Tutto si ricompone a Tarallopoli, parte 5

Mescolati tra la folla dei cittadini di Trottamonte sul Mezzo, rinforzata dai molti arrivi dai paesi limitrofi, i nostri eroi cominciavano a risentire del pesante programma dei festeggiamenti fin lì messi in campo da una organizzazione che si era rivelata implacabile nella sua efficienza quasi disumana.
Taruffi, in particolare, già mezzo diroccato dai trucidi panini alla salsiccia e dagli effetti del vinello tossico che aveva ingollato con lo stesso trasporto di chi vorrebbe dimenticare una trentina di tradimenti subiti simultaneamente, si era trovato a fare i conti con la sua esuberante parte emotiva.
Reso fin troppo sentimentale da quegli alimenti grevi, non aveva retto bene l’atmosfera di immane tristezza che i testi dell’Allegro Coro Alpin avevano inoculato nei presenti, così si era abbandonato a un pianto dirotto, le cui lacrime avevano scavate candidi canalini sulla superficie sporchissima e compatta del suo viso.

Lo aveva turbato oltre ogni dire soprattutto il viavai di parti umane del capitano che, a dare retta al testo della prima delle canzoni eseguite, erano state spedite in giro come dei cadeaux e avevano viaggiato in più direzioni verso le rispettive, romantiche, destinazioni.
Compativa i sottoposti pennuti di quell’esaltato, che erano stati costretti a portarle in giro senza troppe precauzioni igieniche, col terrore di perdersi una gamba nella ritirata di una stazione ferroviaria di allora, o di consegnare un femore alla persona sbagliata provocandole urla di orrore e svenimenti.
“Oggi allo spezzatino di capitano ci penserebbe Amazon – ragionava confusamente – tutto ordinato e ben confezionato, vuoi mettere la differenza?”.
Lallo invece aveva ricevuto una telefonata da Omar Tressette, ma col tremendo frastuono circostante non aveva capito alcunchè di ciò che il grande imprenditore tentava di dirgli, né aveva potuto farsi comprendere:
“Tarallo, accidenti a tutte le fottute Smart in agguato nelle concessionarie, non capisco un acca di ciò che vai cianciando!! Mi pare addirittura di sentire dei cori alpini: ma non stavate a Strappoli?”.

Omar Tressette
Omar Tressette

Il giornalista allora dovette allontanarsi dalla piazza per provare a rendere più intellegibile la conversazione. Imboccò una viuzza deserta, riuscendo infine a ristabilire un audio decente.
“Sono qui Omar, mi sente?”
“Ah beh, ora va meglio – grugnì il grande intollerante che aveva sfiorato una delle sue proverbiali crisi di rabbia – volevo solo dirti che qui è tutto pronto per l’uscita de Il Disturbatore Quotidiano, aspettiamo solo voi e il servizio sui santi.
La concorrenza non sospetta nulla di nulla, ma noi del resto la teniamo sotto pressione con lo spauracchio della Loggia vendicatrice, la P2.
Benny, Spinazza e Sal fanno un gran lavoro. Figurati che Frangiflutti, dopo che Joe, sempre abilissimo, gli aveva piazzato un proiettile calibro 45 nel cappuccino, ora gira travestito.
Immagina che clamore si è fatto nel suo bar quando l’altroieri vi ha fatto ingresso nientemeno che il Patriarca di Mosca, Kiril, momentaneamente a secco di gay da fustigare.
Tutto il locale è diventato un unico festone di mandibole calate. Poi il sant’uomo con passo esitante si è avvicinato al bancone chiedendo un “Kapuozieno”.

Era lui, Lallo, era il Direttorone, morto di paura e ridotto a questi mezzucci: sbrigati a tornare e anche tu ti spancerai di risate prima del grande shock che gli rifileremo col nuovo giornale . Vi aspettiamo”.
Tarallo chiuse la comunicazione e si riaccostò alla banda.
Il programma prevedeva una gara di karaoke assassino, senza limitazione di uso dei mezzi di consenso e di quelli di dissenso, così, all’uopo erano state distribuite tra i presenti delle piccole ma fracassonissime cornamuse di plastica e triangolini dal suono celestiale, lasciando per il resto ampia libertà di scegliersi altri mezzi per corroborare il loro giudizio.
Già dal primo concorrente, la tabaccaia del paese, una bionda in carne che provò ad interpretare “Non sono una signora”, si capì che il popolo dei giudicanti quella sera aveva la luna storta: dopo sole due righe di testo ed una stonatura tanto spaventosa da far tornare indietro il latte alle mucche di un vicino podere, la poveretta venne subissata dallo tsunami delle cornamuse che produssero un’onda di micidiale, insopportabile cacofonia.

La tabaccaia impegnata nel Karaoke

Va detto, tuttavia, che nella circostanza si vide atterrare di tutto sul palco, anche una caldaia elettrica in discrete condizioni.
Fu il rischio subìto a mettere le ali alla tabaccaia che, in barba alla mole e ai suoi settantaquattro anni, si produsse in uno scatto da centometrista, quasi smaterializzandosi, come il Capitano Kirk col teletrasporto, e sottraendosi così alle contestazioni.
L’umore dei concorrenti dopo un tale esordio subì inevitabilmente uno scarto sensibile verso il basso.
Fu conseguenziale che le performance prodotte in seguito si mantenessero su un livello molto modesto: si udirono per lo più dei sussurri terrorizzati e ariette alla Farinelli, tutte puntualmente punite dal fracasso generale e dall’atterraggio critico di oggetti svariatissimi, anche i più insoliti, che evidentemente erano stati tenuti in serbo da tempo per disfarsene poi nella sede più appropriata e vistosa.

Carlo Broschi, detto il Farinelli

I nostri amici erano allo stremo e cercavano di salvarsi come potevano: Cleo aveva trascinato Ducco in un vortice di danze egiziane, mentre Taruffi, sempre più stordito, stava facendo strage di snacks di un pessima sottomarca, presi in una bancarella gestita da un tizio sordido che per le ripetute frodi alimentari tentate negli anni era divenuto l’idolo dei N.A.S, un vero e proprio mito.
Afid metteva a frutto quei tempi di attesa guadagnando qualcosina con un giochino di carte a scommessa che non prevedeva alcun vincitore se non lui medesimo.
Solo l’astuto Don Oronzo si era sottratto del tutto a quello strazio, riparando in canonica in attesa di tempi migliori.
Sia come sia, l’incubo finì: il concorrente che aveva riportato le lesioni fisiche minori venne dichiarato primo in classifica, premiato, incoronato di frasche e improsciuttato a dovere.
Scese dal palco in un delirio furibondo di urla e applausi: tutto ormai era pronto per il talent show, così l’attenzione dei nostri si fece più acuta.
Lallo trasalì quando vide apparire sul palco un tale che aveva l’aria di voler prendere in mano la situazione, quello che insomma sarebbe stato il presentatore dell’evento.

Al di la del fatto che si poteva giurare che fosse affetto da una forma seria di miopia per via degli spessissimi occhiali che portava, l’uomo indossava una pazzesca camicia gialla coi canguri stampati sopra, in tutto e per tutto identica a quella che un paio di anni prima il nostro giornalista si era fatto rifilare da un “negozio per giovani!”
Quella volta, innamorato e disperato, aveva creduto di dover accompagnare Consuelo ad un dannato corso di zumba, ma si era ritrovato poi coinvolto in una serissima conferenza sulle vetrate di Chartres e sulle cattedrali gotiche europee in generale, quasi morendo per l’imbarazzo sotto lo sguardo nauseato di una decina di Premi Nobel.
Lallo, guardando l’insolito presentatore ebbe uno shock: non poteva credere che sulla faccia della terra esistesse un secondo essere umano in grado di acquistare un capo del genere!!!
Rimase stranito per un bel pezzo, tanto da non accorgersi che la gara dei talenti era iniziata.
Così si perse un Elvis Presley da otto tonnellate, balbuziente come pochi, cantare una “Love me tender” costellata di affanno, colpi di tosse e aspersioni salivari che sgombrarono l’area immediatamente sotto il palco, creando un fuggi fuggi generale.
Richiamato dai suoi amici, Tarallo occupò insieme con loro la zona rimasta scoperta dal pubblico, sorbendosi subito dopo il rap di un bidello selvatico, salito in scena senza permesso: il testo, piuttosto sconnesso, riguardava i turni di pulizia del personale non docente della “Scuola Elementare Chiara Ferragni”: apparentemente interminabile, il brano in realtà durò mezz’ora buona.

Subito dopo, discorrendo vivacemente con l’asta di un microfono, il presentatore miope annunciò la sorpresa della serata, il piatto forte del talent: si trattava di un’artista che aveva da poco esordito, stupendo le piazze e la critica con la sua strepitosa rivisitazione del repertorio di Madonna:

“Signore e signori, solo per voi, stasera è qui LA GRANDE EUPHRIE!!!”

Tarallo e gli altri erano piazzati proprio sotto il palco e videro benissimo l’ingresso in scena di Santa Eufronia col reggiseno corazzato: ostentava un sorriso sterminato.
Era incredibile la trasformazione avvenuta nella timida creatura che si era ammirata per secoli all’interno del quadro che per così tanto tempo l’aveva ospitata: la parte inferiore della tunica era stata rialzata divenendo una microgonna, i modesti calzari si sempre erano stati sostituiti da aggressivi stivaloni coi denti e coi lustrini e infine la poveretta era stata truccata esattamente come la diva italoamericana, ma ne rimandava una versione grottesca, caricaturale.
A Lallo sembrò del tutto naturale, data la follia di tutta quella storia, che la casta Martire Eufronia, in arte Euphrie, iniziasse lo show intonando “Like a virgin”, e così, infatti, fu…

Continua…

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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