E gnacche alla formica…, di Fosco Maraini

E gnacche alla formica…

Io t’amo o pia cicala e un trillargento
ci spàffera nel cuor la tua canzona.
Canta cicala frìnfera nel vento:
E gnacche alla formica ammucchiarona!

Che vuole la formica con quell’umbe
da mòghera burbiosa? È vero, arzìa
per tutto il giorno, e tràmiga e cucumbe
col capo chino in mogna micrargìa.

Verrà l’inverno sì, verrà il mordese
verranno tante gosce aggramerine,
ma intanto il sole schìcchera giglese
e sgnèllida tra cròndale velvine.

Canta cicala, càntera in manfrore,
il mezzogiorno zàmpiga e leona.
Canta cicala in zilleri d’amore;
E gnacche alla formica ammucchiarona!

Fosco Maraini, da Gnòsi delle Fànfole

Fosco Maraini (Firenze, 15 novembre 1912 – Firenze, 8 giugno 2004) è stato un etnologo, orientalista, alpinista, fotografo, scrittore e poeta italiano.
Laureatosi in Scienze naturali, Maraini affronta nel 1937 la sua prima spedizione in Tibet. Nel 1938 ottiene una borsa di studio che lo conduce nel Nord del Giappone, in Hokkaido, dove fa ricerche antropologiche sugli Ainu. Lettore di italiano a Kyoto, come antifascista, nel 1943 viene internato con tutta la famiglia in un campo di concentramento. Dopo quella drammatica esperienza, la famiglia Maraini torna in Italia solamente nel’46. Nel 1948, viaggiatore instancabile, Fosco Maraini tornerà nel Tibet. Il celebre orientalista e antropologo è stato ricercatore al St. Antony’s College di Oxford e alle università di Sapporo e di Kyoto, oltre ad aver insegnato lingua e letteratura giapponese all’università di Firenze.
Ha pubblicato alcuni volumi di squisito contenuto letterario scritti, a partire dalla fine degli anni cinquanta, come puro divertissement, in un chimerico linguaggio “metasemantico”: Gnosi delle Fànfole (1994) e Il Nuvolario (1995). La sua biografia in forma romanzata è stata pubblicata da Mondadori con il titolo: Case, amori, universi.

Fresia Erésia è l’eteronimo dietro il quale si cela una poetessa eretica per vocazione, un animo sensibile che ha trovato libera espressione solo attraverso la scrittura poetica.
Pensare in versi sciolti è ciò che le riesce meglio: poesie, aforismi e suggestive metafore per lo più si perdono tra nuvole di pensieri e solo a volte si fermano sulla carta per restare.
Scoperta per caso da un anziano poeta che era in cerca della sua Musa, Fresia viene riconosciuta per alcuni versi giovanili come un talento naturale del genere “diamante grezzo non ancora lavorato”.
La poetessa è solita affermare però che il peggio che le potrebbe capitare sarebbe proprio di finire sfaccettata su commissione da un talent scout seriale, per questa ragione mantiene l’anonimato e non si mostra mai in pubblico.


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