sgabello sovrastato dai soliti avanzi ammuffiti di Taruffi, prima di sedersi, accendersi un sigaro il cui aroma fece rimpiangere ai presenti le fragranze di Chernobyl, e infine attaccare a parlare.
Lallo intanto, guardava l’amico e lo vide così tranquillo da farlo tornare con la mente all’ospedale, quando, in poche mosse, aveva disinnescato lo sgradevole Dottor Frangiflutti cugino, mutandolo in cane obbediente.
“Well, belli guaglioni – esordì Benny col solito piglio deciso – tenimm da fa nu lavoro fatto bene.
Ho preso informazioni approfondite sui nostri nemici,: so ‘na schifezza, dei figli di buona madre: una massa gassosa che puzza chiù ‘e chist casa.

Benny Syracuse

Tengo ben presente la difficoltà di tenere nascoste le nostre mosse, sia ora che stiamo in start up segretissima, che dopo, quando saremo su piazza, probably costretti a fare a mazzate con Frangiflutti, i suoi conciainchiostro e i suoi padrini politici.
Raccomando quindi, sin da subito, di tenere le bocche cucite, di starci zitti, proprio come dovrebbe assolutamente fare chillo stunato ‘e Jovanotti, che insiste invece a sparare stecche e a sputacchiare nel cosmo mille effe al posto delle esse.

Ho pensato che l’organo di sicurezza ‘r ‘o giurnale debba avere personale qualificatissimo, gente in grado di insinuare nei nostri acerrimissimi avversari molti dubbi sulla eventualità che possano frequentare il loro futuro, quello dei loro beni e delle loro famiglie, nel caso volessero pestarci i calli.
Ho elaborato quindi una lista con alcune figure professionali di provate capacità, vecchi amici a me strettamente legati in passato (quanti chiant ca ce facimmo quann se verimm!) e che mi danno ampie garanzie di poter tenere la situazione sotto controllo.
Bravi guaglioni con grandi sentimenti di devozione alla causa, ma, state attenti tutti: so’ ragazzi che hanno comunque le interiora fasciate da centimetri e centimetri di pelo di porcospino.
Il primo che mi è venuto in mente è il mio ex vice di quando presiedevo il Dipartimento Attentati Dissuasivi della zona est di Chicago, Sal Marranzana.

Sal Marranzana in due significative pose

Sal è un tipo molto religioso: tène semp dind’o portafogl un santino di Santa Bombarda del Divino Amore, al cui culto è legatissimo.
Non casualmente ogni anno, da tempo immemorabile, al termine della processione che porta in giro la statua, l’unica tra tutte che abbia la cartuccera del martirio incrociata sulle pudiche vesti, si occupa dei fuochi di artificio la sera della festa della Santa.
Stelle e botti che manco a Beirut ai bei tempi! Ogni volta è uno spettacolo grandioso che da un lato fa esaltare la gente, e dall’altro ne permette anche una giusta scrematura, facendone scappare in tutta fretta le frange più schifus.
Marranzana ha un suo motto, cucito in una listella che tiene nella fodera segreta del cappotto: “Chi parla esagera!”, ‘no sano principio che inviterei i presenti a considerare nelle sue brevi parole di verità.
Sarà lui il mio vice, l’intelligence del giornale, il filtro di tutti i movimenti interni.
Servirà anche qualche guaglione di braccia forti, pure se non tenesse a capa, qualcuno che controlli con discrezione il perimetro esterno del palazzo senza farsi rifilare storie, qualcuno che consideri i connotati di chi prova ad infilarsi in redazione senza motivo, come un quadro cubista, che si può modificare in qualsiasi momento.
Ho già contattato Joe Spinazza, detto “Satchmo” per come le suona, a lui non la si fa, è stupido e molto diffidente: il giorno della sua prima comunione perquisì sua nonna Addolorata sospettando che la vecchia catapecchia, un donnone dalla gola a imbuto, avesse imboscato tre etti di confetti alle mandorle.

Joe Spinazza

Per la cronaca ci aveva azzeccato.
Spinazza tene ‘na caratteristica particolare: la capoccia, che pure si vede perché è gruossa assai, in lui è un puro dettaglio ornamentale, la natura gliel’ha messa sul collo solo per non dare l’idea di un lavoro incompleto, c’è ma non funziona, ed è così che deve essere.
Provare a far ragionare Joe quando parte è un po’ come tentare di far dimenticare alla Meloni che esistono le elezioni, non ci si riesce, e a bocce ferme, quando ha già spostato pugni, masse ed aria, sono soprattutto gli ortopedici e i chirurghi plastici ad esultare con lui.
Johnny Peluso, detto Frappè per il modo in cui riduce gli interlocutori dopo i suoi colloqui esplorativi, presidierà con Joe il circondario del palazzo.

Johnny Peluso, detto Frappè

Lui prima di fare pace coi paesani e tornare “in famiglia” stava con gli irlandesi perchè si era mezzo litigato con Al Chittèmuort per una storia di donne. Gli avevano rifilato da gestire un parco puttane dall’età media improponibile e faticava assai a farci due soldi.
Giusto Dolly Mortazza, una settantanovenne che vantava due o tre giochetti di sesso bbuoni, specialità da mandare un uomo su Mercurio e ritorno cantando “Scapricciattiella”, faceva entrare qualche dollaro.

Dolly Mortazza negli anni ruggenti

Le altre si addormentavano durante il “servizio” e la gente non può fare certe cose mentre una vecchia russa, no?
Così Johnny se ne è stato per tre anni con Bannon ‘O Rourke, il boss che scoprì le polverine per trasformare l’Ovomaltina in vodka, e teneva i contatti coi clienti morosi, contatti strettissimi visto che quelli finivano puntualmente in rianimazione.
Quindi guaglioni belli, state sereni, come dice Renzi, tutto sarà sorvegliato attentamente e filtrato: la sicurezza vuost, chilla ‘r o giurnal e chilla delle news saranno protette da ogni possibile spionaggio, statev’ tranquilli ca ce pienz Benny.
Starete in cassaforte, sicuri come i cucchiaini d’argento del servizio buono di mamma vostra, e dovrete pensà solo a travaglià, sono stato chiaro, guagliò?”

Bannon O’ Rourke con un suo collaboratore

Il brusio stupito che subito dopo si levò dai tarallisti venne ben contenuto da Omar Tressette che, rinvigorito dall’eloquenza sbrigativa di Syracuse, mostrò perfino un tratto di sorriso sulla faccia eternamente corrucciata:
Avete visto che tempra ha il nostro capo della sicurezza? Quasi quasi gli affido anche il settore squarciamento gomme delle Smart!”, disse il grande intollerante, evidenziando ancora un certo trasporto.
E mentre la banda si produceva confusamente negli inevitabili commenti, piuttosto lontano da quella casa infestata, e precisamente nel cuore della redazione del Fogliaccio, tutti i cronisti di quel giornale erano stati ammassati nello stanzone centrale della sede, riuniti dal capo supremo, il mellifluo Frangiflutti, per decidere le future mosse strategiche e risistemare l’organigramma del quotidiano, saltato in parte a causa del licenziamento di Taruffi e delle dimissioni di Tarallo.

L’auspicata solennità di quel momento pareva non essere stata percepita da alcuni giornalisti che nell’alto vociare generale si ritagliavano lo spazio e il modo per dedicarsi a logori scherzi goliardici.
Tarabusi ad esempio, della cronaca giudiziaria, un gottoso di lungo corso incline alle risate a bocca aperta, riparato dalla massa umana presente, lanciava durissime palline di cartone sulla faccia dei colleghi, abbandonandosi a cachinni scomposti ogni volta che li centrava.
Il giochetto terminò bruscamente quando una delle palline, destinata al livido caporedattore Levalorto, finì diretta, precisa come una freccia, nel palato spalancato del Direttore, che in quegli istanti stava urlando come un ufficiale nazista per imporre un po’ di silenzio.
Frangiflutti la ingoiò senza poterci far nulla, poi, tentando di arginarne il percorso fino alla gola con forti spasmi della lingua e dei muscoli facciali, finì in uno stato dispnoico e si accasciò sul tavolone della direzione, agitando gambe e braccia come un palombaro in cerca d’aria.

Qualche minuto dopo, un po’ provato e rischiarato in volto da una bella tonalità di verde, prese a parlare, mentre Tarabusi, inorridito dalle conseguenze del suo lancio, pescava dal suo repertorio mimico la faccia più innocente che potesse simulare.
“Giornalisti! Impiegati! Lavoratori del Fogliaccio e Servi della gleba!”
Così, imperioso e veemente, nonostante il temperamento mellifluo dell’oratore, iniziò il discorso di Frangiflutti:
“Come sapete il nostro giornale di recente si è levato di dosso due pesantissime zavorre: i vostri deprecabili ex colleghi Taruffi e Tarallo, un duo dalla tale perniciosità da tenere in scacco l’intera redazione col loro futile idealismo.
Non sto a ripetervi quanti guai mi abbia provocato la loro attività in redazione, quante grane serie abbiano evocato e quante sofferenze mi abbiano procurato nel rapporto con la nostra Proprietà, un rapporto che solo poco tempo fa erano riusciti a guastare del tutto, impossessandosi del giornale, rendendolo un bivacco di barbudos in stile cubano castrista, e arrischiando inchieste infondate e pericolose per la prosecuzione del nostro lavoro.
Contemporaneamente, questi due brufoli che indolenziscono la crosta terrestre hanno appoggiato l’ascesa di personaggi civici che poco avevano a che fare con la storia migliore della città.

Taruffi e Tarallo

Fortunatamente in questi anni tormentati non mi è mai venuto meno l’appoggio di figure forti ed irreprensibili, che con la loro caratura hanno impedito al Fogliaccio di divenire definitivamente una secrezione gastrica di Massimiliano Robespierre buonanima.
In particolare mi è stato di ispirazione il magistero del mio nume tutelare, il mio indimenticato mentore Giuseppe Cicciafico, maestro di vita e di politica…”

“Sì, bono quello – sussurrò a quel punto Stuzzichini della cronaca rosa alle orecchie gorillesche di Tarazzotti della nera – se comprava tutto coi soldi nostri…”
“Ora.– riprese Frangiflutti – grazie al cielo e all’assenza di Taruffi soprattutto, l’aria si è fatta più leggera, profumata, e con l’aiuto di un nostro caro amico, Monsignor Luis Verafè, recentemente tornato alle sue mansioni correnti, ho individuato due figure professionali capaci di far dimenticare la tragica parentesi taralliana: il cronista flemmatico Ermete De Sordis e il giornalista di disinchiesta Remoto Flosci.

Il cronista flemmatico Ermete De Sordis e il giornalista di disinchiesta Remoto Flosci.

Inutile dire che mi aspetto da voi una cordiale e puntuale collaborazione con questi due nuovi colleghi. Ora basta, basta col romanticismo: qui c’è una città da narcotizzare! E’ tutto, buon lavoro!”.
Il Direttore chiuse quindi la bocca, mentre un’espressione di sinuosa soddisfazione gli si disegnava in faccia, poi qualcuno gli recapitò un biglietto: “Dicono che è per lei, personale”.
Coi resti di un pallido sorriso ancora dipinti sul volto, Frangiflutti aprì il biglietto con un gesto trascurato della mano, poi si fermò di colpo.
Sbarrò gli occhi, fulminato, e, quasi ipnotizzato, rimase a fissare per un tempo indefinibile le poche righe di quel foglietto.
Dicevano solo: “Noi ci vediamo benissimo”.

Sopra ai caratteri compostissimi della grafia stazionava stampato il compassone simbolo del Grande Oriente d’Italia, Loggia Propaganda 2….

Intanto nella sede ancora segreta del nuovo giornale, Abdhulafiah chiese a Lallo: “Dici che l’avrà apprezzato lo scherzetto Frangiflutti?”

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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