Il pudore, di Zbigniew Herbert

Il pudore

Quando ero molto malato mi abbandonò il pudore
senza resistere scoprivo a mani estranee esponevo a occhi
estranei
i miseri segreti del mio corpo

Mi invadevano rudemente aumentando l’umiliazione

Il mio professore di medicina legale il caro vecchio
Mancewicz
quando estraeva dalla pozza di formalina il cadavere di
un suicida
si chinava su di lui a volersi scusare
e poi con abile gesto apriva il magnifico torax
la basilica del respiro ammutolita

delicatamente quasi con tenerezza

Per questo – fedele ai morti rispettoso delle ceneri –
comprendo
l’ira della principessa greca la sua accanita resistenza
aveva ragione – il fratello meritava una degna sepoltura

un sudario di terra calato con premura
sugli occhi

Zbigniev Herbert

Zbigniev Herbert (Leopoli 1924 – Varsavia 1998) è uno dei grandi poeti polacchi del Novecento.
La sua produzione lirica e drammatica fu sottesa da una meditazione sulla condizione dell’uomo, avvertita come precaria e inquietante, e sulla realtà della cultura, in un continuo raffronto del presente col passato. Fra le sue opere, le raccolte poetiche Struna światla (“La corda di luce”, 1956), Hermes, pies i gwiazda (“H., il cane e le stelle”, 1957), Studium przedmiotu (“Studio dell’oggetto”, 1961), Napis (“Scritta”, 1969), Pan Cogito (“Il signor C.”, 1974); i Dramaty (“Drammi”, 1970); i saggi Barbar zyńca w ogrodzie (“Il barbaro nel giardino”, 1962), in cui si risale alle fonti, specie medievali, della tradizione culturale europea. Quando il sindacato indipendente Solidarność fu messo fuori legge, H. si fece testimone del grave momento storico attraversato dal suo paese, con la raccolta Raport z oblężonego Miasta i inne wiersze (1983; trad. it. parziale Rapporto dalla città assediata. 24 poesie, 1985). Nelle successive Elegia na odejście (“Elegia per l’addio”), pubblicata a Parigi (come la precedente) nel 1990 ma già apparsa in Italia nel 1989 con il titolo Elegia per l’addio della penna dell’inchiostro della lampada, e Rovigo (1992) trovarono spazio crescente riferimenti autobiografici e il tentativo di un bilancio di vita che nell’ultima raccolta, Epilog burzy (“Epilogo della tempesta”, 1998), assunse toni malinconici. In Italia è stata pubblicata un’ampia selezione delle raccolte di H. nel volume Rapporto dalla città assediata (1993), introdotto da I. Brodskij.

Fresia Erésia è l’eteronimo dietro il quale si cela una poetessa eretica per vocazione, un animo sensibile che ha trovato libera espressione solo attraverso la scrittura poetica.
Pensare in versi sciolti è ciò che le riesce meglio: poesie, aforismi e suggestive metafore per lo più si perdono tra nuvole di pensieri e solo a volte si fermano sulla carta per restare.
Scoperta per caso da un anziano poeta che era in cerca della sua Musa, Fresia viene riconosciuta per alcuni versi giovanili come un talento naturale del genere “diamante grezzo non ancora lavorato”.
La poetessa è solita affermare però che il peggio che le potrebbe capitare sarebbe proprio di finire sfaccettata su commissione da un talent scout seriale, per questa ragione mantiene l’anonimato e non si mostra mai in pubblico.

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