MENO TASSE PER TUTTI

Il c.d. contratto di governo non lascia molto spazio alla fantasia interpretativa, in merito alle riduzioni del fardello fiscale: due sole aliquote e clausola di salvaguardia per i redditi bassi, in modo che nessuno debba pagare più di ciò che paga ora. E già questa clausola la dice lunga sulla reale convenienza della futura riforma.

Del resto, il (Vice) Primo Ministro ha pubblicamente dichiarato che la riduzione più elevata delle tasse sui redditi medio-alti sia giusta e conveniente per il Paese, dato che da questi risparmi si genereranno investimenti che favoriranno ripresa e nuovi posti di lavoro. Anche se, qualche giorno dopo, non so quale ministro ha dichiarato che la riforma fiscale verrà introdotta per gradi, a partire dai redditi più bassi, mostrando chiaramente come si parta allineati e indecisi a tutto.

Evitando di sottilizzare sulla differenza tra un maggiore reddito disponibile per imprese, varie categorie professionali e altri soggetti, vediamo se e come tutte queste declaratorie si reggano e quali conseguenze possano avere.

La prima osservazione riguarda il modello economico che sottintende qualunque flattax, anche quella all’amatriciana con due aliquote.
Il modello è quello iperliberista dello Stato leggero, con poche competenze e quindi poche spese, in quanto solo le forze libere del mercato possono portare benessere e prosperità.
Mi sembra perfino superfluo evidenziare la logicità di questo modello:
se chiedo meno tasse ai contribuenti potrò erogare meno servizi.
La teoria che la crescita economica vada ad incrementare la base contributiva in modo da compensare sul lato delle entrate la riduzione di aliquote non ha mai trovato conferme in natura. Anche facendo un atto di fede, ci sarebbe comunque una discrasia temporale e per qualche anno sicuramente le entrate non coprirebbero il livello attuale di spesa, in quanto la riduzione è immediata e la crescita, oltre che eventuale, richiede tempo.

Sarà quindi necessario rivedere al ribasso gli stanziamenti per servizi. Un classico è quello di colpire la sanità, anche perché di competenza regionale: sarà un problema dei vari Presidenti far tornare i conti.
Ma discorso analogo si può fare con la previdenza e i fondi pensionistici.

Comunque ci sarà il mercato, con la sua efficienza, a risolvere il problema: si diffonderanno le polizze sanitarie e chi se le potrà permettere dormirà sonni tranquilli.

Veniamo allora a un esempio numerico: se il Sig. Rossi con la riforma fiscale risparmia ogni anno €1.500 di tasse e il Sig. Verdi €15.000, la narrazione corrente evidenzia come entrambi ci abbiano guadagnato e quindi, al netto dell’invidia sociale che va sempre condannata, entrambi dovranno essere grati per questa riforma.
Ma se l’Assicurazione sanitaria costa €3.000 anno, viene fuori che il realtà il Sig. Rossi con questa riforma perde ogni anno €1.500 mentre il Sig. Verdi ne guadagna 12.000.

il signor Rossi di Bruno Bozzetto

L’altro aspetto da valutare meglio riguarda il seguente postulato:
con più soldi in tasca da spendere l’economia vola e c’è guadagno per tutti.
La teoria del moltiplicatore economico, di origine keynesiana ma ormai comunemente accolta, mette in relazione inversa l’incremento di reddito con la propensione al risparmio: tanto minore sarà il risparmio, tanto maggiore sarà l’incremento di reddito. Il che è lo stesso, in relazione diretta: tanto maggiori saranno i consumi, tanto maggiore sarà l’incremento di reddito.

Ora, questi indici che misurano la propensione al risparmio (o il suo complemento al consumo) variano sensibilmente secondo le classi di reddito: appare evidente come i redditi più bassi, avendo un numero maggiore di esigenze basilari non soddisfatte, non appena avranno maggiori disponibilità le andranno ad impiegare.
Inoltre ciò avverrà principalmente nel mercato interno: quello che interessa ai fini del riequilibrio dei conti è l’aumento del Prodotto Interno Lordo.

Facciamo qualche esempio banale: se il Sig. Rossi avrà maggiori disponibilità per €1.500 (se sta bene in salute e non sottoscrive l’assicurazione sanitaria), impiegherà questa “fortuna” per esigenze basilari, al limite ci scapperà qualche cena fuori o una settimana al Lido Mariuccia a Rimini.
Il Sig. Verdi, con i suoi €15.000 in più si farà una bella vacanzina ai Caraibi, invece della solita Costa Smeralda.

Parliamo di invidia sociale o di numeri e di conti che non tornano?

Esempio di invidia sociale e numeri che non tornano

In questa prospettiva gioca un ruolo rilevante la lotta all’evasione fiscale come ulteriore fonte di entrata.
Anche in questo caso si parte da un postulato tutto da dimostrare: diminuendo le aliquote la fedeltà fiscale aumenta.
Poi si fa la voce grossa sulle grandi evasioni da punire in maniera esemplare (diffidare sempre delle punizioni esemplari) ma contemporaneamente si annuncia l’abolizione dei limiti per i pagamenti in contanti:

tana libera tutti

e un caro saluto alla tracciabilità dei pagamenti. Così vediamo come si fa a dimostrare l’eventuale evasione da punire esemplarmente.

Insomma, riprende e si porta alle estreme conseguenze la scuola di pensiero secondo la quale le “classi produttive” (cioè imprese e partite Iva) versano le imposte a mero titolo di volontariato, in quanto i loro redditi e profitti vengono, come per magia, interamente impiegati per investimenti e nuova occupazione (pure i liberi professionisti).
Sarà ancora di più il reddito fisso a doversi far carico dei costi di funzionamento di una società complessa:
sicurezza, giustizia, scuola, sanità, infrastrutture, cultura, servizi sociali, ambiente, sviluppo economico…
E non perché si tratti di una categoria virtuosa, ma semplicemente per la ritenuta alla fonte.

Queste politiche sono evidentemente inique e portano in dote un accrescimento delle disparità, approfondendo il solco che separa i pochi che hanno tanto dai molti che faticano a sbarcare il lunario.
Un tradimento del contratto sociale che tiene insieme una comunità, con conseguenze facilmente intuibili in termini di sicurezza e qualità della vita complessiva.

Amedeo Contifatti

 

 

Condividi
  • 37
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *