La prevalenza del cretino

Dopo lunga e approfondita indagine sul campo, avendo testato campioni rilevanti di miei consimili, mi sento di azzardare un’ipotesi di studio:

ci stiamo, neanche troppo lentamente ma inesorabilmente, rincretinendo.

Con questo termine riassumo la mia personalissima opinione circa comportamenti e atteggiamenti, espressioni di pensieri (o presunti tali) e, a volte, conseguenti azioni che trovo sballati, offensivi della logica o riprovevoli, quando non dannosi per sé o per il consesso civile.

Il facile accesso alla comunicazione globale consentito dal web e dai suoi altoparlanti, i social, garantisce una diffusione esagerata di qualunque cosa passi per la mente:

digito ergo sum.

Ed è un florilegio di minchiate mai finite, dai falsi costruiti per acchiappare click o sputtanare qualcuno alle più fantasiose teorie gomblottiste, passando per pettegolezzi spacciati per verità assolute, anche su temi scientifici o addirittura sanitari, mettendo a serio rischio le menti più fragili.

Piero Angela recentemente ha sostenuto, a mio avviso giustamente, che la scienza non è democratica: anche se un referendum stabilisse che la terra è piatta, la sua sfericità non cambierebbe.

Siamo il Paese che ha consentito alle vannemarchi di prosperare, dove c’è sempre qualcuno che telefona al cartomante per farsi dare il terno al lotto sicuro, e paga per questo.
E che dire di lotterie, gratta e vinci e macchinette varie, dove lo Stato croupier incassa alla chetichella la tassa sul cretino?

Deboli di memoria, ci facciamo incantare dal ciarlatano di turno, da tempo anche nella cabina elettorale. Abbocchiamo a promesse fantasmagoriche fatte da taumaturghi posticci in malafede. E se errare è umano,

Wanna Marchi con The Pommodores 1989

ricascarci è da cretini.

In questo scenario deteriorato, anche la comunicazione ufficiale ci mette del suo: a forza di semplificare problemi complessi, si sdoganano provvedimenti demagogici destinati a peggiorare il male che si proporrebbero di curare.

Mi ha sempre stupito come intere categorie di persone abbiano sostenuto progetti politici che le danneggiavano.
E anche oggi, il consenso per la flattax da parte di chi ha un reddito medio-basso rimane per me un mistero che ha del meraviglioso.
Che poi, la flattax per definizione dovrebbe prevedere un’aliquota unica; oggi si dovrebbe invece parlare di steptax (a due scalini), visto che le aliquote proposte sono due, forse per tentare di aggirare il dettato costituzionale (art. 53) che prevede il civilissimo principio di progressività dell’imposizione fiscale.

 

Flat-tax

 

Si può ragionevolmente obiettare che ciascuno si sente intimamente circondato da cretini, volgendo sempre lo sguardo al di fuori senza neanche chiedersi se, a sua volta, non venga lui stesso considerato cretino dagli altri,

anche con qualche ragione.

L’esercizio da compiere per tentare di arginare questa deriva, invece di additare l’altrui cretinità, dovrebbe essere quello di cercare il cretino che ciascuno di noi si porta dentro, senza minimizzare i sintomi che negli altri riconosciamo e anzi enfatizziamo impietosamente.
Da questa consapevolezza si dovrebbe partire per tentare ogni possibile azione di mitigazione:

un piccolo passo per ciascuno, ma un grande passo per l’umanità.

Mi pare evidente che io sia ancora abbastanza indietro con la necessaria auto analisi e conseguenti rimedi,

altrimenti non scriverei tutte queste cretinate.

 

Tanto il vostro Erasmo dal Kurdistan vi doveva, senza nulla a pretendere.

 

 

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