La meraviglia della Meraviglia

Davvero non ci meravigliamo più?
Se c’è una cosa che la nostra realtà sempre più tecnologica e connessa ci sta portando via, questa è la “Meraviglia”.

Dentro la rete internet, in questo mare affollato nel quale tutto pare essere a portata di click,  nell’immensa disponibilità di risposte a qualsiasi quesito, non sembra neanche più necessario interrogare sé stessi o chiedersi perché.
È tutto già scritto, catalogato, e abbiamo quindi la certezza di un responso, ci sentiamo padroni della realtà, dotati di uno strumento insuperabile, finalmente “navigo, ergo sum”,  e di questa presunzione ci stiamo tutti ammalando.

disegno di Pawel Kuczinsky

Invece la Meraviglia è figlia di una ignoranza consapevole, stupisce e spinge a cercare, a scoprire proprio ciò che non so, in quanto conscio di non sapere.
Vorrei dunque prendermi qui lo spazio per inneggiare all’ignoranza consapevole che produce Meraviglia, mentre  la supposta padronanza del sapere degli ignoranti inconsapevoli ci sta distruggendo tutti.

Quante domande ci poniamo ancora?
Una tra tutte: “Siamo sicuri di riuscire a conoscere davvero l’essenza di qualcosa?”.
Abbiamo smesso di mettere in relazione la parte con il tutto, perché questo sapere è talmente frammentario, catalogato appunto, che così svincolato dalla complessità del rapporto con tutto il resto, perde gran parte del proprio significato.  
Si cade in una sorta di nozionismo e forse si lascia davvero spazio all’illusione di sapere.

disegno di Pawel Kuczinsky

Tutto è talmente rapido e altrettanto volatile, passeggero, mancando proprio del tempo necessario per essere maturato, metabolizzato, appreso. Cioè di quel percorso che è a monte del sapere, che determina la conoscenza nel suo senso profondo e che in questo modo viene a essere automaticamente saltato.

Quanto espresso si potrebbe sintetizzare con lo slogan:

“Facile! Basta un click”

come se effettivamente il sapere, la conoscenza e lo studio, la fatica e il tempo che essa implica, fossero passaggi inutili, facilmente superabili  grazie alla magia del web, dove tutto, proprio tutto, su ogni argomento o questione umana, è stato già ampliamente trattato;  come se effettivamente non ci fosse più niente di cui stupirsi.

disegno di Pawel Kuczinsky

Ecco il punto: ci è stata rubata la “Meraviglia”.

“La meraviglia è propria della natura del filosofo; e la filosofia non si origina altro che dallo stupore”.
dice Platone

Aristotele

E ancora, a sostegno di questo principio, Aristotele afferma:

“Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori”.

Dunque le difficoltà servono, l’elaborazione di un pensiero richiede tempo e dedizione, osservazione della realtà nella sua complessità e approfondimento, tutto ciò implica la “Meraviglia”.

disegno di Pawel Kuczinsky


Tolta all’umanità la capacità di stupirsi e di porsi dei dubbi, di alimentare quella ricerca che è attraverso il dubbio bisogno di guardare ogni lato della realtà senza fermarsi al solo involucro esteriore, essa si impoverisce e lo fa soprattutto quando sostituiamo la Meraviglia con la superficiale curiosità, ovvero con quella brama di conoscere superficialmente cose sempre nuove, in rapida successione e svincolate dal tutto.

disegno di Pawel Kuczinsky

Così, privati della Meraviglia, siamo stati derubati del bisogno di comprendere il senso profondo di ogni cosa, in particolare il significato del nostro stare al mondo, quello che ci ha sempre spinto, dalla notte dei tempi, a porci la domanda delle domande, “perché esistiamo?”, e a conoscere quindi noi stessi.
Se è vero quanto afferma Oscar Wilde:

 « Non c’è arte senza coscienza di sé, e la coscienza di sé e lo spirito critico sono tutt’uno » ,

allora  la Meraviglia è parte imprescindibile della creatività umana;
non esiste Arte che non abbia in sé questo stupore come molla di ogni scoperta.
Meravigliarsi è parte del processo cognitivo e creativo di ogni individuo e senza la Meraviglia questo mondo diverrà un posto per automi digitali…

Forse.

*L’immagine di copertina e tutti i disegni utilizzati nel testo appartengono al genio creativo dell’autore, l’artista polacco Pawel Kuczinsky

Fino a poco tempo fa mi sono nascosta dietro l’eteronimo di Nota Stonata, una introversa creatura nata in una piccola isola non segnata sulle carte geografiche che per una certa parte mi somiglia.
Sin da bambina si era dedicata alla collezione di messaggi in bottiglia che rinveniva sulla spiaggia dopo le mareggiate, molti dei quali contenevano proprio lettere d’amore disperate, confessioni appassionate o evocazioni visionarie.
Oggi torno a riprendere la parte di me che mancava, non per negazione o per bisogno di celarla, un po’ era per gioco un po’ perché a volte viene più facile non essere completamente sé o scegliere di sé quella parte che si vuole, alla bisogna.
Ci sono amici che hanno compreso questa scelta, chiamandola col nome proprio, una scelta identitaria, e io in fin dei conti ho deciso: mi tengo la scomodità di me e la nota stonata che sono, comunque, non si scappa, tentando di intonarmi almeno attraverso le parole che a volte mi vengono congeniali, e altre invece stanno pure strette, si indossano a fatica.
Nasco poeta, o forse no, non l’ho mai capito davvero, proseguo inventrice di mondi, ora invento sogni, come ebbe a dire qualcuno di più grande, ma a volte dentro ci sono verità; innegabilmente potranno corrispondervi o non corrispondervi affatto, ma si scrive per scrivere… e io scrivo, bene, male…
… forse.
Francesca Suale


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Un commento su “La meraviglia della Meraviglia

  1. Come ogni strumento bisogna imparare ad usare la rete web nel modo corretto. C’è il rischio che le macchine, gli impianti, i servizi anziché essere al servizio della razza umana diventi il contrario. Ci si trova di tutto nelle ricerche internet, spesso non sono vere, come troppe sono le menzogne nella realtà per guadagnare o per potere. Manca la nostra capacità di istinto, verifica, ascolto e spesso non ci accorgiamo dei vari falsi. Così come la povertà umana, culturale ha bisogno di esibizioni inutili (spesso causa di incidenti e di vittime). Questo ci impedisce di meravigliarci o di semplicemente di vivere sensazioni, emozioni, sentimenti che se non sono privati o non sono veri o diventano nuovamente strumento di qualcosa che con il sentimento e le sensazioni non c’entrano nulla. Anche la velocità, l’estemporaneità sono solo un aspetto consumistico quindi dis-umano. Anche l’arte non sempre è immediata e non sempre è per il grande pubblico. Ogni opera d’arte trasmette sensazioni (altrimenti non è arte) diversa ad ognuno di noi, a seconda della nostra condizione umana e della nostra predisposizione. Così come se non ci mettiamo nelle condizioni di umanità, di un contatto umano i nostri rapporti rischiano di diventare dis-umani. Forse ci dovremmo meravigliare di non avere più la capacità di meravigliarci

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