Jennifer Capriati: “solo a chi cade è dato di rialzarsi…”

                        

Nel giugno 2010 si seppe dai giornali che Jennifer Capriati, già ragazza prodigio del tennis, era stata ricoverata una domenica notte in un ospedale di Riviera Beach in Florida, a causa di un’overdose.
Solo dopo molte ore una portavoce aggiunse qualche dettaglio: “Jennifer sta recuperando da un overdose accidentale di medicinali”.

Il dubbio però restava: si era trattato di un errore o di un tentato suicidio?

Come non chiederselo dopo la confessione rilasciata nel 2007 al New York Daily News, in cui Jennifer diceva di sentirsi depressa.
Quelle frasi, probabilmente sintomatiche, caddero invece nella indifferenza.
La ex numero uno del tennis spiegava:

“Arrivi al punto in cui non puoi evitare di pensare a certe cose. E’ come se avessi in testa dei demoni, come se la fine del mondo fosse imminente. Sei così esausta che ti dici: Voglio togliermi di mezzo, perché ho disgusto di me stessa”.

Jennifer era depressa anche per colpa di un lungo infortunio ad una spalla, e lo aveva ammesso senza vergogna:

Nel momento in cui ho smesso, il mondo mi è crollato addosso. Così mi sono chiesta: Chi è Jennifer Capriati? Che cosa farò senza tennis per il resto della mia vita?”.

Precocissima, aveva debuttato fra i professionisti al torneo di Boca Raton nel 1990, tre settimane prima di compiere 14 anni: batté quattro teste di serie per poi capitolare in finale con l’esperta Sabatini.
Sport Illustrated la mise subito sulla sua ambita copertina con un’esclamazione: “Ha appena 13 anni!”.

Era successo tutto troppo presto: nel ‘91 perse la semifinale di Wimbledon dopo una partita epica con Monica Seles; lo stesso anno raggiunse la semifinale degli Us Open.
Quello successivo conquistò l’oro olimpico a Barcellona e altri due tornei WTA, ma nel 1993, dopo essere stata eliminata al primo turno degli Us Open contro una semi sconosciuta, la sua gioventù, bruciata troppo in fretta in cambio della notorietà e dei tanti soldi guadagnati, le presentò improvvisamente il conto!

Forse sotto stress, Jennifer decise di prendersi un break e di comunicare il suo disagio ai genitori, fin troppo premurosi nel gestire la carriera invece della sua felicità di teenager.
Jennifer inviò messaggi nel solo modo col quale molti adolescenti sanno farlo: ribellandosi e mettendosi nei guai, nel tentativo di far credere forse che quella ragazza, sempre sorridente ed educata, si fosse trasformata in una bad girl.

Nel dicembre del 1993 infatti fu pizzicata a rubare un anellino da 25 dollari, mentre l’anno dopo venne arrestata per consumo di droga.

Il suo rientro al tennis dopo quasi due anni, fu una sorta di incredibile resurrezione ma le occorsero tre anni per vincere il primo torneo importante.
Nel 2001 arrivarono due successi nello Slam, con la scalata a numero uno del mondo.
L’ ultimo torneo lo disputò nel novembre del 2004.  

Quell’intervista, rilasciata poco tempo prima, lasciava comunque temere il peggio.
Aveva detto:

Quando battevo le Williams ed ero in cima al mondo, mi mancava comunque qualcosa: non ero felice. Mi chiedo se il tennis non fosse il modo più semplice per sfuggire alla realtà, ma sono ancora giovane, ho tempo per cercare una soluzione”.

Jennifer Capriati

La favola di Jennifer Capriati si era trasformata in un’odissea, scandita da cadute clamorose e drammi interiori, fino al ritorno epocale che la vide diventare numero uno del mondo:

“Ci sono molte analogie nelle nostre vite anche se tu hai vinto molto più di me. Abbiamo affrontato sfide dure; sia in campo che fuori. Siamo arrivate ai vertici dovendo gestire grandissime pressioni e aspettative, non una ma due volte. Non solo siamo diventate delle campionesse, ma credo che abbiamo avuto una parte fondamentale nel trasformare il tennis in quello che è oggi. Abbiamo lottato duro l’una contro l’altra, ma guarda dove siamo adesso. Nelle nostre vite di tenniste si è chiuso un cerchio però siamo di nuovo insieme con un enorme rispetto, ognuna accanto all’altra, anche adesso che è tutto finito”.

Così la Capriati disse il 14 luglio 2012, nel giorno del suo insediamento nella International Tennis Hall of Fame, rivolgendosi alla rivale e amica, Monica Seles insieme alla quale aveva condiviso una vent’anni di tennis, tra esordi, ritiri e ritorni.

La storia della ragazza era cominciata tanti anni prima sul volo New York-Roma, viaggio durante il quale Denise, una hostess, conobbe Stefano Capriati, italiano e stuntman di mestiere.
Fu un amore a prima vista che condusse ad un matrimonio lampo ed al trasferimento della coppia nella Grande Mela.
Stefano abbandonò le acrobazie per improvvisarsi maestro di tennis.

E fu a New York che il 29 marzo del 1976 che nacque Jennifer. La storia vuole che il giorno del suo terzo compleanno Jennifer ricevette in dono una racchetta.

Chris Evert e la giovanissima Jennifer

L’anno dopo il padre portò Jennifer alla Evert Tennis Accademy e John Evert ne rimase talmente impressionato da ospitarla nel proprio centro per iniziare a seguirla personalmente. “Era così piccola da non saper contare i punti e rimaneva sempre così talmente concentrata, che se non ero io a dirglielo, non si rendeva nemmeno conto quando aveva vinto,” ricordava il padre di Chris Evert, che nel 1986 si vide sottrarre la sua allieva da papà Stefano che consegnò la figlia alla Saddlebrook Tennis Academy a Wesley Chapel.

Quando, a circa tredici anni, Jennifer vinse il Roland Garros e l’US Open nella categoria juniores, il mondo del tennis si dispose ad aspettarla a braccia aperte.

Jennifer Capriati, a Milano nel 1988

Era il 1989: Chris Evert era alla sua ultima stagione, Martina Navratilova aveva 33 anni. La nuova regina di quello sport, Steffi Graf, era sempre più introversa, l’altra grande, Gabriela Sabatini, deludeva sempre nei grandi appuntamenti e delle ragazze nuova leva solo Monica Seles, aveva la giusta cattiveria agonistica.
La Capriati invece era un’adolescente solare, capace di giocare un tennis aggressivo, una che quando scendeva in campo sembrava divertirsi un sacco e divertire il pubblico col suo gioco.

Divenne professionista ventiquattro giorni prima di compiere quattordici anni grazie a un permesso speciale della Women’s International Pro Tennis Council.
Così, quando partecipò al suo primo grande torneo, l’attenzione dei media era catalizzata su di lei.               

A Boca Raton i suoi incontri erano assediati dai fotografi, la stampa si accalcava per assistere alle sue conferenze stampa.
Tutta questa frenesia era accresciuta dall’incredibile striscia di vittorie conseguite da Jennifer, che vennero interrotte solo nella finale.
Il suo secondo torneo, ad Hilton Head, coincise con un’altra finale, stavolta persa contro l’eterna Martina Navratilova.
Poi arrivò la vittoria al torneo di Porto Rico, poi la semifinale al Roland Garros parigino, nonché la partecipazione al Master ed il trionfo in Federation Cup.

Jennifer con la famiglia

Qualcuno accusava il padre di “aver derubato Jennifer della sua infanzia”, ma Jenny aveva appena superato il milione di dollari guadagnati solo coi montepremi, cioè senza le royalties della pubblicità, e chiuse l’annata da n.8 del mondo.

Nonostante i successi, lei ce la metteva tutta per rimanere una quattordicenne: quando fu ospite nel salotto di David Letterman raccontò di adorare il cibo del McDonald e che Tom Cruise era l’attore più bello del mondo.
Quando il conduttore le chiese quale fosse la cosa più bella della sua vita da professionista, lei rispose candidamente: “giocare a tennis”.

Come se fosse una favola, la scalata della Cinderella of America, proseguì tra fuochi d’artificio: era il 2 luglio del 1991 quando sconfisse la leggendaria Navratilova in due set e raggiunse la semifinale di Wimbledon prima di cedere il passo alla Sabatini.
Su di lei cui si vendicò nei quarti dell’US Open, aprendosi la strada per una estenuante semifinale maratona, persa contro Monica Seles.

La leggendaria Martina Navratilova

I primi due anni da professionista furono le stagioni in cui le luci della ribalta illuminavano costantemente il cammino della baby prodigio, balzata ora al sesto posto del ranking.
Ancora non si scorgeva alcuna ombra inquietante nel suo orizzonte.

Bastò un attimo e il 1993 era già alle porte.
A gennaio la Capriati vinse il torneo di Sydney, subito prima degli Australian Open, dove si fermò ai quarti con la Graf, che venne poi schiacciata in finale dalla Seles.
Ormai i media avevano capito che era la ragazza della Vojvodina il vero fenomeno: a vent’anni aveva già vinto 8 tornei tra slam e Wta e 3 Master. Jennifer era brava certo, ma a 17 anni, senza Slam in bacheca, ormai non costituiva più una novità!
Ed ecco che il Paese delle Meraviglie si mostrava per quello che era: un luogo oscuro, attraversato da tensioni estreme, in cui le sensazioni più vere rimanevano nascoste sotto la superficie per poi riemergere quando era il momento di azzannare la vittima prescelta.

Per la fascia di pubblico che ama i campioni, ma ancor più le loro cadute, per i mass media, da sempre inclini ad avere la memoria corta, la sconfitta subita da Jennifer nel settembre del 1993 contro la georgiana Meskhi nell’US Open, rappresentò lo scenario ideale per iniziare a parlare di Jennifer Capriati come di una promessa non mantenuta.
Jennifer reagì sparendo dai campi di tennis.

Nel frattempo però la stampa non corse il rischio di starsene con le mani in mano: mentre i genitori si separavano, Jennifer rubò un anellino da quattro soldi in uno store.
Vide entrare la polizia nella camera di un motel di Coral Gables nel quale stava partecipando ad un party a base di alcol e droga con gente agghindata in stile punk.

Successivamente ci fu il suo arresto per droga, con tanto di foto segnaletica che fece il giro del mondo.
L’idea del suicidio iniziò ad insinuarsi nella sua testa, poi prese la via della clinica per disintossicarsi.
Pareva proprio la fine di tutto…

Jennifer, invece, nonostante tutto, riuscì a rientrare nel Circuito dopo quasi due anni di inattività.
Nonostante la vittoria nella Federation Cup, il 1996 fu un anno denso di difficoltà spesso tramutatesi in sconfitte.
A peggiorare la situazione sopraggiunsero tanti, piccoli acciacchi che le impedirono di giocare come voleva, minandone la fiducia, e facendola precipitare oltre la centesima posizione del ranking.

Poi, come un fulmine, nel maggio del 1999, Jennifer risorse e si impose a Strasburgo, per poi ripetersi in novembre a Quebec City, chiudendo l’anno al ventitreesimo posto del ranking.
Una risalita in cui in pochi credevano fino in fondo, ma a gennaio del 2000, la Capriati raggiunse la semifinale all’Australian Open.

La grinta di Jennifer

Undici anni dopo il suo strabiliante debutto c’era stato intanto l’ennesimo cambio di generazione: ora, il nuovo rispondeva ai nomi della Hingis, della Davenport, delle Henin e di Venus e Serena Williams.
Pur rientrando tra le top ten, l’ormai venticinquenne Capriati veniva considerata una veterana, una che andava rispettata ma non temuta. Eppure lei si diceva intenzionata a fare meglio rispetto a quanto avesse mai fatto.

Se in pochi credevano in un suo ritorno al vertice, ancora meno ritenevano che Jennifer potesse vincere qualcosa di importante.

Dopo essere stata tanto criticata, nel gennaio del 2001, Jennifer Capriati si impose sulla Seles, la Davenport e la Hingis; scrivendo così il proprio nome sull’albo del prestigioso Australian Open.
La striscia di grandi vittorie proseguì al Roland Garros, dove sconfisse prima Serena Williams e la Hingis per poi affrontare in finale la belga Clijsters che superò dopo una vera maratona.
La semifinale a Wimbeldon, e un’altra semifinale all’US Open contribuirono a far sì che il 15 ottobre del 2001 la Capriati diventasse la n.1 del mondo!

La pagina più bella della sua carriera Jennifer la scrisse però il 26 gennaio del 2002 quando nella finale dell’Australian Open, trovandosi sotto di un set e 0-4 nel secondo set contro Martina Hingis, recuperò lo svantaggio annullando quattro match point e vincendo il suo titolo del Grande Slam.

Malgrado una miriade di infortuni non le permettessero di giocare con regolarità, dal 2002 al 2004, lei riuscì comunque a raggiungere le semifinali dell’US Open, un torneo stregato per lei.

L’ultimo match ufficiale di Jennifer Capriati lo giocò nel novembre 2004 al torneo di Philadelphia.
La tennista non parlò di ritiro ed affermò che “giocare a tennis è la sola cosa che so fare” ma, tra il 2005 e il 2007, fu costretta a sottoporsi a quattro interventi chirurgici: due alla spalla destra e due al polso destro.

Il silenzio scese su di lei fino al 27 giugno 2010, quando venne ricoverata per un “sovradosaggio accidentale” di medicinali regolarmente prescritti ma forse c’era qualcos’altro.
Non la avremmo più rivista su un campo da tennis.

Il 14 luglio 2012, la Capriati entrò nella International Tennis Hall of Fame, regalando uno splendido discorso col quale ringraziava tutte le persone che l’avevano accompagnata in quella sua lunga Odissea, scandita da trionfi e cadute che avevano fatto di lei un personaggio unico.
“Il tennis mi ha dato tanto e mi ha costretta ad affrontare molte sfide, dandomi grandi gioie, in campo e fuori, e grandi dolori, in campo e fuori. Il tennis mi ha insegnato cosa voglia dire superare la paura, cosa significhino il lavoro duro, la dedizione. Mi ha insegnato cosa vuol dire amare sé stessi. Mi ha insegnato l’accettazione e il perdono. Non è stato sempre facile, e sto ancora imparando. Le cose che ho dovuto accettare sono state tra le più difficili, ho dovuto lavorare moltissimo per lasciarmi alle spalle il tennis e accettare che non ci sarebbero stati altri ritorni. Ma non ho bisogno di stare su un campo da tennis per essere parte di questo sport e ricordarmi chi sono. Non rimpiango nemmeno un momento della mia vita. È andato tutto come doveva andare”.

Le due tenniste Jennifer Capriati e Iva Majoli in una festa scatenata

Forse però non era andato proprio tutto come doveva, forse Jennifer avrebbe meritato qualcosa di più.
Di sicuro non ci voleva il mandato di comparizione del tribunale di Palm Beach che la reclamava in aula il nell’aprile 2013, per difendersi dalle accuse di percosse mosse dal suo ex fidanzato, il golfista Ivan Brannan, un ragazzone grande e grosso che diceva di essere stato preso a pugni da Jennifer in una palestra, finché un istruttore non li aveva separati permettendogli di rifugiarsi nello spogliatoio!

La ex tennista avrebbe aggredito l’ex compagno prima verbalmente e poi a pugni, colpendolo ”quattro volte al petto”, procurandogli degli ematomi, a quanto recitava la querela dell’uomo
Lei si difese dicendo:

Ho solo respinto per l’ennesima volta un uomo che mi sta perseguitando. Ho respinto un uomo che mi aggrediva verbalmente, quest’uomo mi ha tormentata e vessata per troppo tempo. La verità prevarrà”,

Tra l’altro la Capriati contestava alla polizia di aver raccolto solo la deposizione di Brannan e non anche la sua.

Qualche tempo prima Jennifer Capriati aveva pronunciato una frase splendida e allo stesso tempo terribile: “Ho passato la vita giocando a tennis o a sentire la mancanza del tennis. Finché ho dovuto lasciarlo prima di quando volessi” .
Alla fine Jennifer, dunque, aveva allentato la presa e lasciato lo sport così amato e così crudele, che tanto le aveva dato ed altrettanto le aveva tolto.

“Quando ho smesso di giocare, non per scelta mia, è stato molto difficile riuscire ad accettare che un elemento così importante di me, cui avevo dedicato tutta me stessa per tanto tempo, non faceva più parte della mia vita. È stato come perdere una persona cara, e questo riconoscimento mi consente di completare in maniera soddisfacente la mia carriera e di guardare al futuro con orgoglio”.

Ironia della sorte però, sarà tennis che non la lascerà mai, mai relegandola, infatti, nel dimenticatoio, in virtù delle emozioni che lei, yankee col sangue italiano, aveva saputo regalare.

Lino Predel non è un latinense, è piuttosto un prodotto di importazione essendo nato ad Arcetri in Toscana il 30 febbraio 1960 da genitori parte toscani e parte nopei.
Fin da giovane ha dimostrato un estremo interesse per la storia, spinto al punto di laurearsi in scienze matematiche.
E’ felicemente sposato anche se la di lui consorte non è a conoscenza del fatto e rimane ferma nella sua convinzione che lui sia l’addetto alle riparazioni condominiali.
Fisicamente è il tipico italiano: basso e tarchiatello, ma biondo di capelli con occhi cerulei, ereditati da suo nonno che lavorava alla Cirio come schiaffeggiatore di pomodori ancora verdi.
Ama gli sport che necessitano di una forte tempra atletica come il rugby, l’hockey, il biliardo a 3 palle e gli scacchi.
Odia collezionare qualsiasi cosa, anche se da piccolo in verità accumulava mollette da stenditura. Quella collezione, però, si arenò per via delle rimostranze materne.
Ha avuto in cura vari psicologi che per anni hanno tentato inutilmente di raccapezzarsi su di lui.
Ama i ciccioli, il salame felino e l’orata solo se è certo che sia figlia unica.
Lo scrittore preferito è Sveva Modignani e il regista/attore di cui non perderebbe mai un film è Vincenzo Salemme.
Forsennato bevitore di caffè e fumatore pentito, ha pochissimi amici cui concede di sopportarlo. Conosce Lallo da un po’ di tempo al punto di ricordargli di portare con sé sempre le mentine…
Crede nella vita dopo la morte tranne che in certi stati dell’Asia, ama gli animali, generalmente ricambiato, ha giusto qualche problemino con i rinoceronti.


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