E quindi uscimmo a riveder le stelle, Tarallo!

Mentre la giornata si stiracchiava annoiata nella consueta bruma piovigginosa, i portici sotto la sede del Fogliaccio, si erano affollati pericolosamente.
Vi stanziava, cingendola d’assedio, una fauna svariata e singolare, che nel tentativo di distanziarsi correttamente, aveva occupato l’intera lunghezza del porticato.

Innanzitutto vi vegetava la truppa dell’app “Penso Positivo”, appaltatrice della campagna dei tamponamenti, squadra che comprendeva il virologo televisivo Giangiovargio Bassezza, l’ibrido tra un corazziere e una crocerossina, i due infermieri energumeni Edo e Dado ed infine il plotone di celerini, mandato dalla questura.
A questi professionisti della sanità e dell’ordine pubblico, si erano uniti l’ex condirettore Lello Rapallo, il giornalista d’assalto Lallo Tarallo, il padre combattente Camilo Cienfuegos ed infine il cronista della redazione locale di una testata nazionale, a cui non pareva vero di occuparsi dei travagli interni del giornale concorrente.
Il virologo, che aveva indossato una tenuta di lavoro molto antiquata, era forse il più nervoso tra i membri di quella compagnia raccogliticcia. Saettava spesso occhiate nervose all’orologio, brandendo un megafono prestatogli da un amico di Tarallo, tale Afid, che non sapendo chi lui fosse, gli aveva proposto subito di acquistare un assurdo kit per farsi in casa il test antivirus: una confezione di 10 tamponi fantasia a 100 euro, più un pacchetto con 5 imbuti in plastica colorata, accluso in omaggio.

Il virologo Giangiovargio Bassezza nella sua antiquata tenuta professionale

Accortosi del possibile parapiglia, era tempestivamente intervenuto Lallo a placare gli animi che si erano accesi, e con la sua mediazione si era quindi trovato un compromesso: nessuna sua denuncia ad Afid da parte del virologo, in cambio di quel megafono in buono stato, che poteva essere d’aiuto nella difficile trattativa in corso.
Giangiovargio Bassezza tuttavia ancora esitava a comandare l’eventuale arrembaggio contro il direttore del Fogliaccio, renitente ai tamponi e sospetto positivo.
L’illustre clinico, un temporeggiatore tale da far sembrare ipercinetico perfino il celebre braditipo romano Quinto Fabio Massimo, decise infine di attendere ancora un po’, declassando a penultimatum la sua ferrea presa di posizione.
I celerini, disincastratisi a fatica dall’ascensore nel quale si erano incautamente ammassati, consumavano nel frattempo un veloce rancio: lo avevano tutti acquistato dalla vicina trattoria “Da Zì Coso lo zozzone”, che, come abbiamo già potuto intuire, si era fatta un nome nel campo della criminalità gastronomica, anche da asporto.

I primi effetti dell’infelice scelta già si vedevano: la fila dei questurini per accedere alla toilette del Bar Babietole, lo storico esercizio commerciale posto sotto gli stessi portici, si era fatta già nutrita.
Tutti saltellavano e vibravano nervosamente sotto la sferza di una marcata impellenza, nell’attesa dell’eden di un gabinetto.
Per ovvie ragioni di pubblica utilità, infatti, non potendo il bar fornire in quei giorni, come invece accadeva per il resto delle sue produzioni, un servizio di bagni da asporto, era stato eccezionalmente permesso dal prefetto l’accesso dei poliziotti ai locali igienici.

Celerini in fila per la toilette del Bar Babietole

Nel frattempo Lallo, in mezzo a tutto quell’agitarsi, era caduto in uno dei suoi frequenti stati di astrazione.
Perso, come spesso gli capitava, in una dimensione di vaghezza, si era infilato in un limbo nebuloso: in quei frangenti era visitato da pensieri inconsueti e incongrui, che certificavano perfettamente il suo improvviso sfilarsi dalla realtà circostante.
Da qualche minuto si stava interrogando, infatti, su quale sorte fosse toccata al cantante Drupi, del quale si erano perse le tracce da moltissimo tempo.
Non sapeva come e perché gli fosse venuto in mente, è difficile spiegare da dove venga il vento dei ricordi, e certo ai più giovani quel nome avrebbe detto poco o nulla.
Per quelle fasce di età credere all’esistenza di Drupi era una mera questione di fede, posto che qualche parente gliela avesse inculcata.
Sì, forse alcuni genitori spergiuravano che fosse esistito davvero e che avesse avuto anche anni di gran successo.
Magari era pure vero, si dicevano i minorenni, dubbiosi, ma Lallo che al contrario di essi, ne aveva vissuto pienamente l’epopea, si era beccato di colpo quel ricordo: la faccia sciupata, da marsigliese, del cantante di “Così piccola e fragile”, e la sua aria un po’ triste e sdrucita.

Drupi

Vi si era del tutto smarrito: “Dove avrà mai vissuto Drupi in tutti questi decenni, in Francia forse? Anche lì aveva successo, me ne ricordo.
Chissà a quali attività si sarà dedicato dopo la sua sparizione: avrà prodotto zucchine? O il solito vino? Si sarà lavato i capelli di recente?”
Era ancora perso in quelle eteree riflessioni, quando un crepitio di botti, un rosario di piccole esplosioni, lo prese alla sprovvista, facendolo sobbalzare, e così, per un minuto buono, anche guardandosi intorno, non riuscì a capirne il motivo, né la provenienza.
Anche i poliziotti, o almeno moltissimi tra loro, erano rimasti turbati, e quelli che non se le tenevano serrate angosciosamente sulle trippe, tamponando la loro brama di toilette, avevano subito portato le mani alle fondine, girando forsennatamente la testa tutt’intorno, interrogando con lo sguardo il loro superiore, capitano Gaspare Santabarbara, chiedendo a lui lumi e ordini.
Dopo un quarto d’ora di febbrili indagini, e di notebole trambusto, si era appurato che non si era trattato di un fuoco di sbarramento dell’arroccatissimo Frangiflutti o dei suoi preti di Gladio Maria, ma dalla tonaca bruciacchiata e dalla espressione ittica che permaneva fissa sul volto del prete cubano, si era capito che la cartuccera di Padre Cienfuegos aveva reagito un po’ vivacemente all’arrivo della stupefacente bellezza di Consuelo, facendo esplodere, motu proprio, tre o quattro proiettili.
La ragazza prese subito Lallo da parte e mentre al suo passaggio, come in una celebre canzone degli Anni Sessanta, spuntavano fiori dalle canne delle rivoltelle dei celerini, lei si fece aggiornare sullo stato dei lavori.
Messa al corrente delle difficoltà di stanare Frangiflutti dalla sua trincea, dopo un attimo di concentrazione, Consuelo suggerì a Tarallo una possibile soluzione a quella empasse:

Consuelo

“Fregatevene dello smart working -disse- e spedite Marzio in redazione col primo pretesto che vi venga in mente: lui non è un rivoltoso e Frangiglutti lo farà passare, magari solo per aver sottomano qualcuno da tiranneggiare e sul quale sfogarsi.
Si può supporre, o no, che un Taruffi di fine feste sia più carico di effluvi e più odoroso che mai?
Se così fosse, dubito che il Direttore o qualsiasi altro essere vivente in possesso di narici, possa resistere ad una sollecitazione sensoriale di quel calibro.
Tanto più risulteranno vulnerabili al ciclopico lezzo taruffiano quei pretini assaltatori che mai lo hanno incontrato e il cui fisico è quindi del tutto impreparato ad un impatto del genere.
Taruffi sarà il nostro cavallo di Troia e li disintegrerà.
Pensaci amore mio, potrebbe funzionare!”.

“Cavolo è vero!! “

Lallo quasì urlò di gioia dinanzi al colpo di genio della sua amata, e confermò in pieno quella teoria:

“Pare che Marzio in questi giorni sia in una forma fantastica, che abbia messo su un afrore, chiamiamolo così, da giudizio universale!

Ieri ho sentito Abdhulafiah, che ha passato il giorno dell’Epifania con Trudy, a casa di lei.
Mi ha detto che la sua amata aveva invitato a pranzo anche il fratello, e che Marzio, che nei giorni di festa aveva esagerato in ogni senso e direzione, si era arricchito in puzzolenza proprio come l’uranio viene farcito di isotopo 235!
Stillava tanfo da tutti i pori, anche dal più microscopico di essi!
Si è presentato portando un’assurda e spropositata torta al mars ed era in un tale stato che le piante di casa, perfino quelle di plastica, quelle finte, hanno preferito farla finita ed appassire tutte insieme per togliersi da quell’insostenibile situazione di disagio olfattivo.
Credo sia la prima volta nella storia che una pianta finta appassisca.
Quanto a loro due, lui e Trudy, giustificandosi con Taruffi con la faccenda del covid per non umiliarlo, hanno dovuto mangiare tenendosi in faccia una spessa visiera in plexiglass al titanio, identica a quella del Dottor Mìng Jiè, primario del reparto malattie infettive dell’Ospedale di Wuhan.
Sì, amore mio, ‘sta cosa può davvero funzionare, ora ne parlo con Rapallo e con il virologo”.


Lallo si diresse verso il collega, trovandolo eccitatissimo per aver ricevuto un biglietto di ringraziamento di Greta Thunberg per gli auguri di compleanno che le aveva mandato svariati giorni prima.

“Guarda Tarà, Lei mi ha risposto!”,
gli disse quasi volando, mostrandogli un foglio che pareva una falsa pergamena.
In realtà era il solito prestampato, scritto in svedese dell’Alto Medioevo dall’occhiuto padre della ragazza per raffreddare gli entusiasmi dei fans, e per quanto ne sapeva Lello di svedese antico, quella paginetta, al posto di un grazie, avrebbe potuto contenere pure la ricetta della Tisdagssoppe, la tipica zuppa d’orzo nazionale.

Tisdagssoppe, la tipica zuppa d’orzo svedese

Tarallo, non appena l’eco di quella passione rapallesca si fu un po’ sedato, spiegò al collega il piano di Consuelo per rompere l’assedio al Fogliaccio e costringere Frangiflutti al tamponamento.

“Acciderboderboderboooolinaaa!

esclamò Rapallo ammirato- che ragazza ti sei trovato Tarà!
Mi pare un’idea sensazionale: la proporrò subito a Monsignor Missitalia per averne l’imprimatur! Se pure quel caro prelato non ami apparire in questa faccenda, è vero altrettanto che mantiene costantemente un occhio benevolo su di noi: mi ha detto che conosce bene anche quel tuo zio piduista!”
“E chi non lo conosce, tra la gente di potere!”,
pensò sospirando Lallo, mentre Rapallo, senza alcun indugio, componeva il numero segretissimo di Monsignor Missitalia.

Monsignor Angiolo Missitalia

Lo vide parlottare fittamente, sgocciolando sudore dai gomiti, poi lo guardò ascoltare in silenzio per qualche minuto il verdetto del potente monsignore, stando piegato in avanti in una specie di inchino a distanza.
Poi, chiusa che fu la comunicazione, Rapallo si avvicinò, illuminato da un sorriso ultraterreno, e riferì:

“Monsignore ha espresso la convinzione che la tua ragazza sia stata illuminata dal Capo in persona – e alzò gli occhi al cielo, significativamente – mi ha detto anche che aderisce senz’altro alla sua idea e ci invia la sua paterna benedizione!
E quindi uscimmo a riveder le stelle, Tarà: chiama Taruffi, fallo subito!!”.

Sotto il divertente pseudonimo di Lallo Tarallo si cela lo scrittore,  polemista satirico, storico della filosofia kirghiza e collezionista di barchette fatte con carta di quaderni Pigna, Lallo Tarallo.
Nato da qualche parte in un giorno di settembre a vostra scelta, si dedicò dapprima a studi classici, approfondendo soprattutto i nebulosi rapporti tra Sparta e Pontinia, poi, all’insaputa di tutti, lui stesso incluso, iniziò l’attività di scrittore.
Nel 2017, infilatoci da una muscolosa raccomandazione di uno zio piduista, entrò nella redazione del Fogliaccio Quotidiano, rimanendo però sempre pericolanti i suoi rapporti di lavoro e personali col Direttore, Ognissanti Frangiflutti.
Vinte mille difficoltà, è riuscito infine a conquistare Consuelo, una donna tanto bella da rischiarare il mondo, e a mettersi definitivamente calmo sul piano sentimentale.
Ha frequentazioni con soggetti migranti o bizzarri, o entrambe le cose, e da quando era feto è in cura con l’illustre Psicologo e clinico Samuel Cervellenstein.

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