La Fisica Quotidiana: “Una riflessione sull’auto elettrica”

Perché le auto elettriche non sono (ancora) la grande soluzione che immaginiamo?

Intendiamoci, non vogliamo né esaltare né denigrare l’automobile elettrica che ha sicuramente un futuro nel medio-lungo termine, ci limitiamo ad osservare come le motivazioni a favore dell’auto elettrica siano basate su proiezioni di mercato irrealistiche e su un certo disinteresse per le ricadute sull’ambiente della loro produzione.

Nel 2010 la Deutsche Bank aveva previsto che nel 2020 le auto elettriche sarebbero state il 12% del mercato mondiale automobilistico. In realtà sono state meno del 4%.

Oggi si prevede che nel 2040 le auto elettriche saranno il 20% del mercato globale, un dato da prendere con cautela dato che Bloomberg New Energy (USA) stima 550 milioni di velivoli su strada per quella data, mentre Exxon solo 160 milioni: le idee non sono molto chiare!

Chi fa queste proiezioni evita di citare l’impatto ambientale che avrebbe la diffusione di auto elettriche su larga scala.

Se le auto elettriche devono ridurre le emissioni di CO2 (per limitare il riscaldamento globale), le loro batterie non dovrebbero essere ricaricate con energia elettrica prodotta con combustibili fossili. Nel 2020 l’energia globale consumata è stata:

  • Per il 60% prodotta da centrali che bruciano combustibili fossili
  • Per il 12% ricavata dal vento e dal sole
  • Per il restante 28%  prodotta da centrali idroelettriche e nucleari.

Quindi in media a livello globale questi numeri ci dicono che il 60% di un “pieno di ricarica” di una batteria è fatto con energia elettrica derivata da combustibili fossili. Tuttavia questo dato può variare da Paese a Paese:

  • le auto elettriche che circolano in Canada o in Norvegia, dove circa l’85% dell’energia elettrica è prodotta da centrali idroelettriche, si possono chiamare veicoli “idroelettrici e ecologici”
  • le auto elettriche in Francia sono praticamente veicoli a “fissione nucleare”, dato che in questo paese il 75% dell’energia elettrica è prodotto da centrali nucleari. In Italia e nel resto dei paesi europei le auto elettriche circolanti sono prevalentemente a “Gas”.
  • le auto elettriche In Cina, India e Polonia sono prevalentemente “a carbone”.

Dunque l’ultima cosa da auspicare e l’incentivazione della trazione elettrica che causi un aumento di consumo di combustibili fossili.

Non bisogna poi trascurare il fatto che quand’anche le auto elettriche fossero tutte mosse da energia elettrica da fonti rinnovabili, sarebbero comunque prodotti gas serra nei processi di produzione del cemento e acciaio per costruire centrali idroelettriche e pale eoliche, ma anche per la produzione di pannelli solari.

Ma non finisce qui perché occorre considerare che per produrre batterie elettriche si utilizzano metalli pesanti (nichel, cadmio, mercurio…) che producono per l’uomo e per l’ecosistema idrogeologico un grado di tossicità tre volte più grande di quello di un auto tradizionale.

Ovviamente queste non sono considerazioni contro la diffusione di auto elettriche. Ci limitiamo ad osservare che le implicazioni di una nuova tecnologia devono essere sempre analizzate e capite prima di lanciare proclami in favore della sua adozione.

Non esistono macchine ideali che non inquinano! Oggi, con la drammaticità della situazione gas, si sente spesso dire che l’energia elettrica nucleare è “pulita” ma bisogna essere cauti perché la gravità (in termini di inquinamento) di un incidente è data dal prodotto tra la probabilità di incidente e l’impatto delle sue conseguenze. E’ vero che il primo fattore è molto basso ma il secondo fattore è altissimo, per non parlare dei costi di produzione, gestione, smantellamento di queste centrali e dei rischi ambientali associati allo stoccaggio delle scorie radioattive. In prospettiva, ci avvicineremo alla macchina generatrice ideale quando riusciremo a costruire centrali a fusione nucleare, le quali usano Idrogeno come “combustibile” che è molto abbondante in natura e soprattutto non produce scorie radioattive.


Bibliografia:

Vaclav Smil – I numeri non mentono – Einaudi

Luigi Catalani nasce a Norma (LT) nel 1946. Si laurea in Ingegneria Elettronica con indirizzo Calcolatori e Controlli Automatici nel 1975. E’ assunto da una società romana leader nel settore della Meccanottica di precisione occupandosi di progettazione elettronica e software di sistemi di Aereofotogrammetria per applicazioni cartografiche civili e militari. Nel 1980 è assunto da una primaria azienda Aerospaziale italiana come dirigente del reparto progettazione e sviluppo di apparati avionici di bordo per aerei ed elicotteri militari e civili. Nel 1988 passa alle dipendenze di una società romana leader nel settore dei sistemi di difesa avionica con l’incarico di Project Manager per diversi contratti internazionali per lo sviluppo e produzione di apparati destinati alle aeronautiche di Italia, Germania, UK e Spagna. Nel 2007,nella stessa società, conclude la sua carriera in qualità di Responsabile Commerciale degli stessi contratti.

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