Rondini, di Jorge Carrera Andrade

Rondini

Che mi cerchino domani.
Oggi ho appuntamento con le rondini.
Nelle piume bagnate dalla prima pioggia
giunge il messaggio fresco dei nidi celesti.
La luce va cercando un nascondiglio.
Le finestre voltano folgoranti pagine
che si spengono improvvise in vaghe profezie.
Fu un paese fecondo ieri la coscienza.
Oggi campo di rocce.
Mi rassegno al silenzio

ma comprendo il grido degli uccelli
il grido grigio d’angoscia
di fronte alla luce soffocata dalla prima pioggia.

Jorge Carrera Andrade

Jorge Carrera Andrade (18 settembre 1903 Quito, Ecuadro / 7 novembre 1978 Quito, Ecuador) è stato un poeta, storico e diplomatico ecuadoriano (Ministro degli Esteri (1966-67). Considerato uno dei più originali poeti dell’America spagnola contemporanea. Nei suoi versi è sensibile l’influsso dei romantici e dei simbolisti francesi: Estanque inefable (1922), La guirnalda del silenncio (1926), Boletines de mar y tierra (1930), Cartas de un emigrado (1933), Biografía para el uso de los pájaros (1937), Microgramas (1940), Registro del mundo (1940), Familia de la noche (1952), Hombre planetario (1963), ecc. Da ricordare inoltre le prose di Latitudes (1934) e i saggi raccolti in Rostros y climas (1948).

Fresia Erésia, eteronimo di una poeta la cui identità è sconosciuta. Vive in subaffitto nella di lei soffitta, si ciba di versi sciolti, di tramonti e nuvole di panna. Nasconde le briciole dei tetti sotto la tovaglia e i trucioli di limature di strofe sotto il tappeto. Compone e scompone, mescola le carte, si cimenta e sperimenta.

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