Alessio Figalli, medaglia Fields

 

Transire suum pectus mundoque potiri [¹]

C’è voluto un evento straordinario per portare all’attenzione un premio misconosciuto al grande pubblico, attribuito ogni quattro anni, in occasione del Congresso internazionale della International Mathematical Union (IMU), a matematici che non abbiano superato l’età di 40 anni nell’anno di assegnazione del premio.

Italiano vince la medaglia Fields, il Nobel della matematica: non succedeva da 44 anni.
Alessio Figalli, la seconda medaglia Fields italiana. Assegnata ad Alessio Figalli, 34 anni, romano e professore al politecnico di Zurigo. Premiati gli studi sul trasporto ottimale, sulla frontiera libera e le probabilità” 

Alessio Figalli

Alessio Figalli è nato a Roma nell’aprile del 1984 e, dopo essersi diplomato al liceo classico Vivona di Roma, si è iscritto nel 2002 alla Scuola Normale Superiore dell’Università di Pisa, conseguendo la laurea in matematica e poi il dottorato di ricerca nel 2007, sotto la supervisione di Luigi Ambrosio della Normale di Pisa e di Cédric Villani dell’École Normale Supérieure di Lione. Dal 2016 è docente in Svizzera dove ha ottenuto una cattedra presso il Politecnico federale di Zurigo.

Il lavoro di Figalli ha permesso di risolvere un’equazione complessa che risponde a questa domanda:

qual è il modo più economico di trasportare una massa da un luogo a un altro, supponendo che il costo dipenda dalla distanza percorsa?

Domanda che racchiude un rompicapo geometrico, antico quanto la leggenda di Didone sulla fondazione di Cartagine e che Figalli ha risolto studiando la forma delle bolle di sapone. 

Con le stesse tecniche, basate sul «trasporto ottimale», ha studiato come la forma dei cristalli si trasformi sotto l’azione di forze esterne, dimostrando che è possibile descrivere fronti atmosferici su larga scala.
I suoi studi sono la prova che la matematica non è arida e astratta, a dispetto di chi considera i matematici avulsi dai problemi reali.

La notizia però non ha soltanto reso noto il vincitore ma ha fatto più luce anche sul premio.

La medaglia Fields è considerata il più alto riconoscimento che un matematico possa ricevere, una sorta di «Premio Nobel per la Matematica».

L’accostamento tra i due premi è però improprio per varie ragioni: innanzitutto il Fields viene assegnato ogni quattro anni mentre l’attuale Nobel ogni anno; in secondo luogo per via del limite di età, il Fields premia solo i matematici di età inferiore ai quarant’anni; infine la medaglia Fields è accompagnata da un assegno di 15.000 dollari canadesi mentre l’assegnazione del Nobel da 8 milioni di corone svedesi, un valore 100 volte maggiore.

A proposito di Nobel e dell’assenza di un riconoscimento per la matematica, è molto diffusa la tesi secondo cui Alfred Nobel non avrebbe istituito un premio per la matematica, avendo scoperto che la sua amante lo tradiva con Gösta Mittag-Leffler, il più celebre matematico svedese che lo avrebbe probabilmente vinto, se il premio per la matematica fosse stato istituito.

Alfred Nobel e Gösta Mittag-Leffler

Semmai è il premio Abel, istituito nel 2001 e assegnato la prima volta nel 2003, con un ammontare in denaro di circa un milione di dollari e una cadenza annuale di attribuzione, a somigliare maggiormente al Nobel, rimediando così alla strana omissione di Alfred Nobel.

A dispetto però dell’esiguità dell’assegno, almeno se paragonato a quello del Nobel, la medaglia Fields è comunque la massima onorificenza per i matematici anche se, chiariamolo definitivamente, non è il «Nobel per la matematica», che non esiste!

Quello che si contendono i matematici – e rende così affascinante questa competizione – è il valore simbolico dell’onorificenza, simile a quello della medaglia d’oro olimpica.
Al pari dell’oro olimpico, il titolo è assegnato ogni quattro anni, in competizione vi sono solo i migliori atleti e tutti nel pieno della loro vigoria intellettuale.

Vi è un’opinione abbastanza diffusa sulla precocità del talento e sulla naturale tendenza al declino delle energie, sia fisiche che mentali, man mano che si avanza negli anni:

«c’est la vie».

Il ritiro degli atleti alla soglia degli «anta», che è ovvio nella pratica sportiva, è condiviso largamente anche tra i pessimisti e i malinconici: «muor giovane chi al cielo è caro» [²].

E seppur pare meno scontata per i cultori degli «sport della mente», tra cui i più puri ed estremi sono sicuramente i matematici, l’opinione è talmente radicata che, fin dal 1936, il loro Congresso internazionale l’ha recepita nel regolamento del premio più significativo.

Andrew Wiles

Sebbene ciò comporti, tal volta, qualche inconveniente, come nel caso di Andrew Wiles, forse il più celebrato matematico del XX secolo che, pur avendo dimostrato il cosiddetto «ultimo teorema di Fermat» [³], una dimostrazione che i matematici inseguivano da oltre 350 anni, non ha potuto ricevere la medaglia, avendo da poco superato 40 anni.
Sia quel che sia, i matematici sono ben consci del fatto che la vecchiaia gli porterà via la brillante acutezza intellettuale della gioventù, confinandoli all’insegnamento.

Il primo italiano a ottenere la medaglia Fields era stato Enrico Bombieri nel 1974.

Enrico Bombieri

Ad oggi sono stati premiati 63 matematici provenienti da 21 paesi diversi e, tra di loro, vi è stato pure un apolide – Alexander Grothendieck – che, a Mosca nel 1966, rifiutò di ritirare il premio per protesta contro la politica di riarmo sovietica. 

Recto della medaglia Fields con inciso il profilo di Archimede e la sua celebre frase

Benché i matematici italiani si siano aggiudicati finora 2 medaglie, soltanto 5 paesi hanno fatto meglio: Giappone (3), Regno Unito (6), Russia (9), Francia (11) e USA (13).

Di conseguenza, le istituzioni accademiche più medagliate sono state le seguenti: Princeton University, Sorbonne Université, Institute for Advanced Study, Institut des Hautes Études Scientifiques, University of Cambridge, Harvard University e University of Oxford.

Il più giovane vincitore della medaglia Fields (a 27 anni) è stato Jean-Pierre Serre nel 1954; Edward Witten è stato l’unico fisico a riceverla, nel 1990; mentre la matematica iraniana Maryam Mirzakhani [⁴], nel 2014, è stata finora l’unica donna. 

Maryam Mirzakhani (Teheran, 5 maggio 1977 – Palo Alto, 15 luglio 2017)

Detto dei matematici, detto dei premi e delle istituzioni accademiche, è il caso di dire pure qualcosa sui percorsi di formazione e sul sistema culturale.

E’ degno di nota che Alessio Figalli si sia formato e maturato in un liceo classico romano.
L’ennesima dimostrazione che esiste una sola cultura e non vi è alcuna incompatibilità o separazione culturale netta tra saperi scientifici e umanistici nella formazione di un uomo.

Sebbene la frattura tra sapere umanistico e sapere scientifico sia stato uno dei leitmotiv nel dibattito culturale del secolo scorso in Europa e Nord America, è probabile che questa contrapposizione non sia mai esistita e che si tratti piuttosto di un luogo comune talmente radicato da essere comunemente accettato.

Alessio Figalli mostra la medaglia vinta

“I giovani europei conoscono sempre peggio le lingue morte, eppure questo non li ha resi affatto più vivi. Una colossale idiozia propalata dal luogo comune è che Pindaro e Virgilio non servano a nulla. Ora, è evidente che in nessun colloquio di lavoro ti chiederanno il quinto canto dell’Eneide e che nessuna ragazza pretenderà di essere corteggiata con i versi dei lirici greci, per quanto più struggenti di tante frasette che si trovano nei cioccolatini. Dal punto di vista di un’utilità immediata, quindi, Pindaro e Virgilio non producono risultati. Però allenano a pensare. Attività fastidiosa e pesante ma ancora utile. Anche per trovare un lavoro o una ragazza. Latino e greco sono codici a chiave, che si aprono soltanto con il ragionamento e un’organizzazione strutturata del pensiero. Insegnano a chiedersi il perché delle cose. Chi impara a districarsi fra Tacito e Platone assimila una tecnica che potrà applicare a qualunque ramo del sapere e della vita.” [⁵]

Anche Tullio De Mauro ci fa notare che «La matematica va studiata bene: non invece della formazione storica, letteraria e umanistica, ma insieme». Con buona pace e alla faccia del finanziere renziano Davide Serra, uno dei «rottamatori» dell’Italia di oggi, che, a margine di un raduno alla Leopolda, ha trovato modo di spiegare la sua visione dell’istruzione: «La cultura umanistica ha fatto il suo tempo. Lo dico sempre ai miei bambini: bisogna essere cool, diventare matematici».

Plutarco

Plutarco diceva: «I giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere».

Ecco, su come accendere queste fiaccole, il dibattito è aperto in tutti i paesi liberi ma una cosa è certa: solo «menti aperte» costituiscono un presidio sicuro di una «società aperta».

Spegnere la luce dalle menti dei nostri giovani equivale a perpetrare un furto nei loro confronti e a renderli facili prede del primo imbonitore. Non si deve essere complici dei «ladri di formazione», veri «scassinatori» di quei tesori che fortunatamente rimangono ancora nella nostra scuola.

Alessio Figalli è un tesoro della nostra scuola, che non è poi così male…

Alessio Figalli

NOTE:
[¹] Frase di Archimede incisa sul recto della medaglia Fields: Elevarsi al di sopra di se stessi e conquistare il mondo
[²] Giacomo Leopardi, Amore e morte – epigrafe
[³]  Sarebbe più corretto dire «ultima congettura di Fermat», dal momento che è diventato teorema solo dopo la dimostrazione di Wiles
[⁴] Vincitrice di ben due medaglie d’oro alle Olimpiadi internazionali della matematica, nel 1994 e 1995
[⁵] Massimo Gramellini, Il latino e la cyclette

Sotto l’eteronimo di Gyro Gearloose si cela un uomo rustico, a volte ruvido, fervido praticante di un libero pensiero, che sconfina in direzioni ostinatamente contrarie all’opinione comune.
Afflitto fin dalla nascita da una forma inguaribile di pensiero debole, simile all’agnosìa, prova a curarla con l’applicazione assidua di scienze dure.
E’ cultore di matematiche che, non capendo appieno, si limita ad amare da dilettante appassionato, sebbene poco ricambiato.
Si consola perlustrando sentieri poco battuti, per campagne e colline dove, tra le rovine del passato, resistono ancora bene l’ulivo e la vite.



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