Pensioni e parole

“Era’, come butta?”.

Sono al bar col giornale in mano. Pagina della cultura sul quotidiano locale: risultati del campionato regionale di boccette. A distogliermi da questa imprescindibile lettura il mio amico Adelmo, professore di ginnastica come occupazione ufficiale ma politologo attento come missione personale.

Va una favola Ade’: ho fatto colazione, sto scroccando il giornale, c’è il sole ed è sabato, che altro si può volere?”

E quota 100? Quanto ti manca?”

Ecco perché è venuto a cercarmi. Vuole esercitarsi con me nella sua analisi politica, che a volte sfocia in disquisizioni economiche con implicazioni etiche. Spera di trovare sponda ma io in genere resisto, per il solo gusto di non dargli ragione. Che poi spesso sarei pure d’accordo, è questo il bello.

“Ci avessi capito qualcosa, Adelmo mio. Qui ogni giorno cambiano musica. Si è partiti da quota 100, intesa come somma di età anagrafica e anni di contribuzione, con età minima a 64 anni. Poi si è ridotta l’età minima a 62, e la faccenda si è fatta più interessante.
Dopo essere passati incidentalmente per una parentesi terroristica a 41 anni di contributi, al momento pare che sia passata quota 100 con età minima non chiarissima (ancora 62?) e un bel taglio nel vitalizio, fino al 25%, mano a mano che ci si allontana dai 67 anni; salvo revisioni e ripensamenti, sempre all’ordine del giorno.”

“Qua i conti non tornano, caro pensatore da bar, l’Europa ci fa il mazzo.
Ci si avvia ad una manovra gattopardo: cambiare in apparenza perché nulla può cambiare nella sostanza.
Mi sa che ci tocca rimanere a lavorare ancora per molto, altro che. Io tra un po’ non metterò neanche più la tuta.
Dico ai ragazzi cosa fare e poi si arrangino da soli, che c’ho un’età e un principio di artrosi.”

“E le agevolazioni per il riscatto della laurea? Questo provvedimento appare e scompare come uno spirito sullo Stige.
Quando ho iniziato a lavorare lo stipendio mi bastava a malapena per arrivare a fine mese e quindi non ho fatto domanda.
Poi è diventato troppo costoso. Vediamo cosa si inventano adesso.”

Modulo per la richiesta di riscatto della laurea

“Ma non lo vedi che si va per approssimazioni e improvvisazioni successive, tutte accuratamente strombazzate ai quattro venti per venire poi corrette il giorno dopo? Sicuramente nella legge di bilancio dovranno abbassare le previsioni per il 2020 e il 2021, basate solo su chiacchiere e fiducia immotivata in un futuro di crescita. Purtroppo la realtà globalizzata non si fa infinocchiare dalle narrazioni, altrimenti sarebbe tutto molto più facile.”

“Sì, ma a me interessa principalmente la mia pensione.”

“Amico mio, ma che te ne fai di una pensione svalutata in lirette? Se la situazione precipita, sarai tu a chiedere di rimanere a lavorare, altro che pensione!”

“Insomma, almeno una cosa buona mi sembrava che potesse uscire da questo strano Governo dai colori brasiliani e tu, come al solito, mi getti nello sconforto.
Dici che ci sia da preoccuparsi per la tenuta del Paese, senza farsi ammaliare da ipotetiche e futuribili convenienze personali. Non starai esagerando come tuo solito?”

Edson Arantes do Nascimento “Pelé” con la maglia giallo-verde del Brasile

“Questi sparano i numeri con la fionda. Con la scusa che hanno firmato il famoso contratto di governo – e si era visto subito quanto fosse irrealizzabile – tentano di tradurre in legge provvedimenti che non hanno le necessarie coperture, affermando che il popolo ha votato quel programma.
A parte che il popolo non ha votato per questo Governo, ma in maggioranza si è diviso tra i due partiti che lo formano e che non erano neanche lontanamente alleati, è veramente sciocco pensare che quindi si debba realizzare la sommatoria delle promesse di ciascuno perché riportata su un foglio di carta di nessun valore, uno specchietto per le allodole che qui da noi abbondano sempre.”

“Però l’austerity degli anni passati ci ha buttato in una spirale recessiva, su questo non ci piove.”

“Andava negoziata allora con l’Unione Europea una risposta diversa alla crisi, più espansiva.
Ma un singolo Paese può poco da solo, anche se avrebbe almeno dovuto provarci.
Siamo rimasti inchiodati dall’adesione incondizionata al pensiero unico iperliberista e da un latente complesso di inferiorità verso i Paesi virtuosi.
Adesso però vogliamo fare gli sbruffoni per mera propaganda; lo scopo è quello di raccogliere consensi alle prossime elezioni, che ormai si vive in una campagna elettorale permanente.”

“Non vorrai però negare che tutti, dalla Ragioneria Generale alla Banca d’Italia, dal Fondo Monetario Internazionale alle agenzie di rating, per tacere della Commissione Europea, remano contro e fanno allarmismo.
Il risultato è che i mercati entrano in tensione, lo spread si impenna e già comincia ad aumentare il deficit a causa dell’aumento dei tassi sui titoli di stato, senza aver ancora preso alcun provvedimento di legge.”

“Ma se tutti quelli che dici tu, Erasmo, più il presidente dell’INPS e qualunque authority indipendente che si rispetti, segnalano che così si va a sbattere, un motivo ci sarà pure.
Qualche dubbio non te lo fai venire? Invece parte la solita campagna assurda e parolaia basata sul fatto che questi organismi non sono stati eletti dal popolo.
Concetti come istituti indipendenti di controllo, alla base della democrazia liberale, sono totalmente sconosciuti a questi statisti improvvisati.
Si è dovuto scomodare il Presidente della Repubblica per ricordare questo semplice principio costituzionale.
Il giudizio del popolo come ordalia, unica fonte di legittimazione delle scelte.
Penso che ricordiamo tutti la volta in cui questo giudizio salvò Barabba; e Pilato ci è passato alla storia”

Gesù o Barabba?

“Come al solito spari in alto. A me interessa solo andare in pensione, che di promesse ne ho sentite tante in questi anni e di fatti se ne sono visti pochini.
Vediamo se stavolta abbiamo trovato qualcuno che mantiene quanto ha detto.”

Io spero proprio di no, per il bene del nostro Belpaese e per il futuro dei nostri figli. Ti saluto Era’, intanto vai a lavorare e apri gli occhi, prima che sia troppo tardi.”

“Sempre ottimista, sei meglio di un tiramisù. Ciao Adelmo, ci si vede.”

Tanto il vostro Erasmo dal Kurdistan vi doveva, senza nulla a pretendere.


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