Non capirsi è terribile di EVGENIJ ALEKSANDROVIC EVTUSENKO

Non capirsi è terribile

Non capirsi è terribile
non capirsi e abbracciarsi,
ma benché sembri strano,
è altrettanto terribile
capirsi totalmente.

Ed io, precocemente illuminato,
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l’incomprensione,
né con la comprensione uccidere

Evgenij Aleksandrovic Evtušenko

EVGENIJ ALEKSANDROVIC  EVTUSENKO  (Russia il 18 Luglio 1933 – Stati Uniti 1 aprile 2017) figlio di uno studente di geologia e di una nota cantante lirica dell’Ucraina, a Mosca visse la maggior parte della sua infanzia; ad otto anni venne abbandonato dal padre e nel 1944 anche dalla madre che lo lasciò per andare a cantare per i soldati al fronte. Per reazione cominciò scrivere i primi versi, pur trascurando gli studi. In quell’epoca il suo amore è diviso tra la poesia e il calcio.  La carriera sportiva termina precocemente ma sarà proprio un giornale sportivo a lanciarlo come scrittore e poeta, il redattore infatti pubblica un articolo nel quale si parla delle sue due passioni, calcio e letteratura. La sua poesia è fatta di impegno civile e di versi dedicate all’amore. In Italia è stato, tra gli anni sessanta e gli anni ottanta, lo scrittore sovietico forse più tradotto e conosciuto

Fresia Erésia, eteronimo di una poeta la cui identità è sconosciuta. Vive in subaffitto nella di lei soffitta, si ciba di versi sciolti, di tramonti e nuvole di panna. Nasconde le briciole dei tetti sotto la tovaglia e i trucioli di limature di strofe sotto il tappeto. Compone e scompone, mescola le carte, si cimenta e sperimenta.

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