L’amore preteso

“Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è esserci seduto accanto e sapere che non l’avrai mai”

scrive Gabriel García Márquez.

È questa la condizione di chi ama qualcuno che a sua volta non lo ama.  Sappiamo tutti che l’amore non corrisposto determina uno stato di grande frustrazione, perché amare a senso unico è una condizione che implica sofferenza.

Gabriel García Márquez

Però tutti noi siamo istintivamente portati a guardare da un solo lato della medaglia e quasi sempre ci schieriamo dalla parte di chi non viene ricambiato del suo sentimento. Sembriamo quindi non considerare che anche coloro che subiscono questo amore, non ricambiandolo,  a volte vivono una frustrazione che l’altro può persino facilmente alimentare provocando sensi di colpa.

L’innamorato respinto attrae le simpatie e la benevolenza di tutti, necessita di consolazione e viene visto come colui che, nobilitato dal suo sentimento, sta patendo un dolore ingiusto, mentre chi respinge il più delle volte è inviso, considerato un insensibile, poiché la sua non facile posizione resta per lo più incompresa, nessuno o quasi si sofferma a pensare che egli è divenuto l’oggetto di un preteso amore.

Immagine © Gypsie Raleigh
Immagine © Gypsie Raleigh

Non si pensa al primo impatto che la pretesa possa divenire in qualche modo offesa e che dalla lusinga di essere desiderati e amati si possa scivolare, quasi senza accorgersene, dentro il gorgo di una vera e propria ossessione amorosa, in buona parte figlia dell’orgoglio ferito. Più si viene respinti più quell’orgoglio duole, più l’orgoglio duole più ci si sente vittime di un’ingiustizia. Più ci si sente vittime più si matura risentimento.  Così si continua a scivolare, e quel che è più incredibile, a tutto questo viene ancora data la definizione di amore, mentre:

“La pretesa di essere amati è la più grande delle presunzioni”,

afferma a ragione il filosofo Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche

Non vorrei qui entrare nei meccanismi psicologici e nelle conseguenti loro deviazioni comportamentali che possono determinare gli sviluppi più imprevedibili, ma in genere chi respinge viene giudicato superficialmente il carnefice, mentre in molti casi è proprio vero il contrario: chi respinge diviene vittima di sensi di colpa indotti più o meno consapevolmente con ogni artificio, e non solo; vi sono quei casi estremi in cui da oggetto di un preteso amore si può divenire oggetto di un preciso “odio” scaturito proprio dal risentimento di non essere ricambiati.  

Credo che questo meccanismo nei casi limite produca le più estreme conseguenze, perciò non vorrei soffermarmi su questa indagine della realtà che fin troppe volte ci ha funestati dalle pagine dell’attualità più cruda. Il mio vuole essere solo un tentativo di ragionare sulle due facce di una stessa medaglia. Su quegli amori non corrisposti che, proprio perché proposti in modo insistente, possono divenire invasivi o peggio malsani, e quando prendono questa piega è proprio perché nascono da una idea completamente errata dell’amore, da una sua stortura, che in realtà dimostrerebbe proprio una immaturità nei sentimenti e una incapacità di rapportarsi all’altro come altro da noi.

La pretesa non è che una inclinazione del proprio prepotente egoismo, o forse di una anaffettività che fa dell’altro un mero oggetto di desiderio, mentre l’Amore presuppone il riconoscimento dell’altro con la propria sfera emotiva personale, a prescindere dal fatto che essa ci corrisponda.  

“Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati vale a dire vogliamo qualcosa dall’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza”,

scrive Milan Kundera,

Forse.

Milan Kundera


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