Tutto si ricompone a Tarallopolis, parte 7

Qualcuno ci mise di più, altri di meno, ma in capo a qualche minuto tutti i tarallisti riconobbero Afid nascosto dietro i panneggi del sedicente impresario Hank Minnello, e facilmente ne individuarono il progetto: far credere a Santa Eufronia di aver destato l’interesse di un esponente di vertice dello show business e provare ad intavolare con lei una trattativa perchè potesse rientrare quietamente nel suo dipinto.
Ma intanto il concerto di Euphrie andava avanti arroventando ulteriormente l’ambiente della piazza: le fila degli adolescenti locali si erano serrate come una morsa attorno al palco ed il gioco dei rimandi canori tra la cantante e il suo nuovo pubblico si era infittito, con urletti che si palleggiavano alternandosi tra l’interprete e i suoi adoratori.
Lallo che da subito aveva tacitamente approvato il piano di Afid, tentò con gli altri di sganciarsi dalla morsa dei fan perché la sua corte potesse riunirsi in una zona più tranquilla della piazza e metterlo a punto prima del termine dell’infuocata esibizione dell’ex martire.
Taruffi, per evidenti motivi, venne messo alla testa del gruppo, riuscendo a colpi di lezzo ad aprire la folla in due, come avevano fatto a suo tempo gli ebrei col Mar Rosso, così in qualche minuto i nostri eroi si trovarono distanti dall’epicentro della festa, riparando nel settore degli stands.
Non riuscirono tuttavia nemmeno a dare il via alla discussione interna perché il Vicesindaco di Trottamonte, Telesforo Sprecatela, accortosi della presenza della stampa, volò su Lallo con la furia di un talebano su un giradischi, proponendogli un giro nel gazebo delle mostre artistiche.

Il vicesindaco pittore Telesforo Sprecatela

Il povero giornalista non ebbe il tempo né la forza di opporsi ed in men che non si dica si trovò piazzato ad occhi sbarrati dinanzi a tele improponibili, costretto ad ascoltare il lungo pistolotto autocelebrativo di un uomo che da sempre affiancava la sua carriera politica, dai metodi più che disinvolti, ad ambizioni artistiche frustrate puntualmente dalle risate convulse dei suoi concittadini e dal silenzio di tomba della critica dominante.
Tarallo, già sgangherato dagli urletti di Euphrie, barcollò dinanzi ad una parata di scarabocchi colorati e sbilenchi che sembravano prodotti da paffute ed inesperte manine infantili.
“Ahh – riuscì a cinguettare sotto il profluvio di parole dell’altro che gli piovevano in testa a cascata, e tentando al contempo di barcamenarsi tra orrore e dovuta diplomazia – bella l’idea di esporre i disegni fatti dai feti e dagli infanti di Trottamonte: non ci sono fonti d’arte più spontanee e fresche di queste. Complimen…”
“Ma no, ma no – replicò Sprecatela innervosendosi – questa è la mia serie “Couches métaphysiques!”, “Pannolini metafisici”.

Uno dei “Couches Mètaphysiques” di Telesforo Sprecatela

Così ruggì il vicesindaco, proseguendo poi, implacabile: “ Le mie opere qui presenti sono il risultato di un duro lavoro di ricerca formale e sostanziale, tesa a portare alla luce le prime,viscerali pulsioni psichiche ed espressive di parte dell’umanità di oggi, il prologo al suo percorso ideale: da Peppa Pig alla disoccupazione creativa. E non si meravigli della grande libertà tecnica e stilistica che gli schizzi evidenziano, perché io sono ritenuto ( ne troverà traccia nel saggio “Quarantaquattro tratti: panorama dell’arte trottamontese contemporanea”, scritto da mio cugino Ersilio Zappascura, stuccatore e pittore di interni) il capostipite della corrente definita del “Bambinisme”, il “Bambinismo”, un movimento artistico del quale per il momento sono l’unico esponente, ma che sta per imporsi in tutta l’Europa artistica che conta”.
Ci volle Taruffi, spinto lestamente da Afid addosso a Telesforo Sprecatela, a far barrire di disgusto quest’ultimo permettendo a Lallo di sfilarsi mormorando vaghe quanto false espressioni di apprezzamento.

Marzio Taruffi

Finalmente riuniti, i tarallisti studiarono velocemente un piano per accaparrarsi Euphrie una volta che avesse terminato la sua esibizione, e lo fecero senza trascurare ogni particolare, anche il più irrilevante, per riuscire a separarla dalla massa adorante e catturare la sua attenzione.
Il falsario, avvezzo alle repentine trasformazioni, mise a punto perfino il linguaggio più convincente per farsi prendere sul serio dalla santa, quello cioè di un impresario musicale d’alto bordo già in possesso di un impressionante portafoglio clienti.
Con santa pazienza il gruppo riconquistò lo spazio precedentemente perduto e, a spintoni e puzze letali, si portò saggiamente nella parte posteriore del palco, ai piedi della scaletta dalla quale sarebbe scesa Santa Eufronia a fine concerto.
Si decise che sarebbe stata Consuelo ad adescare la neocantante, presentandosi come la segretaria del grande Hank Minnello, l’uomo che gestiva la carriera di una nutrita scuderia di artisti di gran successo e che, ben impressionato dalla sua esibizione, benignamente aveva manifestato l’intenzione di parlarle.

Consuelo

Da quel momento in poi, maneggiando i muscoli e orientando Taruffi in senso difensivo verso le varie direzioni di attacco dei fans, riuscirono a mantenere la ambita posizione, mentre Euphrie sforzava le tonsille nell’ultima canzone dello show.
Terminata l’ovazione della folla, sfollati i ballerini vestiti da arcivescovi e da monache, coi loro aggeggi sacri, esauritisi i baci della neodiva al suo pubblico, Lallo e soci sentirono il tipico scalpiccìo dei tecnici che iniziavano a smontare le apparecchiature.
Poi fu il ticchettìo di passetti svelti ad annunciare la discesa della diva dal palco.
Non fu facile reggere l’urto degli ammiratori e degli imploratori di autografi, così si ricorse ad un trucco basso: Ducco consegnò a Taruffi una confezione di Epoisses, il celebre formaggio del quale era stato vietato in Francia il trasporto su mezzi pubblici a causa del tanfo assassino che sprigionava.
Marzio, per nulla disturbato, e commosso, anzi, da quell’attenzione, attaccò subito a sbocconcellare il regalino, e quella esplosiva accoppiata non tardò a dare i suoi frutti.
Qualcosa di profondamente malsano infiltrò l’aria solitamente buona della sera paesana, ed un malessere generale, che dai nasi si propagava agli stomaci, aggredì progressivamente la fibra fisica e morale dei presenti, un po’ come accade quando nell’intervallo di una partita ti trovi di colpo la facciona larga e bugnata di Bruno Vespa ad annunciarti i titoli e gli stagionati ospiti della sua trasmissione.

Il formaggio Epoisses

Il fuggi fuggi collettivo ripulì in un attimo il backstage, così i nostri rimasero, si fa per dire, faccia a faccia con Euphrie, visto che le esagerate coppe ogivali che indossava li tenevano comunque ad una certa distanza dalla santa cantante.
Consuelo allora, stesi col sorriso gli unici due ammiratori ostinati, resistenti all’onda d’urto di Taruffi e del formaggio, si rivolse radiosa ad Eufronia:” I miei complimenti Miss, uno spettacolo straordinario, lo ricorderemo a lungo!”
Troppo gentila lei è – disse di rimando la martire, dimostrando di non aver ancora preso pieno possesso di una lingua posteriore di un mucchio di secoli a quella della sua epoca – Io fatta del mio meglia per soddisfacere lo mio pubico e dare felicitazione a mio organizzatore Duilio Zappaquà, produttore de vino “Stuzzichello d.o.c.”, che sa contare i pezzi de denari benissimissimo per posto mio”.
La bellissima compagna di Tarallo colse allora la palla al balzo, annunciando ad Eufronia che poco distante da lì stazionava il grande manager Hank Minnello, rimasto colpito dalla sua performance, e che pareva interessato a combinare qualcosa per il prosieguo della sua carriera.
“Tengo tanto al prosecco della cariera mia, e tu vuoi motivo da sapere perché? – si entusiasmò Euphrie – io faccio confidenza di te: successo servemi per su tirare tanta denari per operazione mammellesca di mie mammelle assenti, così io posso sfilare via grossi questi senoni aurei e anche posare in tapless”.

Lallo, coi capelli dritti, ringraziò ogni genere di divinità: fortunatamente in quel momento Don Oronzo era a colloquio con Don Luigi Minestrina, parroco di Trottamonte, e non poteva aver ascoltato i mondanissimi piani della santa.
Accompagnata da Consuelo e tallonata da Cleo e da tutti gli altri tarallisti, Eufronia, che iniziava a defoliarsi dei lustrini del suo abito vistoso ma mediocre, si trovò al cospetto di Afid/Minnello, che come un piccolo monarca occupava lo stand delle salsicce Fratelli Porcelli & Co.
Dieci telefoni cellulari stavano poggiati sul tavolo del padiglione, maneggiati alternativamente dall’impostore che vi mitragliava dentro un oceano di parole per dare l’impressione di un’attività convulsa, inarrestabile.
Finalmente Afid mostrò di aver notato la nuova venuta e la salutò con un cenno della mano.
Il falsario si calò gli occhiali scuri sul naso per scrutarla meglio, poi spalancò la faccia in un sorriso improvviso e sconfinato: “Teeesoorooo! Maddaiii: tu devi essere la stella dello show casereccio di stasera dunque! Bene cocca, qualcosina io l’ho vista in te, se ne può parlare. Scusa se mi sono perduto l’ultima parte del tuo concerto, ma ero al telefono con Jovanotti per risolvere la questione urgente dello sciopero dei paguri e delle marmorelle in seguito alla moria ittica causata dal Jovabeach Party di Francavilla al Mare…”

Afid travestito da impresario

La martire, intimidita dai modi risoluti del falso Minnello, balbettò debolmente qualcosa di insignificante, così Afid propose a tutti di trasferirsi in un luogo più discreto per intavolare la discussione sull’ipotetico contratto da firmare tra la Minnello Entertaiments e la cantante Euphrie.
“In chiesa, tesoorooo, andiamo tutti in chiesa: quale potrebbe essere, d’altronde, il posto più riparato dai curiosi? Pensa che un paio di anni fa io presi nella mia scuderia il rapper Pallaebasta trattando l’intero business nei locali della Capuozzo Bitumi di Scoglioalpoggio, ah ah ah!!”
Sfilarono dunque tra le navate di Santa Abbondanziana martire finendo per sistemarsi sulle panche piazzate dinanzi all’altarino sul quale faceva mostra il dipinto vuoto di Santa Eufronia Martire.

Euphrie iniziò a dar segni di nervosismo, ma Afid non gli diede tempo di coltivare alcun proposito di fuga: “Allora zuccherino mio, ora buttiamo fuori tutta la compagnia e solo noi due parliamo d’affari, ok?
Ad un suo cenno Tarallo ed il resto della compagnia si allontanarono, andandosi a sedere nella navata opposta, mai immaginando che nel vicino confessionale Don Oronzo, vinto dalle emozioni di quei giorni difficili, stava cercando di recuperare la pace perduta.
Il parroco, protetto dalla tendina, aveva estratto dalla tasca una fiaschetta di Stuzzicarello doc, che esaurì presto a forza di lunghe sorsate, cercando contemporaneamente di trattenere qualche repentino singhiozzo.
Passò del tempo, poi videro Afid/Minnello richiamarli con ampi cenni.
Si avvicinarono curiosi e quasi saltarono in aria dallo sbalordimento: tutto nel quadro della santa pareva tornato a posto! Era fatta, non pareva vero.
Sapete ragazzi quanto ci è costato tutto questo? – e il falsario si abbandonò ad una palese soddisfazione – ve lo dico nell’ordine:

  • A) Costante cura della carriera di Euphrie da parte della Minnello Entertaiments;
  • B) Dieci concerti selezionatissimi all’anno, da tenersi in tutto il paese;
  • C) Tre apparizioni annue su Teletrottalibera;
  • D) un intervento di ripristino delle mammelle eseguito dal noto chirurgo estetico Venanzio Franchenstenio.

Fico, no?”
“Ma – obiettò Tarallo perplesso – se quel tizio la opera, nel dipinto appariranno quattro seni: i due nuovi di zecca addosso a Eufronia e i due martirizzati in precedenza…”
“E allora? – ribattè pronto Afid – tanto meglio: sarà facile per Don Oronzo gridare al miracolo e magari istituire un giorno che festeggi la moltiplicazione delle sacre poppe.
E poi non si possono fare le frittate senza rompere le uova: godiamoci per bene questo successo tutt’altro che scontato e torniamo a casa”.
Don Oronzo, sgusciato ormai alticcio dal confessionale, finì per accettare le clausule dell’accordo in nome del principio del male minore.

Don Oronzo

Il giorno successivo, salutati Ducco e Cleo, preso congedo dalla Pensione la Rossa, da Berenice e dai suoi bizzarri affittuari, sequestrati a Taruffi e gettati al vento i resti del micidiale formaggio Epoisses, i membri della banda di Lallo veleggiarono verso la loro città, pronti ormai a dare inizio all’avventura del “Disturbatore Quotidiano”.

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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